La ianara
by Licia Giaquinto
(*)(*)(*)(*)( )(194)
Adelina ha un destino segnato: quello di diventare ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, sarà in grado di attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà sui monti dell'Irpinia - una terra apparentemente remota dal resto dell'Italia - come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto - e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi alle loro case. Per sfuggire al suo destino Adelina attraverserà "paesi, boschi e campagne", finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo: vi entrerà come l'ultima delle sguattere e - sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto - servirà e accudirà con assoluta, cieca fedeltà il signore di quel luogo. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che aleggia su di esso dopo gli eventi funesti (omicidi, apparizioni misteriose, un suicidio) che vi si sono succeduti - e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote. Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo.

Babdelicious's Quotes

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La notte ha voci che, di giorno, la luce rende mute.
Adesso che più nessuno parla, sono le sole voci che Adelina ascolta.
Quando fa buio si stende sul giaciglio che ha sistemato accanto all’enorme camino, in quella che un tempo era l’affollata e rumorosa cucina, e aspetta.
Sa che arriveranno. Che tenteranno di sfuggire al vento che le incalza senza sosta, cercando rifugio nei corridoi e nelle numerose stanze vuote del palazzo.
Adelina non sa dove vanno. Se avrà una fine il loro andare. E non sa da dove vengono. Sa solo che appartengono ai morti.
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La notte ha voci che, di giorno, la luce rende mute.
Adesso che più nessuno parla, sono le sole voci che Adelina ascolta.
Quando fa buio si stende sul giaciglio che ha sistemato accanto all’enorme camino, in quella che un tempo era l’affollata e rumorosa cucina, e aspetta.
Sa che arriveranno. Che tenteranno di sfuggire al vento che le incalza senza sosta, cercando rifugio nei corridoi e nelle numerose stanze vuote del palazzo.
Adelina non sa dove vanno. Se avrà una fine il loro andare. E non sa da dove vengono. Sa solo che appartengono ai morti.
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