La strada per Roma
by Paolo Volponi
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22 cm Milanostampa - Farigliano (CN) IT\ICCU\RAV\0239131

Jacques le fataliste et son maître's Quotes

«[Durante una visita agli scavi di Ostia antica in compagnia del collega Barnaba Carasso, Guido] recitò Sopra una conchiglia fossile di Giacomo Zanella. Soltanto la poesia, una specie di confessione compatita, poteva consentirgli di ritrovare l’iniziativa e la sicurezza.
Cominciò a dire che chissà quante cose avevano visto quei pini e quelle case; cose che egli non cercava di immaginare ma che sapeva che Carasso non avrebbe potuto citare o chiedergli e che nemmeno quella faccia della città avrebbe saputo atteggiare, tirar fuori e mettere in ordine per una sfida completa. Il suo egoismo e la sua presunzione dovevano lottare contro l’indifferenza della schiavitù.
Carasso disse: — Gli schiavi, specie quelli orientali, gli incendi, la caduta dell’Impero, i barbari, la malaria, i cinghiali, i contadini.
Guido poté reagire: — Questo è molto cinematografico. Tutt’al più, direi la pioggia e poi i venti dall’Africa, cioè l’impalpabile sul muro, un’ombra sui marmi, il deserto, anzi prima la desolazione, la prima giornata senza nessuno, qualche vecchio ancora, il tonfo del primo arco che cade, la campagna che incomincia a muoversi per inghiottire.
Carasso era convinto e disse: — Bello questo, molto bello. E già, quando è che qui si è fermata la storia. C’è stata una paura fisica; cinque secoli dopo Cristo… chissà se capiterà più sulla terra che una parte venga cancellata, trasformata. È vero che se i ghiacci del Polo si sciogliessero l’acqua sommergerebbe alcuni continenti.
Carasso era felice, preso dall’entusiasmo di quelle evocazioni. Si fermò davanti a Guido e si riprese e poi con molta convinzione disse: — Lei fa ancora in tempo a vedere tutto quel che vuole: l’importante è che lei ha la qualità per capire. Oggi ha cominciato; pensi che oggi la gente è rimasta negli stabilimenti balneari di Ostia.»
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«[Durante una visita agli scavi di Ostia antica in compagnia del collega Barnaba Carasso, Guido] recitò Sopra una conchiglia fossile di Giacomo Zanella. Soltanto la poesia, una specie di confessione compatita, poteva consentirgli di ritrovare l’iniziativa e la sicurezza.
Cominciò a dire che chissà quante cose avevano visto quei pini e quelle case; cose che egli non cercava di immaginare ma che sapeva che Carasso non avrebbe potuto citare o chiedergli e che nemmeno quella faccia della città avrebbe saputo atteggiare, tirar fuori e mettere in ordine per una sfida completa. Il suo egoismo e la sua presunzione dovevano lottare contro l’indifferenza della schiavitù.
Carasso disse: — Gli schiavi, specie quelli orientali, gli incendi, la caduta dell’Impero, i barbari, la malaria, i cinghiali, i contadini.
Guido poté reagire: — Questo è molto cinematografico. Tutt’al più, direi la pioggia e poi i venti dall’Africa, cioè l’impalpabile sul muro, un’ombra sui marmi, il deserto, anzi prima la desolazione, la prima giornata senza nessuno, qualche vecchio ancora, il tonfo del primo arco che cade, la campagna che incomincia a muoversi per inghiottire.
Carasso era convinto e disse: — Bello questo, molto bello. E già, quando è che qui si è fermata la storia. C’è stata una paura fisica; cinque secoli dopo Cristo… chissà se capiterà più sulla terra che una parte venga cancellata, trasformata. È vero che se i ghiacci del Polo si sciogliessero l’acqua sommergerebbe alcuni continenti.
Carasso era felice, preso dall’entusiasmo di quelle evocazioni. Si fermò davanti a Guido e si riprese e poi con molta convinzione disse: — Lei fa ancora in tempo a vedere tutto quel che vuole: l’importante è che lei ha la qualità per capire. Oggi ha cominciato; pensi che oggi la gente è rimasta negli stabilimenti balneari di Ostia.»
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