L'assassino scrive di notte
by Elizabeth Daly
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Strane cose stanno accadendo a Underhill, la villa di campagna non lontana da New York dove Florence Hutter si è da poco trasferita col marito. Oltre a intrattenersi con parenti e ospiti di ogni tipo, la padrona di casa è impegnata nella stesura di un romanzo d'amore, ma da un po' di tempo qualcuno, di notte, si diverte a inserire nel suo dattiloscritto frasi macabre e minacciose. Forse è solo uno scherzo di cattivo gusto, ma secondo Florence, da poco iniziata alla scrittura automatica e all'uso di una planchette per comunicare con i defunti, potrebbe trattarsi dell'opera di qualche spirito. Dopo che il "fenomeno" si è ripetuto per due settimane, la donna decide di convocare il suo vecchio amico Henry Gamadge, il bibliofilo con l'hobby dell'investigazione già protagonista di "Morte al telefono" (I bassotti n. 40), perché l'aiuti a venire a capo del mistero. Non appena giunge alla villa, questi si rende conto che la minaccia non proviene dall'aldilà, bensì da una persona in carne e ossa molto vicina alla famiglia Hutter... una persona che non tarderà ancora molto a passare all'azione. Un mistery del 1943 scritto dall'autrice americana preferita da Agatha Christie.

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7
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Ultimi anglosassoni - 03 feb 19
Certo mi sembra un bel salto degli editor italiani passare da “Nessuno può salvarmi” a questo anodino sull’assassino che scrive di notte. Che in effetti, la vittima predestinata non potrà essere salvata nonostante tutto l’impegno del protagonista. Ma che l’assassino scriva di notte è un’illazione che inferisce sulla scrittura di alcune frasi simbolicamente (e pateticamente) ingiuriose all’interno di un dattiloscritto delle memorie della futura vittima. Non è solo l’assassino che scrive di notte, e non si capisce la ratio che c’è dietro la scelta di questo titolo. Ma non è questa la sola pecca del libro. Certo, questa è l’unica non imputabile all’autrice, anche lei, come le ultime segnalate, proveniente dalla parte americana dell’anglofonia. Anzi, newyorchese per l’esattezza. Elizabeth ha una degna famiglia alle spalle (padre giudice, zio commediografo di successo), fa onorevoli studi finendo nell’insegnamento universitario. Ma ha sempre avuto il pallino dei romanzi gialli, di cui diventa esperta lettrice, ma non altrettanto esperta autrice. Tanto che sin dagli anni Trenta prova a confezionare trame “di mistero”, ma con scarso successo e nessuna pubblicazione. La svolta, minimale ma significativa, avviene nel ’40, quando riesce a vendere la prima novella che ha per protagonista Henry Gamadge. Un personaggio cui fa ricalcare un po’ la sua storia personale, anche se ne colloca la nascita nel 1904, quando lei ha 25 anni. Un personaggio su cui imbastisce alla fine sedici libri. Un personaggio cha ha la passione per le edizioni rare dei libri. Proprietario di una libreria di vecchi libri e noto esperto di incunaboli e manoscritti autografi, è un “gattofilo” (il suo gatto Martin è per lui pari a un essere umano) che occupa il suo tempo libero per giocare a bridge e inscenare spettacoli teatrali dilettanteschi. Nel suo tempo libero, si rivela anche come un detective perspicace, che sa come sondare le oscure profondità dell'anima di un assassino. Ma questa è teoria, che qui non solo il racconto è ingarbugliato, ma le doti del nostro Henry non mi sembra vengano particolarmente esaltate dalla trama. L’unico tratto distintivo è che il nostro, fin dall’inizio, dice di aver capito tutto, e ne sta cercando le prove. Ma un’affermazione non fa una verità (almeno nel mondo reale, non ad esempio in quello pentastellato… ma questo sarebbe un altro discorso). Ed io aspetto le quasi trecento pagine per saperne di più. Ed alla fine, poco di più se ne sa. Con una descrizione dello scioglimento dei misteri che non si riesce a decrittare fino in fondo. Tra l’altro la scrittura è discretamente involuta, non si scioglie fluida in descrizioni e dialoghi. Partendo in ogni caso da una premessa poco allettante, come quella descritta all’inizio per il futuro libro di memorie di Florence. Il suo giovane fratello chiede aiuto al nostro Henry, e tutto converge sulla lugubre casa di campagna, la casa ereditaria degli Hutter. Dove sono presenti, oltre a Florence e il fratello Silvester, Tim, il giovane marito di Florence, miss Wing, la segretaria tuttofare, Susie, un’amica giovane e un po’ svenevole, Sally, che Florence aveva “costretto” al divorzio dall’alcolizzato Bill, Percy, altro giovane squattrinato, e Corinne, la cugina del ramo cadetto, dove si ricorda, di passaggio che i rispettivi genitori ebbero liti giovanili mai sopite. Il tutto ancor più complicato da questioni testamentarie. Il grande patrimonio degli Hutter risulta vincolato sino alla morte di uno dei due fratelli. In questo clima poco disteso, da un lato si intrecciano storie di possibili rapporti ed amori clandestini, mai ben chiariti. Dall’altro, Sil viene ucciso, quindi Florence diventa erede del patrimonio considerevole. Motivo per cui Henry la convince alla redazione di un testamento civetta, dove inopinatamente lascia tutto alla segretaria. Peccato che subito dopo anche Florence venga uccisa, ed il testamento diventa reale. Ci sono tentativi, molto poco riusciti, di suscitare interesse con sedute spiritiche, statue tribali poco raccomandabili, ed altre amenità. Henry scopre solo che la segretaria non era proprio ignota, visto che aveva rapporti di conoscenza ben stretti sia con Sally che con Corinne. Ecco allora che il campo è ben ristretto. Si può puntare il dito proprio sulla segretaria, sul marito Tim che verrebbe diseredato o sui rancori della cugina Corinne. Henry risolve la matassa poco ingarbugliata, senza coinvolgerci più di tanto, senza spiegare in dettaglio la successione degli avvenimenti. Lasciando inoltre spiragli di futuro che non capiamo e non seguiamo in modo particolare. Insomma, non capisco come Agatha Christie potesse dire che la Daly la incuriosisce e la stimola. Forse altre prove danno miglior risultato. Questa risulta una lettura faticosa ma soprattutto molto poco stimolante.
PfabrizioPfabrizio wrote a review
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Veramente bruttino e sconclusionato. Malgrado gli omicidi siano ben congegnati, è il contesto che è poco credibile, e tanti particolari sembrano messi lì a caso.
Viandante JanViandante Jan wrote a review
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Come al solito: meglio l'idea della resa.
Lettore di MondiLettore di Mondi wrote a review
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Carino, ma gli anni pesano
Inizio dicendo che a me i gialli classici di questo genere piacciono, tante persone insospettabili chiuse in una casa con un'ambientazione all'inglese ed infatti questo giallo classico mi ha preso subito sin dall'inizio. Ha un unico difetto: è classico, ma fin troppo "classico", purtroppo gli anni (il libro è ambientato nella prima metà del 900) si sentono, così come si sente la totale assenza di tecnologia che ormai impregna ogni indagine del nostro tempo. Di solito non sento l'assenza della tecnologia in questo genere di libri, ma stavolta si. Questo vuol dire che qualcosa stavolta mancava: per questo le tre stelle.
Roby66Roby66 wrote a review
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Giallo godibile, scritto dall'autrice preferita di Agatha Christie. Nella storia troviamo tutti I classici elementi del genere: una grande tenuta, una ricca famiglia ,una grossa eredita', personaggi bizzarri e un'inevstigatore dilettante. La lettura non e' stata mai noiosa e a tratti intrigante con un finale dal sottile colpo di scena. Non mancano momenti di humor.
ClaudiaClaudia wrote a review
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Un ottimo giallo, anche se il finale, con tutta una spiegazione di accordi tra le parti, è veramente confuso e ridondante.
AlbertominazziAlbertominazzi wrote a review
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Giallo molto classico per ambientazione (una villa) e personaggi (un nucleo familiare allargato e gravitante attorno a coloro che hanno i soldi), nella giusta misura fuori dal tempo presente (le donne? Non devono portare i pantaloni...! - sic! -), dallo sviluppo discreto, con una soluzione plausibile, ma una spiegazione finale alquanto ingarbugliata. Dopo una prima lunga fase in cui si creano le premesse (le frasi inserite nottetempo nel romanzo della padrona di casa) e si conoscono i personaggi (sarà un mio limite, ma li ho ben inquadrati tutti, tranne Susie e Sally, che ho continuato a confondere fino al termine del romanzo), arrivano in rapida successione due omicidi. Di indizi veri e propri ce n'è uno solo, ma, pur essendomi sfuggito, e non avendo così formulato alcuna ipotesi valida sul nome dell'omicida, è abbastanza indicativo, soprattutto dal punto di vista psicologico. Senza dire di cosa si tratta, per non rovinare la lettura (dico solo che viene approfondito tra la fine di pagina 251 e l'inizio di pagina 252), la rilevanza che ne viene data è diversa da quella che serve invece per me per puntare il dito nella giusta direzione. E, da qui, parte una spiegazione finale in cui lo stile dell'autrice si involve, con l'ultimo capitolo, in cui viene spiegato tutto, che, anziché appianare le acque, mettendo tutti i tasselli al loro banale posto (come normalmente accade nei gialli classici), si aggroviglia attorno a una serie di arzigogolati accordi tra i vari personaggi che potevano essere risparmiati (bastava dire il movente e sarebbe stato più che sufficiente). Tutto ciò premesso, merita tre stelle.