La mia famiglia e altri animali
by Gerald Durrell
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«Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro»: con queste parole, dove già traspare la sua accattivante ironia, Gerald Durrell presenta questo libro, uno dei più universalmente amati che siano comparsi in Inghilterra negli ultimi anni. Non sono soltanto memorie, né soltanto osservazioni di storia naturale, sembra avvertirci discretamente Durrell – e aspetta che il lettore si inoltri nel libro perché scopra da solo che cosa è veramente: la storia di un Paradiso Terrestre, e di un ragazzo che vi scorrazza instancabile, curioso di scoprire la vita (che per lui, futuro illustre zoologo, è soprattutto la natura e gli animali), passando anche attraverso avventure, tensioni, turbamenti, tutti però stemperati in una atmosfera di tale felicità che il lettore ne viene fin dalle prime pagine contagiato.

All Quotations

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MarcoMarco added a quotation
ì, sui fiori ho imparato tante, tante cose. Sono proprio come le persone. Mettine molti tutti insieme e subito si danno reciprocamente ai nervi e cominciano ad appassire. Mescola diverse specie e il risultato è qualcosa che ha tutta l'aria di un'atroce differenza di classe
MarcoMarco added a quotation
ì, sui fiori ho imparato tante, tante cose. Sono proprio come le persone. Mettine molti tutti insieme e subito si danno reciprocamente ai nervi e cominciano ad appassire. Mescola diverse specie e il risultato è qualcosa che ha tutta l'aria di un'atroce differenza di classe
ElenaElena added a quotation
Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell'isola, ma ho commesso l'errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato vari amici a dividere i capitoli con loro. Soltanto con immensa fatica, e usando una notevole astuzia, sono riuscito a salvare alcune pagine sparse che ho dedicato esclusivamente agli animali.
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Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso con la mia famiglia nell'isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell'isola, ma ho commesso l'errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina, non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato vari amici a dividere i capitoli con loro. Soltanto con immensa fatica, e usando una notevole astuzia, sono riuscito a salvare alcune pagine sparse che ho dedicato esclusivamente agli animali.
AlikiAliki added a quotation
La colazione, nell'insieme, era un pasto che si svolgeva con comodo e in silenzio, perché a quell'ora nessuno di noi era molto loquace. Verso la fine del pasto si facevano sentire i benefici effetti del caffè, del pane tostato e delle uova, e noi cominciavamo a rivivere, a dirci quello che ci proponevamo di fare, perché pensavamo di farlo, e poi a discutere impetuosamente se quelle varie decisioni fossero sagge.
AlikiAliki added a quotation
La colazione, nell'insieme, era un pasto che si svolgeva con comodo e in silenzio, perché a quell'ora nessuno di noi era molto loquace. Verso la fine del pasto si facevano sentire i benefici effetti del caffè, del pane tostato e delle uova, e noi cominciavamo a rivivere, a dirci quello che ci proponevamo di fare, perché pensavamo di farlo, e poi a discutere impetuosamente se quelle varie decisioni fossero sagge.
Account deletedAnonymous added a quotation
Non se ne parla nemmeno. Sarebbe un pazzia>>. Perciò vendemmo la casa e scappammo dalla tetraggine inglese come uno stormo di rondini migratrici.
ArtemisiaArtemisia added a quotation
«Sii ragionevole, mamma» disse Margo. «Dopo tutto, partire è un po' rivivere, no?»
ArtemisiaArtemisia added a quotation
«Sii ragionevole, mamma» disse Margo. «Dopo tutto, partire è un po' rivivere, no?»
ArtemisiaArtemisia added a quotation
Ma i frutti che ad Achille piacevano di più erano le fragole selvatiche. Gli bastava soltanto vederle per diventare assolutamente pazzo. si muoveva di qua e di là, sporgeva la testa per vedere se gliene davate qualcuna e vi fissava implorante con quei suoi occhietti che parevano bottoncini. Le fragole molto piccole riusciva a divorarle in un sol boccone perché non erano più grandi di un pisello. Ma se gliene davate una grossa, diciamo come una nocciola, si comportava in modo del tutto insolito per una tartaruga. Afferrava il frutto e tenendolo ben stretto nella bocca arrancava a tutta velocità finché non raggiungeva un punto sicuro e ben nascosto tra le aiole; la lo posava al suolo e se lo mangiava con comodo, per poi tornare e chiederne un altro quando aveva finito quello. Oltre alla grande passione per le fragole, in Achille diventava sempre più forte la grande passione per la compagnia umana. Bastava che qualcuno andasse in giardino a prendere il sole, o a leggere, o a fare qualsiasi altra cosa, e subito si sentiva un fruscio tra i dianti e la faccia seria e rugosa di Achille si affacciava tra le foglie. Se stavi seduto in poltrona, si contentava di avvicinarsi quanto più possibile ai tuoi piedi e là cadeva in un sonno tranquillo e profondo, con la testa pendula dal guscio, il naso posato sul terreno. Se però stavi sdraiato su una stuoia a prendere il sole, Achille era convinto che ti fossi disteso semplicemente per farlo divertire. Veniva barcolloni lungo il sentiero e montava sulla stuoia con un'espressione di estatica felicità sulla faccia. Si fermava, ti studiava attentamente, e poi sceglieva un punto della tua anatomia sul quale fare pratica di alpinismo.
ArtemisiaArtemisia added a quotation
Ma i frutti che ad Achille piacevano di più erano le fragole selvatiche. Gli bastava soltanto vederle per diventare assolutamente pazzo. si muoveva di qua e di là, sporgeva la testa per vedere se gliene davate qualcuna e vi fissava implorante con quei suoi occhietti che parevano bottoncini. Le fragole molto piccole riusciva a divorarle in un sol boccone perché non erano più grandi di un pisello. Ma se gliene davate una grossa, diciamo come una nocciola, si comportava in modo del tutto insolito per una tartaruga. Afferrava il frutto e tenendolo ben stretto nella bocca arrancava a tutta velocità finché non raggiungeva un punto sicuro e ben nascosto tra le aiole; la lo posava al suolo e se lo mangiava con comodo, per poi tornare e chiederne un altro quando aveva finito quello. Oltre alla grande passione per le fragole, in Achille diventava sempre più forte la grande passione per la compagnia umana. Bastava che qualcuno andasse in giardino a prendere il sole, o a leggere, o a fare qualsiasi altra cosa, e subito si sentiva un fruscio tra i dianti e la faccia seria e rugosa di Achille si affacciava tra le foglie. Se stavi seduto in poltrona, si contentava di avvicinarsi quanto più possibile ai tuoi piedi e là cadeva in un sonno tranquillo e profondo, con la testa pendula dal guscio, il naso posato sul terreno. Se però stavi sdraiato su una stuoia a prendere il sole, Achille era convinto che ti fossi disteso semplicemente per farlo divertire. Veniva barcolloni lungo il sentiero e montava sulla stuoia con un'espressione di estatica felicità sulla faccia. Si fermava, ti studiava attentamente, e poi sceglieva un punto della tua anatomia sul quale fare pratica di alpinismo.
Soltanto san Francesco d'Assisi si sentirebbe veramente a suo agio in questa casa...
Soltanto san Francesco d'Assisi si sentirebbe veramente a suo agio in questa casa...
Dopo tutto, partire è un po' rivivere, no?
Dopo tutto, partire è un po' rivivere, no?
Tutti i miei sforzi per procurarmi un altro pipistrello furono vani. Armato di un lungo bambù, aspettavo per ore nei corridoi spruzzati di luna in mezzo agli ulivi, ma i pipistrelli guizzavano via come mercurio e scomparivano prima che riuscissi a utilizzare la mia arma. Ma mentre aspettavo invano l'opportunità di colpire un pipistrello, vidi un gran numero di altre creature notturne che altrimenti non avrei mai viste. Sul fianco della collina vidi una giovane volpe che scavava speranzosa in cerca di scarabei, graffiando la terra con le zampe esili e stritolando famelicamente gli insetti man mano che li dissotterrava. Una volta cinque sciacalli sbucarono dai cespugli di mirti, si fermarono stupiti nel vedermi, poi tornarono a svanire tra gli alberi come ombre. I nottoloni sulle loro silenti e seriche ali planavano dolcemente come grandi rondini nere lungo i filari di ulivi, sfrecciando tra l'erbaper inseguire le tipule che turbinavano ubriache.
Tutti i miei sforzi per procurarmi un altro pipistrello furono vani. Armato di un lungo bambù, aspettavo per ore nei corridoi spruzzati di luna in mezzo agli ulivi, ma i pipistrelli guizzavano via come mercurio e scomparivano prima che riuscissi a utilizzare la mia arma. Ma mentre aspettavo invano l'opportunità di colpire un pipistrello, vidi un gran numero di altre creature notturne che altrimenti non avrei mai viste. Sul fianco della collina vidi una giovane volpe che scavava speranzosa in cerca di scarabei, graffiando la terra con le zampe esili e stritolando famelicamente gli insetti man mano che li dissotterrava. Una volta cinque sciacalli sbucarono dai cespugli di mirti, si fermarono stupiti nel vedermi, poi tornarono a svanire tra gli alberi come ombre. I nottoloni sulle loro silenti e seriche ali planavano dolcemente come grandi rondini nere lungo i filari di ulivi, sfrecciando tra l'erbaper inseguire le tipule che turbinavano ubriache.
Arrivava il tè, le torte acquattate su cuscini di crema, il pane abbrustolito avvolto in uno scialle di burro fuso, le tazze scintillanti, e un filo di vapore che usciva dal beccuccio della teiera.
Arrivava il tè, le torte acquattate su cuscini di crema, il pane abbrustolito avvolto in uno scialle di burro fuso, le tazze scintillanti, e un filo di vapore che usciva dal beccuccio della teiera.