L'elenco telefonico di Atlantide
by Tullio Avoledo
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La Cassa di credito cooperativo del Tagliamento e del Piave, nel cui ufficio legale lavora Giulio Rovedo, il protagonista, viene repentinamente assorbita da Bancaalleanza. Amon Gottman, l'uomo che ha guidato la fusione, è una figura spietata e ambigua. Cecilia Mazzi, il nuovo capo del personale, circuisce Rovedo e fa in modo che la cosa giunga alle orecchie della moglie di lui, che non esita a metterlo alla porta. Ma dietro questo inspiegabile comportamento non si cela un modo per far fuori un dipendente scomodo, ma qualcosa di molto più misterioso, e infatti proprio lo stabile dove Giulio Rovedo stabilisce il suo alloggio temporaneo diviene l'epicentro di strani accadimenti.

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Pino SinigagliaPino Sinigaglia added a quotation
Senza passione per il lavoro, l'ufficio diventa una prigione. Senza passione, ogni cosa diventa una prigione.
Pino SinigagliaPino Sinigaglia added a quotation
Senza passione per il lavoro, l'ufficio diventa una prigione. Senza passione, ogni cosa diventa una prigione.
mimmolomimmolo added a quotation
Prima che Giulio se ne andasse, Franco ha insistito per leggergli la storia di Giobbe dalla Bibbia. — Se pensi che la tua situazione sia brutta sta’ a sentire. «C’era nella città di Hus un uomo chiamato Giobbe: uomo perfetto, integro, timorato di Dio e alieno dal male». Era l’uomo più ricco e felice di tutto il paese. «Aveva sette figli e tre figlie, e il suo gregge era di settemila pecore e tremila cammelli, di cinquecento paia di bovi e cinquecento asine, e servitù assai numerosa ». — Ovvio, con tutto quel bestiame. — «Un giorno il Satana...». — Il Satana? Cos’era, milanese anche lui? "Tel chi el Satana"? — Qui c’è scritto così: il Satana. Fammi andare avanti. Allora, il Satana andò dal Signore e gli disse, più o meno, «per forza Giobbe ti adora. Gli hai dato tutto. E l’uomo più ricco e felice della terra. Ma prova un po’ a togliergli la tua protezione, lasciami un po’ fare e vediamo se continua a rimanerti fedele». Allora Dio disse al Satana: «Okay, fa’ quello che vuoi delle sue cose. Ti pongo una sola condizione: a Giobbe non devi torcere un capello». Così un giorno, mentre Giobbe è a casa tranquillo, arriva un messaggero che gli dice che le sue magnifiche mandrie di buoi e di asine sono state predate dai Sabei, e i mandriani passati a fil di spada. Mentre il primo messaggero sta ancora parlando, ne entra un altro che dice a Giobbe che il fuoco di Dio è sceso dal cielo e ha distrutto il suo gregge di settemila pecore, guardiani compresi. Arriva un terzo messaggero e annuncia che i Caldei si sono presi i cammelli e hanno passato i guardiani a fil di spada. — Certo che erano cazzi, lavorare per Giobbe. Quasi quasi mi fa rivalutare Bancalleanza. — Aspetta. Questo è solo l’inizio. Giobbe sta cominciando a domandarsi «e adesso cos’altro potrebbe succedermi ?», quando entra un quarto messaggero e gli dice che il vento ha abbattuto la casa dove i figli e le figlie di Giobbe mangiavano, e nel crollo sono morti tutti. Allora Giobbe si straccia la veste, si rade il capo e si butta a terra per il dolore. Ma non gli sfugge di bocca neanche una parola di rimprovero contro il Signore. Allora il Satana dice a Dio, «va bene, è bravo, d’accordo. Ma in fondo, col tuo divieto, io mica ho potuto toccarlo. Vorrei vedere cosa succederebbe se tu mi lasciassi mettergli le mani addosso». Allora Dio permette al Satana di prendersela anche con Giobbe. — Bene. E già più sportivo. Adesso vediamo chi vince. — E il Satana «colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo». Ma anche così, Giobbe restò fedele al suo Signore. Ti risparmio la descrizione delle altre disgrazie di Giobbe, e ti risparmio anche tutti i discorsi che fa per giustificare il suo Dio. Sono molto belli, ma vanno bene per me, non per te. Comunque la sostanza è che alla fine Dio rimette le cose a posto. I parenti e gli amici tornano a frequentare Giobbe, che nel frattempo è guarito. Giobbe diventa ancora più ricco di prima, e ora possiede quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine. — E senza pagare neanche un siclo di capitalgain. — Ebbe altri sette figli e tre figlie, tutte e tre bellissime. « E dopo questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide i figli e i figli dei suoi figli, sino alla quarta generazione. Poi morì, vecchio e sazio di giorni». — Mi ricorda "Una poltrona per due". La scommessa tra i due vecchi. Non devi vederlo come una barzelletta. È una cosa seria. Ha un grande significato morale. — Sì, d’accordo. E sai qual è, secondo me? Che Dio, per vincere una scommessa con «un Satana», che immagino sia la bassa forza dell’inferno.. — ... mette alla prova il suo servo Giobbe, certo. — Ma va’ a cagare. Dio lascia morire migliaia di animali e decine di persone. E poi rimette tutto a posto, dici? Vaglielo a dire ai servi ammazzati. Vaglielo a dire ai figli e alle figlie di Giobbe che sono morti quando gli è crollata in testa la casa. — Perché ti incazzi? — Perché mi incazzo? Sono venuto da te per chiarirmi le idee e torno via che le ho più confuse di prima. Ho passato la serata col fratello gemello di Erri De Luca. Bel risultato. — Pensavo fossi venuto per me. — No, ero venuto per "me". Cazzo. Per una volta ero venuto "per me". E non tirarmi fuori la storia dell’Aids. Almeno tu hai goduto, per prendertelo!
mimmolomimmolo added a quotation
Prima che Giulio se ne andasse, Franco ha insistito per leggergli la storia di Giobbe dalla Bibbia. — Se pensi che la tua situazione sia brutta sta’ a sentire. «C’era nella città di Hus un uomo chiamato Giobbe: uomo perfetto, integro, timorato di Dio e alieno dal male». Era l’uomo più ricco e felice di tutto il paese. «Aveva sette figli e tre figlie, e il suo gregge era di settemila pecore e tremila cammelli, di cinquecento paia di bovi e cinquecento asine, e servitù assai numerosa ». — Ovvio, con tutto quel bestiame. — «Un giorno il Satana...». — Il Satana? Cos’era, milanese anche lui? "Tel chi el Satana"? — Qui c’è scritto così: il Satana. Fammi andare avanti. Allora, il Satana andò dal Signore e gli disse, più o meno, «per forza Giobbe ti adora. Gli hai dato tutto. E l’uomo più ricco e felice della terra. Ma prova un po’ a togliergli la tua protezione, lasciami un po’ fare e vediamo se continua a rimanerti fedele». Allora Dio disse al Satana: «Okay, fa’ quello che vuoi delle sue cose. Ti pongo una sola condizione: a Giobbe non devi torcere un capello». Così un giorno, mentre Giobbe è a casa tranquillo, arriva un messaggero che gli dice che le sue magnifiche mandrie di buoi e di asine sono state predate dai Sabei, e i mandriani passati a fil di spada. Mentre il primo messaggero sta ancora parlando, ne entra un altro che dice a Giobbe che il fuoco di Dio è sceso dal cielo e ha distrutto il suo gregge di settemila pecore, guardiani compresi. Arriva un terzo messaggero e annuncia che i Caldei si sono presi i cammelli e hanno passato i guardiani a fil di spada. — Certo che erano cazzi, lavorare per Giobbe. Quasi quasi mi fa rivalutare Bancalleanza. — Aspetta. Questo è solo l’inizio. Giobbe sta cominciando a domandarsi «e adesso cos’altro potrebbe succedermi ?», quando entra un quarto messaggero e gli dice che il vento ha abbattuto la casa dove i figli e le figlie di Giobbe mangiavano, e nel crollo sono morti tutti. Allora Giobbe si straccia la veste, si rade il capo e si butta a terra per il dolore. Ma non gli sfugge di bocca neanche una parola di rimprovero contro il Signore. Allora il Satana dice a Dio, «va bene, è bravo, d’accordo. Ma in fondo, col tuo divieto, io mica ho potuto toccarlo. Vorrei vedere cosa succederebbe se tu mi lasciassi mettergli le mani addosso». Allora Dio permette al Satana di prendersela anche con Giobbe. — Bene. E già più sportivo. Adesso vediamo chi vince. — E il Satana «colpì Giobbe con una piaga maligna, dalla pianta dei piedi alla cima del capo». Ma anche così, Giobbe restò fedele al suo Signore. Ti risparmio la descrizione delle altre disgrazie di Giobbe, e ti risparmio anche tutti i discorsi che fa per giustificare il suo Dio. Sono molto belli, ma vanno bene per me, non per te. Comunque la sostanza è che alla fine Dio rimette le cose a posto. I parenti e gli amici tornano a frequentare Giobbe, che nel frattempo è guarito. Giobbe diventa ancora più ricco di prima, e ora possiede quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di bovi e mille asine. — E senza pagare neanche un siclo di capitalgain. — Ebbe altri sette figli e tre figlie, tutte e tre bellissime. « E dopo questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide i figli e i figli dei suoi figli, sino alla quarta generazione. Poi morì, vecchio e sazio di giorni». — Mi ricorda "Una poltrona per due". La scommessa tra i due vecchi. Non devi vederlo come una barzelletta. È una cosa seria. Ha un grande significato morale. — Sì, d’accordo. E sai qual è, secondo me? Che Dio, per vincere una scommessa con «un Satana», che immagino sia la bassa forza dell’inferno.. — ... mette alla prova il suo servo Giobbe, certo. — Ma va’ a cagare. Dio lascia morire migliaia di animali e decine di persone. E poi rimette tutto a posto, dici? Vaglielo a dire ai servi ammazzati. Vaglielo a dire ai figli e alle figlie di Giobbe che sono morti quando gli è crollata in testa la casa. — Perché ti incazzi? — Perché mi incazzo? Sono venuto da te per chiarirmi le idee e torno via che le ho più confuse di prima. Ho passato la serata col fratello gemello di Erri De Luca. Bel risultato. — Pensavo fossi venuto per me. — No, ero venuto per "me". Cazzo. Per una volta ero venuto "per me". E non tirarmi fuori la storia dell’Aids. Almeno tu hai goduto, per prendertelo!
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Il fatto che la terra fosse rotonda, e non piatta come loro credevano, non impedì ai Fenici di circumnavigare l'Africa. Anche se il loro modello atomico era sbagliato, è pur sempre a Enrico Fermi e Niels Bohr che si deve il successo nella costruzione della bomba atomica. Quello che conta è che la base operativa funzioni.
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Aprile è il più crudele dei mesi, ma anche febbraio non scherza, se deve prenderti a calci sul muso.