L'Assommoir
by Émile Zola
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"Ho voluto dipingere il tracollo fatale di una famiglia operaia nell'ambiente appestato dei nostri sobborghi. Dove regnano l'ubriachezza e l'ozio, prima o poi troviamo l'allentamento dei vincoli familiari, le sozzure della promiscuità, il progressivo oblio dei sentimenti onesti; poi, in conclusione, la vergogna e la morte." Eppure, continua Émile Zola, "L'Assommoir è il più casto dei miei libri. La forma, soltanto la forma ha scandalizzato i critici. Il mio crimine è di aver avuto la curiosità letteraria di raccogliere e di fondere in uno stampo molto elaborato la lingua del popolo". Lo straordinario esperimento linguistico di Zola è l'invenzione di una forma narrativa ricca di indiretti liberi capaci di creare una intensa empatia con i personaggi e al tempo stesso di far irrompere nel testo una violenta denuncia sociale, senza che sia l'autore a farsene carico in prima persona. Il primo romanzo che emani davvero "l'odore del popolo" è qui offerto nella traduzione e con l'apparato di commento di uno dei più famosi francesisti italiani.

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elettraelettra wrote a review
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Settimo libro del ciclo dei Rougon – Macquart, l’Assomoir, rappresenta a mio parere non solo un capolavoro nel senso assoluto del termine ma anche il perfetto esempio del “Romanzo sperimentale” così illustrato da Zola nel suo Manifesto del Naturalismo.”…Lo scrittore, come uno scienziato, analizza la realtà, ne indaga a fondo le cause sociali ed ambientali, scrivendo nel modo più impersonale possibile e astenendosi da alcun giudizio…..”. Così Zola ci porta dentro ai bassifondi, alla realtà squallida dove si dibattevano gli umili, gli operai e i lavoranti della periferia di Parigi. E per essere ancora più vicino alla realtà Zola si impadronisce dell’”argot”, il linguaggio tipico, colorito e volgare della classe operaia parigina. Nella narrazione o anche nelle descrizioni di oggetti e ambienti visti con gli occhi di Gervaise, per esempio, o degli altri protagonisti, lo scrittore non si allontana da questo linguaggio. Il periodo storico del Secondo Impero si inserisce perfettamente nell’intreccio narrativo con lo sventramento di interi quartieri medievali per far posto ad ampi boulevard, con l’inarrestabile rivoluzione industriale che porterà sempre più all’impoverimento della classe operaia. Nella descrizione delle bettole, delle strade fangose, dei palazzi, delle catapecchie tutto appare incredibilmente reale, autentico, così come orribilmente vere appaiono le esistenze dei personaggi, sempre più senza speranza, se non nella degradazione all’ultimo stadio, perché quando la speranza viene a mancare, rimane solo l’abbruttimento del bere. Aggiungo a questo quadro anche il fatto che i personaggi vivono nell’abbruttimento, manifestando emozioni intense, come la rabbia, l’invidia, la paura e anche la pietà: passioni comunque reali e vere. L’amore in questo contesto è più raro e se c’è viene comunque soffocato dallo squallore della realtà. Un mondo vero e drammatico che ci fa palpitare ad ogni caduta! Ma come aveva scritto Zola nel suo Manifesto “lo scrittore ha il compito di denunciare l’esistenza di una realtà concreta, promuovendone il cambiamento.” e questo chiarisce il clamore e le censure che il libro suscitò all’epoca della pubblicazione
Klomarz Klomarz wrote a review
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Cosa posso dire per "recensire" un gigante come Emile Zola? Poco che non sia stato già detto, e in modo più autorevole. Di mio dico che il "voto" molto alto è da condividere con la traduzione di Luca Salvatore, che mi ha portato, col suo lessico minuziosamente ricercato per rendere l'idea delle parole dell'autore, a trovarmi immerso in quel mondo così diverso, così lontano, così disperato e disperante. Qualche volta prendere in mano i classici regala sensazioni e pensieri più attuali di quanto accada con certa letteratura realista contemporanea.
Maurizio GMaurizio G wrote a review
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L'empatia con la miseria
Zola è stato il primo a frugare scientificamente nel cosiddetto quarto stato, o meglio nelle sue viscere più recondite, miserabili, sventurate. Difende i suoi personaggi definendoli creature innocenti e in qualche modo lo sono, attrezzati geneticamente solo per la malasorte e non preparati a ricevere un giorno di gloria, quel giorno di gloria che sarà il vero inizio del loro continuo precipitare. Il finale riscatta i protagonisti ma anche il linguaggio del libro, che torna a essere alto dopo un esperimento a mio avviso non riuscitissimo di far parlare anche il narratore con l'argot.
AdrianaT.AdrianaT. wrote a review
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Gervaise e i suoi due mariti
Et voilà, Zola! A me piace veramente!, sembra scritto ieri. Così nitido, così moderno e immediato nel linguaggio gergale (nonostante alcuni appesantimenti nella traduzione dall'argot piuttosto discutibili, a partire dal titolo*), solletica costantemente i centri dell'attenzione. Mi ha fatto addirittura pensare a un Fante dilatato con il suo realismo sporco. Dopo Germinale, un'altra positiva esperienza con Zola, magnifico narratore dell'ottocentesca Parigi dei sobborghi, delle arti e dei mestieri degli umili siano essi operosi o sfaticati, nell'imminenza dell'industrializzazione, e della storia della lavandaia poliandrica Gervaise, viso di bionda, sul quale il sole più che sorgere, tramonta. «Alla fin fine, finché il marito e l’amante erano contenti, finché riusciva a mandare avanti la baracca senza troppi problemi, e tutti erano allegri dalla mattina alla sera, ben pasciuti e soddisfatti della bella vita che facevano, non c’era davvero niente di cui lamentarsi. E poi, a pensarci bene, non doveva essere un gran male, quello che faceva, visto che le cose si arrangiavano così bene e nessuno aveva niente da ridire; di solito si è puniti, quando ci si comporta male.» Indugia parecchio in descrizioni molto frequenti e dettagliate di persone, cose, luoghi e atmosfere: dal freddo che paralizza, al caldo che squaglia e asfissia, alla fame che attanaglia: miseria nera. Qualcuno disse che le descrizioni sono il respiro di un libro; io ho una certa tendenza a passarle via velocemente perché preferisco la continuità nell'azione, ma quelle di Zola sono dei magnifici dipinti fra Impressionismo e Realismo, e sarebbe opportuno che qualche sano esercizio di respirazione imparassi a farlo. *Assommoir: (fig. fam.) osteria; bettola... [perché 'scannatoio'?🤔]
RobertabeRobertabe wrote a review
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Per me tra i migliori romanzi in assoluto. Descrive il percorso di vita doloroso e sciagurato di una operaia parigina, portando il lettore all'impossibilità di distaccarsi dall pagine, benchè preso da un senso di rabbia e disgusto. Una capacità unica di descrivere e di entrare nei personaggi, portati sempre al limite. Appassionante, doloroso, istruttivo, mi ha catapultato nella Parigi del 1800.
lordthunalordthuna wrote a review
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È possibile riscattarsi, risalire la scala sociale sfruttando le possibilità della grande città? Bastano una forte volontà e un carattere deciso e positivo per combattere le avversità del quotidiano e sfidare le insidie anche da parte di chi dovrebbe incoraggiare e/o essere un sostegno? Purtroppo c'è sempre un Assommoir (Scannatoio, Ammazzatoio) vicino, un'infima bettola, non certo un richiamo di sirene con musiche e lustrini, piuttosto un buco nero che corrode e risucchia l'anima giorno dopo giorno…
CaRoCaRo wrote a review
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Splendido. Più leggo Zola e più mi innamoro della sua scrittura, dei suoi personaggi, dei suoi luoghi e delle sue storie. Si può solo leggere per capire.
Cerendira Cerendira wrote a review
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struggente...
Ctr bibliotecaCtr biblioteca wrote a review
POSIZIONE LIBRERIA
NA127
Frasi arziantiFrasi arzianti wrote a review
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Frasi dal libro
“Era tutto uno scalpiccio d’armenti, una folla che a ogni battuta d’arresto si allargava in pozzanghere sul selciato, un corteo senza fine di operai che andavano al lavoro, con gli attrezzi in spalla e la pagnotta sottobraccio; quella ressa si perdeva continuamente dentro Parigi, che nel suo gorgo orrendo attirava tutto.” frasiarzianti.wordpress.com/2018/08/28/lo-scannatoio-emile-zola