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Arthur LeeArthur Lee wrote a review
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Racconto arguto e dissacrante nel cui labirinto è spassoso sprofondare, pur nella complessità dell’amara metafora esistenziale che mette in scena. Piacere intellettuale allo stato puro.
Graziano Graziano wrote a review
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Breve e brillante racconto di Friedrich Dürrenmatt, pubblicato nel 1976 nella raccolta Der Mitmacher. La narrazione ruota attorno alla dicotomia ordine/caos, descritta attraverso la rivisitazione del mito greco di Edipo.  Due oracoli - Tiresia e Pannychis XI, sacerdotessa di Apollo - si confrontano in punto di morte, ricostruendo la storia dell'eroe tebano e dei rispettivi vaticini, emessi con razionalità dal diplomatico Tiresia o pronunciati casualmente dalla scettica e beffarda Pizia, che parrebbero averne tracciato il destino.
GralliGralli wrote a review
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Profezie cieche
Come nel Minotauro Dürrenmatt rovescia la prospettiva di osservazione e di analisi della materia mitica compiendo un'operazione di decostruzione impietosa e sistematica che, ad una prima lettura, può apparire soltanto ironica irrisione. La Pizia non è altro che una vecchia scettica e stizzita, sprezzante dei suoi stessi oracoli - sempre più “spavaldi e azzardati” - e della sciocca credulità dei Greci; le profezie sono sparse alla cieca a devoti ciechi, incuranti della loro verifica; il santuario una fruttuosa fonte di denaro amministrata dall'avido e cinico gran sacerdote Merops XXVII, occupato in grandi lavori di strutturazione del tempio e nei suoi intrallazzi con i potenti; le grandi storie di eroi, da Giasone a Eracle, facili da profetizzare, portano già in se stesse la loro tragica fine; la peste di Tebe è dovuta alla mancanza di una buona fognatura e non ad un castigo divino; per non parlare poi dei vaticini emessi ad hoc per favorire l'ascesa di qualche tiranno. Quando il giovane Edipo, pallido e claudicante, si presenta, all'ora di chiusura come in un negozio, la sacerdotessa irritata dalla domanda sui suoi genitori gli propina il responso che reputa più assurdo: ucciderà il padre e sposerà la madre. Un responso tragico che si avvera ed è da questo punto che il racconto subisce una svolta. Tutti i personaggi coinvolti nella vicenda vivi e morti, soprattutto questi ultimi, si presentano alla Pizia come ombre a raccontare la loro verità in un gioco di specchi, quasi pirandelliano, un così è se vi pare, che sconvolge e stravolge le narrazioni mitiche precedenti. Controcanto della Pizia è Tiresia, indovino asservito ai potenti ai quali deve fama e ricchezza; le sue predizioni, come quelle di altri veggenti, sono talvolta “passate” alla Pizia che deve leggerle al postulante affinché acquistino credibilità divina. Tiresia agisce in nome della ragione, i suoi vaticini sono manipolazioni a fini politici, quelli della Pizia sono casuali, dettati dallo stato d'animo del momento, senza nessuna considerazione per il richiedente, anzi talvolta in suo spregio, come accade per Edipo, punito per la sua credulità e per la domanda sciocca: nell'aristocrazia (da intendersi la tradizione mitica) non si contano i figli adulterini per comodità attribuiti ad intervento divino, Zeus in primis. Il senso di tutto questo breve racconto lo troviamo nelle ultime pagine, ed è un vero piccolo, scettico, trattato di filosofia della storia che si sviluppa attraverso l'ultimo dialogo fra la Pizia e Tiresia. La verità ultima degli eventi è sfuggente e difficile da accertare, tutto può essere o essere diverso. «Tu, Pannychis, vaticinasti con fantasia, capriccio, arroganza, addirittura con insolenza irriguardosa, insomma: con arguzia blasfema. Io invece commissionai i miei oracoli con fredda premeditazione, con logica ineccepibile, insomma: con razionalità. Ebbene, devo ammettere che il tuo oracolo ha fatto centro». Il conflitto è fra coloro che credono che il mondo sia un organismo regolato da leggi e che possa essere cambiato; all'opposto stanno quelli che lo pensano dominato dal caso e lo accettano così come è: utopisti e pessimisti. Tutto scomparirà, dice Tiresia: egli stesso e la Pizia, Atene, Sofocle; solo resterà il quesito di Edipo: punito per trasgressione alle più sacre leggi del vivere civile, o vittima di un'alea capricciosa evocata da uno stravagante responso? Quel che resta, come sempre nelle vicende umane, non sono le risposte, ma le domande, eterne.
StreppyStreppy wrote a review
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Un condensato finissimo di sagacia
La morte della Pizia è un piccolissimo racconto, tanto breve quanto folgorante. Evidentemente Dürrenmatt è geniale. Non ho mezze misure e, quando qualcosa mi entusiasma, mi sbilancio con fervore. La trama è la reinterpretazione del mito di Edipo in una veste decisamente teatrale e sarcastica. Il "copione" si svolge nel tempio di Delfi dove, a sedere, troviamo due spettatori quanto mai ambigui: una Pizia vegliarda che dal suo tripode emette profezie inventate di sana pianta e un cinico Tiresia, freddo ideatore di oracoli, costruiti a tavolino secondo un calcolo di convenienza. La prima rappresenta il caso, l'imprudenza e il fato. Il secondo la premeditazione e il calcolo razionale. Due forze che agiscono sui destini degli uomini sotto la supervisione complice delle beffarde presenze divine. Davanti ai loro sguardi si presentano le ombre dei protagonisti della tragedia da Sofocle narrata: Meneceo, Creonte, Giocasta, Laio e infine la Sfinge. Ognuno di loro dà la sua versione dei fatti, in un gioco di ruolo che, confessione dopo confessione, rimescola le carte e rimette in discussione la verità. L'ago della bilancia pende dunque, ora verso l'imprevedibilità del caos, ora verso il ragionato calcolo di opportunità. Al centro di questo emblematico tavoliere vi è l'enigma, non come lo intendiamo oggi - banalizzato a modi sciarada da settimanale enigmistico - ma innalzato a valore mistico e profondo, secondo i canoni del mondo classico greco. Risuona allora in questo gioco esistenziale l'annosa domanda: da cosa dipende la nefandezza del destino: dal caso, dalla premeditazione o dalla volontà divina? Per me è stata una piacevolissima scoperta, tutto in sole 68 pagine, un condensato finissimo di sagacia, acume e filosofia. Decisamente consigliato.
iolanda pepeiolanda pepe wrote a review
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Una lettura paradossale del tragico mito di Edipo è il nocciolo di questo racconto breve (buono per chi ama le sfide tipo "50 libri in un anno" et similia). Durrenmatt si cimenta con uno dei suoi temi più cari, il destino degli uomini è regolato dal caos, e con quello della poliedricità di ogni verità; ma la lettura in chiave di parodia delle vicende di Edipo - che si scopre avere due madri con cui accoppiarsi più o meno consapevolmente - e degli altri protagonisti della sua storia, non mi ha convinto e alla fine mi ha anche un po' annoiato.
OmarOmar wrote a review
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Rivelazione
Breve ma brillante opera che racchiude in poche pagine riflessioni sul destino, la facoltà di scelta, il caso, il caos e l'ordine nel cosmo e nella vita umana. Un concentrato di riflessioni sull'esistenza umana che ruota attorno alla Pizia di Delfi morente che viene visitata dalle ombre dei morti legati alla vicenda di Edipo, al quale aveva in passato fatto la ben nota profezia. Una storia sordida e complessa, difficile da seguire nella sua assurdità, quella che si dipana attraverso le versioni della verità rivelate dalle ombre. Alla fine la verità non è forse conoscibile, in quanto è quella plasmata dagli uomini stessi: dalla Pizia, che emette profezie a casaccio, o da Tiresia, le cui visioni hanno invece il fine di dare ordine al caos. Quel che resta è accettare la vita come ci è data e raccontata: sviscerare la verità è forse sforzo vano e inutile. All'amarezza dei temi e delle vicende narrate l'autore contrappone uno stile brillante, farcito dalle sarcastiche riflessioni della Pizia sull'assurdità degli oracoli e della volontà umana di conoscere il futuro. Un piccolo gioiello.
DrRestlessDrRestless wrote a review
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La personale versione dell'Edipo Re proposta da Dürrenmatt è divertente e inquietante insieme. Alla moritura sacerdotessa di Delfi si presentano gli spettri dei personaggi della tragedia (Edipo, Laio, quella p.... di Giocasta, la Sfinge...) e ognuno racconta il suo parziale punto di vista. Ricorda un po' il racconto Nel bosco di Akutagawa, da cui Kurosawa trasse Rashomon. Da leggere assolutamente se si è appassionati di miti greci o se piacciono i racconti che si svelano come scatole cinesi.
SUN50SUN50 wrote a review
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Una piacevole sorpresa
Pannychis XI è l’ultima sacerdotessa di Delfi; ormai anziana e in punto di morte, la Pizia volge uno sguardo al passato e, insieme al lettore, ripercorre tutta la sua lunga carriera, commentando gli strambi oracoli che si è trovata a pronunciare per i Greci “creduloni” e la sua rivalità con il cinico Tiresia, che si finge cieco per meglio impressionare l’uditorio, ricordando poi i bizzarri personaggi che a lei si sono rivolti, buon ultimo quel petulante Edipo, tormentato dai dubbi sulla sua nascita e al quale la vecchia sacerdotessa ha rifilato, a caso, una tra le tante frottole del suo vasto repertorio. Con questo breve romanzo, capolavoro di arguzia e beffarda ironia,Dürrenmatt sembra voler ironizzare sul bisogno degli uomini di scrutare nei misteri del destino, alla ricerca di verità offerte da indovini e Pizie di ogni genere, ai quali credere ciecamente anche quando offrono risposte assurde. L’uomo, dice l’autore per bocca di Tiresia, non riesce a vivere felicemente il presente e deve perciò tormentarsi con l’ansia del futuro: questo disagio esistenziale, che l’autore riconosce anche nell’uomo moderno, muove i destini del mondo e della storia.  Ma la Pizia ha anche un altro messaggio da consegnare, prima di abbandonarsi al sonno della morte, attesa come una nuova avventura: il vero avversario dell’uomo, quello che non può essere sconfitto da nessun eroe tramite nessun oracolo è il caso, come dimostra la catena di eventi scatenati dal suo vaticinio inventato per Edipo. Ottima lettura per chi apprezza la pungente ironia e lo spirito dissacrante dell’autore nei confronti del mito per eccellenza e siano disposti a seguirlo in questa vicenda, per altro dalla trama abbastanza intricata, in una riflessione che da Delfi arriva direttamente all’uomo moderno e alla sua insoddisfazione eterna.
Enrico SapienzaEnrico Sapienza wrote a review
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Che goduria! Avevo già letto ed apprezzato una cosina piccina -ma enorme- di Dürrenmatt, “La panne”, ed ora lo ritrovo, intatto nel piacere che provoca! Due forze si contrappongono: l’ordine ed il caos. La storia di Edipo subisce un’incessante metamorfosi ora colando per combaciare con tutti i più minuti anfratti dei vaticini, ora precipitando verso un disordine informe e casuale, quasi fosse quella massa per il cui principio sempre si trasforma. Lungo queste metamorfosi ecco che si schiude il cuore prezioso, il sugo saporito del racconto: si spiegano i comportamenti degli uomini. Ah! Ma la pietanza è anche bellissima! La scrittura di Dürrenmatt è splendida: si permette di volta in volta di impastare con somma ironia gli ingredienti del mito e di tendersi ferocemente come i muscoli di una leonessa. Che meraviglia.
AngelinaAngelina wrote a review
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É meglio non conoscere né il futuro né il passato
La Pizia Pannychis XI é decrepita, alta e secca come tutte le sacerdotesse di Delfi. Ha trascorso la vita sparando oracoli a caso, spesso ripetendo le profezie di Tiresia che accumula denaro assecondando i potenti. Non ricorda più il giovane Edipo, ciò che gli predisse e quali furono le conseguenze. É disgustata dal santuario di Apollo, sontuoso all'esterno, freddo e umido dentro, dalla credulità di chi la consulta e dai reumatismi leniti solo dai vapori che si sprigionano da una crepa del pavimento. Non ha più voglia di sedersi sul tripode per profetare, è incuriosita dall'ultima avventura, la morte. Nelle ultime ore di vita, le capita di scoprire che il vaticinio, dato a Edipo quasi per scherzo, si è avverato. Chi è in realtà Edipo? Il figlio di Laio e di Giocasta? Il figlio di Giocasta e del capo delle guardie di suo marito? Il figlio della Sfinge? Laio era un castrato o un omosessuale? Giocasta era una puttana? La verità scompare nel momento in cui viene tormentata. Nelle ultime ore di vita, le ombre sorgono dall'Ade a visitare l'indovina moribonda, ma per quanto ognuna di loro racconti la propria storia, niente ci è dato di sapere se non che tutto è connesso, che nel caos esiste un ordine perché le vicende umane sono regolate dagli ossimori. La tragedia è espressa dal riso irrefrenabile, il mito diventa un misero racconto di cirrosi epatiche, di intrallazzi e di fraintendimenti. Tutto si inabissa: i protagonisti, le storie, Delfi stessa e probabilmente gli dei non esistono.