La congiura di Merlino
by Diana Wynne Jones
(*)(*)(*)(*)( )(123)
Non esiste un solo mondo, ma tanti mondi paralleli e il più importante è quello delle Isole di Blest: quando qualcosa, là, va storto, ha ripercussioni sconvolgenti su molti degli altri mondi. E qualcosa sta per andare decisamente storto. Il Merlino di Blest è morto per un attacco cardiaco. O forse si è trattato di un assassinio perpetrato grazie alla magia? Due amici, Roddy e Grundo, sospettano l'esistenza di un complotto, ma gli adulti non danno loro ascolto. Quando un ragazzo di un altro mondo, Nick, inciampa per sbaglio nei guai di Blest, Roddy cerca di coinvolgerlo e gli chiede aiuto. Ma cosa possono fare tre ragazzi, contro il nuovo Merlino e le forze oscure che evoca? Età di lettura: da 11 anni.

All Quotations

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E non riesco ancora a digerire come delle cose tanto piccole provochino eventi così colossali e violenti. Come quando ho detto a quel vecchio a Loggia City che il suo arazzo era bello, e questo ha distrutto la città. Ho risposto alla telefonata di Sybil, e a quanto pare questo l'ha spinta ad avere più potere e ordire il suo complotto. E ho riso di Japheth.
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Mi sento ancora... ecco, menomato. Non tanto per quello che ha fatto Japheth, anche se faceva un male d'inferno, è per essere stato invaso dall'odio di qualcun altro.
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Ogni volta che il sedile sull'elefante ondeggiava mi voltavo con ansia verso Grundo, e poi mi sentivo in imbarazzo per averlo fatto. Questione d'abitudine, immagino. Lui comunque stava bene. Mi vergognai nel vedere che Grundo stava quasi sempre bene. Cose che a me davano fastidio, per esempio la getne che lo trattava male, gli scivolavano addosso. Lui non ci fa caso, perché sono le cose che lo interessano. Nick è uguale. Mi sentivo molto stupida per non aver capito prima com'era Grundo.
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Ma quella era Roddy. Aveva appena avuto una brutta esperienza e la sua reazione era preoccuparsi per Grundo.
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«É meglio che ci facciamo un po' di pane tostato» disse Roddy in tono irritato. «Non ha senso aspettarci qualcosa di ragionevole da quelle due prima che si siano riempite le loro orribili pance». Era molto pallida, con ombre blu sotto gli occhi, come se non avesse dormito, e sembrava più tesa che mai. Questo è il problema con le storie d'amore, pensai mentre facevo dil caffè. Ti piace da matti una ragazza, ma non c'entra mica solo l'aspetto. Ti ritrovi a fare i conti anche con la sua personalità. Alle cinque e mezzo del mattino.
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Questo è il problema con le storie d'amore, pensai mentre facevo il caffè. Ti piace da matti una ragazza, ma non c'entra mica solo l'aspetto. Ti ritrovi a fare i conti anche con la sua personalità. Alle cinque e mezzo del mattino.
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Questo è il problema con le storie d'amore, pensai mentre facevo il caffè. Ti piace da matti una ragazza, ma non c'entra mica solo l'aspetto. Ti ritrovi a fare i conti anche con la sua personalità. Alle cinque e mezzo del mattino.
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Comunque la vista del cibo ebbe su di me il solito effetto. Mi sedetti, presi una cucchiaiata di sottaceti e cominciai una seconda cena. Toby venne a sedersi accanto a me e ricominciò a mangiare anche lui. «Che stai facendo?» domandò Roddy. «Mangio» risposi. «Ma dovevi divinare per scoprire dov'è il nonno!» obiettò lei. «Lo farò quando avrò recuperato le forze» dissi con dolcezza. Roddy era disgustata. «Io ti ho chiesto aiuto. Tu... tu stai facendo ostruzionismo!» «E tu» dissi, «staresti meglio se smettessi di essere così rigida e di dare ordini». Non avevo mai visto nessuno così offeso, era troppo furiosa per parlare. Toby mi lanciò un'occhiata che diceva che sarebbe scoppiato a ridere da un momento all'altro, probabilmente strozzandosi con una patata.
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Comunque la vista del cibo ebbe su di me il solito effetto. Mi sedetti, presi una cucchiaiata di sottaceti e cominciai una seconda cena. Toby venne a sedersi accanto a me e ricominciò a mangiare anche lui. «Che stai facendo?» domandò Roddy. «Mangio» risposi. «Ma dovevi divinare per scoprire dov'è il nonno!» obiettò lei. «Lo farò quando avrò recuperato le forze» dissi con dolcezza. Roddy era disgustata. «Io ti ho chiesto aiuto. Tu... tu stai facendo ostruzionismo!» «E tu» dissi, «staresti meglio se smettessi di essere così rigida e di dare ordini». Non avevo mai visto nessuno così offeso, era troppo furiosa per parlare. Toby mi lanciò un'occhiata che diceva che sarebbe scoppiato a ridere da un momento all'altro, probabilmente strozzandosi con una patata.
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Quando mi voltai per dire a Toby di calmarle, lo trovai addormentato con la testa sul coperchio e una salamandra attorno all'orecchio, la stessa che prima gli stava sul collo. Comincia a cantare per quelle bestiacce, fu l'unica cosa che mi venne in mente. Cantai tutte le canzoni più dolci che conoscevo. Passai da Golden Slumbers a Bye Bye Bunting e Away in a Manger, al che Maxwell Hyde smise di imprecare e cominciò a ridere come un matto; perciò provai con delle canzoni scozzesi dai ritornelli rilassanti, ma non funzionavano un granché, così tornai a Golden Slumbers che era andata meglio di tutte. «Golden Slumbers» ululai, «bless your eyes, smiles awake you when you rise!» I Beatles sapevano il fatto loro. Più la cantavo, più salamandre uscivano da sotto i sedili e dalle tasche degli sportelli per venire a sedermisi addosso. Alla fine del viaggio ero sepolto sotto un mucchio di salamandre, tutte con le creste vibranti e che facevano le fusa a tutto spiano.
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Quando mi voltai per dire a Toby di calmarle, lo trovai addormentato con la testa sul coperchio e una salamandra attorno all'orecchio, la stessa che prima gli stava sul collo. Comincia a cantare per quelle bestiacce, fu l'unica cosa che mi venne in mente. Cantai tutte le canzoni più dolci che conoscevo. Passai da Golden Slumbers a Bye Bye Bunting e Away in a Manger, al che Maxwell Hyde smise di imprecare e cominciò a ridere come un matto; perciò provai con delle canzoni scozzesi dai ritornelli rilassanti, ma non funzionavano un granché, così tornai a Golden Slumbers che era andata meglio di tutte. «Golden Slumbers» ululai, «bless your eyes, smiles awake you when you rise!» I Beatles sapevano il fatto loro. Più la cantavo, più salamandre uscivano da sotto i sedili e dalle tasche degli sportelli per venire a sedermisi addosso. Alla fine del viaggio ero sepolto sotto un mucchio di salamandre, tutte con le creste vibranti e che facevano le fusa a tutto spiano.
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Dora entrò di corsa nella stanza, pallida come un lenzuolo. Chiuse di schianto la porta del soggiorno e vi si appoggiò, tremando. «Non andate in giardino!» ansimò. «Sono andata a prendere una lattuga». «E che ha fatto? Ti ha morso?» domandò suo padre. Lei rabbrividì. «No, non arriverei mai a tanto. C'è un diavolo bianco sul prato. Con le corna!» «Cosa?» esclamò Maxwell Hyde. «Sei sicura?» Dora rabbrividì di nuovo. «Oh sì. Era molto reale. So che ogni tanto perdo i contatti, ma capisco sempre se qualcosa che vedo è reale. Stava mangiando le dalie». Maxwell Hyde allora tuonò «COSA?» e schizzò verso il giardino con uno scatto da velocista olimpionico.
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Dora entrò di corsa nella stanza, pallida come un lenzuolo. Chiuse di schianto la porta del soggiorno e vi si appoggiò, tremando. «Non andate in giardino!» ansimò. «Sono andata a prendere una lattuga». «E che ha fatto? Ti ha morso?» domandò suo padre. Lei rabbrividì. «No, non arriverei mai a tanto. C'è un diavolo bianco sul prato. Con le corna!» «Cosa?» esclamò Maxwell Hyde. «Sei sicura?» Dora rabbrividì di nuovo. «Oh sì. Era molto reale. So che ogni tanto perdo i contatti, ma capisco sempre se qualcosa che vedo è reale. Stava mangiando le dalie». Maxwell Hyde allora tuonò «COSA?» e schizzò verso il giardino con uno scatto da velocista olimpionico.
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La mattina dopo mi svegliò il telefono. Emisi una sorta di profondo ruggito e mi trascinai in corridoio avvolto negli asciugamani che avevo usato per coprirmi. Vi ho già detto come sono appena sveglio. Andai a sbattere contro il tavolo e feci cadere il telefono, lo lasciai per terra e cercai il ricevitore a tastoni, poi lo scossi per farlo smettere di suonare, e quando mi accorsi che non smetteva me lo misi all'orecchio e ruggii di nuovo. «Sei tu stavolta Romanov?» disse quell'orrenda voce di donna. «Grash!» risposi io. «No, adesso ascoltami: ho cercato con tutte le mie forze di essere comprensiva, e dio sa se ho provato a vivere con quella miseria che mi dài...» Emisi un gemito. Probabilmente era quello che in genere faceva Romanov, perchè lei credette che fossi lui. Continuò, inarrestabile, su quanto fosse difficile mantenere un'immagine senza soldi sufficienti e come la gente la guardasse perché lei era costretta a indossare due volte lo stesso vestito - cose di questo genere. Mi mandò fuori dai gangheri. «Perché non si guadagna dei soldi per conto suo?» le dissi, tranne che in realtà uscì fuori «Agnaldintosu?» «Cosa?» fece lei. «Romanov, sei ubriaco?» «E' che non ho ancora bevuto il caffè » risposi, o piuttosto «Ghegnonutoffè». «Lo sapevo!» esclamò lei, trionfante. «Romanov, sono seriamente preoccupata per te. Qui avresti potuto fare una carriera scintillante, avevi il mondo ai tuoi piedi quando mi hai abbandonato e ti sei ritirato in quell'isola. Non ti ho capito allora e non ti capisco adesso. Ho sentito che stai progettando di mettere su un circo. Francamente, non mi sorprende che tu abbia cominciato a bere. Devi tornare subito qui e riprendere il tuo posto tra la gente come si deve con la giusta prospettiva sulla vita prima di andare in pezzi. Tu sai che io posso occuparmi di te. Posso aiutarti, Romanov; temo che tu stia frequentando cattive compagnie - non mi è piaciuto affatto quel tuo custode, e sono sicura che l'elefante non è che una richiesta d'aiuto...»
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La mattina dopo mi svegliò il telefono. Emisi una sorta di profondo ruggito e mi trascinai in corridoio avvolto negli asciugamani che avevo usato per coprirmi. Vi ho già detto come sono appena sveglio. Andai a sbattere contro il tavolo e feci cadere il telefono, lo lasciai per terra e cercai il ricevitore a tastoni, poi lo scossi per farlo smettere di suonare, e quando mi accorsi che non smetteva me lo misi all'orecchio e ruggii di nuovo. «Sei tu stavolta Romanov?» disse quell'orrenda voce di donna. «Grash!» risposi io. «No, adesso ascoltami: ho cercato con tutte le mie forze di essere comprensiva, e dio sa se ho provato a vivere con quella miseria che mi dài...» Emisi un gemito. Probabilmente era quello che in genere faceva Romanov, perchè lei credette che fossi lui. Continuò, inarrestabile, su quanto fosse difficile mantenere un'immagine senza soldi sufficienti e come la gente la guardasse perché lei era costretta a indossare due volte lo stesso vestito - cose di questo genere. Mi mandò fuori dai gangheri. «Perché non si guadagna dei soldi per conto suo?» le dissi, tranne che in realtà uscì fuori «Agnaldintosu?» «Cosa?» fece lei. «Romanov, sei ubriaco?» «E' che non ho ancora bevuto il caffè » risposi, o piuttosto «Ghegnonutoffè». «Lo sapevo!» esclamò lei, trionfante. «Romanov, sono seriamente preoccupata per te. Qui avresti potuto fare una carriera scintillante, avevi il mondo ai tuoi piedi quando mi hai abbandonato e ti sei ritirato in quell'isola. Non ti ho capito allora e non ti capisco adesso. Ho sentito che stai progettando di mettere su un circo. Francamente, non mi sorprende che tu abbia cominciato a bere. Devi tornare subito qui e riprendere il tuo posto tra la gente come si deve con la giusta prospettiva sulla vita prima di andare in pezzi. Tu sai che io posso occuparmi di te. Posso aiutarti, Romanov; temo che tu stia frequentando cattive compagnie - non mi è piaciuto affatto quel tuo custode, e sono sicura che l'elefante non è che una richiesta d'aiuto...»