Life
by James Fox, Keith Richards
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Con i Rolling Stones, Keith Richards ha creato canzoni che hanno scosso il mondo intero, vivendo in puro stile rock'n'roll. Ora, finalmente, è lui stesso a raccontare la storia di una vita scampata a un uragano di fuochi incrociati. L'ascolto ossessivo dei dischi di Chuck Berry e Muddy Waters, lo studio della chitarra e la nascita della band, fondata insieme a Mick Jagger e Brian Jones. L'iniziale successo dei Rolling Stones e i famigerati arresti per possesso di stupefacenti, che ne hanno consacrato l'immagine duratura di eroe popolare e fuorilegge. L'invenzione di riff immortali come quelli di Jumpin' Jack Flash e Honky Tonk Women. L'amore per Anita Pallenberg e la morte di Brian Jones. L'espatrio in Francia per motivi fiscali, i tour incendiari negli Stati Uniti, l'isolamento e la tossicodipendenza. Il nuovo amore per Patti Hansen. L'amaro allontanamento da Jagger e la successiva riconciliazione. Il matrimonio, la famiglia, gli album solisti e gli X-Pensive Winos, e la strada che non finisce mai. Con la disarmante onestà che è il suo marchio di fabbrica, Keith Richards ci consegna la storia di una vita che tutti avremmo voluto conoscere meglio, sfrenata, impavida e autentica.

Wonderely 's Review

Wonderely Wonderely wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Capita di leggere un libro di oltre 500 pagine con il sorriso fisso sulle labbra che qualche volta diventa lucciconi negli occhi e talaltra un’autentica risata con sussulti nel cuore della notte.
Cosa fai? Ringrazi gli dei e chi l’ha scritto.
Se poi chi l’ha scritto ti ha anche sollazzato per oltre 50 anni (e continua a farlo) con la musica e lo spettacolo più straordinario che ti sia capitato per attraversare il secolo e farne la colonna sonora della tua vita, se poi lui è Keith Richards e tu non avevi ancora letto Life perché non ti piacciono le autobiografie e temi l’effetto “servizio fotografico del mio matrimonio” come la morte, e ti accorgi che invece è come essere stata invitata a casa sua e da una settimana ridete, ascoltate musica e vi sfondate di birra e bourbon ( le droghe a una certa producono effetti collaterali che è meglio evitare) e tu non dormi e staresti lì a ascoltare fino a schiantare be’… allora gridi al miracolo e rendi merito al lettore che sei, capace di scovare il piacere ovunque si trovi.
Ho sempre amato i Rolling Stones, non tanto per la musica in sé ma per quel messaggio di rottura con cui si proponevano all’epoca, non ho mai subito il fascino di Mick Jagger, di cui non nego l’estro ma: troppe mossette, troppo glamour, preferisco, preferivo già allora, una particolare presa della chitarra, una presenza discreta ma pervasiva, una gestualità meno studiata allo specchio e più derivante dall’emozione o dalle sostanze. (movenze che non a caso sono state studiate da Jhonny Deep per caratterizzare (divinamente) il suo Jack Sparrow.)
Per tutte le pagine del libro non c’è stato un calo di attenzione, nemmeno mentre si affrontavano argomenti a me avulsi come l’accordatura aperta della chitarra a cinque corde, o le operazioni elaborate e complesse in sala di registrazione; poi meravigliose spiegazioni su come nascono le canzoni, come si stana un rif, come si crea un ritmo anche quando la band non è completamente connessa o qualcuno cerca di emergere oscurando un altro o ci sono odi e rancori espressi a colpi di note e refrain.
Da ogni pagina emerge, oltre un amore viscerale e sconfinato per la musica, una grande umanità, una statura e una integrità che a volte mi hanno sorpresa e spiazzata.
È vero, è Keith che parla di Keith ma non c’è mai autocompiacimento, mai arroganza, c’è tanta riconoscenza e senso di umiltà rispetto a chi gli ha dato tanto e a cui, di risposta, lui ha restituito tutto quello che ha potuto; e ci sono testimonianze di tanti, di chi gli ha voluto/vuole bene e di chi no.
Si avverte un senso di amicizia autentico, sincero, una capacità di superare gli ostacoli e di non mollare nemmeno di fronte al tradimento, di rivedere i ruoli senza giudicare, senza rinnegare quello che è stato.
Fra tutte mi ha particolarmente colpita la lunga amicizia con Freddie Sessler, per anni amico del cuore del chitarrista (nonostante la forte contrarietà di quasi tutti gli uomini dell’entourage degli Stones, che cercavano di porre la rockstar al riparo da una frequentazione giudicata [e con buone ragioni] deleteria). Potrebbe sembrare una relazione basata sul fatto che Freddie lo riforniva giornalmente di sostanze e tossici entrambi fossero semplicemente compagni di merenda, invece si avverte un affetto sincero, una connessione di vedute e di stima, di comprensione del dolore reciproco che li ha tenuti uniti a lungo e fino alla morte di Freddie e in qualche modo li unisce ancora.
Anche il suo rapporto con le donne, pur essendo molto rock&roll è pieno di rispetto e ammirazione e grande riconoscimento per chi gli è stato accanto (anche brevemente) incidendo profondamente sulla sua carriera e creatività, cosa che lui non ha alcuna difficoltà ad ammettere.
Affetto e riconoscenza che mantiene anche a rapporto intimo concluso.
Trova tempo e spazio anche per parlare degli animali di cui si è sempre circondato durante la sua esistenza nonostante i suoi impegni di carriera. Anche con loro il rapporto è originale e autentico e l’affetto nei loro confronti tangibile.
Insomma un libro di cui sono grata, nonostante l’invidia che a tratti ho provato perché per quanto tu abbia fatto, trasgredito, ti sia divertita, abbia goduto o sofferto, è sempre quello che non hai fatto e provato, i frutto che aveva il succo migliore.
“Te ne stavi là a suonare con gli amici, e d’un tratto ti dicevi: “Oh Yeah!”. Quella sensazione valeva più di qualsiasi altra cosa. C’era un momento in cui ti rendevi conto di aver lasciato il pianeta e nessuno ti poteva toccare.”


Life, di Keith Richards

Wonderely Wonderely wrote a review
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Capita di leggere un libro di oltre 500 pagine con il sorriso fisso sulle labbra che qualche volta diventa lucciconi negli occhi e talaltra un’autentica risata con sussulti nel cuore della notte.
Cosa fai? Ringrazi gli dei e chi l’ha scritto.
Se poi chi l’ha scritto ti ha anche sollazzato per oltre 50 anni (e continua a farlo) con la musica e lo spettacolo più straordinario che ti sia capitato per attraversare il secolo e farne la colonna sonora della tua vita, se poi lui è Keith Richards e tu non avevi ancora letto Life perché non ti piacciono le autobiografie e temi l’effetto “servizio fotografico del mio matrimonio” come la morte, e ti accorgi che invece è come essere stata invitata a casa sua e da una settimana ridete, ascoltate musica e vi sfondate di birra e bourbon ( le droghe a una certa producono effetti collaterali che è meglio evitare) e tu non dormi e staresti lì a ascoltare fino a schiantare be’… allora gridi al miracolo e rendi merito al lettore che sei, capace di scovare il piacere ovunque si trovi.
Ho sempre amato i Rolling Stones, non tanto per la musica in sé ma per quel messaggio di rottura con cui si proponevano all’epoca, non ho mai subito il fascino di Mick Jagger, di cui non nego l’estro ma: troppe mossette, troppo glamour, preferisco, preferivo già allora, una particolare presa della chitarra, una presenza discreta ma pervasiva, una gestualità meno studiata allo specchio e più derivante dall’emozione o dalle sostanze. (movenze che non a caso sono state studiate da Jhonny Deep per caratterizzare (divinamente) il suo Jack Sparrow.)
Per tutte le pagine del libro non c’è stato un calo di attenzione, nemmeno mentre si affrontavano argomenti a me avulsi come l’accordatura aperta della chitarra a cinque corde, o le operazioni elaborate e complesse in sala di registrazione; poi meravigliose spiegazioni su come nascono le canzoni, come si stana un rif, come si crea un ritmo anche quando la band non è completamente connessa o qualcuno cerca di emergere oscurando un altro o ci sono odi e rancori espressi a colpi di note e refrain.
Da ogni pagina emerge, oltre un amore viscerale e sconfinato per la musica, una grande umanità, una statura e una integrità che a volte mi hanno sorpresa e spiazzata.
È vero, è Keith che parla di Keith ma non c’è mai autocompiacimento, mai arroganza, c’è tanta riconoscenza e senso di umiltà rispetto a chi gli ha dato tanto e a cui, di risposta, lui ha restituito tutto quello che ha potuto; e ci sono testimonianze di tanti, di chi gli ha voluto/vuole bene e di chi no.
Si avverte un senso di amicizia autentico, sincero, una capacità di superare gli ostacoli e di non mollare nemmeno di fronte al tradimento, di rivedere i ruoli senza giudicare, senza rinnegare quello che è stato.
Fra tutte mi ha particolarmente colpita la lunga amicizia con Freddie Sessler, per anni amico del cuore del chitarrista (nonostante la forte contrarietà di quasi tutti gli uomini dell’entourage degli Stones, che cercavano di porre la rockstar al riparo da una frequentazione giudicata [e con buone ragioni] deleteria). Potrebbe sembrare una relazione basata sul fatto che Freddie lo riforniva giornalmente di sostanze e tossici entrambi fossero semplicemente compagni di merenda, invece si avverte un affetto sincero, una connessione di vedute e di stima, di comprensione del dolore reciproco che li ha tenuti uniti a lungo e fino alla morte di Freddie e in qualche modo li unisce ancora.
Anche il suo rapporto con le donne, pur essendo molto rock&roll è pieno di rispetto e ammirazione e grande riconoscimento per chi gli è stato accanto (anche brevemente) incidendo profondamente sulla sua carriera e creatività, cosa che lui non ha alcuna difficoltà ad ammettere.
Affetto e riconoscenza che mantiene anche a rapporto intimo concluso.
Trova tempo e spazio anche per parlare degli animali di cui si è sempre circondato durante la sua esistenza nonostante i suoi impegni di carriera. Anche con loro il rapporto è originale e autentico e l’affetto nei loro confronti tangibile.
Insomma un libro di cui sono grata, nonostante l’invidia che a tratti ho provato perché per quanto tu abbia fatto, trasgredito, ti sia divertita, abbia goduto o sofferto, è sempre quello che non hai fatto e provato, i frutto che aveva il succo migliore.
“Te ne stavi là a suonare con gli amici, e d’un tratto ti dicevi: “Oh Yeah!”. Quella sensazione valeva più di qualsiasi altra cosa. C’era un momento in cui ti rendevi conto di aver lasciato il pianeta e nessuno ti poteva toccare.”


Life, di Keith Richards