Il resto della settimana
by Maurizio De Giovanni
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Il bar di Peppe è un minuscolo porto di mare nel ventre di Napoli. Uno di quei bar accoglienti e familiari, sempre uguali a se stessi, dove sfogliatelle e caffè sono una scusa per chiacchierare, sfogarsi, litigare e fare pace. Inferno o paradiso, dipende dal momento. Ma più di ogni altra cosa è il luogo ideale dove prepararsi all’Evento, quello che la domenica pomeriggio mette tutti d’accordo intorno a un’unica incontrollata passione. Alla cassa del bar c’è Deborah – rigorosamente con l’acca, ostentata come un titolo nobiliare – che parla al cellulare sempre incastrato tra spalla e testa, mentre Ciccillo, il tuttofare di origine asiatica, è ovunque perché non si ferma mai. A uno dei tavolini siede invece il Professore, attento osservatore dei sentimenti umani, che a un passo dalla pensione ha deciso di scrivere un libro facile facile, che sappia parlare a tutti. Già, ma quale argomento può raggiungere il cuore e l’anima della gente? La risposta è sotto i suoi occhi, nella trepida attesa dell’Evento. Il resto della settimana è un vero romanzo sudamericano: è gioia e nostalgia, è la poesia di un sogno, è la celebrazione di un gioco. È un diario dell’emozione che uomini e donne vivono giorno dopo giorno, e che calamita ricordi, ossessioni e amori. È come il caffè napoletano, una sintesi perfetta di gusto ed energia: ti colpisce forte e ti dà il coraggio per affrontare le avversità della vita, fuori dal bar.

All Reviews

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blues1855blues1855 wrote a review
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Era tanto che non mi divertivo, non mi commuovevo, non andavo indietro nel tempo. In questo libro ho trovato tutto questo insieme a una scrittura scorrevole e brillante. Mi sono immedesimato con uno dei personaggi ( quello che non giocava al calcio ) perché anche io non lo facevo volentieri a scuola durante educazione fisica ero sempre il portiere perché nessuno lo voleva fare. Erano tutti centravanti. Non tifavo nessuna squadra sino a quando gli amici non decisero che dovevo parlare la loro stessa lingua del calcio io parlavo solo di musica e mi portarono all'olimpico in curva sud e li ho scoperto la passione. Ora ho un figlio ultras che ride piange salta urla e si è scelto come mestiere il giornalismo sportivo.
Alby051Alby051 wrote a review
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Il resto della settimana - Maurizio de Giovanni
Mi sono divertita un sacco. Capisco i malati e le scaramanzie (in alcune mi ci sono ritrovata pur non essendo tifosa del Napoli). Un panorama completo che comprende anche una parte quasi struggente. E, in ogni caso, a qualunque latitudine Lui si puo' solo amare e gioire per avere avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo.
Mauro Torquati57Mauro Torquati57 wrote a review
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"Al passato non si sfugge. Per quanto lontano ci si illuda di scappare."
"Le curve: una via di mezzo tra la giungla amazzonica e la Striscia di Gaza. Un luogo dove l'aria è composta per il sessanta per cento da fumogini, per il trenta dalla puzza di sudore e per il dieci da marijuana di pessima qualità. Un luogo dove la partita non la si guarda nemmeno di striscio, dove la partita si gioca a tutti gli effetti, come se si stesse in campo. Un luogo dal quale si ritorna a pezzi, pieni di lividi e con una cognizione alquanto vaga del risultato, e si riprende coscienza di sé dopo ore, accusando per giorni un senso di straniamento, le orecchie che rimbombano di cori e bestemmie, un retrogusto di sollievo per esserne usciti vivi ancora una volta. Un luogo dove i valori del mondo esterno vengono cancellati e sostituiti con quelli di un partigiano cubano del tempo del Che, dove a mostrarsi alfabetizzati si corre il rischio di essere individuati come spie del celerino-primo-nemico e quindi invitati gentilmente ad allontanarsi, magari rotolando per lo scalone e toccando terra ogni dieci gradini, col sedere. Le curve: un luogo per uomini forti, tagliati con l'accetta, abituati a intendersi con un cenno del capo e un grugnito. Così almeno era a quei tempi:oggi vedo striscioni politici in rima, sento cori che entrano nel merito delle attività finanziarie dei presidenti, assisto a scioperi del silenzio e a pogrom contro le forze dell'ordine. Non è una curva; è un partito. Ma lo trovano, il tempo di guardare l'incontro? "
Pucci58Pucci58 wrote a review
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Io non sono una tifosa, posso solo dire di simpatizzare per l'Inter perchè, purtroppo, devo assistere spesso alle sofferenze di mio marito...però ho trovato il libro bellissimo. Non l'ho inteso soltanto come la celebrazione di un gioco anzi, l'autore ha fatto una vera e propria ricerca sugli effetti del tifo sulla gente, intendendo il calcio come una passione assoluta, totalitaria, facendone quindi una celebrazione, celebrazione che coinvolge anche la sua amatissima città a cui dedica una grande dichiarazione d'amore nel capitolo "Atto di fede". Voglio trascrivere un breve paragrafo a pag. 152 che, secondo me, rispecchia in sintesi, tutta la poesia del romanzo: "C'è qualcosa di magico, di unico nell'istante che precede un evento meraviglioso; una sospensione del tempo dello spazio, come se l'universo trattenesse il respiro. Questo è vero dovunque, e diventa ancora più vero allo stadio San Paolo. Sarà l'attenzione, la spasmodica tensione di sessantamila persone concentrata su un unico punto; sarà la passione immensa di un popolo che ha milioni di problemi, ma che cerca nell'effimero del pallone un attimo di gioia pura; sarà il desiderio spasmodico di non tornare alla tristezza, alla malinconia. Sarà."
FrancescaFrancesca wrote a review
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Luci ed ombre... come nei vicoli di Napoli
A tratti geniale e divertentissimo ad esempio quando descrive la scaramanzia che mi accomuna ai napoletani... a tratti un po' noioso e ripetitivo. Forse la forma del saggio breve sarebbe stata quella ideale, ma chi sono io per "confinare" una passione così grande in un numero esiguo di pagine.
MagratheaMagrathea wrote a review
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Napoli, cha cha cha, Napoli, cha cha cha (cit. Stefano Satta Flores, il tifoso)
Neanche il fatto che è napoletano mi distoglie dal mio brutto vizio di leggere tutti i libri di un autore (tranne quelli veramente brutti, certo. Sono masochista, ma ogni limite ha una pazienza!). Uno dice: "e perché? Dovrebbe anzi suscitarti un moto di commozione, il calarsi in paesaggi conosciuti e ritrovarci passaggi vissuti di già. Di già. E' proprio questo il problema. Soprattutto se non ci siete mai stati, nella mia città. Un luogo-non luogo del quale si è detto di tutto, dalla "A" alla "Z" passando per tutta una serie di consonanti e vocali, doppie, triple, struscianti, mozzate che rendono questo posto irraccontabile. E, come se non bastasse, in cosa sono inciampata? In un libro che parla di un popolo e del suo legame ad un topos che è il cuore del cuore, la passione inspiegabile ed inspiegata, una fede ed una scaramanzia: il calcio. Sì, il calcio, quello sport che una volta constava delle sole partite del Campionato, con rari momenti extra (qualche coppa europea, i mondiali, le Olimpiadi). E già così era un delirio. Oggi, che le coppe sono esplose ed il business è centuplicato, pensate la mia difficile vita nel quartiere dove è stato costruito lo stadio, dove un tempo pascolavano le pecorelle (parliamo degli anni '60) ed appena 10 anni dopo, il boom edilizio (le mani sulla città) ha fatto esplodere un quartiere. Con queste premesse c'era poco da stare allegri ed ovviamente la lettura era pregiudicata dal senso di fastidio e sindrome del sequestrato (perché tale è stata la mia condizione le domeniche della partita in città) che nulla di buono presagiva. Le prime pagine non depongono bene. Troppo folklore, troppi dejà-vu, troppo trito e ritrito. Già mi vedo precipitare nel buco nero della perdita di tempo, quando... incredibilmente mi sento tutto ad un tratto sdoppiata. La me stessa insofferente e stanca lascia il posto alla lettrice curiosa, quella col libro in mano che legge ovunque, estraneandosi dal circostante, perfino dalle sirene spiegate intrappolate nel caotico traffico di un incrocio "a croce uncinata" (come fa dire Luciano De Crescenzo ad uno dei suoi personaggi dei film). Ed accade il miracolo. Quello di San Gennaro. Quello da cento punti. De Giovanni affida ad un professore, alle soglie della pensione, che vuole scrivere un libro completamente diverso e lontano dalle dissertazioni accademiche di una vita lavorativa, il compito di sondare ed analizzare le tipologie umane della città attraverso il legame che hanno con lo sport per eccellenza: il calcio, appunto. Nel bar di Peppe, punto nevralgico della parte storica della città, mentre il professore sorseggia un caffè o mangia una sfogliata, può assistere ad una sfilata di personaggi, di storie, di emozioni e scaramanzie al limite fra il sacro ed il profano. Storie che non hanno confini, né temporali né geografici, storie che richiamano ricordi, amori, legami di amicizia, morti premature, famiglie fatte a pezzi dalla vita e ricucite grazie ad una partita di calcio. E' nelle catalogazioni affilate delle tipologie umane, nei duetti teatrali che stemperano gli sgambetti del destino, nelle locuzioni lungamente descrittive che riescono a spolverare con pagliuzze di poesia perfino le categorie sociali più popolari che De Giovanni mi strappa il sorriso di chi conosce troppo bene la realtà che mi presenta. E nonostante tutta la rabbia, la stanchezza di giornate infinite a combattere contro questa anarchia scombinata ed inconcludente, rissosa e chiassosa, violenta e spietata, giro l'ultima pagina tutto sommato grata. Perché anche se andrò via da questo caos sfiancante ed incivile, porterò sempre dentro di me i colori di una terra, di un mare, di un calore che non potrò e non vorrò mai estirpare dal mio cuore.
GigioGigio wrote a review
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Leggero
Leggero e leggibile anche senza la "napoletanità". Ma non senza la "malattia" (il tifo). Carino davvero, soprattutto negli episodi e particolarmente in alcuni episodi, un paio davvero magistrali, uno commovente alle lacrime e uno divertente fino... alle lacrime pure lui. Molto, molto più debole la cornice e la struttura (il bar e i suoi personaggi anche principali) tanto che quasi quasi si poteva evitarla, lasciando i singoli episodi tipo Bar Sport di Benni.
LunabluxxxLunabluxxx wrote a review
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Sarà che amo il calcio fin da quando ero bambina, grazie ad un nonno e ad uno zio che mi insegnavano le formazioni delle squadre e mi portavano allo stadio. Sarà che adoro lo stile di Maurizio de Giovanni, così pulito e preciso ma anche capace di grande tenerezza ed empatia verso i personaggi che racconta. Sarà che casualmente ho letto questo libro proprio nella settimana in cui la Roma ha battuto il Barcellona 3 a zero, ribaltando il 4-1 dell'andata e qualificandosi per le semifinali di Champions League con una partita così epica ed emozionante da ricordarmi con chiarezza la ragione per cui amo il calcio ancora oggi, al di là dei troppi soldi, delle troppe polemiche e degli altri eccessi che spesso mi danno la nausea del pallone. Sarà quel che sarà, ma mi sono goduta ogni parola di questo libro, mi ha fatto molto sorridere ma anche commuovere! I sintomi della "malattia" del tifo calcistico napoletano, i riti collettivi, le superstizioni e le amicizie "da stadio" sono descritti in maniera efficacissima e a tratti davvero esilarante, per alcuni aspetti mi ci sono ritrovata molto anche se sono veneta e non ho mai messo piede a Napoli: ad esempio, la trasmissione televisiva della rete locale, con ospiti incapaci di articolare una frase in italiano, ragazze scosciate e squadre giovanili che commentano la partita tra urla e parolacce è tale e quale quelle che si vedono dalle mie parti, ovviamente in rigoroso dialetto veneto! Ma le parti migliori, secondo me, sono quelle in cui la passione per il Napoli si intreccia con le vicende personali, trattate da De Giovanni con il solito insuperabile stile pieno di eleganza, sensibilità e lieve ironia: così il professore trasferito negli Stati Uniti che si riavvicina al padre malato, o il meccanico vedovo ed il figlio che faticano a parlarsi e ritrovano una vicinanza grazie alla partita del Napoli ed alla defunta moglie e madre, tifosa sfegatata. "Arrivo al cimitero e rivedo la scritta che avevano fatto sul muro, CHE VI SIETE PERSI. Alzo lo sguardo e mi viene un tuffo al cuore. Sul muro di fronte, quello di cinta del Cimitero Nuovo. Qualcuno ha scritto: E CHI VE LO HA DETTO?"
SimoneSimone wrote a review
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Buon campionato a tutti
De Giovanni sveste l'abito del giallista e indossa pantaloncini e scarpe con i tacchetti. Aneddoti e spaccati di vita legati al calcio e su come la passione sportiva influenzi la vita di tutti i giorni raccontati da avventori di un bar partenopeo. Lettura leggera e divertente, anche se, specie nella seconda parte, l'ho trovato un po' noioso.
Ugo KiuUgo Kiu wrote a review
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Poche parole: per chi ama il calcio, commovente. Per chi è napoletano e tifoso, poi, e anche poetico perchè ti descrive l'anima.