Labirinto di morte
by Philip K. Dick
(*)(*)(*)(*)( )(611)
Quattordici persone, nevrotiche e alienate nel loro rapporto con il lavoro e con il mondo esterno, decidono di lasciare una Terra disumana e oppresiva e partire per il pianeta Dalmak-O. Per Ben Tallchief, dopo una vita fallimentare, sembra aprirsi un futuro di euforica comunione con gli altri; è così anche per Seth Morley, insoddisfatto del suo lavoro come idrologo del Kibbutz Tekel Upharsin. Ma all'improvviso il satellite delle comunicazioni viene distrutto e i quattordici umani si ritrovano soli su un pianeta alieno e ostile, in un crescendo di mistero, terrore e morte.

ziovax's Review

ziovaxziovax wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Spoiler Alert
Riletto a distanza di anni, confermo le 4 stelle (evento abbastanza raro per i romanzi che ho letto, sopratutto quelli di Dick), ora che sono un po' più "maturo" rispetto alla prima lettura.
Non che sia meno meritevole degli altri suoi romanzi, ma questo ha un epilogo troppo "spietato": ti ributta nella "realtà" dopo averti fatto sognare in un mondo da fantascienza pura, con uno stupendo contorno di "teologia burocratica" (non mi viene in mente altro per descriverla), una storia affascinante di un gruppo di falliti che viene trasferito su una colonia sconosciuta, pieni di speranza per una vita migliore, dove però, le cose degenerano in fretta sino ad arrivare all'inevitabile, tragica, fine...
...che fine non è, ci si risveglia, si smette di sognare, come un pugno nello stomaco ti lascia senza fiato, e, per quanto mi riguarda, con l'amaro in bocca.
Dick non è solo "La svastica sul sole", non è solo "Blade Runner" o "Rapporto di minoranza": ogni lettura è da riscoprire, a conferma di trovarsi di fronte al più grande autore di fantascienza di tutti i tempi.
ziovaxziovax wrote a review
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Spoiler Alert
Riletto a distanza di anni, confermo le 4 stelle (evento abbastanza raro per i romanzi che ho letto, sopratutto quelli di Dick), ora che sono un po' più "maturo" rispetto alla prima lettura.
Non che sia meno meritevole degli altri suoi romanzi, ma questo ha un epilogo troppo "spietato": ti ributta nella "realtà" dopo averti fatto sognare in un mondo da fantascienza pura, con uno stupendo contorno di "teologia burocratica" (non mi viene in mente altro per descriverla), una storia affascinante di un gruppo di falliti che viene trasferito su una colonia sconosciuta, pieni di speranza per una vita migliore, dove però, le cose degenerano in fretta sino ad arrivare all'inevitabile, tragica, fine...
...che fine non è, ci si risveglia, si smette di sognare, come un pugno nello stomaco ti lascia senza fiato, e, per quanto mi riguarda, con l'amaro in bocca.
Dick non è solo "La svastica sul sole", non è solo "Blade Runner" o "Rapporto di minoranza": ogni lettura è da riscoprire, a conferma di trovarsi di fronte al più grande autore di fantascienza di tutti i tempi.