La misura del tempo
by Gianrico Carofiglio
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Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt'altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia così, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali. Una scrittura inesorabile e piena di compassione, in equilibrio fra il racconto giudiziario – distillato purissimo della vicenda umana - e le note dolenti del tempo che trascorre e si consuma.

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SaraSara added a quotation
Sono contento davvero. Il disappunto personale è uno dei tanti dettagli. E i dettagli non sono importanti.
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Sono contento davvero. Il disappunto personale è uno dei tanti dettagli. E i dettagli non sono importanti.
Cristina & VittorioCristina & Vittorio added a quotation
COLLEZIONE SCAFFALE F LIVELLO 2
Cristina & VittorioCristina & Vittorio added a quotation
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Se vuoi capire il lato oscuro che è dentro ognuno di noi, – mi disse, – rileggi le fiabe classiche. Subito sotto la superficie troverai cose che ti lasceranno sgomento. L’ambiguità dell’amore, per esempio, che non è mai puro, ma sempre intrecciato alla collera, al rancore, anche all’odio. Pensa a tutte le storie in cui la mamma non c’è piú e il suo posto è stato preso da una matrigna cattiva su cui il bimbo può scaricare la rabbia senza l’ansia di distruggere l’oggetto d’amore. Pensa alle fiabe che raccontano di bambini abbandonati. Pollicino, o La piccola fiammiferaia, per me la piú terribile. Parlano di miseria, di malattia, di morte. Altro che racconti per bambini. Leggi le fiabe e troverai la chiave piú potente per capire la natura del male e della paura racchiusi nell’animo umano.
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Se vuoi capire il lato oscuro che è dentro ognuno di noi, – mi disse, – rileggi le fiabe classiche. Subito sotto la superficie troverai cose che ti lasceranno sgomento. L’ambiguità dell’amore, per esempio, che non è mai puro, ma sempre intrecciato alla collera, al rancore, anche all’odio. Pensa a tutte le storie in cui la mamma non c’è piú e il suo posto è stato preso da una matrigna cattiva su cui il bimbo può scaricare la rabbia senza l’ansia di distruggere l’oggetto d’amore. Pensa alle fiabe che raccontano di bambini abbandonati. Pollicino, o La piccola fiammiferaia, per me la piú terribile. Parlano di miseria, di malattia, di morte. Altro che racconti per bambini. Leggi le fiabe e troverai la chiave piú potente per capire la natura del male e della paura racchiusi nell’animo umano.
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Ho tentato di farle percepire, usando Aristotele, che le nostre qualità etiche sono come muscoli: si atrofizzano se non sono esercitate con regolarità e si rinforzano con la pratica. Diventiamo persone giuste compiendo atti di giustizia, diventiamo coraggiosi compiendo atti di coraggio, diventiamo altruisti compiendo atti di altruismo.
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Ho tentato di farle percepire, usando Aristotele, che le nostre qualità etiche sono come muscoli: si atrofizzano se non sono esercitate con regolarità e si rinforzano con la pratica. Diventiamo persone giuste compiendo atti di giustizia, diventiamo coraggiosi compiendo atti di coraggio, diventiamo altruisti compiendo atti di altruismo.
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Cosa sono adesso che ero anche a quel tempo? Non una singola cellula del mio corpo esisteva allora; nessuna cellula di allora esiste adesso. Ma l’identità? Era uguale o era mutata?
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Cosa sono adesso che ero anche a quel tempo? Non una singola cellula del mio corpo esisteva allora; nessuna cellula di allora esiste adesso. Ma l’identità? Era uguale o era mutata?
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...in ogni attività, in ogni lavoro, è salutare di tanto in tanto mettere un punto interrogativo ad affermazioni che abbiamo sempre dato per scontate.
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...in ogni attività, in ogni lavoro, è salutare di tanto in tanto mettere un punto interrogativo ad affermazioni che abbiamo sempre dato per scontate.
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Qualcuno ha scritto che bisognerebbe essere capaci di morire giovani. Non nel senso di morire davvero. Nel senso di smettere di fare quello che fai quando ti accorgi di avere esaurito la voglia di farlo, o le forze; o quando ti accorgi di avere raggiunto i confini del tuo talento, se ne possiedi uno. Tutto ciò che viene dopo quel confine è ripetizione. Uno dovrebbe essere capace di morire giovane per rimanere vivo, ma non accade quasi mai.
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Qualcuno ha scritto che bisognerebbe essere capaci di morire giovani. Non nel senso di morire davvero. Nel senso di smettere di fare quello che fai quando ti accorgi di avere esaurito la voglia di farlo, o le forze; o quando ti accorgi di avere raggiunto i confini del tuo talento, se ne possiedi uno. Tutto ciò che viene dopo quel confine è ripetizione. Uno dovrebbe essere capace di morire giovane per rimanere vivo, ma non accade quasi mai.
Maramao MaoMaramao Mao added a quotation
Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore. Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo. Forse potrebbe essere proprio lo stupore - se fossimo capaci di impararlo - l'antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile.
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Ecco, certi luoghi della città mi fanno sentire nostalgia per lo stupore. Essere storditi dalla forza di qualcosa. Mi piacerebbe tanto, se capitasse di nuovo. Forse potrebbe essere proprio lo stupore - se fossimo capaci di impararlo - l'antidoto al tempo che accelera in questo modo insopportabile.
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Mentre guardavo le lievi increspature sulla superficie del mare mi venne in mente una frase di Elias Canetti. Suggeriva di non credere a nessuno che dicesse sempre la verità: "La verità è un mare di fili d'erba che si piegano al vento, vuol essere sentita come movimento. E' una roccia solo per chi non la sente e non la respira".
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Mentre guardavo le lievi increspature sulla superficie del mare mi venne in mente una frase di Elias Canetti. Suggeriva di non credere a nessuno che dicesse sempre la verità: "La verità è un mare di fili d'erba che si piegano al vento, vuol essere sentita come movimento. E' una roccia solo per chi non la sente e non la respira".
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Vedete, quando ci si pone rispetto a una realtà da interprete con un ipotesi univoca, che sin dall'inizio non ammette possibilità diverse, si produce un fenomeno che gli psicologi chiamano "tunnel cognitivo". Significa che l'ipotesi diventa il criterio non solo di interpretazione dei dati, ma di vera e propria percezione della realtà. Significa che noi percepiamo quello che corrisponde all'ipotesi e, letteralmente, non vediamo ciò che la disconferma. Più in generale: non vediamo le cose che non rientrano nella griglia interpretativa fissata dall'ipotesi oppure dal compito che ci siamo prefissi o che qualcun altro ci ha assegnato. Non lavoriamo per scrutinare l'ipotesi. Lavoriamo per confermare l'ipotesi.
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Vedete, quando ci si pone rispetto a una realtà da interprete con un ipotesi univoca, che sin dall'inizio non ammette possibilità diverse, si produce un fenomeno che gli psicologi chiamano "tunnel cognitivo". Significa che l'ipotesi diventa il criterio non solo di interpretazione dei dati, ma di vera e propria percezione della realtà. Significa che noi percepiamo quello che corrisponde all'ipotesi e, letteralmente, non vediamo ciò che la disconferma. Più in generale: non vediamo le cose che non rientrano nella griglia interpretativa fissata dall'ipotesi oppure dal compito che ci siamo prefissi o che qualcun altro ci ha assegnato. Non lavoriamo per scrutinare l'ipotesi. Lavoriamo per confermare l'ipotesi.