Il mago di Lublino
by Isaac Bashevis Singer
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Yasha di Lublino è un funambolo, un prestigiatore, un illusionista, ipnotizzatore, maestro, come Houdini, nell'aprire serrature e lucchetti anche bendato o ammanettato. Sul punto di abbandonare la fedele moglie Ester per fuggire in Italia con la bella Emilia, sul punto di usare le sue abilità per scopi criminali, come gli consigliano da tempo amici ruffiani e ladri, questo zingaro della lussuria torna nel villaggio natio e si fa murare in una stanza della sua vecchia casa per scontare i suoi peccati e diventare, suo malgrado, un saggio venerato da ebrei vicini e lontani.

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TambayTambay wrote a review
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perfetto esempio di cambio di prospettiva, divertente come tutti i libri di Singer
EnrichettaEnrichetta wrote a review
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Singer, premio Nobel alla letteratura, scrive benissimo, ovviamente, ma questo romanzo non mi ha entusiasmato, dato che è estremamente simile ad un altro suo che avevo letto da poco. E' anche un po' monotono e noiosetto, ma con un finale sorprendente, per nulla in linea con il personaggio. Comunque, chapeau. Il mago di Lublino, capace di liberarsi da qualunque legame, è in verità impigliato in numerose storie amorose e, senza soldi, non sa come uscire dalla situazione. Però la sua religiosità è pari al suo amore per le donne, e il senso di colpa incombe.
PhoebesPhoebes wrote a review
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SORPRENDENTE, UN PO’ RIPETITIVO, MA AFFASCINANTE
All’inizio questo libro mi pareva noioso per il continuo fossilizzarsi del protagonista sugli stessi pensieri e decisioni. Poi pian piano ha cominciato a coinvolgermi molto, e alla fine il mio giudizio è senz’altro positivo, anche se il finale non l’ho capito e mi ha lasciato quindi un piccolo senso di delusione. Comunque è stato piacevole e per niente pesante da leggere, e mi ha permesso di immergermi in un Paese e una cultura che non mi sono molto familiari, per cui sono molto contenta di averlo letto. naufragio.it/iltempodileggere/21938
GiaxGiax wrote a review
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七転び八起き
IncipitmaniaIncipitmania wrote a review
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Incipit
Quel mattino Yasha Mazur, o il Mago di Lublino, com’egli era conosciuto ovunque tranne che nella sua città natale, si destò di buon ora. incipitmania.com/incipit-per-titolo/m/il-mago-di-lublino-isaac-b-singer
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"Tutti fingono di credere. Il mondo intero recita una farsa perché tutti si vergognano di ammettere: non so." (p. 26)
lunatica "minoritaria"lunatica "minoritaria" wrote a review
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donnaiolo penitente
sembra frivolo Yasha, curioso delle donne, indifferente alle cose spirituali, desideroso di stabilità e avido di ogni nuova esperienza. Ma non fa altro che interrogarsi: se nella vita puoi fare scelte o hai un destino, quel che ti capita è conseguenza dei tuoi comportamenti o del caso. C'è davvero un dio che ti tende la mano e ti guida? I riti sono consolanti o necessari? Bene, a quanto a pare il mago come tutti noi si interroga sul bene e sul male e sul libero arbitrio. E Singer lo sa raccontare.
LudwigLudwig wrote a review
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Un uomo "sul filo"
Pubblicato in yiddish nel 1959 e in inglese l’anno successivo, torna nelle librerie italiane, per i tipi di Adelphi, Il Mago di Lublino di Isaac Bashevis Singer. Torna, quindi, un personaggio a dir poco straordinario, quel Yasha Mazur che, con le dovute differenze, è stato spesso al centro delle storie narrate dallo scrittore polacco-statunitense. Penso ai protagonisti de Il ciarlatano, di Nemici, di Keyla la Rossa e trovo sempre la stessa tipologia umana. Un uomo dotato di appetiti formidabili ma irresoluto, capace di azioni temerarie ma incerto sul suo destino, insaziabile amante di donne ma perennemente alla ricerca di una forma di stabilità che, inevitabilmente, non troverà mai. Ma, soprattutto, combattuto tra un sano spirito laico e l’anelito per una religiosità perduta e sognata come l’unica possibilità di restituire un qualche senso alla vita. Anche Yasha Mazur rispetta il cliché. In più, è un mago, un illusionista, un ipnotizzatore, uno che cammina sulla corda, sospeso nell’aria e non solo in senso letterale. Come sempre, le donne sono tante, almeno tre o quattro. La moglie, l’amante, la sua assistente e, ultima fiamma, una vedova cattolica che gli ha fatto letteralmente perdere la testa e per la quale sarebbe anche disponibile a battezzarsi. La vedova ha anche una figlia quattordicenne che lo intriga non poco: certo, ora è ancora piccola, ma diamole qualche anno… E così, pagina dopo pagina, in un crescendo tragico (e, per una volta, non anche comico) vediamo Yasha destreggiarsi tra le sue insanabili contraddizioni e, inevitabilmente, come spesso in Singer, assistiamo al suo lucido avvilupparsi in una rete di menzogne, di promesse non mantenute, di sogni ad occhi aperti che per un momento acquistano la caratteristica della realizzabilità e lo esaltano e lo inducono a perseverare nell’errore. L’altra costante del romanzo è l’ebraismo. Con i suoi rituali, le sue preghiere, i suoi luoghi deputati – la sinagoga, la scuola talmudica – i testi sacri, gli oggetti tradizionali attraverso cui si concretizza l’esercizio della fede. Tutto questo esercita su Yasha un fascino irresistibile, anche se sarebbe disponibile a disfarsi di tutto per la bella vedova. Le pagine finali del libro, là dove assistiamo al peregrinare del Mago per le vie del ghetto di Varsavia, ormai allo stremo fisico e morale, sono straordinarie ed è lì, in quelle vie fumose, in quelle buie case di preghiera (ma anche nelle bettole più puzzolenti) che Yasha troverà (e darà) finalmente un senso ad una vita intera vissuta “sul filo”. Quale sia l’epilogo non lo dirò qui, per quei pochi che non hanno ancora letto Il Mago di Lublino. Dirò solo che Yasha intraprenderà davvero un cammino che nessuno, lui per primo, avrebbe mai potuto immaginare.
PalantirPalantir wrote a review
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Un percorso di redenzione che termina con il perdono umano. L'autore compie un viaggio nell'animo umano, attraverso le vicende di uomo che solo dopo essere caduto, capisce di doversi rialzare. Ben scritto e ben narrato.
MaristellaMaristella wrote a review
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Il mago di Lublino
IL MAGO DI LUBLINO DI ISAAC B. SINGER. “Il mago di Lublino” di Isaac Bashevis Singer, scritto in lingua Yiddish nel 1960, tradotto e pubblicato in lingua inglese nello stesso anno, è certamente uno dei libri più famosi di questo straordinario scrittore, Premio Nobel per la Letteratura nel 1978. Al centro della storia vi è Yasha Mazur, prestigiatore, illusionista, ipnotizzatore, funambolo e abilissimo, al pari di Houdini, ad aprire ogni tipo di serratura anche con gli occhi bendati. Sposato con la fedele moglie Esther, Yasha è un personaggio che all’inizio non desta certo empatia per i suoi eccessi, soprattutto in campo amatorio: infatti è uno sfrenato donnaiolo che, all’insaputa della moglie, ha un’amante quasi in ogni città dove si esibisce. La vana ricerca di amore vero lo porta a desiderare il corpo delle donne che riesce ad illudere, a tradire, a trattare a suo uso e consumo ipnotizzandole tutte con il suo carisma. Yasha vive in equilibrio precario la sua vita come se fosse sempre sul filo che percorre durante i suoi spettacoli inventando numeri sempre più pericolosi. Tutt’ intorno a lui, nella Polonia di fine 800, si muove quel famoso “mondo che non c’è più” tanto caro all’autore che non vuole mai perdere di vista e di memoria l’ambiente in cui è cresciuto, che ha tanto amato e di cui vuole dare continua testimonianza riportandolo in vita ad ogni suo libro rigorosamente scritto nella lingua della sua infanzia. Yasha vive un ateismo molto sofferto, altalenando dubbi terribili sull’esistenza di Dio alla voglia di credere e di tornare in seno alla religione dei suoi Padri, oscillando tra la voglia di mettere ordine nella sua vita e l’insoddisfazione che lo fa precipitare ogni volta sull’orlo del baratro, tra il desiderio di tranquillità e l’adrenalina dei suoi spettacoli e dei suoi legami complicati. Lui, il mago di Lublino, non conosce mezze misure ma non sa scegliere la sua strada nell’eterna indecisione dei suoi passi lastricati di inquietudine, insaziabilità e pulsioni incoercibili. Quando la vita gli presenterà un conto salato e potrà vedere con i suoi stessi occhi il frutto delle sue azioni, dettate da un totale egoismo e dalle sue incertezze, farà delle scelte drastiche e sproporzionate, in linea con il suo personaggio, che non serviranno a riscattarlo del tutto ma saranno una chiusura al mondo e una vera e propria via di fuga dalle tentazioni che continueranno implacabilmente ad assalirlo a dispetto della sua nuova fama. Inutile dire che la prosa è superlativa, come sempre arricchita dalla caratterizzazione fisica dei personaggi ma anche da una loro profonda introspezione e dal colore e dalla vitalità dei luoghi e delle antiche tradizioni descritte. Un’ulteriore grande prova evocativa di grande contenuto umano.