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La buona terra, che viene universalmente considerato il capolavoro della Buck, ripropone, con l’ingegno coerente e l’umana solidarietà proprie di questa scrittrice, il tema della vita patriarcale – legata alla terra e a tradizioni millenarie – del contadino cinese. Rifuggendo da artificiosi esotismi, l’opera, che rivela una profonda conoscenza della Cina così com’era agli inizi del secolo, narra la vicenda di Wang Lung e di sua moglie O-Lan, dell’eroica lotta che essi conducono contro la siccità, le devastazioni, l’avidità e il disamore dei figli per il lavoro dei campi. La terra significava per il contadino cinese il benessere, l’unione della famiglia, le tradizioni più sacre che da essa provenivano e ad esse erano legate, le virtù delle generazioni passate, le speranze di quelle future. Ormai vecchio Wang Lung così ammonisce i suoi figli: “Quando si comincia a vendere la terra è la fine di una famiglia. Dalla terra siamo venuti, e alla terra dobbiamo tornare… Se conserverete la terra vivrete… Nessuno potrà mai portarvela via…”.

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