Lacrime di sale
by Lidia Tilotta, Pietro Bartolo
(*)(*)(*)(*)(*)(108)
"È gelida l'acqua. Mi entra nelle ossa. Non riesco a liberare la stazza dall'acqua. Uso tutta la mia forza e la mia agilità ma la lancia resta piena. E cado. Ho paura. È notte fonda e fa freddo. Siamo a quaranta miglia da Lampedusa e, se non riesco a farmi sentire subito, mi lasceranno qui e sarà la fine. Non voglio morire così. Non a sedici anni. Il panico sta per impadronirsi di me e comincio a urlare con quanto fiato ho in gola, cercando di rimanere a galla e di non farmi trascinare giù da questo mare che ci consente di sopravvivere ma che può anche decidere di abbandonarci per sempre. "Patri" urlo. "Patri." Lui è al timone e non mi sente. La fine si avvicina, penso. Poi qualcosa accade... Ciò che non potevo sapere allora è che non solo quella notte sarebbe rimasta per sempre impressa nella mia mente ma che la mia esistenza sarebbe stata segnata da un mare che restituisce corpi e vite e che sarebbe toccato proprio a me salvare quelle vite e toccare per ultimo quei corpi." Pietro Bartolo è il medico che da oltre venticinque anni accoglie i migranti a Lampedusa. Li accoglie, li cura e, soprattutto, li ascolta. Queste pagine raccontano la sua storia: la storia di un ragazzo mingherlino e timido, cresciuto in una famiglia di pescatori, che si è duramente battuto per cambiare il proprio destino e quello della sua isola. E che, non dimenticando le difficoltà passate, ha deciso di vivere in prima persona quella che è stata definita la più grande emergenza umanitaria del nostro tempo.

All Quotations

2
Ggv84Ggv84 added a quotation
Villaggi fantasma in cui erano rimasti solo vecchi, donne e bambini. Come se da lì fosse passata la guerra. Ma in questo caso la guerra non c'entrava: c'entrava solo una povertà assoluta che non consente di sfamare le bocche dei figli. Ed è per questo che, quando oggi sento parlare, in tanti talk-show, della differenza tra migranti economici e profughi, mi arrabbio e vorrei buttare tutto per aria.
Ggv84Ggv84 added a quotation
Villaggi fantasma in cui erano rimasti solo vecchi, donne e bambini. Come se da lì fosse passata la guerra. Ma in questo caso la guerra non c'entrava: c'entrava solo una povertà assoluta che non consente di sfamare le bocche dei figli. Ed è per questo che, quando oggi sento parlare, in tanti talk-show, della differenza tra migranti economici e profughi, mi arrabbio e vorrei buttare tutto per aria.
Ggv84Ggv84 added a quotation
Quasi pensassero: "Te la sei cercata", "Chi te lo fa fare di occuparti ogni giorno di chi potrebbe trasmetterti infezioni e malattie?". Ed è un atteggiamento che purtroppo ho visto maturare in tante persone allorché gli sbarchi sono diventati sempre più numerosi, complice anche un'informazione poco attenta, se non superficiale. Mamme spaventate che non vogliono mandare i figli in scuole prossime a strutture che ospitano i profughi, o che addirittura si ribellano perché nelle stesse loro classi il pomeriggio si fa lezione ai migranti. Tutto questo non è eticamente accettabile. Oltre che stupido. E' vero, i casi di scabbia sono frequenti, ma li risolviamo ancor prima che i migranti siano trasferiti dalle strutture di prima accoglienza. E se guardiamo ai numeri, gli episodi di tubercolosi o altre malattie infettive sono davvero rari. Basta far bene il proprio mestiere di medico, prendere in tempo i casi più gravi per evitare il contagio. Tutto qui. Esattamente come avviene per i pazienti italiani. Non possiamo e non dobbiamo farci condizionare dalla paura, dobbiamo aprire le nostre porte, le nostre case. Io e Rita lo abbiamo fatto una volta e lo rifaremmo ancora.
Ggv84Ggv84 added a quotation
Quasi pensassero: "Te la sei cercata", "Chi te lo fa fare di occuparti ogni giorno di chi potrebbe trasmetterti infezioni e malattie?". Ed è un atteggiamento che purtroppo ho visto maturare in tante persone allorché gli sbarchi sono diventati sempre più numerosi, complice anche un'informazione poco attenta, se non superficiale. Mamme spaventate che non vogliono mandare i figli in scuole prossime a strutture che ospitano i profughi, o che addirittura si ribellano perché nelle stesse loro classi il pomeriggio si fa lezione ai migranti. Tutto questo non è eticamente accettabile. Oltre che stupido. E' vero, i casi di scabbia sono frequenti, ma li risolviamo ancor prima che i migranti siano trasferiti dalle strutture di prima accoglienza. E se guardiamo ai numeri, gli episodi di tubercolosi o altre malattie infettive sono davvero rari. Basta far bene il proprio mestiere di medico, prendere in tempo i casi più gravi per evitare il contagio. Tutto qui. Esattamente come avviene per i pazienti italiani. Non possiamo e non dobbiamo farci condizionare dalla paura, dobbiamo aprire le nostre porte, le nostre case. Io e Rita lo abbiamo fatto una volta e lo rifaremmo ancora.