Leggere Lolita a Teheran
by Azar Nafisi
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Nei due decenni successivi alla rivoluzione di Khomeini, mentre le strade e i campus di Teheran erano teatro di violenze barbare, Azar Nafisi ha dovuto cimentarsi nell'impresa di spiegare a ragazzi e ragazze, esposti in misura crescente alla catechesi islamica, una delle più temibili incarnazioni del Satana occidentale: la letteratura. È stata così costretta ad aggirare qualsiasi idea ricevuta e a inventarsi un intero sistema di accostamenti e immagini che suonassero efficaci per gli studenti e, al tempo stesso, innocui per i loro occhiuti sorveglianti. Il risultato è un libro che, oltre a essere un atto d'amore per la letteratura, è anche una beffa giocata a chiunque tenti di proibirla.

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Coriandola di serie BCoriandola di serie B wrote a review
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Alla salita al potere di Khomeini e in seguito alle repressioni sempre più dure, Azar si dimette da professoressa presso l’università di Teheran e crea per alcune sue alunne degli incontri privati e clandestini che si tengono il giovedì nel salotto di casa sua. In questo autobiografico romanzo, è così forte la passione per la letteratura di Azar che ti fa venir voglia di leggere ogni libro che viene nominato! Come forte è il rapporto così pieno di conflittualità e al tempo stesso di amore per il suo paese. “come Lolita tentavamo di fuggire e di creare un nostro piccolo spazio di libertà. E come Lolita sfruttavamo ogni occasione per esibire la nostra insubordinazione: lasciando spuntare una ciocca di capelli dal velo, insinuando un po’ di colore nella smorta uniformità delle nostre divise, facendoci crescere le unghie, innamorandoci e ascoltando musica proibita”
Sara 🎶Sara 🎶 wrote a review
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Un libro così profondo e interessante che mi ha fatto riflettere ancora di più sulla condizione della donna in paesi come l’Iran e mi ha fatto comprendere quanta forza abbiano quelle stesse donne. Inoltre, i continui richiami alla letteratura sono davvero piacevoli (attenzione, contiene spoiler sui libri che si citano!!) 💗
ARIEL81_franceARIEL81_france wrote a review
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Interessante e informativo
Il libro mi è piaciuto molto, ho infatti trascritto molte parti che mi hanno colpito. Penso che questo genere di libri ci aiuti a ricordarci di quanto siamo fortunate noi donne, nonostante anche in occidente ci siano dei problemi, a non vivere in questi posti COMPLETAMENTE OSTILI alle donne, in cui davvero sono considerate meno di zero e non sono libere neanche di far vedere i capelli o lo smalto alle unghie. Dei libri di cui si parla, ci sono molti spoiler, per cui consiglio, per chi avesse "in lista da leggere" il grande Gatsby o Lolita, di leggere prima quelli per evitare appunto molte anteprime (finali compresi!). Buona lettura :)
RobsRobs wrote a review
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Diritto all'immaginazione
"La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell'Uomo venga aggiunta la voce: diritto all'immaginazione. Ormai sono convinta che la vera democrazia non può esistere senza la libertà dell'immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia. Per vivere una vita vera, completa, bisogna avere la possibilità di dar forma ed espressione ai propri mondi privati, ai propri sogni, pensieri e desideri; bisogna che il tuo mondo privato possa sempre comunicare col mondo di tutti. Altrimenti, come facciamo a sapere che siamo esistiti?" Purtroppo ci accorgiamo dell'importanza di certe cose soltanto dopo che le abbiamo perse, come scoprirà suo malgrado Azar Nafisi. Con "Leggere Lolita a Teheran" è inevitabile considerare la nostra vita di donne occidentali sotto una nuova luce. Perché tutto quello che diamo per scontato, i gesti banali che facciamo ogni giorno come truccarci, leggere un romanzo, chiacchierare con un amico o correre se sei in ritardo, diventano incredibili gesta nell'Iran di pochi anni fa e purtroppo anche di oggi. La verità che questo libro ti sbatte in faccia è che il bene più prezioso che abbiamo è proprio la libertà di poter scegliere. Scegliere con chi passare il nostro tempo e addirittura che cosa farne. E immancabilmente, come Azar, capisci che qualsiasi società che voglia tenere sotto controllo non solo la sfera fisica ma soprattutto quella intellettuale della persona, è una società fallita, smarrita, destinata soltanto all'autodistruzione.
Letizia_Letizia_ wrote a review
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Il libro rientra a metà tra il romanzo autobiografico e la saggistica in quanto l’autrice incastra la narrazione della propria vita privata e, soprattutto, professionale con gli eventi storico/culturali che la circondano. Lo stile autoriale consente al lettore di immedesimarsi nelle scene di vita quotidiana, scandite da stupri, intimidazioni, soprusi e bombardamenti. I personaggi vivono nella costante ansia di essere reputati “inadatti”, “immorali”, tanto da temere più queste accuse che la propria vita: un passaggio chiave è la scena in cui Azar e la sua famiglia non si preoccupano tanto per la sparatoria che avviene dal loro balcone, per la quale potrebbero perdere la vita (addirittura, una delle donne viene usata come scudo) quanto per il fatto che possano scoprire la loro illegale detenzione della parabola. In queste pagine, in queste vite, è la banalità che sconvolge: gli stupri, il darsi fuoco, il femminicidio passano quasi in secondo piano rispetto al non poter indossare liberamente una maglia colorata, uscire per strada senza che un proprio alluce possa essere considerato scandaloso, uno smalto troppo sgargiante, una gita tra amici. In particolar modo, la maggior parte della gente risulta poco “umana”: mancano l’empatia, l’amore verso il prossimo e la solidarietà femminile. Una bambina non può consolare la sua amica, alla quale si condanna la spensieratezza propria della sua età, e il peggior maschilismo proviene dalle stesse donne, che lamentano una irreale impudicità e costringono le altre a sentirsi sporche e a desiderare la sparizione materiale del proprio corpo. Sicuramente un testo non adatto a tutti, ma che aiuta a sentirsi vicini e a comprendere un po’ di più l’eterogenea realtà che ci circonda.
Mari Mari wrote a review
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Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi, esce negli Stati Uniti il 25 marzo 2003, cinque giorni dopo la dichiarazione di guerra di George W. Bush all’Iraq di Saddam Hussein, rimanendo molte settimane nella classifica dei bestseller del New York Times Book Review, vincendo diversi premi e tradotto in 32 lingue. L’ho comprato attratta dal titolo e perché mi piacciono i libri che parlano di altri libri, di book club (conoscete quello di Reese Whiterspoon?). Protagonista della storia e voce narrante è la stessa Nafisi, professoressa universitaria di letteratura anglo-americana. L’autrice, non potendo più esercitare liberamente la sua professione, decide di dimettersi e invitare clandestinamente, a casa sua, le sette allieve migliori del suo corso per leggere e commentare insieme quei romanzi che il regime ha deciso di vietare. E così, discutendo di Nabokov, Fitzgerald e Jane Austen, Nafisi e le “sue ragazze” raccontano dell’Iran di Khomeini e di come le donne venivano punite se correvano sulle scale dell’Università, se ridevano o se si truccavano, se i lacci delle loro scarpe erano colorati… Entrando a casa della loro insegnate, potevano finalmente liberarsi dall’oppressione di quel velo nero, scuotere i capelli, mostrare abiti colorati e smettere di essere dei fantasmi. “Esposi loro i temi che avremmo trattato; il più importante era come questi capolavori dell’immaginazione potessero aiutare noi donne a sopravvivere in un contesto così opprimente.” Letto così potrebbe sembrare un capolavoro, e a tratti lo è stato, purtroppo però la ridondanza della scrittura di Azar Nafisi ha rovinato tutto. Ho impiegato quasi tutto il mese di febbraio per leggerlo e più di una volta ho preferito fare altro piuttosto che impantanarmi tra pagine lente e tediose. Per me non c’è niente di più odioso e frustrante. A fine lettura, dopo aver tirato non uno, ma un’infinità di sospiri di sollievo, ho provato a fare qualche ricerca in rete, per capire se veramente solo io lo avevo trovato così ostico. Beh, la soddisfazione è stata tanta quando ho scovato un’intervista fatta a Roberto Serrai, che lo ha tradotto per Adelphi, impiegandoci sette mesi e avvalendosi della consulenza di una sua studentessa iraniana. Parlandone lo ha descritto “un libro importante, ma non si può definirlo bello”. Secondo lui, in America hanno spinto molto per farlo uscire nel momento politico giusto. Adelphi voleva tagliare il 20% della storia e incaricò lo stesso Serrai di occuparsene. Venne informata l’autrice, che non solo rifiutò i tagli, ma comunicò la sua scelta poche settimane prima della consegna della traduzione, così da costringerlo a reinserire tutte le parti tagliate. Che non fosse una tipa molto simpatica lo avevo intuito leggendo questo passaggio “[…] Ai tavoli si ride, si chiacchiera, si raccontano storie, più o meno come succede in qualsiasi parte del mondo quando si ritrovano insieme persone colte, argute, sofisticate.” Come se solo persone colte, argute e sofisticate (lei evidentemente si reputa tale), possano ridere e chiacchierare… È un continuo auto celebrarsi, dar sfoggio della propria cultura, che, almeno per quanto mi riguarda però, non sempre vuol dire saper scrivere e saper trasmettere emozioni.
ZarathustraZarathustra wrote a review
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Ho molto apprezzato il libro perché in maniera diversa dal solito e con spunti veramente geniali descrive la storia e la vita quotidiana dell'Iran post rivoluzione, di come una donna debba affrontare un cambiamento che definirlo drastico è poco. Peccato solo non aver letto tutti i libri di cui Nafisi parla, sarebbe stato ancora più avvincente.
eddy64eddy64 wrote a review
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Leggere Lolita per rivendicare il diritto all’immaginazione
La storia, autobiografica, di Azar Nafisi docente universitaria in Iran a partire dalla rivoluzione islamica di Khomeini fino alla fine degli anni 90, le crescenti difficoltà ad insegnare liberamente letteratura in un ambiente sempre più radicalizzato, la portano alle dimissioni e alla organizzazione di un seminario privato con alcune sue allieve, dove leggere e commentare liberamente autori stranieri, considerati pericolosi dal regime e quindi proibiti. Il romanzo è diviso in quattro parti, ognuna dedicata a un autore; la prima su Nabokov e l’ultima su Jane Austen, raccontano l’esperienza del seminario; per due anni tutti i giovedì alcune ex allieve si recano a casa della docente, e, tolti veli e chador, si abbandonano per alcune ore a leggere, discutere, interloquire liberamente, sfogandosi, raccontando le loro vicende personali. La letteratura per interpretare criticamente la realtà della repubblica islamica, lasciandone fuori temporaneamente le restrizioni, le leggi assurde, gli integralismi. Leggere Lolita per rivendicare il diritto all’immaginazione, alla propria sfera privata, dove poter essere se stesse. Le due parti centrali dedicate a Fitzgerald e Henry James raccontano le esperienze della protagonista all’avvento della rivoluzione, che si rivelò un ritorno al passato, e gli otto anni del conflitto con l’Iraq, milioni di morti che portarono allo stremo entrambi i paesi, senza vincitori né vinti. Anni di dure repressioni, di esecuzioni di massa degli oppositori, i bombardamenti su Teheran, la morte di Khomeini dopo la fine del conflitto che non porta e nessun sostanziale cambiamento. L’unica alternativa è, per chi ci riesce, lasciare l’Iran e alla fine alcune allieve e la docente lo fanno, anche se non è facile specie quando si crede ancora nel proprio paese. L’autrice attualmente vive negli Stati Uniti dove ha scritto questo romanzo. Peccato che, nonostante i temi toccati sulla cui importanza non discuto, a partire dalla condizione della donna nella repubblica islamica, il libro non decolli quasi mai, non susciti particolari emozioni: i personaggi sono abbastanza anonimi, stereotipati, la narrazione tende a ripetersi con toni a volte un po' troppo auto celebrativi. Uno spaccato di vita dell’Iran che per le modalità narrative mi ha lasciato abbastanza freddo. Meglio le parti dedicate alla letteratura, con l’interpretazione di libri e scrittori in chiave contemporanea ovvero repubblica islamica. Immaginare un mondo dove Nabokov, Fitzgerald e molti altri scrittori sono proibiti sembra incredibile eppure è vero. Interessanti alcune analisi (Invito a una decapitazione di Nabokov, Orgoglio e pregiudizio di Austen), ma la parte più godibile è il ‘processo’ a Gatsby imbastito dalla docente come lezione di letteratura. Un libro forse sopravvalutato, grande successo perché diventato il libro da leggere assolutamente? (per me non lo è..). una buona operazione commerciale con un titolo invitante? (perché leggere Lolita e non Gatsby? Hanno il medesimo spazio…) Non è un capolavoro, ma un romanzo discreto, di cui ho apprezzato in particolare le parti “letterarie” conoscendo già alcuni scrittori esaminati. Tre stelle.
GabriGabri wrote a review
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"In quel soggiorno ci riscoprimmo esseri umani dotati di vita propria....Come Lolita tentavamo di fuggire e di creare un nostro piccolo spazio di libertà. E come Lolita sfruttavamo ogni occasione per esibire la nostra insubordinazione: lasciando spuntare una ciocca di capelli dal velo, insinuando un po' di colore nella smorta uniformità delle nostre divise, facendoci crescere le unghie, innamorandoci e ascoltando musica proibita". Riletto a distanza di anni perché spesso si sente il bisogno di riprendere in mano libri dal contenuto potente, libri di denuncia, libri che dimostrano quanto la letteratura possa rappresentare un'arma pacifica di protesta e di opposizione a qualsiasi forma di controllo e di repressione esercitati da regimi totalitari come la Repubblica islamica dell'Iran. La professoressa Nafisi e le sue studentesse amano di un amore profondo quei libri messi all'indice dal regime perché provenienti da paesi occidentali simbolo di corruzione e decadenza. E allora come fare per continuare a studiare ed approfondire Nabokov, Fitzgerald, James e la Austen se non ritrovandosi segretamente per chiacchierare di letteratura, sorseggiando thé e mangiando pasticcini? Attraverso queste e altre letture, la Nafisi e le sue ragazze riescono non solo a evadere con la mente, ma anche a trovare spunti importanti per discutere della situazione politica in Iran, a fare esercizio di denuncia della loro condizione di donne emarginate e sottomesse ad una società maschilista,e soprattutto a trovare quella speranza e solidarietà derivante dalla condivisione di una passione comune.
SilviaSilvia wrote a review
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Che bello questo libro! Impossibile riassumerlo con una citazione, troppe frasi belle, troppi brani da sottolineare. Lo consiglio a chi ama la letteratura e il potere dei libri; a chi ama la storia, la politica e le rivoluzioni; a chi si trova sempre in difficoltà tra principi, ideologie e prese di coscienza; a chi capisce quanto è difficile fare scelte; a chi dimentica troppo spesso il valore della democrazia e della libertà. “La mia fantasia ricorrente è che alla Carta dei Diritti dell’Uomo venga aggiunta la voce: diritto all’immaginazione. La vera democrazia non può esistere senza la libertà di immaginazione e il diritto di usufruire liberamente delle opere di fantasia.”