Inferno
by Dante Alighieri
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L'ingresso nella "selva oscura", l'incontro con Virgilio, Caronte "con occhi di bragia", l'amore tragico di Paolo e Francesca, il monito di Ulisse a "seguir virtute e canoscenza": a settecentocinquant'anni dalla nascita del Poeta, l'"Inferno" dantesco, mantiene intatta tutta la sua visionarietà dirompente. Scandita dal ritmo serrato delle terzine, la vertiginosa discesa agli Inferi di Dante rappresenta un'ineguagliabile metafora in versi della condizione dell'uomo, destinato a smarrirsi tra errori e angosce prima di poter tornare "a riveder le stelle". In queste pagine i versi del Sommo poeta trovano una trasposizione di grande impatto nelle figure inquiete e allucinate di Lorenzo Mattotti, grande "romanziere per immagini" del nostro tempo. Introduzione di Bianca Garavelli.

Samuele's Review

SamueleSamuele wrote a review
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1 Perché l'Inferno é così? L'ordine delle pene, insomma, é quantomeno particolare se, per esempio, si pensa che i falsari stanno nella penultima delle bolge. Per lo meno, non sembra essere la violenza del peccato la discriminante. No, quello che determina l'atrocità del crimine é la Discordia, ovvero il tentato sovvertimento della volontà di Dio. Se Dio é, infatti, il Regolatore Sommo il cui volere é il migliore - l'unico - volere possibile, sovvertirlo, modificarlo, falsarlo é il Peccato Sommo. Insomma, una sorta di hybris. Per questo, lussuriosi, golosi, irosi stanno nell'Anti inferno: il loro non fu un sovvertimento della volontà di Dio, quanto un'accentuazione. Sempre di peccato si tratta, vero, in quanto discordale, ma non é una sfida a Dio. Ecco, quindi, che la commozione di Dante verso i peccatori, accettabile con sforzo nel caso di Paolo e Francesca, diventa vero e proprio peccato man mano che si scende: provare commozione é, di nuovo, andare contro la volontà di Dio.

2 Quello che fa Dante é unire la cultura cristiana con quella greca. Un po' perché la cultura greca era la cultura di riferimento, inevitabile per un letterato, e un po' perché comunque il sangue italiano era sangue pagano. Fondare, educare il cristiano doveva passare necessariamente per la Grecia e il suo di Inferno. Ecco, quindi, Virgilio, poeta cerniera (cronologicamente pure). L'Inferno si popola di demoni e figure greche, la poesia di citazioni e e riferimenti al mito. Oggi lo chiameremmo pastiche. E credo la dica lunga su quello moderno, di pastiche. Anche la promessa costante di Dante ai dannati, di essere ricordati, affonda le sue radici nella Grecia, quando solo agli eroi era concesso di essere ricordati, di staccarsi da quell'ammasso informe che era l'Ade (ricordiamo che i fiumi dell'Inferno dantesco sono i fiumi dell'Ade).

3 Certo che di stronzi come Dante ce ne stanno pochi é. Roba che se gli fai un'infamata, lui ti scatena contro la giustizia di Dio e manco puoi dire ahi.
SamueleSamuele wrote a review
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1 Perché l'Inferno é così? L'ordine delle pene, insomma, é quantomeno particolare se, per esempio, si pensa che i falsari stanno nella penultima delle bolge. Per lo meno, non sembra essere la violenza del peccato la discriminante. No, quello che determina l'atrocità del crimine é la Discordia, ovvero il tentato sovvertimento della volontà di Dio. Se Dio é, infatti, il Regolatore Sommo il cui volere é il migliore - l'unico - volere possibile, sovvertirlo, modificarlo, falsarlo é il Peccato Sommo. Insomma, una sorta di hybris. Per questo, lussuriosi, golosi, irosi stanno nell'Anti inferno: il loro non fu un sovvertimento della volontà di Dio, quanto un'accentuazione. Sempre di peccato si tratta, vero, in quanto discordale, ma non é una sfida a Dio. Ecco, quindi, che la commozione di Dante verso i peccatori, accettabile con sforzo nel caso di Paolo e Francesca, diventa vero e proprio peccato man mano che si scende: provare commozione é, di nuovo, andare contro la volontà di Dio.

2 Quello che fa Dante é unire la cultura cristiana con quella greca. Un po' perché la cultura greca era la cultura di riferimento, inevitabile per un letterato, e un po' perché comunque il sangue italiano era sangue pagano. Fondare, educare il cristiano doveva passare necessariamente per la Grecia e il suo di Inferno. Ecco, quindi, Virgilio, poeta cerniera (cronologicamente pure). L'Inferno si popola di demoni e figure greche, la poesia di citazioni e e riferimenti al mito. Oggi lo chiameremmo pastiche. E credo la dica lunga su quello moderno, di pastiche. Anche la promessa costante di Dante ai dannati, di essere ricordati, affonda le sue radici nella Grecia, quando solo agli eroi era concesso di essere ricordati, di staccarsi da quell'ammasso informe che era l'Ade (ricordiamo che i fiumi dell'Inferno dantesco sono i fiumi dell'Ade).

3 Certo che di stronzi come Dante ce ne stanno pochi é. Roba che se gli fai un'infamata, lui ti scatena contro la giustizia di Dio e manco puoi dire ahi.