Libri da ardere
by Amelie Nothomb
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C'è la guerra ed è inverno. Due uomini e una donna sono asserragliati in un appartamento. Quanti giorni resteranno loro da vivere? Ma intanto non è proibito rivelare le proprie vere passioni. L'amore, il desiderio, l'intelligenza, resisteranno al freddo? Si ha il diritto di consumare le ultime energie per leggere della cattiva letteratura? Al momento della scelta suprema, quale libro è troppo importante per non diventare un libro da ardere? In appendice, una galleria fotografica dedicata all'autrice dalla fotografa Giliola Chisté.

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IL PROFESSORE: La guerra non le ha ancora insegnato il diritto del più forte? Sta a casa mia, ha troppo freddo per andare via, sa bene di non avere via di scampo. (Fino a questo momento lui avanzava e lei indietreggiava. A questo punto lei si ferma). MARINA: D’accordo. Dopotutto faccio male a dire di no. Non c’è niente di meglio per riscaldarsi. IL PROFESSORE: E questa cinica pretende di essere innamorata! (Risata). MARINA: Sono innamorata. Quello che lei sta per farmi non c’entra niente. IL PROFESSORE: Capisco. (Con voce di testa). “Signore, avrà il mio corpo, ma non la mia anima”, no? MARINA: Me ne frego di quello che avrà. Io avrò caldo, e questo è l’importante. (Va verso di lui a piccoli passi). Non vedo l’ora di essere fra le sue braccia per sentire il calore del suo corpo. Non sarà lei ad abusare di me, sarò io ad abusare di lei. ... MARINA (continuando ad avvicinarsi a passi piccoli. Il professore comincia impercettibilmente a indietreggiare): Mi lascerò fare. (Voce neutra, inesorabile, ma senza ombra di aggressività). Vedrà, comincerà a piacermi fin dal primo istante, e sarà così davvero. (Sorriso ineffabile). Ma non sarà per la ragione che lei crede. Vede, Professore, nel momento in cui mi prenderà fra le braccia smetterò di soffrire, perché il suo ventre sarà tiepido.
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MARINA: Pensavo di essere troppo magra per essere desiderabile. IL PROFESSORE: È cosi. Stranamente, per questo io la desidero ancora di più. MARINA: Io non desidero lei. IL PROFESSORE: Non parlerà più così quando sarà fra le mie braccia.
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IL PROFESSORE (accostandosi a lei e abbracciandola da dietro). Ma sì che la vuole conoscere. MARINA: Piuttosto crepare! (Il professore le posa le labbra sul collo). No. (Voce stanca, non esacerbata; il professore continua). No! No! (Lei si libera. È più disperata che disgustata). IL PROFESSORE: Perché no?
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IL PROFESSORE: Allora ha mentito. Non è ancora del tutto un animale. Le resta una sola cosa umana: questo libro. E per punirla di aver mentito, ecco la sorte che riservo alla sua ultima traccia di umanità. (Lo butta nel fuoco). MARINA: No! (Prostrata dall’orrore, guarda dall’imboccatura della stufa le fiamme che divorano il libro. Resta immobile qualche istante. Poi guarda il professore con tutto l’odio di cui è capace): Non la voglio più vedere! (Si alza e scappa fra le quinte).
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IL PROFESSORE (con voce dolce e paterna). Ragazzi, sono sicuro che vi state riscaldando moltissimo abbandonandovi a questo delizioso corpo a corpo, ma mi sembra comunque deplorevole che vi perdiate il calore di questa bella fiammata letteraria. La lotta cessa bruscamente.
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DANIEL: Un libro è il detonatore che serve per far reagire la gente. MARINA: Se fosse vero la gente avrebbe reagito. Ma vedi bene che invece non reagisce. .... MARINA: Io sono giovane e bella. So benissimo che se fossi vecchia e brutta non avrei modo di scaldarmi. Avere un corpo caldo su di me è diventato uno dei miei fattori di sopravvivenza. Perciò non venirmi a dire che la guerra non l’abbiamo già persa.
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DANIEL: Roba da non crederci! Dove sono capitato? Tra uno che si permette qualsiasi cosa perché c’è la guerra e una che si permette tutto perché ha freddo!
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IL PROFESSORE: Le leggi non sono più le stesse quando c’è la guerra, nel caso lei non se ne sia accorto. IL PROFESSORE: In tempo di pace avevo di meglio da fare che sedurre le sue piccioncine. E adesso, se non è contento, non ha che da andare ad abitare da un’altra parte, lei e la sua... (Entra Marina). MARINA: La sua cosa? IL PROFESSORE: La sua maliarda da quattro soldi. DANIEL (balza in piedi, afferra il professore per il bavero della giacca e lo tira su dalla sedia): Non pensa di essere già abbastanza ripugnante così? Ha bisogno anche di insultarla? IL PROFESSORE: (con voce soffocata): E lei non pensa di essere già abbastanza cornuto così? Ha anche bisogno di difenderla? Daniel fa per dargli un pugno. Marina gli prende il braccio per fermarlo. MARINA: No! C’è già abbastanza violenza in giro, adesso. Lascialo parlare. DANIEL (butta a terra il professore come un sacco di panni sporchi, poi rivolge lo sguardo a Marina): Non so se tu sei nella posizione adatta a darmi lezioni!
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DANIEL: Pochi minuti fa mi ha insegnato che ogni professore considera il suo assistente un imbecille. Ne ho dedotto che lei mi considera un imbecille. Tuttavia lei forse non dovrebbe considerarmi scemo al punto tale di non aver capito quello che è successo tra lei e Marina.
Giovanni Linke CasalucciGiovanni Linke Casalucci added a quotation
Se la letteratura è abbastanza cinica da non accorgersi che sto soffrendo le pene dell'inferno, non vedo perché io la dovrei rispettare.
Giovanni Linke CasalucciGiovanni Linke Casalucci added a quotation
Se la letteratura è abbastanza cinica da non accorgersi che sto soffrendo le pene dell'inferno, non vedo perché io la dovrei rispettare.