Leopardi
by Pietro Citati
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Al principio della sua vita, Giacomo Leopardi era felice. Nell'infanzia, gioia, furia, "allegrezza pazza" riempivano le sue giornate. Poi l'infelicità piombò su di lui. Un "sistema di malattie" si impadronisce del suo organismo. Giacomo non sente più né la natura né la bellezza; il sentimento, l'entusiasmo si dileguano. Non gli resta che sopportare: arte in cui diventa, in pochi anni, un maestro. Ma la sua mente è innamorata delle contraddizioni, dei rovesciamenti e degli sdoppiamenti. Così, continua a ricercare la felicità, pur sapendo che è un'impresa disperata. La insegue nel piccolo, accogliente mondo aristocratico-borghese di Bologna; a Pisa, nella tenue aria primaverile; a Firenze, tra le luci autunnali del lungarno; tra i gelati, le pasticcerie e i panorami di Napoli. Vive quasi tutto il resto della sua vita celando i dolori, le angosce, la desolazione, le passioni, la solitudine, il dono di essere un genio immenso. Pietro Citati ci conduce attraverso la vita di Leopardi fino al cuore segreto della sua opera. Ci sono in questo libro alcune importanti novità biografiche e molte letture fresche e originali. Ma c'è soprattutto, come avrebbe voluto Leopardi, la capacità di immedesimarsi nello scrittore, di seguire ogni minimo impulso del testo, fino a creare una nuova opera, vibrante e appassionata.

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LucioscarLucioscar wrote a review
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Ottimo. Citati sempre elegante preciso e profondo nei propri saggi.
cheremonecheremone wrote a review
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Devo essere in acuta fase leopardiana, perché dopo aver riletto i Canti ed approfondito le Operette morali, mi sono dedicato al denso Leopardi di Pietro Citati (Mondadori, 2010) che è ne tanto biografia quanto analisi e commento della sua opera... Continua qua: cheremone.wordpress.com/2020/02/09/il-suo-secondo-nome-era-taldegardo-il-che-spiega-un-sacco-di-cose
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Libro di non agevolissima lettura, di profonda erudizione che racchiude una profonda biografia di Leopardi, mescolata, e intervallata, con la analisi di parecchie opere poetiche e in prosa di Leopardi. Lascia la sensazione che taluni “pezzi” provengano da altre prove di Citati e che successivamente siano stati compresi e “raccordati” alla biografia. Testo importante , ma da abbinare, tassativamente, alle opere originali di Leopardi.
Johnny AppleseedJohnny Appleseed wrote a review
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Decisamente esiste un rapporto consustanziale tra Leopardi e Citati. Il grande critico lo sente come uno di casa e ci fa capire che la frequentazione del poeta di Recanati non è stata né episodica né discontinua. Ne scaturisce un testo fatto per "il buon lettore" e non per lo specialista nonché per gli insegnanti di letteratura che non hanno potuto approfondire la figura di Leopardi. Opera godibile e finanche necessaria.
Vitani DaysVitani Days wrote a review
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Davvero un ottimo saggio questo di Citati, non propriamente specialistico ma neppure troppo superficiale o tirato via. In primo luogo è chiara la passione dell'autore per la figura di Leopardi, una passione che riguarda non soltanto l'opera ma anche la vita del genio di Recanati. Questo, unito a una scrittura pulita e affascinante, permette a Citati di tirar fuori un'opera capace di appassionare anche il lettore profano, portandolo a rivalutare alcuni aspetti quasi stereotipati di Giacomo Taldegardo Leopardi (chi ha parlato di "pessimismo cosmico"? Leopardi era affamato di vita come forse nessun altro! Non a caso di pessimismo cosmico nel volume non si parla nemmeno una volta). Il saggio ha anche il pregio di non essere né un mero commentario delle opere né una semplice raccolta di dati biografici. In entrambi i casi sarebbe stato elevatissimo il rischio di un risultato didascalico e pesante. Citati alterna invece capitoli biografici a capitoli di "analisi del testo", arricchendo il tutto con dettagli quasi narrativi che donano profondità e immediatezza (indimenticabile ad esempio il ritratto di Monaldo, o il mirabile breve capitolo dedicato a Paolina). Chiunque conosca la zona di Recanati e si sia affacciato una volta dalle finestre della biblioteca di casa Leopardi riconoscerà gli odori, la luce e le immagini rievocate da Citati, che gli appariranno nitide davanti agli occhi mentre legge. Decisamente da leggere per chiunque sia anche solo un minimo interessato alla figura di Giacomo Leopardi e alla letteratura italiana in generale.
AgneseAgnese wrote a review
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E bravo Citati, non è facile sfatare i miti che ruotano attorno ad un autore così "scolastico". In questo libro assaporiamo a 360 gradi la vita di Leopardi, il suo pensiero, le sue opere, che si fondono assieme per creare un'eccezionale visione del genio che era. La cosa meno convenzionale in questo racconto è sicuramente l'accento posto sui rapporti intrecciati dal poeta con i suoi familiari, i suoi amici, i suoi colleghi, e anche su quelli con le città in cui ha vissuto. Questo è un bello scossone per chiunque creda che Leopardi fosse un depresso cronico, che non cercasse di godersi la vita, che si piangesse addosso e che da questo atteggiamento pessimistico derivasse tutta la sua produzione scritta. Per il resto, non credevo che nessun libro potesse farmi amare Leopardi più di quanto lo amassi già. E invece...
AcrasiaAcrasia wrote a review
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Sfatiamo un luogo comune...
I più ritengono che Leopardi sia stato uno sfigato, un pessimista cronico, uno che si tirava addosso le più turpi disgrazie... invece in questo libro io ho visto un Leopardi con moltissima voglia di reagire alla vita che certo non è stata clemente. Bravo Citati per aver reso alla portata di tutti un genio della letteratura italiana.
Paola Rozzoni Paola Rozzoni wrote a review
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Vita ed opere di Giacomo Leopardi
Una cosa è chiara: Citati non è solo un grande estimatore del genio leopardiano, ma ama profondamente la figura di questo poeta troppo spesso bistrattato e in questo mi trova profondamente concorde. Ovvio perciò che non posso che parlare positivamente di questo suo saggio. Quello che mi è piaciuto in particolare è il procedere in parallelo del racconto biografico e dell'analisi delle opere in modo da non rendere troppo noiosa la seconda. E concordo anche con la sua velata antipatia per quell' "allumeuse" della Targioni Tozzetti. Credo anche che il testo sia servito al regista Martone quale spunto per il suo film IL GIOVANE FAVOLOSO. Molti passaggi mi hanno riportato alla mente alcune scene del film.
BellinghamBellingham wrote a review
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Un testo sicuramente ben scritto e molto facile da consultare con un indice accurato e puntuale. Tuttavia è un testo commerciale, utile più per i lettori di "passaggio" che per gli studiosi dell'opera leopardiana. Citati si perde in gossip e in meri dati cronologici (triti e ritriti). Do due anche se il testo rimane appunto valido, solo che a me non è stato di alcun aiuto.
Account deletedAnonymous wrote a review
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Tempo fa: Molte cose su Leopardi le sappiamo per averle studiate a scuola e per aver letto alcuni suoi scritti. Io non sapevo però che le sue deformità ed anche l'oftalmia, che lo tormentò per tutta la vita, fossero dovuti alla tubercolosi ossea. Quando parlavano di lui dicevano che era piccolo e gobbo, che soffriva di una malattia agli occhi che a periodi alterni gli dava anche forti dolori e impossibilità a vedere e leggere, senza mai una diagnosi precisa, tutto era vago. Certo è che questo genio ha sofferto moltissimo fin da giovane e la sua iniziale sofferenza fisica diventa sofferenza profonda dell'anima, la sua psiche soffre e alterna momenti di euforia e felicità a momenti di completo sconforto, di annullamento di sé, fino a scrivere: “Se in questo momento impazzissi, io credo che la mia pazzia sarebbe di seder sempre cogli occhi attoniti, colla bocca aperta, colle mani tra le ginocchia, senza nè ridere nè piangere, né muovermi altro che per forza dal luogo dove mi trovassi”. Prima era un bambino normale, allegro e pieno di iniziativa, che studiava con interesse e profitto, ma che non disdegnava il gioco e il divertimento e che portava in sé le aspettative di ogni ragazzino sano. Poi la malattia, mai diagnosticata e curata, aggiunta alla forzata reclusione per anni nella casa paterna, isolato e solo, egli si profonde nello studio, nel pensiero, nel ragionamento sulle cose minime e massime; dice Citati: “..la mente osservava, notava, rifletteva, scopriva le minute cose e le minime differenze, le minime disparità, le minime somiglianze e le minime contrapposizioni” e Leopardi stesso scriveva: “sviluppando, indagando, svelando, considerando, notando le menome cose, e risolvendo le stesse cose grandi nelle loro menome parti”. La ragione può tutto: “ penetra fino all'essenza delle cose che esistono, ascende fino al trono di Dio, analizza la natura del sommo Essere, osserva acutissimamente tutti gli oggetti reali e irreali, e penetra anche in sé stessa e nel proprio funzionamento. Ma questa ragione onnipervasiva non ci fa conoscere le cose, non ci introduce nell'immensurabile e arcano spettacolo dell'esistenza, di cui non vediamo nemmeno i limiti: è una possibilità di vedere che non si realizza. Infatti, essa tanto meno vede quanto più vede. E' cieca e ci acceca”. Tutto questo pensava e ragionava fin da giovinetto. Il dolore, la solitudine, la mancanza d'amore (...”nessuno l'avrebbe amato, tutti avrebbero offeso il suo cuore senza difesa, perché gli uomini non hanno il coraggio d'amare una persona virtuosa in cui niente è bello fuorché l'anima”) creano in lui quel pessimismo che ben conosciamo, sempre più profondo e radicato col passare degli anni e, nello stesso tempo, quello spessore, quella profondità d'animo, quella necessità di capire, di cogliere in ogni cosa anche le più piccole sfumature, per dare un senso e un'anima a tutto ciò che lo circondava.