Il piacere
by Gabriele D'Annunzio
(*)(*)(*)(*)( )(6,204)
…Andrea Sperelli aspettava nelle sue stanze un'amante. Tutte le cose a torno rivelavano infatti una special cura d'amore… …Quale amante non ha mai provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del tatto si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto?… ...le sfiorò l'omero con le dita, e sentì che ella rabbrividiva... …Volgeva la mano, sotto la bocca di lui, per sentire i baci sulla palma, sul dosso, tra le dita, intorno al polso, su tutte le vene, in tutti i pori… Con "Il Piacere" pubblicato nel 1889, Gabriele D’Annunzio introduce nella nostra letteratura il personaggio dell’eroe decadente, in contrasto con il naturalismo e il positivismo allora imperanti. Con d'Annunzio "risuonò nella letteratura italiana una nota, fino ad allora estranea, sensualistica, ferina, decadente" (Benedetto Croce) Audiolibro. Edizione integrale. Durata: 13 ore (1 CD MP3).

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“Tutti quegli uomini, dal naso adunco e dagli occhi rapaci, si somigliavano tra loro come consanguinei.(...) ...era quell’indefinibile aspetto di viziosità che portano in loro le generazioni provenienti da un miscuglio di razze imbastardite, crescenti nella turbolenza. (...) Egli guardava intorno a sé le facce dei rigattieri, si sentiva toccare da quei gomiti, da quei piedi; si sentiva sfiorare da quegli aliti. La nausea gli chiuse la gola. (...) ...si aprì un varco tra i corpi agglomerati, vincendo il ribrezzo, facendo uno sforzo enorme per non venir meno. Aveva la sensazione, in bocca,come d’un sapore indicibilmente amaro e nauseoso che gli montasse su dal dissolvimento del suo cuore. Gli pareva d’escire, dai contatti di tutti quegli sconosciuti, come infetto di mali oscuri e immedicabili. La tortura fisica e l’angoscia morale si mescolavano.”
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“Tutti quegli uomini, dal naso adunco e dagli occhi rapaci, si somigliavano tra loro come consanguinei.(...) ...era quell’indefinibile aspetto di viziosità che portano in loro le generazioni provenienti da un miscuglio di razze imbastardite, crescenti nella turbolenza. (...) Egli guardava intorno a sé le facce dei rigattieri, si sentiva toccare da quei gomiti, da quei piedi; si sentiva sfiorare da quegli aliti. La nausea gli chiuse la gola. (...) ...si aprì un varco tra i corpi agglomerati, vincendo il ribrezzo, facendo uno sforzo enorme per non venir meno. Aveva la sensazione, in bocca,come d’un sapore indicibilmente amaro e nauseoso che gli montasse su dal dissolvimento del suo cuore. Gli pareva d’escire, dai contatti di tutti quegli sconosciuti, come infetto di mali oscuri e immedicabili. La tortura fisica e l’angoscia morale si mescolavano.”
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“Egli avrebbe voluto involgerla, attrarla dentro di sé, suggerla, beverla, possederla in qualche modo sovrumano. (...) Tutto il suo essere accendevasi d’orgoglio selvaggio, al pensiero di possedere quella bianca e superba donna per diritto di conquista violenta. (...) Donna Maria Ferres pareva essere, per un uomo d’intelletto, l’Amante ideale ...la Consolatrix unica, quella che conforta e perdona sapendo perdonare. (...) Il possesso di quella donna così casta e così pura gli parve il più alto, il più nuovo, il più raro godimento a cui potesse egli giungere... (...) Egli pensò che Donna Maria, concedendogli quei convegni innocui, già aveva messo il piede su la dolce china in fondo a cui è il peccato inevitabile anche per le anime più vigili; pensò che forse un po’ di gelosia avrebbe potuto spingere Elena a ricadergli nelle braccia. (...) Il fantasma di un delitto d’amore lo tentò e si dileguò , rapidissimo, nella luce di un lampo: uccidere quell’uomo, prendere quella donna per violenza...”
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“Egli avrebbe voluto involgerla, attrarla dentro di sé, suggerla, beverla, possederla in qualche modo sovrumano. (...) Tutto il suo essere accendevasi d’orgoglio selvaggio, al pensiero di possedere quella bianca e superba donna per diritto di conquista violenta. (...) Donna Maria Ferres pareva essere, per un uomo d’intelletto, l’Amante ideale ...la Consolatrix unica, quella che conforta e perdona sapendo perdonare. (...) Il possesso di quella donna così casta e così pura gli parve il più alto, il più nuovo, il più raro godimento a cui potesse egli giungere... (...) Egli pensò che Donna Maria, concedendogli quei convegni innocui, già aveva messo il piede su la dolce china in fondo a cui è il peccato inevitabile anche per le anime più vigili; pensò che forse un po’ di gelosia avrebbe potuto spingere Elena a ricadergli nelle braccia. (...) Il fantasma di un delitto d’amore lo tentò e si dileguò , rapidissimo, nella luce di un lampo: uccidere quell’uomo, prendere quella donna per violenza...”
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“Nell’arte d’amare egli non aveva ripugnanza ad alcuna finzione, ad alcuna falsità, ad alcuna menzogna. Gran parte della sua forza era nell’ipocrisia. (...) in Andrea la menzogna non tanto verso gli altri quanto verso se stesso divenne un abito così aderente alla coscienza che egli giunse a non poter mai essere interamente sincero... (...) Ciascuno di questi amori portò a lui una degradazione novella; ciascuno lo inebriò di una cattiva ebbrezza, senza appagarlo; ciascuno gli insegnò una qualche particolarità del vizio a lui ancora ignota. Egli aveva in sé i germi di tutte le infezioni. Corrompendosi, corrompeva. (...) Il ricordo del suo passaggio doveva bastare a riempire una intera vita. Le amanti dovevano rimanere fedeli alla sua infedeltà. Questo era il suo sogno. (...) E da quell’ora ebbe principio la nuova fase della sua miseria morale. Senza alcun riguardo, senza alcun ritegno, senza alcun rimorso, egli si diede tutto a porre in opera le sue immaginazioni malsane. (...) ... egli andava ciecamente incontro a torture nuove è sempre più crudeli e sempre più insensate, aggravando e complicando in mille modi le condizioni del suo spirito, passando di pervertimento in pervertimento, di aberrazione in aberrazione, di atrocità in atrocità, senza potersi più arrestare, senza avere un attimo di sosta nella caduta vertiginosa.”
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“Nell’arte d’amare egli non aveva ripugnanza ad alcuna finzione, ad alcuna falsità, ad alcuna menzogna. Gran parte della sua forza era nell’ipocrisia. (...) in Andrea la menzogna non tanto verso gli altri quanto verso se stesso divenne un abito così aderente alla coscienza che egli giunse a non poter mai essere interamente sincero... (...) Ciascuno di questi amori portò a lui una degradazione novella; ciascuno lo inebriò di una cattiva ebbrezza, senza appagarlo; ciascuno gli insegnò una qualche particolarità del vizio a lui ancora ignota. Egli aveva in sé i germi di tutte le infezioni. Corrompendosi, corrompeva. (...) Il ricordo del suo passaggio doveva bastare a riempire una intera vita. Le amanti dovevano rimanere fedeli alla sua infedeltà. Questo era il suo sogno. (...) E da quell’ora ebbe principio la nuova fase della sua miseria morale. Senza alcun riguardo, senza alcun ritegno, senza alcun rimorso, egli si diede tutto a porre in opera le sue immaginazioni malsane. (...) ... egli andava ciecamente incontro a torture nuove è sempre più crudeli e sempre più insensate, aggravando e complicando in mille modi le condizioni del suo spirito, passando di pervertimento in pervertimento, di aberrazione in aberrazione, di atrocità in atrocità, senza potersi più arrestare, senza avere un attimo di sosta nella caduta vertiginosa.”
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“Tutte le cose dell’esistenza esteriore avevano su di lui un gran potere d’oblio, lo occupavano, lo eccitavano al godimento rapido dei piaceri mondani. (...) sapeva largamente vivere; aveva una scienza profonda della vita voluttuaria. (...) Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita di un uomo di intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (...) Vestendosi, aveva un’infinità di minute cure della sua persona. (...) ...egli poteva fondere le due bellezze per possederne una terza immaginaria, più complessa, più perfetta, più vera perché ideale.”
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“Tutte le cose dell’esistenza esteriore avevano su di lui un gran potere d’oblio, lo occupavano, lo eccitavano al godimento rapido dei piaceri mondani. (...) sapeva largamente vivere; aveva una scienza profonda della vita voluttuaria. (...) Bisogna fare della propria vita come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita di un uomo di intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui. (...) Vestendosi, aveva un’infinità di minute cure della sua persona. (...) ...egli poteva fondere le due bellezze per possederne una terza immaginaria, più complessa, più perfetta, più vera perché ideale.”
sandro'ssandro's added a quotation
Ci sono amori in agonia che si protraggono ancóra, per virtù dell’altrui invidia, dell’altrui ammirazione
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Ci sono amori in agonia che si protraggono ancóra, per virtù dell’altrui invidia, dell’altrui ammirazione
sandro'ssandro's added a quotation
Egli non saprà nulla dalla mia bocca; io non saprò nulla dalla sua. Le Anime saliranno insieme, un breve tratto, su per le colline dell’Ideale, beveranno qualche sorso alle fonti perenni; quindi ciascuna riprenderà la sua via, con maggior confidenza, con minor sete.
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Egli non saprà nulla dalla mia bocca; io non saprò nulla dalla sua. Le Anime saliranno insieme, un breve tratto, su per le colline dell’Ideale, beveranno qualche sorso alle fonti perenni; quindi ciascuna riprenderà la sua via, con maggior confidenza, con minor sete.
sandro'ssandro's added a quotation
Dopo, una immensa tristezza la invase; la occupò l’oscura tristezza che è in fondo a tutte le felicità umane, come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara.
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Dopo, una immensa tristezza la invase; la occupò l’oscura tristezza che è in fondo a tutte le felicità umane, come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara.
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Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non iscambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei
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Ci sono certi sguardi di donna che l’uomo amante non iscambierebbe con l’intero possesso del corpo di lei
alice.bealice.be added a quotation
Riaccendere un amore è come riaccecendere una sigaretta. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche
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Riaccendere un amore è come riaccecendere una sigaretta. Il tabacco s'invelenisce; l'amore, anche
Isabella SenzaIsabella Senza added a quotation
Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessuno istrumento d'arte è più vivo, agile, acuto, vario, moltiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d'un fluido, più vibrante d'una corda, più luminoso d'una gemma, più fragrante d'un fiore, più tagliente d'una spada, più flessibile d'un virgulto, più carezzevole d'un murmure, più terribile d'un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l'indefinibile e dire l'ineffabile; può abbracciare l'illimitato e penetrare l'abisso; può avere dimensioni d'eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l'oltramirabile; può inebriare come un vino, rapire come un'estasi; può nel tempo medesimo possedere il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l'Assoluto. Un verso perfetto è assoluto, immutabile, immortale; tiene in sé le parole con la coerenza d'un diamante; chiude il pensiero come in un cerchio preciso che nessuna forza mai riuscirà a rompere; diviene indipendente da ogni legame e da ogni dominio; non appartiene più all'artefice, ma è di tutti e di nessuno, come lo spazio, come la luce, come le cose immanenti e perpetue.
Isabella SenzaIsabella Senza added a quotation
Il verso è tutto. Nella imitazion della Natura nessuno istrumento d'arte è più vivo, agile, acuto, vario, moltiforme, plastico, obediente, sensibile, fedele. Più compatto del marmo, più malleabile della cera, più sottile d'un fluido, più vibrante d'una corda, più luminoso d'una gemma, più fragrante d'un fiore, più tagliente d'una spada, più flessibile d'un virgulto, più carezzevole d'un murmure, più terribile d'un tuono, il verso è tutto e può tutto. Può rendere i minimi moti del sentimento e i minimi moti della sensazione; può definire l'indefinibile e dire l'ineffabile; può abbracciare l'illimitato e penetrare l'abisso; può avere dimensioni d'eternità; può rappresentare il sopraumano, il soprannaturale, l'oltramirabile; può inebriare come un vino, rapire come un'estasi; può nel tempo medesimo possedere il nostro intelletto, il nostro spirito, il nostro corpo; può, infine, raggiungere l'Assoluto. Un verso perfetto è assoluto, immutabile, immortale; tiene in sé le parole con la coerenza d'un diamante; chiude il pensiero come in un cerchio preciso che nessuna forza mai riuscirà a rompere; diviene indipendente da ogni legame e da ogni dominio; non appartiene più all'artefice, ma è di tutti e di nessuno, come lo spazio, come la luce, come le cose immanenti e perpetue.