Ingannevole è il cuore più di ogni cosa
by J. T. LeRoy
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Jeremy ha solo quattro anni quando scopre che i suoi veri genitori non sonoquelli, amatissimi, che lo hanno cresciuto fino a quel momento: la sua veramamma è Sarah, una ragazza ancora adolescente che ne ha ottenuto la tutela eche lo coinvolge in una vita nuova, diversa, terribile. Il mondo per Jeremycambia, nulla è più come prima, nulla potrà più esserlo, ma in qualche modoegli accetta le nuove regole, i travestimenti, la vita randagia da uno Statoall'altro, nel cuore di un'America marginale, tra roulotte fatiscenti,amfetamine buttate giù come aspirine, hamburger riesumati dalla spazzatura,fra la disperazione degli spostati che si fabbricano la droga in cantina e ladolcezza delle cameriere nei diners. Le avventure di Jeremiah e Sarah,raccontate in prima persona con la voce incantata e ingenua di un bambino,danno vita a un racconto allucinato, fatto di contrasti indigeribili edettagli tenerissimi, che lascia il lettore con un rimescolio «di vetri rottinello stomaco». Il libro di culto di una generazione esce in una nuovaedizione contenente la lunga intervista rilasciata alla Paris Review dallavera autrice del libro, Laura Albert: "Essere Laura Albert", un incredibileromanzo nel romanzo.

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PiuttostoPiuttosto wrote a review
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Non mi è piaciuto.
SteficekSteficek wrote a review
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Sempre in ritardo
Sono sempre in ritardo su tutto. Questo romanzo, che nell'anno della sua uscita (2002) ha suscitato non poco scalpore, mi era sfuggito. Per fortuna c'è Cristina, che mi ricorda quotidianamente della mia inutilità ed è corsa ai ripari prestandomi il romanzo e spiegandomi tutta la querelle legata all'autore, J.T.Leroy. Mi era infatti sfuggito il boom mediatico che ha generato all'epoca il fake letterario meglio riuscito del secolo scorso, "Ingannevole è il cuore più di ogni cosa". J.T. Leroy si è infatti scoperto essere uno pseudonimo dietro al quale si celava una scrittrice donna (Laura Albert) che ha spacciato la storia per autobiografica. La storia di una vita al limite dell'immaginabile. Il protagonista, Jeremiah, è un bambino di quattro anni che scopre di essere stato adottato. La sua vera madre, Sarah, lo ha partorito in età adolescenziale e ora che è diventata maggiorenne ne ha ottenuto la tutela. Jeremiah viene quindi strappato dalle dolci e amorevoli mani dei genitori adottivi per tuffarsi in una vita randagia fatta di violenza, droghe e abusi, attraverso un' America disperata e respingente. In realtà poco importa, dopo tanti anni, chi lo abbia scritto e tutta la polemica che ha suscitato, il romanzo è scioccante e scritto maledettamente bene. Questo importa. E' folle, crudele, sconvolgente e non fa sconti. E se da un lato si fatica a continuare a leggere per la continua e insopportabile violenza, dall'altro la scrittrice ti inchioda alle pagine, con una scrittura intensa e travolgente, dalla quale è impossibile staccarsi. Inoltre, il fatto che sia narrato dal punto di vista del bambino, ne attenua un po' (non molto) il disagio, che rimane comunque persistente per tutta la lettura. Ma io non sono solo in colpevole ritardo, ho sbagliato pure il momento, infatti non avrei dovuto leggerlo ora, dopo essere stata vittima della strazio causato dalla lettura di "Una vita come tante", altrettanto crudele e feroce. Insomma, ne avevo un po' le tasche piene di tutta questa violenza gratuita e sicuramente in un altro momento lo avrei apprezzato molto di più. Il mio voto è pertanto una mediazione tra quello che sarebbe potuto essere e quello che è stato. 3/5 thebloodyisland.it/post/non-si-giudica-un-libro-dalla-copertina-55
Cento_bookCento_book wrote a review
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Babydoll, orsetti di peluche, lacrime di pietra, rossetti fiammanti, carbone avvelenato, polvere di cristallo, meteoriti, sangue, metallo gelido. E poi ancora: mutandine con i pizzi, Tampax che assorbono il male, candeggina che lava via i peccati, Bugs Bunny, Peter Pan, fruste, siringhe e bambole. In Ingannevole è il cuore più di ogni cosa la devozione si mescola senza soluzione di continuità alla dipendenza, la preghiera all’allucinazione, la tenerezza allo sfacelo. Jeremiah ha solo quattro anni quando scopre che i suoi veri genitori non sono quelli, amatissimi, che lo hanno cresciuto fino a quel momento: la sua vera mamma è Sarah, una ragazza ancora adolescente che adesso ne ha ottenuto la tutela e che lo coinvolge in una vita nuova, diversa, terribile. Eppure in qualche modo, giorno dopo giorno, Jeremiah accetta le regole che gli vengono imposte, i travestimenti, la vita randagia da uno stato all’altro, nel cuore di un’America marginale, fatta di roulotte fatiscenti e parcheggi per camionisti, ma anche di immense notti stellate nel deserto, fra la disperazione degli spostati che si fabbricano la droga in cantina e la dolcezza materna delle cameriere nei diners. Un libro un po’ alla Irvin Welsh che non mi ha convinto appieno, anche se si lascia leggere per capire fino a che punto di degrado arriva la storia. Le avventure di Jeremiah e Sarah raccontate in prima persona dagli occhi di un bambino, peccato che il libro si un falso storico. Il libro era spacciato come una storia vera, e così non è, il personaggio pubblico che nelle trasmissioni televisive si spacciava per Jeremiah Terminator LeRoy (J.T. LeRoy appunto) era tutta una macchinazione, l’autore in realtà è un’autrice che in realtà si è inventata tutto. Storia di degrado, follia, che al di là della scorrettezza verso tutto il mondo dei lettori, per fortuna si è rivelata un bluff, una volta tanto. Un libro che può restare sullo scaffale delle librerie.
MansonManson wrote a review
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Una storia cruda, forte, rivoluzionaria, che rimane impressa per sempre...e' una porta drammatica e sconvolgente quella che ci ritroviamo ad aprire quando iniziamo questo romanzo. Non si può non arrivare alla fine, nonostante tutto....per capire .....
trALEmieletturetrALEmieletture wrote a review
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Il bluff letterario del secolo
All’inizio è stato un pugno nello stomaco, una carezza sul viso con la carta vetrata, un bicchiere pieno di whisky bevuto a stomaco vuoto, una discesa vertiginosa in bici senza freni; una storia di infanzia difficile così graffiante, così destabilizzante, così cruda e tragicamente perversa che avrei avuto voglia di chiudere il libro, affacciarmi al balcone e urlare tutto il mio disappunto e il mio disgusto. Poi succede che mi documento sull’autore e sulla veridicità della storia (che sembra così tragicamente e depravatamente vera), e scopro clamorosamente che è tutto un bluff: un bluff è l’autore (che in realtà è un’autrice che si è inventata tutto), un bluff è il personaggio pubblico che nelle trasmissioni televisive si spacciava per Jeremiah Terminator LeRoy (J.T. LeRoy appunto), un bluff era la storia di infanzia spacciata per vera. Il bluff letterario del secolo. Allora mi vien voglia di affacciarmi ancora al balcone, ma per lanciare per strada un libro che mi ha tradito, mi ha ingannato, mi ha preso per i fondelli.
GiùGiù wrote a review
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null
ora, la domanda è: piace Irvine Welsh? Se si, ok, parti a leggere. Se biascichi un "circa, forse" allora evita. questo libro è crudo, non fa sconti, osceno, volgare, contro ogni morale, violenza gratuita per tutti (anche e soprattutto bambini). di contro è pieno di ironia, sarcasmo, cinismo e con brutali esagerazioni espone come può essere per nulla giusta la vita e che non è detto che vada tutto bene
MargotMargot wrote a review
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SHITLIST
Dopo Captain Zhurov e Le Tenia, al terzo posto della mia personale classifica dei più laidi antagonisti di tutti i tempi, si colloca Sarah (e la sua crew di fidanzati). E’, chiaramente, una storia di violenza e sottomissione ed è apprezzabile lo sforzo di filtrare tutto attraverso l’ingenuità di un bambino, per amplificarne il fastidio. Nonostante ciò, l’edizione è stracolma di refusi e non sopporto il bieco opportunismo di due versi di poesia, buttati a caso in un mare magnum di aberrazione.
The Weird FrogThe Weird Frog wrote a review
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Spoiler Alert
Dal letame nascono i fiori.
Be, sapevo a cosa andavo incontro quando ho preso il libro dalla biblioteca della mia città, ma non mi aspettavo dei contenuti davvero così crudi; sapevo che la storia è quella di Jeremiha, un bambino di quattro anni che vive con i suoi premurosi genitori adottivi finché un giorno non viene reclamato dalla madre biologica, Sara, una diciottenne scapestrata figlia di un ministro evangelico che abbandonò il figlio a quattordici anni. Per Jeremiha inizia un lungo calvario in cui vagabonda con la madre degenere per tutta l'America subendo ogni sorta di violenza psicologica e sessuale a cui riesce a sopravvivere sviluppando un gusto per esse e narrandole candidamente come se fossero delle tappe obbligate di un perverso cammino di formazione. Adesso le domande che si farà il lettore sono: ma alla fine c'è un lieto fine? E se no, perché il romanzo ha suscitato tutto questo scalpore? Siamo tutti sadici? La risposta a entrambe le domande è "no": il romanzo non ha un lieto fine e no, noi estimatori di Leroy non siamo dei mostri, anzi, dalla prima all'ultima pagina speriamo che Jeremiha riesca a sopravvivere a tutte le angherie subite senza diventare come la madre. Il bambino, nonostante tutto, sviluppa una sorta di dipendenza affettiva/desiderio di imitazione della madre, senza marcire dentro; l'innocenza, sebbene non del tutto "normale" può crescere anche nei più sordidi contesti e creare gotiche fiabe dallo squallore più nero. Lo stile di Leroy è incisivo ma ricco di metafore, la narrazione sognante ma cruda a livello massimo, ogni paragrafo è u . colpo nello stomaco. Consiglio questa lettura a tutti gli adulti dai 18 anni in sù, credo sia una lettura quasi obbligata per sviluppare empatia verso gli ultimi e i disadattati.
NursekaNurseka wrote a review
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Mi avevano avvertito che Satana si era radicato nella tua anima, che avrebbero dovuto metterti sulla sedia elettrica e mandarti a bruciare all'inferno per sempre.
mimonnimimonni wrote a review
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Molto più duro di Sarah e molto triste. Se in Sarah in fondo ci avevo visto una vaga tenerezza qui non ce n’è nemmeno l’ombra. E le situazioni più squallide e aberranti sono la vita di un bambino che in fondo le vive senza rendersene conto pienamente. Molto amaro.