Il mistero della donna tatuata
by Akimitsu Takagi
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Il corpo di una donna viene ritrovato in una stanza chiusa dall'interno. O meglio: quasi tutto il corpo. La delicata pelle di Kinue era ricoperta da uno splendido tatuaggio, il capolavoro di un artista leggendario ed elusivo: suo padre. Ma ora dal cadavere manca il torso, e forse la soluzione del caso è legata proprio a ciò che quel lembo di pelle riproduceva. Siamo nell'immediato dopoguerra: Tokyo è ancora sconvolta dalla recente fine della Seconda guerra mondiale e a indagare viene chiamato l'ispettore Matsushita. Ad aiutarlo nelle indagini il fratello medico legale, Kenzo, che metterà al servizio della polizia le sue competenze scientifiche e le sue intuizioni. Ma Kenzo, tormentato da un disturbo bipolare reso ancora piú acuto dagli orrori vissuti al fronte nelle Filippine, ha anche un altro motivo per scoprire chi ha ucciso Kinue: è stato il suo amante e presto il suo ruolo nelle indagini sarà piú intricato dei serpenti che adornavano il corpo della donna. Inizia cosí una discesa nei labirinti piú oscuri di una Tokyo mai tanto notturna, tra truppe di occupazione e assassini, perversioni millenarie e terrore atomico, artisti bohémien e sapienti prostitute. "Il mistero della donna tatuata" è uscito originariamente nel 1948 ed è uno dei capolavori di Takagi Akimitsu, autore di culto, maestro del mystery giapponese.

Gresi's Review

GresiGresi wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
La devozione filiale inizia quando esponi le ferite che hai inferto al corpo ricevuto dai tuoi genitori, e termina quando abbandoni la tua pelle per lasciarla in dono alle generazioni future.
Questa lettura non era prevista, perciò quando aprii il Kobo mi misi a leggerlo senza aspettare giungesse niente di eclatante. Negli ultimi anni i miei rapporti con autori sconosciuti sono stati estremamente concisi – non più lunghi di due o tre romanzi – e limitati all’essenziale; e anche questa volta ho seguito questo schema. Tuttavia, nello scrivere questa recensione, inserisco mentalmente una piccola postilla oscura per vedere cosa succede, nella speranza di strappare alla mia coscienza qualcosa di più del solito: certi romanzi meritano di essere letti. E mi spiace solo che questo romanzo, quello di cui mi premuro a parlarvi quest’oggi, è al momento l’unico pubblicato dall’autore.
Fu dunque, in una manciata di ore che mi recai in un polveroso edificio in prossimità del cuore di Tokyo. Tutte le vicende erano indirizzate su un unico fronte: l’uccisione cruenta e repentina di una ragazza, il cui corpo è completamente ricoperto di tatuaggi. Si, perché in questo romanzo i tatuaggi hanno una loro anima. Non sono semplici sghiribizzi o ghirigori. Piuttosto forme d’arte in cui si preserva l’anima di chi li ha disegnati. Quanto per me sono i libri, in sostanza. Solitarie forme d’espressione infilati nel piccolo vano del tuo cuore con un angolazione a trecentossesanta gradi. Ho così cominciato a camminare lentamente e in cerchio attorno alla zona, in un gioco di luci e ombre, macchinoso, estremamente geometrico e ponderato, determinata a restare finchè qualcosa o qualcuno sciogliesse i nodi di una matassa perfettamente costruita, con gli occhi fissi su un reticolato di disegni, sospiri, frasi sussurrate nel cuore della notte, ciascuna con una combinazione diversa. Innumerevoli vicende che convergeranno tutte in un unico quadro. Intorno, tutto così estremamente opaco, immerso in un luogo famigliare che brucia agli occhi, considerato come un opera d’arte che donano come la sensazione di essere appartenuti ad un altro mondo, avvulso dalla realtà. Travolgendo chi legge con la forza di uno tsunami, facendo risalire il tempo di un secolo, fino al tardo periodo. E in diverse circostante, niente di certo prende corpo, dato che una ragazza resta esanime e morta per terra; e malgrado la piega degli eventi si tramuta in indagini investigative che generalmente non amo leggere, si concretizza una storia che consolida e avanza in tentativi di distrazione, ammaliamento, congetturando qualunque forma di pensiero possa essere legata a tale omicidio. Quale colpa abbia commesso la vittima, è avvolto in una cortina di incertezze, rimandando uno dopo l’altro nell’oblio da cui siamo completamente sprofondati.
Piuttosto bello e affascinante, Il mistero della donna tatuata si stanziò nel mio cerchio come un piccolo puntino di luce che trasmise interesse e anche smarrimento, sin dalla prima pagina. Dubbi o perplessità, la scissione fra vero o falso, giungendo a conclusioni del tutto inaspettate, in cui la tensione era piuttosto palpabile, alcune figure radunate ai bordi dell’anima di questa storia. L’aura distaccata, fredda di ogni romanzo giapponese che si rispetti, fra masse indistinte di anime flagellate da ansie o paure che vivono e pulsano, scalciando ogni giorno, aprendo finestre sul lattiginoso panorama dell’umanità.
Diradare la coltre di mistero che ha aleggiato attorno a questa storia, ho avvertito il fascino per questo romanzo trasformarsi in qualcosa di inaspettato, che ha generato una certa sorpresa. La solitudine, il passato aperto come una vecchia cicatrice, una serie di avvenimenti che continuavano a galleggiare in una piscina piena di misteri e punti interrogativi. Una storia che si tinge di giallo, macchinoso e appassionante, vivace e malizioso che fa sorgere le riflessioni più profonde dell’animo umano: nel credere che l’essere umano non bisogna giudicarlo bensì conoscerlo. Ed, rievocando gli antichi romanzi polizieschi del passato e tutta la loro meravigliosa essenza, è un thriller avvincente sullo sfondo di un periodo particolare, quello dello Shoaw, che ha avuto la forma e la dimensione di un tunnel. In una realtà però molto simile alla nostra, diretta, sincera, proiettata in immersioni spericolate di una Tokyo quasi dimenticata, superbo e malizioso, fissato su uno spondo usuale che ho vissuto però con passione e orgoglio.
GresiGresi wrote a review
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La devozione filiale inizia quando esponi le ferite che hai inferto al corpo ricevuto dai tuoi genitori, e termina quando abbandoni la tua pelle per lasciarla in dono alle generazioni future.
Questa lettura non era prevista, perciò quando aprii il Kobo mi misi a leggerlo senza aspettare giungesse niente di eclatante. Negli ultimi anni i miei rapporti con autori sconosciuti sono stati estremamente concisi – non più lunghi di due o tre romanzi – e limitati all’essenziale; e anche questa volta ho seguito questo schema. Tuttavia, nello scrivere questa recensione, inserisco mentalmente una piccola postilla oscura per vedere cosa succede, nella speranza di strappare alla mia coscienza qualcosa di più del solito: certi romanzi meritano di essere letti. E mi spiace solo che questo romanzo, quello di cui mi premuro a parlarvi quest’oggi, è al momento l’unico pubblicato dall’autore.
Fu dunque, in una manciata di ore che mi recai in un polveroso edificio in prossimità del cuore di Tokyo. Tutte le vicende erano indirizzate su un unico fronte: l’uccisione cruenta e repentina di una ragazza, il cui corpo è completamente ricoperto di tatuaggi. Si, perché in questo romanzo i tatuaggi hanno una loro anima. Non sono semplici sghiribizzi o ghirigori. Piuttosto forme d’arte in cui si preserva l’anima di chi li ha disegnati. Quanto per me sono i libri, in sostanza. Solitarie forme d’espressione infilati nel piccolo vano del tuo cuore con un angolazione a trecentossesanta gradi. Ho così cominciato a camminare lentamente e in cerchio attorno alla zona, in un gioco di luci e ombre, macchinoso, estremamente geometrico e ponderato, determinata a restare finchè qualcosa o qualcuno sciogliesse i nodi di una matassa perfettamente costruita, con gli occhi fissi su un reticolato di disegni, sospiri, frasi sussurrate nel cuore della notte, ciascuna con una combinazione diversa. Innumerevoli vicende che convergeranno tutte in un unico quadro. Intorno, tutto così estremamente opaco, immerso in un luogo famigliare che brucia agli occhi, considerato come un opera d’arte che donano come la sensazione di essere appartenuti ad un altro mondo, avvulso dalla realtà. Travolgendo chi legge con la forza di uno tsunami, facendo risalire il tempo di un secolo, fino al tardo periodo. E in diverse circostante, niente di certo prende corpo, dato che una ragazza resta esanime e morta per terra; e malgrado la piega degli eventi si tramuta in indagini investigative che generalmente non amo leggere, si concretizza una storia che consolida e avanza in tentativi di distrazione, ammaliamento, congetturando qualunque forma di pensiero possa essere legata a tale omicidio. Quale colpa abbia commesso la vittima, è avvolto in una cortina di incertezze, rimandando uno dopo l’altro nell’oblio da cui siamo completamente sprofondati.
Piuttosto bello e affascinante, Il mistero della donna tatuata si stanziò nel mio cerchio come un piccolo puntino di luce che trasmise interesse e anche smarrimento, sin dalla prima pagina. Dubbi o perplessità, la scissione fra vero o falso, giungendo a conclusioni del tutto inaspettate, in cui la tensione era piuttosto palpabile, alcune figure radunate ai bordi dell’anima di questa storia. L’aura distaccata, fredda di ogni romanzo giapponese che si rispetti, fra masse indistinte di anime flagellate da ansie o paure che vivono e pulsano, scalciando ogni giorno, aprendo finestre sul lattiginoso panorama dell’umanità.
Diradare la coltre di mistero che ha aleggiato attorno a questa storia, ho avvertito il fascino per questo romanzo trasformarsi in qualcosa di inaspettato, che ha generato una certa sorpresa. La solitudine, il passato aperto come una vecchia cicatrice, una serie di avvenimenti che continuavano a galleggiare in una piscina piena di misteri e punti interrogativi. Una storia che si tinge di giallo, macchinoso e appassionante, vivace e malizioso che fa sorgere le riflessioni più profonde dell’animo umano: nel credere che l’essere umano non bisogna giudicarlo bensì conoscerlo. Ed, rievocando gli antichi romanzi polizieschi del passato e tutta la loro meravigliosa essenza, è un thriller avvincente sullo sfondo di un periodo particolare, quello dello Shoaw, che ha avuto la forma e la dimensione di un tunnel. In una realtà però molto simile alla nostra, diretta, sincera, proiettata in immersioni spericolate di una Tokyo quasi dimenticata, superbo e malizioso, fissato su uno spondo usuale che ho vissuto però con passione e orgoglio.