La gatta
by Alcide Paolini
(*)(*)(*)(*)( )(9)
Nel breve spazio di un ponte pasquale, mentre la città si svuota lentamente e rimane deserta, una donna, bella, spregiudicata, impulsiva, a suo modo innocente, attende una telefonata, un segno qualsiasi dall'uomo che ama e odia con uguale passione, e che dopo un ennesimo litigio l'ha lasciata. Il tempo sembra essersi fermato; la tensione, l'ansia, l'angoscia, la rabbia, la disperazione, il pentimento si succedono e si accumulano in quei pochi metri quadrati di appartamento dove la donna si è come asserragliata, tra il telefono che non squilla, o squilla per tutt'altre cose, il letto sfatto, le sigarette, il whisky, la sinistra presenza di una gatta nera e i ricordi che l'ossessionano. Come un animale ferito ma ancora vitale, la donna lancia brevi messaggi, richiami, maledizioni, ordisce vendette, ripercorre il passato. In un'atmosfera satura di morbosità, essa ha tuttavia incompleti e insoddisfacenti incontri erotici; insofferente, ad un certo punto esplode in un tentativo di fuga da se stessa, attraverso la città deserta; entra in contatto con gli emarginati dei ghetti cittadini; distrugge e ricostruisce continuamente l'immagine dell'uomo che l'ha lasciata; analizza se stessa, si dispera, ama e odia. Con il suo quarto romanzo, La gatta, Alcide Paolini ci propone un test inquietante dei rapporti tra gli individui, oggi. Il romanzo ha un andamento incalzante, quasi ossessivo, e tocca alcuni dei problemi più importanti del nostro tempo: da quello della condizione della donna a quello della violenza che si annida negli scontri sentimentali, da quello dell'impossibilità di comunicare a quello delle metropoli impietose, con le loro strade inutilizzabili, i palazzi-prigione, i ghetti, gli emarginati e gli abitanti come in un deserto.

All Quotations