La morte viene di notte
by Johanna Mo
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Non c’è fuga dal passato. La detective Hanna Duncker lo comprende davvero solo tornando a Öland, l’isola da cui è scappata a diciannove anni e dove aveva giurato di non rimettere mai più piede. Ma dopo la morte di suo padre, l’autunno precedente, Hanna ha capito che è proprio öland il posto a cui sente di appartenere, sebbene viverci significhi confrontarsi ogni giorno col fatto di essere la figlia di Lars Duncker, un nome tristemente noto nella contea. In una piccola comunità, non ci si può nascondere a lungo e, tra le occhiate di sbieco degli isolani e i pettegolezzi dei colleghi, Hanna si ritrova a lavorare gomito a gomito proprio con Ove Hultmark, il poliziotto che quindici anni prima ha arrestato suo padre. A complicare ulteriormente le cose, durante il suo primo giorno di lavoro al commissariato di Kalmar, viene rinvenuto un corpo nella palude di Möckel. La vittima è un ragazzo sui tredici o quattordici anni, con indosso una felpa con il cappuccio e, stretto nella mano destra, un piccolo fiore rosa che sta appassendo. Il cadavere giace accanto a una pozza di sangue; il volto è completamente tumefatto. Hanna è scossa dalla visione, soprattutto perché il ragazzo è Joel Forslund, il figlio di Rebecka, che molti anni prima era stata la sua migliore amica. Si getta perciò a capofitto in un’indagine in cui la caccia alla verità diventa una resa dei conti con i fantasmi del suo passato, innanzi tutto con gli oscuri eventi che hanno riguardato suo padre anni prima.

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lunatica "minoritaria"lunatica "minoritaria" wrote a review
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non è come immagini
ci sono i bulli in Svezia? discriminazioni di genere ? e di razza? droga a scuola? Pensa tu cosa scopri leggendo gialli.
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Johanna Mo mi ha già fidelizzato con questo romanzo d’esordio che segna l’inizio di una serie di casi polizieschi legati della detective Hanna Duncker. La provincia svedese, il fascino dei suoi paesaggi fatti di opposti, é il contenitore di temi sociali e questioni private che si attraversano a vicenda e si sviluppano dando vita a una trama credibile, avvincente, attuale. Tutto ruota e si ricostruisce attorno all’omicidio di un ragazzo. Sarà la morte di Joel ad aprire la finestra sul mondo degli adolescenti di oggi, le loro fragilità nascoste, le dipendenze, la solitudine che accompagna la difficoltà a definire la propria identità di genere all’interno di una comunità che racchiude infinite identità. L’autrice affida il disorientamento di Joel ad adulti spesso non risolti, spesso inadeguati come genitori rispetto al mondo fluido dei figli, al loro silenzio che parla attraverso gli sguardi in assenza di un dialogo. Prima di arrivare alla soluzione del caso, l’indagine avanza con continui cambi di prospettiva facendo luce sui molti lati oscuri della società, sugli uomini e le donne di questa cittadina. Ci porta alla conclusione che, sì, la banalità del male, quando si svela, è un’ombra che ci cammina a fianco. Come sfondo a tutto questo, c’è la storia personale di Hanna, giovane donna riservata e piena di cicatrici. Il suo passato pesante è una strada che corre parallela all’umanità ferita che incontra ogni giorno e che spesso riflette e fa riemergere il dolore rimasto imprigionato a lungo dentro di lei, e con il quale è decisa a fare i conti. Un bel modo di costruire la storia e raccontarla. Ho chiuso il libro decisa a fare un altro pezzo di strada insieme a lei. Alla prossima indagine, dunque.