L'esatta sequenza dei gesti
by Fabio Geda
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Marta ha 12 anni; quando arriva nella comunità alloggio dove lavorano Ascanio ed Elisa, la sua vita ha già preso una piega difficile: una madre alcolizzata e un padre che se ne è andato. L'esistenza di Corrado non è più semplice. Ha 16 anni, guarda il mondo facendo il duro e, nella stessa comunità, aspetta che la madre esca finalmente dal carcere. Nella vita quotidiana della casa le esistenze dei due ragazzi si intrecciano a quelle degli educatori che si prendono cura di loro, tra rabbia, delusioni e piccole felicità, fino a quando Marta e Corrado decidono di prendere in mano il proprio destino.

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"...gli farebbe piacere vedervi andare fin lassù per loro. ALmeno, a me farebbe piacere. Chi ti vuole, ti cerca. Non funziona così anche in amore?"
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"...gli farebbe piacere vedervi andare fin lassù per loro. ALmeno, a me farebbe piacere. Chi ti vuole, ti cerca. Non funziona così anche in amore?"
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Corrado si avvicina. Sembra indeciso sull’esatta sequenza dei gesti, come avesse scordato le istruzioni per l’uso. Ma alla fine riesce a comprimere lo spazio tra loro due, e la stringe in un abbraccio goffo, sì, ma intenso.
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Corrado si avvicina. Sembra indeciso sull’esatta sequenza dei gesti, come avesse scordato le istruzioni per l’uso. Ma alla fine riesce a comprimere lo spazio tra loro due, e la stringe in un abbraccio goffo, sì, ma intenso.
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Ha bisogno di qualcuno che riesca, di qualcuno che la tenga per mano, che la tenga per mano per anni, qualcuno che imprima il proprio marchio nel suo palmo, che ci si incastri come un pezzo del Lego. Qualcuno che sappia di casa, cibo, tempo che passa. Che dica: Ci penso io, stai tranquilla.
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Ha bisogno di qualcuno che riesca, di qualcuno che la tenga per mano, che la tenga per mano per anni, qualcuno che imprima il proprio marchio nel suo palmo, che ci si incastri come un pezzo del Lego. Qualcuno che sappia di casa, cibo, tempo che passa. Che dica: Ci penso io, stai tranquilla.
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Tu sei la persona preferita di qualcuno?
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Tu sei la persona preferita di qualcuno?
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Quand'ero piccola mio padre faceva un gioco con me e i miei fratelli. Ci diceva di prendere un ramoscello e di provare a spezzarlo. Noi lo spezzavamo. Poi diceva di radunare un certo numero di ramoscelli, di tenerli tutti insieme e di provare a spezzarli. E noi, naturalmente, non ci riuscivamo. Allora lui rideva e diceva: <<Vedete? Quella è la famiglia...>>
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Quand'ero piccola mio padre faceva un gioco con me e i miei fratelli. Ci diceva di prendere un ramoscello e di provare a spezzarlo. Noi lo spezzavamo. Poi diceva di radunare un certo numero di ramoscelli, di tenerli tutti insieme e di provare a spezzarli. E noi, naturalmente, non ci riuscivamo. Allora lui rideva e diceva: <<Vedete? Quella è la famiglia...>>
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<<Credo che i nove mesi servano più che altro a creare il genitore>> le ha detto Renzo una sera a cena. Lea si stava versando una tazza di tè verde. <<Certe specie animali hanno una gravidanza molto più corta. Gatti e cani una trentina di giorni. Leoni e tigri un centinaio. Per loro, forse, è più facile diventare genitori.>> Lea aveva sorriso, stringendo forte la mano di Renzo sul tavolo, tra le briciole di pane. <<Quand'ero piccola mio padre faceva un gioco con me e i miei fratelli. Ci diceva di prendere un ramoscello e di provare a spezzarlo. Noi lo spezzavamo. Poi diceva di radunare un certo numero di ramoscelli, di tenerli tutti insieme e di provare a spezzarli. E noi, naturalmente, non ci riuscivamo. Allora lui rideva e diceva: <<Vedete? Quella è la famiglia...>>
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<<Credo che i nove mesi servano più che altro a creare il genitore>> le ha detto Renzo una sera a cena. Lea si stava versando una tazza di tè verde. <<Certe specie animali hanno una gravidanza molto più corta. Gatti e cani una trentina di giorni. Leoni e tigri un centinaio. Per loro, forse, è più facile diventare genitori.>> Lea aveva sorriso, stringendo forte la mano di Renzo sul tavolo, tra le briciole di pane. <<Quand'ero piccola mio padre faceva un gioco con me e i miei fratelli. Ci diceva di prendere un ramoscello e di provare a spezzarlo. Noi lo spezzavamo. Poi diceva di radunare un certo numero di ramoscelli, di tenerli tutti insieme e di provare a spezzarli. E noi, naturalmente, non ci riuscivamo. Allora lui rideva e diceva: <<Vedete? Quella è la famiglia...>>