Jimmy Corrigan
by Chris Ware
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"Sebbene non fosse nelle intenzioni dell'autore della presente pubblicazione produrre un'opera che alcuno potesse considerare 'difficile', 'ermetica' o, ancor peggio, 'impenetrabile', è sorto all'attenzione del nostro consiglio di ricerca che alcuni lettori, per via di una (interamente scusabile) ingnoranza di certe mode che scorrono lungo gli affluenti della 'cultura giovanile d'avanguardia' di oggi, potrebbero ritrovarsi sprovvisti dei mezzi per intrattenere un dialogo semantico soddisacente con il teatro pittografico ivi offerto." (Dall'introduzione)

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RobertoRoberto wrote a review
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La triste solitudine del perdente
Inizio con il dire che non credo di avere mai letto una graphic novel (o dovrei dire romanzo?) più triste di questa. Un libro ponderoso (trecentottanta tavole, tremilasettantadue disegni, trecentottantapagine) che, in modo assolutamente innovativo, meticoloso e originale, racconta l'incontro disastroso tra un uomo di mezza età debole, triste e incapace di reagire con il padre che lo aveva abbandonato da piccolo. Ma il libro racconta nel contempo anche la storia speculare del nonno e del padre del nonno. William Corrigan, padre di Jimmy Corrigan, padre di Jimmy William Corrigan, padre di Jimmy Corrigan, il nostro ragazzo più in gamba della terra. Cosa hanno in comune tutti questi padri? L'inettitudine, l'incapacità di essere padre, una sensibilità pari a quella di un lampadario, una inesistente empatia verso i figli. Perché è triste il libro? Perché Jimmy è indifeso, è giovane ma sembra vecchio, ha un aspetto dimesso e fa fatica ad esprimere le sue opinioni. Subisce le decisioni di chi gli sta intorno. Non riesce a reagire, anche se dentro di sé vorrebbe; e questo dà luogo a una sofferenza silenziosa che si percepisce fisicamente. Jimmy sogna, spera, desidera. Ha grandi speranze per l'incontro con il padre che non ha mai conosciuto. Ma questo incontro lo lascia ancora più disperato di prima, mentre emerge sempre più chiaramente la contrapposizione tra un padre opprimente, brutale e indifferente e la passività imposta al figlio. Le innumerevoli vignette, piccolissime dettagliatissime, mostrano impietosamente le situazioni, le esitazioni, le sequenze, le sofferenze di Jimmy. L'immedesimazione e la sensazione di oppressione, aumentata da una sorta di impietoso umorismo latente, è massima, tanto che ho interrotto spesso la lettura perché troppo doloroso. Una tristezza agghiacciante, solida. Il libro mi ha costretto a riflettere parecchio sia sul rapporto con mio padre che quello con mio figlio. E' sufficiente un legame di parentela per stabilire un rapporto profondo? Che cosa significa essere padri? E soprattutto il ruolo del padre è inalterabile o si modifica con il tempo? Spesso mi sono trovato come Jimmy, in confronto/scontro con mio padre con cui avevo un dialogo inesistente. Spesso ho pensato di odiarlo, spesso ho sognato di andarmene, spesso avrei voluto prenderlo a botte. Salvo poi, ovviamente troppo tardi, accorgermi che lui stesso era semplicemente impreparato a un ruolo che è spesso troppo difficile. Varrà lo stesso per mio figlio? Difficile dirlo. Forse comprendiamo che tipo di contributo abbiamo lasciato solo più tardi; forse mai. Nonostante nel libro tutti siano assolutamente perdenti, gli ottimistici caratteri pubblicitari che gridano "JIMMY CORRIGAN IL RAGAZZO PIÙ IN GAMBA SULLA TERRA!", insieme alle istruzioni per l'uso e i riassunti grafici contribuiscono a intristire ancora di più. Il libro per me ha però anche qualche difettuccio. Innanzitutto il volume è di dimensioni troppo ridotte e si fa veramente fatica sia a leggere che a cogliere tutte le sfumature. Secondariamente mi è parso un poco confusionario in certi passaggi, tanto da costringermi a ritornare indietro spesso a rileggere. I salti temporali e le 4 generazioni certamente non hanno aiutato. Resta certamente un libro molto bello e che ha meritatamente ottenuto tanti riconoscimenti importanti (due Eisner Awards, due Harvey Awards, Miglior GN al Festival di Angoulême e, per la prima volta per una GN, il The Guardian First Book Award). Consigliatissimo, per chi ha voglia di farsi un po' del male.
Domaine72 Domaine72 wrote a review
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da perderci la vista
le scritte in corsivo e per di più scritte in piccolo non aiutano la leggibilità che penso in questo libro sia una parte fondamentale.
PixPix wrote a review
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Lonely
Agg. Solitario. Solo, isolato. Stato permanente di tutti gli esseri umani, nonostante lo sforzo di farci sentire altrimenti. Tale stato può essere alleviato o represso con vari mezzi, es. matrimonio, rapporti sessuali, giochi da tavolo, musica, poesia, televisione, cappellini da festa, pastarelle, ecc., ma non si può risolvere.
JackJack wrote a review
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Di non semplice comprensione, infarcito di tavole minimali ma raffinatissime, narrazione essenziale e profonda, triste, tanto triste, estremamente triste. Sicuramente non ho compreso il tutto fino in fondo, sicuramente lo riprendero' in mano in futuro, sicuramente un'esperienza diversa e unica. "I tuoni in lontananza, una brezza rinfrescante che porta con se i farfuglii dei vicini che si levano dalle case afose, grilli, lucciole... tutto rovinato da una paura che attorciglia lo stomaco. Gli viene male ai piedi (e l'odore famigliare delle ginocchia che precede sempre la punizione), a volte se preme forte sugli occhi, vede cose, macchie rosse e scintille viola-verdi, aloni argentati. Infine decide che e' ora di rientrare. Ma forse prima raccogliera' un sasso e gli dara' un nome, e lo conservera'."
PiperitapittaPiperitapitta wrote a review
Ma...20 cm X 16,5 cm!
È arrivata oggi la mia copia di Jimmy Corrigan il ragazzo più in gamba della terra e sono in preda a una enorme delusione: il libro è... piccolo, piccolo, stramaledettamente piccolo! Peggio per te, penserà qualcuno, che acquisti su Amazon anziché sostenere le librerie indipendenti, ma al di là di questo vorrei poter mettere una foto per far capire a tutti quanto sia piccolo il libro, e in particolare, soprattutto, quanto siano microscopici (e per questo illegibili) i caratteri tipografici all'interno! E questo è indecente, perché rende veramente difficile godere della complessità dell'opera (impegnati come si è a cercare di capire cosa c'è scritto) e manca di rispetto all'autore (e al lettore, ma del lettore chissenefrega, no?). Se Coconino ci legge, che sappia che con me ha perso punti su punti e ancora punti. Lo leggerò, certo che lo leggerò, ma dovrò procurarmi una lente di ingrandimento, e non sto scherzando.
Christian CabizzaChristian Cabizza wrote a review
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Tutte le geometrie della solitudine
C’è chi lo paragona al Jest di D.F. Wallace, chi ne parla come dell’Ulisse joyciano a fumetti, chi lo definisce il più bel graphic novel di sempre, e chi lo addita come opera coraggiosamente sperimentale ma inefficace. Da non addetto ai lavori posso soltanto dire che “Jimmy Corrigan, il ragazzo più in gamba della terra” è un’opera poderosa, nello stile e nella mole, destinata a far parlare di sé per sempre. Oserei dire che per la quantità di spunti che ha introdotto nel modo di fare fumetto - e narrazione in generale, non dimentichiamo come The New Yorker si sia espresso in merito - se ne parli fin troppo poco. Una storia di dolore sospesa tra il Nuovo Millennio e un’America a ridosso della Grande Depressione. Dolore. E tanta solitudine. Forse mai così sorda, fedele, efficace e contagiosa, prima che Chris Ware donasse all’Arte le amarezze del suo eroe. Jimmy Corrigan è un immenso Cubo di Rubik, una matrice infinitamente complessa di inquadrature: i dettagli claustrofobici e le sequenze di piani si alternano all’improvviso spalancarsi del campo, consegnandoci tutte le sfumature visive della sconsolatezza di un Eroe imprigionato in sé stesso. L’introspezione è mai stata più geometrica di così? Personalmente non so rispondere, quel che so dire con certezza è che in questa rilettura Jimmy Corrigan mi ha riconfermato di essere invecchiato splendidamente, e che più delle virtuose geometrie di Ware mi resteranno per sempre nel cuore le sue nevicate. Così infinitamente diverse da quella - pur terribile e meravigliosa - de L’Eternauta, eppure altrettanto efficaci in quella struggente lirica del dolore espressa nell’abbraccio di immagini e parole.
avatar-pravatar-pr wrote a review
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Jimmy Corrigan
Stilisticamente un opera d'arte ma la storia a fumetti più triste mai letta....
Dave X Dave X wrote a review
per deprimersi
se siete felici e volete deprimervi, o se vi piace crogiolarvi nella depressione, ecco, questo è adatto al caso.
Andante con motoAndante con moto wrote a review
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Sullo scherno della mediocrità, ovvero del raziocinio di una tristezza dittatoriale.
Non credo di aver letto mai nulla di così matematicamente straziante. Ogni singolo passaggio, ogni tavola e ogni vignetta sono intrisi di una tristezza dittatoriale, impossibile da sovvertire. L'atmosfera è opprimente, i colori sono tenui anzi quasi sbiaditi, i personaggi parlano poco, sono sempre imbronciati e le architetture eccedono verso il gotico. A portare tutto ciò al parossismo interviene la forma del fumetto - sia grafica che propriamente della struttura narrativa - in ogni istante assolutamente giocosa, elaborata, complessa, ironica, esagerata. Il risultato è che la forma pare prendersi gioco dei contenuti, la sua ironia è un giudizio spietato, e condanna l'immobilismo di Jimmy Corrigan con lo scherno, l'emarginazione. Anche nel titolo, 'il ragazzo più in gamba sulla terra' traspare la derisione, l'odio, l'autocommiserazione che forse l'autore ha verso di sé incarnato nel personaggio. Però mi sento tradito, mi aspettavo qualcosa d'altro, qualcosa di brillante e di luminoso e invece esco sconfitto, amareggiato, disilluso. Innegabilmente è un fumetto interessante e le critiche che lo paragonano a David Foster Wallace e a Joyce non sono certo campate per aria. Però non sono convinto che sia efficace: le prime quaranta tavole richiedono uno sforzo sovrumano per arrivare a capire le regole del gioco e poi, una volta presa la mano e capito come funzionano le cose, manca sempre il momento in cui il lettore viene gratificato. È una enorme attesa, triste, lugubre, e i personaggi più che generare empatia fanno tutti un po' pena.
ilVoltaPagineilVoltaPagine wrote a review
Grigi colpi di tosse
La vita è fatta di silenzi e da infiniti piccoli rumori di fondo. Questo ha ispirato Chris Ware mentre faticava sulle tavole illustrate, e partendo da quel pensiero è andato costruendo un’opera a suo modo monumentale. Ma un monumento di silenzio, in che modo lo si potrebbe rappresentare? Lo immagino come gli spazi vuoti di una esposizione universale, molti giorni prima dell’inaugurazione. Un’esposizione di metà Novecento, con grandi architetture di marmo, obelischi, colonne, cupole rivestite di rame, bandiere sui tetti, e spazi immensi, persino una piscina dalle dimensioni tali da poterci rappresentare una battaglia di navi simile a quella che i romani antichi facevano allagando piazza Navona. Jimmy Corrigan, il protagonista, quando suo padre lo accompagna a visitarla, ne parla come della «impresa più grande dell’umanità» (citazione circa a metà del libro, le pagine non sono numerate). Ci si può davvero perdere in uno spazio così sconfinato e pieno di niente. E Jimmy Corrigan è spesso perduto, incapace di muovere un passo in qualsiasi direzione, proprio lui, il ragazzo più in gamba sulla terra, che il suo creatore deride ripetendo l’appellativo a mo’ di ironico ritornello. E mentre ci sfugge quel mezzo sorriso, ci viene pure il dubbio che ad essere preso in giro non sia solo il povero Jimmy... (leggi il resto su ilvoltapagine.com/2015/03/grigi-colpi-di-tosse.html)