Il rumore della pioggia a Roma
by John Cheever
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Tre racconti, in cui Cheever riflette sulle diverse ragioni di coloro che lasciano il proprio paese per incontrarne uno nuovo. In una Roma vista attraverso gli occhi di immigrati dagli Stati Uniti e quelli di una ragazza giunta dalla provincia per lavorare come donna di servizio, l'autore approfondisce alcuni aspetti delle loro vite, i loro sistemi di valori, punti di riferimento sociali ed emotivi, ricchezze e povertà, solitudine e compromessi. È centrale l'importanza della lingua per riuscire a condividere, a sentirsi integrati e realizzati in un paese straniero. Un altro tema fondamentale è la difficoltà di abbandonare il proprio paese, il rischio di perdere le proprie radici, senza riuscire a piantarne di nuove.

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millericciolimillericcioli wrote a review
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sentirsi altrove
Tre brevi racconti uniti tutti da un senso di estraniamento, di solitudine, di sentirsi "fuori posto", lontano da casa. Interessante la riflessione fatta da un americano che a Roma si scandalizza per tutte le statue di donne nude esposte così, senza ritegno, nei parchi pubblici. Mi aspettavo qualche cosa di più, incantata dal titolo e dalla copertina, invece il racconto che mi ha più colpito è quello ambientato in America. Pensa un po'.
LITTLEWINGLITTLEWING wrote a review
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Il rumore impercettibile della pioggia (e la sensazione che mai avrei ricevuto tutto l'amore di cui avevo bisogno.Mai.)
Boy In Rome ****
ItacaItaca wrote a review
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Da molto tempo desideravo leggere qualcosa di Cheever, considerato uno dei grandi esponenti della letteratura statunitense del ‘900, venne definito il Cechov di periferia per i suoi romanzi ambientati prevalentemente nell’Upper East Side di Manhattan o nei sobborghi. Ho scelto però, questa breve raccolta di racconti ambientati a Roma, sono stati scritti in seguito ad un lungo soggiorno nella capitale con la sua famiglia, negli anni ’50. II protagonisti hanno in comune una sorta di irrequietezza, non si trovano bene a Roma ma se ne sono andati dagli Stati Uniti per lo stesso motivo, e l’eventuale rientro è da una parte desiderato dall’altro è temuto perché ripropone gli stessi disagi già sofferti. La scrittura di Cheever, non indulge in romanticismi nostalgici, piuttosto evidenzia una tematica quanto mai attuale, quale il senso dell’identità dell’individuo e se questo senso è davvero dato dall’appartenenza geografica e linguistica.
PiperitapittaPiperitapitta wrote a review
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Minimalismo romano.
Primo incontro non proprio fortunato con Cheever. Mi sono lasciata ingannare dal bellissimo titolo e dall'esiguità del libro, tre racconti in una settantina di pagine, mentre in realtà non ho trovato alcun incanto durante la lettura e ho anche faticato abbastanza per sbarazzarmi delle poche pagine da leggere! Nonostante mi affascinasse l'idea di vedere ritratta la mia città dagli occhi e dalla penna di uno straniero, sono rimasta fredda e distaccata, respinta dallo stile scostante e per certi versi completamente assente dell'autore, senza riuscire a riconoscere in nulla nella Roma di Cheever (anche se parliamo di racconti scritti quasi sessant'anni fa) la città che amo e nella quale sono nata e cresciuta. L'assenza di spessore psicologico dei personaggi, di una descrizione degli stessi soprattutto al fine di renderli "più vicini" e identificabili e la scarsa partecipazione emotiva agli avvenimenti narrati, hanno fatto sì che anziché sentirmi coinvolta dagli eventi cercassi di allontanarmi sempre più rapidamente da essi, nel più completo disinteresse per la conclusione delle vicende e per le sorti dei protagonisti. Pochissime frasi sono riuscite a conquistare il mio interesse, a emozionarmi o in qualche modo ad affascinarmi, troppo poche però per riuscire a comunicarmi quel senso di straniamento e disagio che deve provare sulla propria pelle chi lascia il proprio paese per scoprirne uno nuovo, per cause contingenti più che per scelta o convinzione. Infine, ma non in ultimo, mi ha infastidito particolarmente la scelta di contrapporre ad un'ambientazione reale, come quella della città di Roma, e ad un preciso momento storico, fatti, luoghi e personaggi storici completamente inventati.
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Quando eravamo esotici....
Tre deliziosi racconti di americani a Roma negli anni 50. Sembra che all'epoca gli americani venissero in Italia alla ricerca di esotismo: le condizioni sociali ed economiche erano lontane anni luce dalla vita della classe media americana , la ricchezza di opere d'arte era un richiamo irresistibile, il maschio latino impomatato faceva sognare alle bionde Miss avventure impensabili nelle ordinate casette della periferia americana. Noi non parlavamo inglese, loro non parlavano italiano e l'incomunicabilità, accentuata dalla mancata comprensione del nostro linguaggio gestuale, generava equivoci ed episodi degni di essere ricordati per le future generazioni di piccoli wasp. Insomma, erano bei tempi. Poi ci siamo conosciuti meglio e abbiamo capito che forse non era vero amore! Cheever è davvero un maestro nel descrivere in poche righe tutto questo e anche di più.
Carlo TurcoCarlo Turco wrote a review
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Un Cheever minore
Anche in questi tre racconti Cheever manifesta il suo talento di scrittore. A me sembra, però, che la componente fortemente autobiografica che li pervade vada a detrimento delle capacità manifestate in altre opere narrative, come, ad esempio, in "Sembra proprio di stare in paradiso" pubbblicato dalla stessa Fandango.
MajaMaja wrote a review
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"Nel lasciare un mondo per andare in un altro li aveva persi entrambi". Anche se furono scritti più di sessant'anni fa, questi racconti comunicano un attualissimo senso di non appartenenza al mondo, che a volte ci sembra così estraneo, proprio ora che possiamo conoscerlo e analizzarlo con estrema facilità. Fa da sfondo un'Italietta fin troppo folkloristica e decadente, tutta pregiudizi, delinquenza e nostalgia del glorioso passato. Tra uno stereotipo e l'altro mi ha stupito la bizzarra convinzione che la musica flamenca sia parte integrante della cultura italiana (oltreoceano si ostinano a confonderci con gli spagnoli...)
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Meno incisivo de "il nuotatore" ma comunque molto bello, nella sua combinazione di atmosfere pacate, splendide descrizioni, note di colore ed improvvisi piccoli incidenti che assumono presto una connotazione quasi metafisica. Ecco, la venatura metafisica di certi squarci nel telo a me sembra una costante di tanta letteratura americana WASP. Più che una "religiosità di popolo", mi sembra, si sente la dolorosa assenza di senso e la vertigine che questa procura. L'Italia e gli italiani che avvolgono queste storie sono al tempo stesso poetici e crudeli, pittoreschi e sgraziati; e sono uno specchio implacabile dei difetti americani. Per l'ultima storia, Boy in Rome, oltre che 6-7-8 stelle, vorrei poter prendere Cheever sottobraccio, a Roma, offrirgli un caffè, camminarci assieme lungo il Tevere, salire al Pincio e poi, sempre senza dire nulla, aspettare che le ombre si allunghino quiete sulla città. Invece con il signor Fandango, che ha preso il libro di racconti di Cheever e li ripubblica libercolo per libercolo, tre alla volta per massimizzare il suo profitto, no, nè colazione, nè aperitivo, grazie.
xergioxergio wrote a review
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questo incipit è un formidabile jazz! "Roma. Piove mentre scrivo. Abitiamo in un palazzo con il soffitto d'oro. Il rumore della pioggia a Roma è impercettibile. Quando ero piccolo trascorrevamo l'estate a Nantucket e l'inverno a Roma; a Nantucket la pioggia la senti e come, e io di notte amo restarmene a letto ad ascoltarla mentre rapida come il fuoco si propaga sull'erba.E' questo il momento in cui si può ammirare con quello che chiamiamo l'occhio della mente tutte le specie che crescono nei pascoli costieri: l'edera, il trifoglio, la felce." darò quattro stelle anche solo per tanta maestria!
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Tre racconti del padre del minimalismo. Atmosfere romane di 40 anni fa. Mi lasciano sempre molto spaesato. Confrontare con "Un romanzetto canaglia" di Bolaño. Due stranieri a distanza di tanti anni. a confrontarsi con le atmosfere romane. Certo Roma è diversa, ma la Spagna, per me coglie un'essenza romana che altri con sanno cogliere