Il sale della terra
by Jeanine Cummins
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Dici Acapulco e pensi a spiagge di sabbia finissima, mare cristallino e palme accarezzate dalla brezza. Ma oggi la perla del Pacifico è molto diversa dall’immagine da cartolina usata per attirare i turisti. Il narcotraffico si è insinuato in città e gli omicidi sono all’ordine del giorno. Ad Acapulco vive Lydia, che si divide tra il lavoro in libreria e la famiglia: il marito Sebastián, giornalista, e il figlioletto Luca, otto anni e un’intelligenza fuori dal comune. Quello che Lydia non si aspetta è che la sua esistenza venga sconvolta improvvisamente, quando un commando di uomini armati irrompe alla festa di compleanno della nipote e stermina i suoi cari. Nascosti in bagno, solo Lydia e Luca si salvano dalla carneficina, e per loro inizia una fuga estenuante. Rimanere in Messico equivale a morte certa, ma per non farsi rintracciare dal boss che ha ordinato il massacro bisogna evitare le strade più battute e i normali mezzi di trasporto. Così, a madre e figlio non resta altro che prendere la via dei migranti. Questo significa anche salire sulla Bestia, il treno merci su cui si salta al volo rischiando di finire stritolati. Affrontano così la difficile traversata del deserto, conoscono altri migranti, alcuni disposti ad aiutarli, altri pronti ad approfittarsi di loro, cercando disperatamente di conservare la propria umanità in un’esperienza che di umano ha ben poco. Ma è davvero possibile raggiungere il confine? I sicari li troveranno? E cosa ha scatenato la furia del boss che li vuole morti?

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MorenaciocMorenacioc wrote a review
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Cosa viene in mente pensando ad Acapulco? Sole, mare, vacanze. Un posto perfetto per trascorrere una rilassante vacanza.  Ma, come molte volte accade, non tutto è come appare. Anche Acapulco può essere un luogo da cui fuggire, soprattutto se non sei un turista! La storia inizia con una festa di famiglia, una di quelle feste che riuniscono tutti familiari per festeggiare i 15 anni della nipote di Lydia, la protagonista principale. Ma all’improvviso lo scenario muta, da gioioso a drammatico, quello che era un ameno “party” diventa teatro di una carneficina. Improvvisamente una banda del cartello locale irrompe nel giardino, fulcro della festa, e falcidia l’intera famiglia. Per una casualità, soltanto Lydia e il figlio Luca di otto anni riescono a scampare alla strage, trovandosi in bagno, dove restano nascosti fino a che i sicari non abbandoneranno la scena. Da questo momento parte l’odissea di Lydia e Luca (ma non solo). Inizia il lungo esodo verso il “Norte”, un viaggio che si snoda da Acapulco fino a Los”Estados Unidos”, alla ricerca dell’affrancamento dalla vendetta del Capo del “Cartello”. Il lungo e tormentato viaggio non sarà in solitaria, ma molti personaggi “disperati” (nell’accezione più piena del termine) si affiancheranno a Lydia e Luca, condividendo il tragico destino che accomuna ogni migrante. La migrazione è sempre un viaggio doloroso, dove si parte lasciando una parte di sé stessi, della propria vita e “lacerando” tutti gli affetti che a quella vita hanno fin lì dato un senso. E allora inizia lil calvario, tra i continui pericoli, le angosce di essere scoperti e deportati, fattori climatici e geografici che rendono più che impervia la sopravvivenza (l’attraversamento del deserto), fino all’esaurimento di ogni risorsa fisica. Con tutto questo e molto di più si familiarizza durante la lettura. Ma, anche in un contesto così drammatico, il libro riesce a carezzarci l’anima con la stretta solidarietà si stabilisce tra i migranti, che si fanno gruppo, si fanno “famiglia; nonostante tutte le drammatiche difficoltà riescono a sviluppare empatia, trovano la capacità di mettere in gioco la propria sopravvivenza pur di non lasciare indietro nessuno. Ormai l’obiettivo di raggiungere salvi il “Norte” è un obiettivo comune, ci si aiuta come si può, senza lasciare indietro nessuno, dove possibile. Sono due, a mio avviso, i temi centrali del libro. Sicuramente il principale è quello della migrazione, che non si limita a quella economica, ovvero rifuggire la povertà per una vita più degna, se dignità può esserci in una vita da vivere ai margini di società opulente, ostaggi della clandestinità, privati dei diritti minimi di sussistenza, Sono diversi i motivi che possono determinare la dolorosa scelta di lasciare il proprio Paese; per esempio la paura, come nel caso di Lydia e Luca, (terrore della vendetta del “jefe” del cartello locale); ma si emigra anche semplicemente per sopravvivere ai soprusi, alle violenze, agli stupri, ai fantasmi che popolano le vite delle vittime. Una molteplicità di ragioni, tutte rivolte a una vita più degna, più umana. Altro tema rilevante che emerge è quello della libertà di stampa negata e crudelmente osteggiata, tema questo di grande attualità oggi nel mondo e, più che mai in Messico, dove il numero dei giornalisti che pagano con la vita il diritto di esprimere le proprie idee è tra i più alti del pianeta. In questo testo ne è vittima diretta Sebastiàn, il marito di Lydia, il cui articolo di denuncia del “jefe” del cartello” è il motivo dell’eccidio. Il libro scorre con ritmo incalzante, con la giusta tensione, senza mai scadere nella noia o nella banalità; le drammatiche tematiche soggettive dei vari personaggi sono sempre affrontate con equilibrio e, a mio avviso, senza retorica.  Lo stile narrativo è molto semplice, fatto per lo più di periodi brevi, senza fronzoli e mai pretenziosi, ma che rendono bene le descrizioni dettagliate dei personaggi e dei luoghi (sembrano quasi diapositive). Potrebbe apparire propedeutico a una eventuale sceneggiatura, ma questa è una mia personale impressione. Io l’ho apprezzato perché ha avuto il merito di addentrarmi a una tematica che non avevo mai approfondito, quelle delle migrazioni dal Centro e Sud America verso gli Stati Uniti. Il pianeta è colmo di persone disperate che mettono a repentaglio la propria vita nel tentativo di approdare a una più degna, qualsiasi sia la motivazione, razziale, economica, religiosa o quanto altro.
AngelinaAngelina wrote a review
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La cena è servita
Ci voleva un po' di sale per insaporire il tutto, perciò il titolo italiano ha ovviato al sapore un po' insipido di un romanzo costruito, con tutta evidenza, mettendo insieme degli ingredienti conditi con una buona dose di avventura, di leggibilità, di avvenimenti incalzanti e un ottimo equilibrio fra racconto e dialogo. Ecco gli ingredienti, reperibili in qualsiasi rivendita di film di azione: - Sedici morti ammazzati, un'intera famiglia sterminata, - Una donna colta e piacente in fuga con un bambino di otto anni dal cervello sopraffino e dall'improbabile coraggio. - Uno jefe poetastro, capo di un cartello della droga, colto, ma forse no, crudele, ma forse no, innamorato della donna in fuga, ma forse no visto che vuole farla fuori. - Un figlia suicida quando scopre l'empietà paterna. - Due fanciulle giovanissime, bellissime , candidate agli stupri di gruppo o individuali. - Un ragazzino di circa undici anni che tenta di migrare da solo con una dotazione di banconote stupefacente, ma con l'inalatore per l'asma vuoto. - Altri migranti che rischiano la pelle salendo sulla Bestia, il treno che li condurrà al confine del Messico con gli Stati Uniti. - Uno chacal, che conduce i migranti oltreconfine. - Un viaggio verso un mondo migliore dove comunque si rischia di essere rimandati indietro, ma il gioco vale la candela. Incongruenze (la batteria di un telefono cellulare ancora carica dopo che il proprietario ha viaggiato tre giorni nel deserto, killer spietati che non si accorgono che i bersagli principali sono nascosti nella doccia, il ragazzino che sopravvive a tutto meno che alla propria imprevidenza, tanto per riferirne alcune), stereotipi, esagerazioni si perdonano all'autrice perché, bisogna ammetterlo, sa interessare e intrattenere fin quasi alla fine. Fine prevedibile tanto quanto sono prevedibili gli accadimenti, le morti, i salvataggi. Ci si commuove più per riflesso condizionato che per empatia tanto i personaggi sembrano ricalcati da un bmovie, alcuni più riusciti, altri davvero pasticciati come il capo del cartello, lo jefe, Bisognava che fosse abbastanza colto da frequentare una libreria, abbastanza consapevole da cercare giustificazioni, abbastanza crudele da non avere alcuno scrupolo, abbastanza deluso da una moglie inconsistente, abbastanza tordo da non riuscire a catturare le sue prede nonostante l'enorme rete di informazioni dispiegata all'uopo, abbastanza padre da amare sua figlia sopra ogni cosa. Ma non è abbastanza: lo jefe sembra ritagliato nella carta velina, è senza spessore. Quando ritorna, quasi alla fine del racconto, si comprende meglio come egli rappresenti un evidente pretesto per giustificare la storia. Ma un pretesto non è un carattere, un personaggio che, per la forza della letteratura, acquista carne, ossa e anima. Il sale della terra piace perché, nonostante le tragedie che cucina, è leggero, divertente, appassionante. Se però si è in cerca di una testimonianza autentica di migrazione bisogna cambiare menù.
La GiroVagaLa GiroVaga wrote a review
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400 pagine divorate in 2 giorni e mezzo
Struggente, crudo, reale. Un romanzo meraviglioso e intenso. Non leggevo un libro simile da tanti, troppi anni!
NimorelliNimorelli wrote a review
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Emozionate e coinvolgente....
al punto che, non appena lo si chiude per una pausa, si pensa già al momento in cui si riprenderà la lettura. Ritmo senza alcun dubbio trascinante e, come se non bastasse, arricchito da alcuni ottimi e inaspettati colpi di scena. Senza contare, infine, il motivo principale della sua stesura che resta racchiuso e molto più esplicito nel titolo originale "America dirt", ben diverso da quello in italiano.
Ferro CoyoteFerro Coyote wrote a review
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la letteratura non é un telefilm
deludente, per quella narrazione che fa pensare a una serie TV. la letteratura, il suo linguaggio, é una cosa. un telefilm, un'altra. oggi, troppi romanzi giocano ruffianamente su questa confusione. a ciò, vanno aggiunti personaggi non ben delineati. insomma, una lettura d'evasione, scritta con troppo manierismo, che alla fine lascia poco.
JimmyJimmy wrote a review
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“También de este lado hay sueños”
Il titolo è lo stesso di quello del bellissimo film documentario di Wim Wenders del 2014 reso unico dalle spettacolose fotografie di Juliano Ribeiro Salgado , ma questo libro tratta di tutt’altro . Si riferisce infatti alla fuga di “cinquantatrè giorni, quattromiladuecentocinquantasei chilometri dal luogo del massacro” da parte di Lydia e del figlio Luca di nemmeno nove anni sopravvissuti miracolosamente alla strage di ben sedici persone sterminate nel giorno del compleanno della nipote , cioè dell’intera famiglia del giornalista che ha pubblicato un articolo sul boss del cartello dominante della più potente banda di narcotrafficanti nello stato del Guerrero in Messico . Una narrazione serrata che mantiene un elevato tasso di adrenalina nel lettore dall’inizio alla fine nella descrizione dell’interminabile calvario dei due costretti ad abbandonare la loro casa di Acapulco , città ben lontana dallo stereotipo di luogo dalle spiagge bianchissime , di divertimenti e della bella vita , per affrontare un viaggio tremendo insieme con altri sventurati incontrati durante il percorso , rischiando la morte o la mutilazione per riuscire a salire su treni merci , oppure di essere aggrediti , o morsicati da scorpioni o serpenti prima di riuscire ad incontrare “El chacal” , un trafficante di esseri umani che in cambio di denaro accompagna quelli da lui ritenuti capaci di resistere alla traversata del terribile deserto di Sonora sino al confine con gli Stati Uniti . Ma se le vicende narrate , così come i nomi dei protagonisti , sono frutto di fantasia (un po’ troppo sopra le righe il personaggio della “lechuza” , il boss ) , la realtà del popolo di disperati di ogni età che giornalmente percorrono la stessa strada sapendo che solo in pochi riusciranno ad arrivare è drammaticamente vera , e sono occorsi oltre quattro anni all’autrice , americana ma proveniente da una famiglia di cultura ed etnia mista come essa scrive nelle sue note finali , per documentarsi adeguatamente . Un libro scritto in maniera sobria, essenziale , che non racconta niente che non si sappia ma che fa comunque male perché pone quelli più fortunati come noi , perché nati nella parte giusta del globo , davanti all’eterno quesito di quanto sia possibile continuare a chiudere gli occhi di fronte a certe situazioni . Perché la tragedia di Lydia , di Luca , di Soledad , di Rebeca e di tutti quegli altri sventurati che in questo romanzo cercano di sopravvivere a qualunque costo , è la stessa di quella delle migliaia di emigranti di altri paesi , che parlano una lingua diversa ma che affrontano giornalmente gli stessi pericoli , la stessa disperazione , costretti ad abbandonare le loro terre per non morire di fame , di malattia o sotto bombardamenti di guerre insensate , che ci stiamo abituando a continuare a vedere sugli schermi televisivi come fossero sequenze di un film e non l’immagine di una tragica realtà.
DanielaDaniela wrote a review
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Se questo è un migrante
Tra queste pagine non si respira, per la paura, per il dolore, per l'ansia che non ce la faranno. Storie di migranti, questa esempio per tutte, dal Messico agli Stati Uniti, ma potrebbero essere quelle di tutti i continenti, con la stessa matrice: violenza, povertà, persecuzioni. Qui non si respira, come ne "La strada" di Corman McCarthy. Brava la Cummins, che spiega alla fine del volume come è nato il romanzo: e mentre non si respira l'empatia è totale. E se qualcuno cambiasse la sua testolina nel pensare che ognuno debba stare a casa sua, avrà raggiunto un buon risultato. E che il sale non serva più a renderci sterili come si faceva con la terra.
ClaireClaire wrote a review
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Un tema attuale, un racconto che trascina fin dalle prime pagine, un romanzo intriso di ansia, speranza, dolore, disperazione. Scritto col sentimento di chi si è documentato sulla reale situazione dei migranti messicani.
Maria81Maria81 wrote a review
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da leggere
Bellissima storia di una madre che fugge con il figlio da Acapulco inseguita dal cartello. Nella loro fuga piena di avversità e rischi incontrano altri migranti e conoscono le loro storie . La scrittura è molto coinvolgente tanto che ho sognato di dover fuggire con i miei figli in mezzo al deserto , un angoscia allucinante!! un libro che dovrebbero leggere tutti quelli che considerano gli immigrati un peso , un fastidio e guardano solo il lato politico invece di vedere persone come loro !
arman dofranciaarman dofrancia wrote a review
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commovente viaggio verso la salvezza, storia che ti si appiccica addosso, difficile da dimenticare