La Germania sapeva
by Eric A. Johnson, Karl-Heinz Reuband
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Gli orrori del regime nazista e dell'Olocausto sono stati raccontati e documentati innumerevoli volte, ma da sempre una domanda resta senza una risposta precisa: i tedeschi sapevano quali terribili azioni si compivano in loro nome? Sapevano che i loro concittadini ebrei venivano sistematicamente sterminati, che handicappati e disturbati mentali erano soppressi, che il regime e l'uomo che loro stessi avevano votato in massa operavano concretamente per gettare il mondo nella barbarie più profonda? Eric Johnson, ha condotto insieme al sociologo tedesco Karl-Heinz Reuband un'accurata ricerca per rispondere a queste inquietanti domande. Da un'accurata e amplissima serie di interviste con tedeschi, ebrei e non ebrei, all'epoca simpatizzanti o oppositori dei nazisti, provenienti da tutte le classi sociali e regioni della Germania, emerge una sconvolgente storia orale del nazismo, in cui è il popolo tedesco a raccontare e raccontarsi, facendo luce sulla realtà quotidiana, ma anche sulle responsabilità e le complicità di tanti e sull'umanità e innocenza di pochi. La verità, è che almeno un terzo dei tedeschi sapeva dell'Olocausto nei mesi in cui esso stava avendo luogo, così come molti erano a conoscenza dei crimini commessi dai nazisti in patria e nelle terre conquistate, ma che la popolarità di Hitler e del partito nazista era così forte e diffusa che raramente lo stato totalitario dovette impiegare terrore e repressione per assicurarsi la fedeltà del paese.

Амэж Двc's Review

Амэж ДвcАмэж Двc wrote a review
(*)(*)( )( )( )
Nella seconda parte molto carente
Libro ammaliante come argomento, ma nei contenuti molto scarso.

Nella prima parte sono riportate quaranta interviste a 20 ebrei e a 20 tedeschi sulla shoa e sull'antisemitismo durante il Terzo Reich. Tutto sommato interessante, specie le testimonianze degli ebrei, si parte dall'antisemitismo dei primi anni del regime, fino allo sterminio, passando dalla Kristallnacht; anche se gli argomenti e i racconti sono quelli comuni alla gran parte dei libri sull'argomento. Invece nelle interviste dei tedeschi sembra, sempre, che tutti i testimoni vogliono apparire non antisemiti, poco convinti nazionalsocialisti e scarsamente coscienti degli abomini compiuti dai loro connazionali.

La seconda parte del libro invece analizza i risultati di una ricerca compiuta attraverso circa 500 questionari inviati, nei primi anni '90, ad altrettanti sopravvissuti. La disamina è molto statistica, e noiosa. Le deduzioni e i risultati appaiono più consoni a un libro di statistica e di sondaggi che ad un'opera storico/sociale.

A mio modestissimo parere, l'opera avrebbe dovuto sezionare e analizzare gli stati d'animo, i comportamenti, gli scritti del tempo, tipo diari o giornali, insomma affidarsi a fonti meno fredde dei questionari. Capire come sia stato possibile che i tedeschi, popolo con una grande tradizione: umanistica, filosofica e culturale invece abbiano creato la più imponente macchina di sterminio della storia dell'umanità.

L'obiettivo finale, secondo me, dovrebbe essere di riuscire a trovare una risposta all'interrogativo che probabilmente non avrà mai risposta, ovvero se i tedeschi furono solo degli esecutori materiali e ciechi esecutori di Hitler oppure complici attivi e consenzienti.
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Nella seconda parte molto carente
Libro ammaliante come argomento, ma nei contenuti molto scarso.

Nella prima parte sono riportate quaranta interviste a 20 ebrei e a 20 tedeschi sulla shoa e sull'antisemitismo durante il Terzo Reich. Tutto sommato interessante, specie le testimonianze degli ebrei, si parte dall'antisemitismo dei primi anni del regime, fino allo sterminio, passando dalla Kristallnacht; anche se gli argomenti e i racconti sono quelli comuni alla gran parte dei libri sull'argomento. Invece nelle interviste dei tedeschi sembra, sempre, che tutti i testimoni vogliono apparire non antisemiti, poco convinti nazionalsocialisti e scarsamente coscienti degli abomini compiuti dai loro connazionali.

La seconda parte del libro invece analizza i risultati di una ricerca compiuta attraverso circa 500 questionari inviati, nei primi anni '90, ad altrettanti sopravvissuti. La disamina è molto statistica, e noiosa. Le deduzioni e i risultati appaiono più consoni a un libro di statistica e di sondaggi che ad un'opera storico/sociale.

A mio modestissimo parere, l'opera avrebbe dovuto sezionare e analizzare gli stati d'animo, i comportamenti, gli scritti del tempo, tipo diari o giornali, insomma affidarsi a fonti meno fredde dei questionari. Capire come sia stato possibile che i tedeschi, popolo con una grande tradizione: umanistica, filosofica e culturale invece abbiano creato la più imponente macchina di sterminio della storia dell'umanità.

L'obiettivo finale, secondo me, dovrebbe essere di riuscire a trovare una risposta all'interrogativo che probabilmente non avrà mai risposta, ovvero se i tedeschi furono solo degli esecutori materiali e ciechi esecutori di Hitler oppure complici attivi e consenzienti.