L'agente segreto
by Joseph Conrad
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In apparenza, Mr. Verloc è un bottegaio con a carico moglie, suocera e cognato sconclusionato. In realtà, è un agente segreto al servizio di una imprecisata potenza straniera, che gli chiede di organizzare un attentato all'Osservatorio di Greenwich,per aizzare l'opinione pubblica contro gli anarchici. Verloc provoca l'attentato ma anche danni collaterali che causeranno una reazione a catena dai risvolti ancora più tragici. "L'agente segreto", qui nella magistrale traduzione d'autore di Carlo Emilio Gadda, è uno dei primi romanzi di spionaggio, che indaga il mondo anarchico e quello delle istituzioni deputate all'ordine pubblico, nella brumosa atmosfera della Londra di fine Ottocento.

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ArtemisiaArtemisia added a quotation
L'istinto della rispettabilità convenzionale era forte in lui, superato solo dalla sua avversione per ogni genere di lavoro conosciuto. Un difetto di temperamento che aveva in comune con un'alta percentuale di riformatori e rivoluzionari di un dato ordine sociale. Perché ovviamente non ci si ribella contro i vantaggi e le opportunità di quel dato ordine, ma contro il prezzo che si deve pagare per quei vantaggi e opportunità, come moralità, autocontrollo e duro lavoro. La maggioranza dei rivoluzionari è soprattutto nemica della disciplina e della fatica. Ci sono poi nature per cui il senso di giustizia sembra avere un prezzo mostruosamente enorme, odioso, opprimente, esorbitante, intollerante. Quelli sono i fanatici. La parte residua dei ribelli alla società si spiega con la vanità, madre di tutte le illusioni nobili e vili, compagna dei poeti, dei riformatori, dei ciarlatani, dei profeti... Nessun uomo, impegnato in un lavoro che non gli piace, può conservare molte illusioni rassicuranti su di sé. Il disgusto, l'assenza di fascino dal lavoro si propagano alla sua personalità. Solo quando le attività assegnate ci sembrano obbedire, per un caso fortunato, al particolare fervore del nostro temperamento si può gustare il conforto di un totale autoinganno. Quanto al signor Verloc, la sua meditazione intensa come una specie di muraglia cinese lo isolava dai fenomeni di questo mondo di inutili affanni e di illusiorie apparenze. Il cocchiere guardava le monete d'argento che apparendo molto minute dentro il suo grosso palmo simboleggiavano i risultati insignificanti che ricompensavano il coraggio e la fatica ambiziosi di un'umanità il cui giorno è breve su questa malefica terra. La signora Verloc non sprecava alcun istante di questa effimera vita per andare alla ricerca del lato oscuro delle cose. E' una forma di economia che a tutte le apparenze ha tutti i vantaggi della prudenza. E' ovvio che per qualcuno può essere un bene non sapere troppo. Un atteggiamento questo che si accorda molto bene all'indolenza naturale. "Dimmi cosa sai tu della follia e della disperazione?" Il professore si passò la lingua sopra le labbra secche e sottili e disse in tono dottorale: "Cose simili non esistono. Tutta la passione è morta ormai. Il mondo è mediocre, senza forza. La follia e la disperazione sono una forza. La forza è un crimine agli occhi dei buffoni, dei deboli e degli sciocchi che detengono il potere. Tu sei mediocre. Verloc di cui la polizia è riuscita a coprire così bene il caso e la polizia lo ha assassinato era mediocre. Tutti sono mediocri. Follia e disperazione, dammele come leva e ti solleverò il mondo.
ArtemisiaArtemisia added a quotation
L'istinto della rispettabilità convenzionale era forte in lui, superato solo dalla sua avversione per ogni genere di lavoro conosciuto. Un difetto di temperamento che aveva in comune con un'alta percentuale di riformatori e rivoluzionari di un dato ordine sociale. Perché ovviamente non ci si ribella contro i vantaggi e le opportunità di quel dato ordine, ma contro il prezzo che si deve pagare per quei vantaggi e opportunità, come moralità, autocontrollo e duro lavoro. La maggioranza dei rivoluzionari è soprattutto nemica della disciplina e della fatica. Ci sono poi nature per cui il senso di giustizia sembra avere un prezzo mostruosamente enorme, odioso, opprimente, esorbitante, intollerante. Quelli sono i fanatici. La parte residua dei ribelli alla società si spiega con la vanità, madre di tutte le illusioni nobili e vili, compagna dei poeti, dei riformatori, dei ciarlatani, dei profeti... Nessun uomo, impegnato in un lavoro che non gli piace, può conservare molte illusioni rassicuranti su di sé. Il disgusto, l'assenza di fascino dal lavoro si propagano alla sua personalità. Solo quando le attività assegnate ci sembrano obbedire, per un caso fortunato, al particolare fervore del nostro temperamento si può gustare il conforto di un totale autoinganno. Quanto al signor Verloc, la sua meditazione intensa come una specie di muraglia cinese lo isolava dai fenomeni di questo mondo di inutili affanni e di illusiorie apparenze. Il cocchiere guardava le monete d'argento che apparendo molto minute dentro il suo grosso palmo simboleggiavano i risultati insignificanti che ricompensavano il coraggio e la fatica ambiziosi di un'umanità il cui giorno è breve su questa malefica terra. La signora Verloc non sprecava alcun istante di questa effimera vita per andare alla ricerca del lato oscuro delle cose. E' una forma di economia che a tutte le apparenze ha tutti i vantaggi della prudenza. E' ovvio che per qualcuno può essere un bene non sapere troppo. Un atteggiamento questo che si accorda molto bene all'indolenza naturale. "Dimmi cosa sai tu della follia e della disperazione?" Il professore si passò la lingua sopra le labbra secche e sottili e disse in tono dottorale: "Cose simili non esistono. Tutta la passione è morta ormai. Il mondo è mediocre, senza forza. La follia e la disperazione sono una forza. La forza è un crimine agli occhi dei buffoni, dei deboli e degli sciocchi che detengono il potere. Tu sei mediocre. Verloc di cui la polizia è riuscita a coprire così bene il caso e la polizia lo ha assassinato era mediocre. Tutti sono mediocri. Follia e disperazione, dammele come leva e ti solleverò il mondo.
Davide GiandonatoDavide Giandonato added a quotation
Tutta la sua persona esalava il fascino di una freschezza quasi rugiadosa. Una risata maligna del compagno Ossipon troncò di netto la concione e la lingua di colpo esitò, e gli occhi leggermente esaltati dell’apostolo presero a vagare, stralunati. Li richiuse lentamente per un istante, quasi per radunare i suoi pensieri in fuga. Si fece silenzio; ma un po’ per via dei due becchi a gas al di sopra del tavolo e un po’ per il caminetto acceso, il salottino sul retro del negozio di Mr Verloc si era fatto atrocemente caldo. Verloc, alzandosi dal divano pesantemente, con riluttanza, aprì la porta che dava in cucina per far entrare un po’ d’aria e rivelò così l’innocente Stevie, seduto buono e tranquillo al tavolo della cucina a disegnare cerchi, cerchi, cerchi; innumerevoli cerchi, concentrici, eccentrici, un vorticoso irradiarsi di cerchi che, per la loro confusa moltitudine di infinite curve, uniformità e confusione di linee intersecanti, suggerivano una rappresentazione del caos cosmico, il simbolismo di un’arte folle che tenta l’inconcepibile. L’artista non voltò mai la testa; e l’impegno assunto che metteva in quel lavoro gli faceva tremare la schiena, e il suo collo esile, affossato in una cavità profonda alla base del cranio, sembrava sul punto di spezzarsi. Tale era la sua foga che il pomo del bastone gli sbatteva contro le gambe, mentre il tronco, drappeggiato dai lembi della mantellina, conservava il suo storico atteggiamento di sfida. Sembrava annusare l’aria mefitica della crudeltà sociale, allungare l’orecchio per udire i suoi suoni atroci. C’era, nel suo atteggiarsi, una straordinaria forza evocativa. Il veterano delle guerre dinamitarde, ormai quasi moribondo, era stato tutta la vita un grande attore: attore sui palchi, in assemblee segrete, in incontri privati. Il famoso terrorista mai, in vita sua, aveva alzato di persona anche un solo dito contro l’edificio sociale. Non era un uomo d’azione; non era nemmeno un oratore dall’eloquenza torrenziale che trascinasse le folle nel travolgente rumoreggiare e ribollirei un grande entusiasmo. Con intento ben più sottile, aveva assunto il ruolo di insolente e velenoso evocatore di quegli impulsi sinistri annidati nell’invidia cieca e nella vanità esasperata dell’ignoranza, nella sofferenza e nello squallore della povertà, in tutte le nobili illusioni piene di speranze della sacrosanta rabbia, pietà e rivolta. L’ombra del suo talento maligno lo impregnava come l’odore di una pozione mortale in una vecchia fiala di veleno ormai vuota, inutile, pronta a essere abbandonata sul cumulo di immondizie delle cose che hanno fatto il loro tempo. «Non capisci», cominciò sprezzante, ma si fermò subito, intimidito dalle orbite tenebrose degli occhi cavernosi in quel viso che si girò lentamente verso di lui con uno sguardo cieco, quasi fosse guidato dal suono. Rinunciò alla discussione con una scrollatina delle spalle. I grandi occhiali tondi, che conferivano a quella faccia giallognola un’espressione fissa e tracotante, scrutarono Ossipon come globi insonni che non si chiudono mai ma mandano raggi di fuoco freddo. I suoi pensieri sembravano fermarsi in equilibrio su una parola prima di passare alla successiva, quasi che le parole fossero delle rocce su cui il suo intelletto dovesse poggiare delle poggiare per attraverso le acque dell’errore. Nella sua mente l’incidente rimaneva un po’ oscuro. Ma il suo intelletto, pur avendo perduto la sua originale vivacità, intorpidito com’era da anni di esposizione sedentaria alle intemperie, non mancava di indipendenza o buonsenso. Un urlo proveniente dalle profondità più interne del suo petto si spense non udito, trasformato in una specie di sapore sulle sue labbra, untuoso e nauseabondo.
Davide GiandonatoDavide Giandonato added a quotation
Tutta la sua persona esalava il fascino di una freschezza quasi rugiadosa. Una risata maligna del compagno Ossipon troncò di netto la concione e la lingua di colpo esitò, e gli occhi leggermente esaltati dell’apostolo presero a vagare, stralunati. Li richiuse lentamente per un istante, quasi per radunare i suoi pensieri in fuga. Si fece silenzio; ma un po’ per via dei due becchi a gas al di sopra del tavolo e un po’ per il caminetto acceso, il salottino sul retro del negozio di Mr Verloc si era fatto atrocemente caldo. Verloc, alzandosi dal divano pesantemente, con riluttanza, aprì la porta che dava in cucina per far entrare un po’ d’aria e rivelò così l’innocente Stevie, seduto buono e tranquillo al tavolo della cucina a disegnare cerchi, cerchi, cerchi; innumerevoli cerchi, concentrici, eccentrici, un vorticoso irradiarsi di cerchi che, per la loro confusa moltitudine di infinite curve, uniformità e confusione di linee intersecanti, suggerivano una rappresentazione del caos cosmico, il simbolismo di un’arte folle che tenta l’inconcepibile. L’artista non voltò mai la testa; e l’impegno assunto che metteva in quel lavoro gli faceva tremare la schiena, e il suo collo esile, affossato in una cavità profonda alla base del cranio, sembrava sul punto di spezzarsi. Tale era la sua foga che il pomo del bastone gli sbatteva contro le gambe, mentre il tronco, drappeggiato dai lembi della mantellina, conservava il suo storico atteggiamento di sfida. Sembrava annusare l’aria mefitica della crudeltà sociale, allungare l’orecchio per udire i suoi suoni atroci. C’era, nel suo atteggiarsi, una straordinaria forza evocativa. Il veterano delle guerre dinamitarde, ormai quasi moribondo, era stato tutta la vita un grande attore: attore sui palchi, in assemblee segrete, in incontri privati. Il famoso terrorista mai, in vita sua, aveva alzato di persona anche un solo dito contro l’edificio sociale. Non era un uomo d’azione; non era nemmeno un oratore dall’eloquenza torrenziale che trascinasse le folle nel travolgente rumoreggiare e ribollirei un grande entusiasmo. Con intento ben più sottile, aveva assunto il ruolo di insolente e velenoso evocatore di quegli impulsi sinistri annidati nell’invidia cieca e nella vanità esasperata dell’ignoranza, nella sofferenza e nello squallore della povertà, in tutte le nobili illusioni piene di speranze della sacrosanta rabbia, pietà e rivolta. L’ombra del suo talento maligno lo impregnava come l’odore di una pozione mortale in una vecchia fiala di veleno ormai vuota, inutile, pronta a essere abbandonata sul cumulo di immondizie delle cose che hanno fatto il loro tempo. «Non capisci», cominciò sprezzante, ma si fermò subito, intimidito dalle orbite tenebrose degli occhi cavernosi in quel viso che si girò lentamente verso di lui con uno sguardo cieco, quasi fosse guidato dal suono. Rinunciò alla discussione con una scrollatina delle spalle. I grandi occhiali tondi, che conferivano a quella faccia giallognola un’espressione fissa e tracotante, scrutarono Ossipon come globi insonni che non si chiudono mai ma mandano raggi di fuoco freddo. I suoi pensieri sembravano fermarsi in equilibrio su una parola prima di passare alla successiva, quasi che le parole fossero delle rocce su cui il suo intelletto dovesse poggiare delle poggiare per attraverso le acque dell’errore. Nella sua mente l’incidente rimaneva un po’ oscuro. Ma il suo intelletto, pur avendo perduto la sua originale vivacità, intorpidito com’era da anni di esposizione sedentaria alle intemperie, non mancava di indipendenza o buonsenso. Un urlo proveniente dalle profondità più interne del suo petto si spense non udito, trasformato in una specie di sapore sulle sue labbra, untuoso e nauseabondo.
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"He positively saw snakes now"
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"How can a political philosophy based on the peaceful virtues of consideration for the oppressed and an impassioned desire to end their oppression so easily become a force reliant on oppressive violence?"
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"Only a fruiterer's stall at the corner made a violent blaze of light and colour. Beyond was all black, and the few people passing in that direction vanished at one stride beyond the glowing heaps of oranges and lemons"
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(of peculiar patrons) "They seemed created for the Italian restaurant, unless the Italian restaurant had been perchance created for them. But that last hypothesis was unthinkable, since one could not place them anywhere outside those special establishments. One never met these enigmatic persons elsewhere"
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"Its deliberation upon international action for the suppression of political crime don't seem to get anywhere. England lags. This country is absurd with its sentimental regard for individual liberty"