L'uomo che piantava gli alberi
by Jean Giono
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Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest'uomo stava compiendo una grande azione, un'impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta "come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione". Età di lettura: da 9 anni.

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Account chiusoAccount chiuso wrote a review
Spoiler Alert
Bellissimo apologo, ma il protagonista poteva morire a casa o nei suoi boschi e non in un ospizio.
EscamarEscamar wrote a review
Breve racconto ambientato in Provenza tra il 1913 e il 1947, una bella storia fatta di fiducia e costanza, una piccola grande idea portata avanti in silenzio e in solitudine. Ho creduto ingenuamente fosse una storia vera e se la leggo al di là della metafora voglio considerarla vera. Interessante la Nota sull’autore di Leopoldo Carra: le origini piemontesi, l’attaccamento alla terra, lo spirito indipendente, il pacifismo, l’ideale di una rinascita morale collettiva in sintonia con la natura. “La felicità è una ricerca.”
SordidoSordido wrote a review
Plantar un bosque
Un cuento precioso escrito y rabiosamente actual. Sinceramente, creo que entre todos podemos salvar al planeta y arreglar todo el horror y desbarajuste que hemos creado en las ultimas décadas. Pero... querremos hacerlo? Para ello harían falta unos cuantos Eleazar Bouffier en el mundo y por desgracia ese fue un personaje inventado. Tal vez las nuevas generaciones? No hay que perder la esperanza.
reginaregina wrote a review
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Un libro scarno. quasi un racconto. basato su una vicenda vera. non ha pagine affascinanti ma affascina. sembra una favola raccontata da vecchi montanari vicino al fuoco, nella notte nera. c'è sempre da sperare, è un inno alla speranza. montagne brulle, aspre, scostanti che diventano boschi a perdita d'occhio. protagonisti silenziosi che sussurrano agli uomini di buona volontà. un bastone, una ghianda, un uomo che ama la natura. E il cuore sorride con semplice potenza e partecipazione
Skop'sSkop's wrote a review
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Una perla
Bellissimo racconto, molto istruttivo, da leggere da ragazzi, far leggere ai vostri figli o ai vostri alunni, magari proiettando con la Lim il bellissimo film animato presente in YouTube. Oltre ad avere un grande significato ecologista, presenta un insegnamento tra le righe, cioè che noi possiamo anche sentirci piccoli o da soli, ma nel nostro piccolo, con dedizione e costanza, possiamo realizzare cose grandissime. Ma faccio parlare direttamente il libro: "Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accadimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’anima mi si riempie d’un enorme rispetto per quel contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio".
grolla 101 MBgrolla 101 MB wrote a review
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Piccolo libro. Grandi contenuti. Ecologico puro, anticipatore, precursore, poetico, inno alla natura...
ilsegretodelboscoilsegretodelbosco wrote a review
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Jean Giomo è stato un ecologista, di quei tempi in cui l’ecologia quasi non esisteva e la Terra era considerata alla stregua di un enorme magazzino dal quale attingere. Il protagonista del racconto, L’uomo che piantava gli alberi, oltre ad essere un visionario, sembra conoscere il vero significato della parola dono. Già, donare agli altri… Bella l’edizione della Salani, ma nella lettura del racconto si avverte troppo la distanza che separa i nostri giorni dalla visione un po’ troppo romantica di Giomo. Ormai possiamo solo limitare i danni, riducendo drasticamente i consumi e l’emissione di CO2, sperando al tempo stesso che il progresso ci venga in aiuto, che si scopra un sistema, qualcosa, che possa invertire la tendenza al surriscaldamento del pianeta. Oggi, purtroppo, non possiamo più permetterci di aspettare la crescita degli alberi.
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Un libricino semplice e breve che però non è banale. Pubblicato in Italia in edizione per ragazzi, è in realtà rivolto a qualsiasi lettore, Senza pretese letterarie, scritto in forma di memoriale, è tuttavia ricco di contenuti: la perseveranza e la costanza nel perseguire gli obiettivi, la capacità di pazientare ed attendere i risultati, il desiderio di lasciare qualcosa di tangibile ai posteri, incuranti di ottenere qualcosa in cambio per sé. I temi sono vari: la tutela dell'ambiente, la riforestazione, ma anche la solitudine dell'uomo - derivata in parte dalla vecchiaia - come risorsa e resistenza, o meglio resilienza (come ha detto un lettore), cioè la la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Un racconto suggestivo e edificante che regala ottimismo e fiducia nel genere umano. Una storia che contiene il germe di una rivoluzione silenziosa destinata a lasciare il segno: piantare alberi significa tramandare la vita stessa, lanciarsi in un progetto che diventa una vera e propria missione e un esempio per tutti. Il racconto è molto toccante e molti lettori hanno creduto fosse una storia autobiografica.
VilyaVilya wrote a review
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Breve racconto, poetico, dalle molteplici chiavi di lettura, come chiarisce magistralmente la nota finale di Leopoldo Carra.
EnricoEnrico wrote a review
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Una parabola ecologista sul rapporto uomo-natura
Quale miglior modo per definire questo racconto con un significato tanto limpido quanto importante? La storia è molto semplice: durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono incontra e viene ospitato nella sua casa da Elzéard Bouffier, un pastore tranquillo e solitario che gode della compagnia delle sue pecore e del cane. Il giorno seguente si scopre che il caro Bouffier, rimasto vedovo, aveva deciso di piantare ogni giorno 100 ghiande e trasformare la regione desertica in cui viveva in una grande foresta. Vi si ritrovano nel racconto fortemente allegorico tutti i temi cari allo scrittore: il pacifismo, nel paragone implicito fra le vite mietute nella battaglia di Verdun e i giovani alberi seminati da Bouffier; l'attaccamento alla vita e il ritorno alla natura; la ricerca della felicità anche collettiva e comunitaria (lo si vede nella rinascita morale, oltre che ambientale e topografica, del villaggio di Vergons in cui è ambientata la vicenda); l'apprezzamento per un lavoro onesto, silenzioso e solitario, per una fatica generosa e libera, per uno sforzo tenace che lascia traccia. I risultati di questo lavoro fanno pensare che, malgrado tutto, "la condizione umana sia ammirevole" poiché da essa può nascere un'opera degna di Dio. Ritroviamo anche l'immagine dello scrittore che amava passeggiare in solitudine per le colline, fermandosi a parlare con la gente del posto: si potrebbe dire che l'autore ha prestato qualche tratto di sé a Bouffier, che semina querce, faggi e betulle senz'altra ricompensa che il piacere e la soddisfazione di averlo fatto ma con la forte determinazione nel perseguire il suo obiettivo? Insomma, come dice Paolo Giordano in merito a questo libretto, "Giono non fa che sviluppare qualcosa che la lingua italiana ci suggerisce in continuazione, ovvero che la speranza, soprattutto, la si coltiva."