L'Italia non esiste (per non parlare degli italiani) by Fabrizio Rondolino
L'Italia non esiste (per non parlare degli italiani) by Fabrizio Rondolino

L'Italia non esiste (per non parlare degli italiani)

I peggiori 150 anni della nostra vita
by Fabrizio Rondolino
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Description
«L'Italia non è mai stata una nazione, e non
lo sarà mai - L'unità d'Italia che pomposamente
si festeggia o si dileggia, a seconda delle
opportunità politiche, è la più grande catastrofe
abbattutasi sulla nostra penisola - I
soli ad avvantaggiarsene veramente sono stati
i preti, che hanno esteso i confini dello Stato
della Chiesa fino a farli coincidere con quelli
della penisola. L'Italia unita è un ipertrofico
Stato pontificio, dal quale ha ereditato le sue
due caratteristiche principali: la corruzione e
l'ipocrisia.» Con queste considerazioni Fabrizio
Rondolino inizia un'amara e pungente rilettura
della storia italiana, nel centocinquantesimo
anniversario dell'unificazione.
Alla vigilia di quel processo, la penisola offriva
esempi di ottima amministrazione, come
la Lombardia austriaca, il granducato di Toscana,
«faro di cultura e di libertà intellettuale
», il regno delle Due Sicilie, che poteva
vantare lusinghieri primati internazionali.
Oggi, invece, l'Italia arranca nelle retrovie di
tutte le graduatorie; penultimi al mondo per
tasso di crescita nei primi dieci anni del millennio,
dal punto di vista dei servizi, delle infrastrutture
e di altri fondamentali indicatori,
«siamo a tutti gli effetti un Paese del Terzo
mondo».
Questo inesorabile declino è il punto di arrivo
di un'unificazione forzata e innaturale,
di centocinquant'anni di politica corrotta, viziata
dal trasformismo, chiusa a ogni innovazione.
Siamo un Paese senza classi dirigenti,
con una cultura arretrata, provinciale e conformista,
segnata per sempre, come tutta la
società, dall'impronta del cattolicesimo posttridentino,
da una concezione della morale
che, con i suoi compromessi e le sue ipocrisie,
ha tolto all'individuo ogni senso di responsabilità.
Siamo un popolo che sprofonda
nei suoi eterni difetti, messi magistralmente
a nudo dalla commedia all'italiana: cinismo,
indifferenza, amoralità, incapacità di concepire
un orizzonte di doveri e un'idea di bene
comune che vada oltre i confini della famiglia,
della piccola comunità o corporazione.
Attraverso una riflessione che passa per Dante
e Machiavelli, Leopardi, Manzoni, Prezzolini
e molti altri scrittori, l'autore ricostruisce con vivacità la nostra parabola storica. La conclusione
è impietosa: l'Italia di oggi, incattivita
e piena di rancori, non ha niente da lasciare
in eredità ai propri figli, neanche l'allegria e
la spensieratezza che un tempo gli stranieri
ci invidiavano. In un Paese dominato ormai
senza argini e contrappesi da una televisione
«di sudditi e per sudditi», nella quale «il rovesciamento
dei valori sociali e dell'etica pubblica
si compie definitivamente», l'unico motivo
di conforto, l'unico freno alla rovinosa discesa
verso il basso, è il crescente peso degli organismi
sovranazionali nelle decisioni politiche
ed economiche. Il resto, l'affannoso rincorrersi
di lamentele, recriminazioni, solenni promesse,
è solo «lo spettacolo della decadenza».
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