Life
by James Fox, Keith Richards
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Con i Rolling Stones, Keith Richards ha creato canzoni che hanno scosso il mondo intero, vivendo in puro stile rock'n'roll. Ora, finalmente, è lui stesso a raccontare la storia di una vita scampata a un uragano di fuochi incrociati. L'ascolto ossessivo dei dischi di Chuck Berry e Muddy Waters, lo studio della chitarra e la nascita della band, fondata insieme a Mick Jagger e Brian Jones. L'iniziale successo dei Rolling Stones e i famigerati arresti per possesso di stupefacenti, che ne hanno consacrato l'immagine duratura di eroe popolare e fuorilegge. L'invenzione di riff immortali come quelli di Jumpin' Jack Flash e Honky Tonk Women. L'amore per Anita Pallenberg e la morte di Brian Jones. L'espatrio in Francia per motivi fiscali, i tour incendiari negli Stati Uniti, l'isolamento e la tossicodipendenza. Il nuovo amore per Patti Hansen. L'amaro allontanamento da Jagger e la successiva riconciliazione. Il matrimonio, la famiglia, gli album solisti e gli X-Pensive Winos, e la strada che non finisce mai. Con la disarmante onestà che è il suo marchio di fabbrica, Keith Richards ci consegna la storia di una vita che tutti avremmo voluto conoscere meglio, sfrenata, impavida e autentica.

Mirco con la C's Review

Mirco con la CMirco con la C wrote a review
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Comunque la pensiate in fatto di musica, forse i dischi che più amate non ci sarebbero stati, o sarebbero stati diversi senza questo adorabile figlio di puttana (ho assimilato il suo eloquio), sempre che non ascoltiate solo musica classica o il jazz delle origini. Se vi piace il blues ricordatevi che questo genere è stato rivitalizzato in maniera decisiva dagli Stones, senza di loro molti dei maestri del genere sarebbero probabilmente rimasti nel dimenticatoio. Questa autobiografia è stata scritta con l’aiuto del giornalista e scrittore inglese James Fox, forse è questo che a tratti la rende, per così dire, più realista del re, ossia suona fin troppo come Keith Richards, come ti aspetti che lui si esprima. Il buon Keef ha avuto sicuramente una vita degna di essere raccontata, una vita che non ha più avuto molto di “normale” da quando le ragazzine hanno iniziato ad assediare i Rolling Stones, a svenire sotto al palcoscenico o a lanciarci sopra le mutandine bagnate. Può permettersi di raccontare con la più estrema naturalezza i suoi leggendari eccessi, trovano conferma alcuni dei più assurdi aneddoti sul suo conto, il fatto che pur di terminare la registrazione di una canzone sia rimasto sveglio per nove giorni di seguito, per poi perdere di colpo i sensi e svegliarsi dopo circa 24 ore impiastricciato di sangue, o che abbia dato una sniffata alle ceneri di suo padre, dopo averne però sepolto la maggior parte in un prato in cui ha poi piantato una quercia. E’ senz’altro molto bravo a raccontare e a raccontarsela in maniera da uscire pulito, moralmente se non fisicamente, dalle situazioni più controverse ed estreme, dagli scazzi, le gelosie, i tradimenti con l’eterno amico/rivale Mick Jagger e soprattutto col povero Brian Jones. A dire il vero dopo qualche centinaio di pagine a base di retate della polizia, fughe all’estero, disintossicazioni e ricadute nella dipendenza, ho cominciato vagamente a tediarmi, ma l’impressione è che l’ironia e l’intelligenza che emergono, oltre ad una dose esagerata di fortuna, abbiano aiutato Keef a sopravvivere cavalcando il personaggio, in parte creato e in parte subito, del fuorilegge e divertendosi anche un sacco. E’ soprattutto quando scrive di musica che il nostro sa volare alto, ad esempio impiega una dozzina di bellissime ed ispiratissime pagine solo per raccontare quali mondi gli si siano aperti quando ha scoperto l’accordatura in open G, che rende così caratteristici molti dei memorabili riff che ha scolpito, è un chitarrista che, anche senza avere particolare orecchio, si riconosce dopo un solo accordo. Non so se avete mai notato che ha le dita a martelletto, o gli sono venute così a forza di tenerle sul manico della chitarra oppure madre natura lo ha dotato della caratteristica adatta suonare lo strumento che lo ha reso immortale. La musica e l’amore viscerale per la musica sono stati gli strumenti attraverso i quali ha stretto collaborazioni e solidi rapporti di amicizia con altri artisti, Keef è fermamente convinto del valore della relazione e dell’amicizia, nell’arte come nella vita, lui è stato quello che più di tutti si è adoperato per tenere viva ed unita la band, senza le smanie da prima donna di Jagger. Il calore ed il cameratismo che sprigiona il suo racconto mi hanno rievocato quell’idea molto adolescenziale che il tuo idolo sia grande anche come persona, che potreste essere amici, che sarebbe fantastico un giorno poterlo incontrare e farsi una birra ed una chiacchierata assieme, credo infatti di aver sognato una cosa del genere poche notti fa, ma non me lo ricordo bene…
Keith Richards, per quasi un decennio in cima ad un a discutibile classifica delle rockstar la cui morte veniva data per imminente, è al momento un arzillo vecchietto che, dopo l’operazione al cervello, ha smesso definitivamente anche con la coca, adora la sua famiglia, i cani, i libri di storia, le salsicce col purè e naturalmente la musica, per lui vivere equivale a suonare e comporre e non vuol neanche sentir nominare la parola pensione.
Mirco con la CMirco con la C wrote a review
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Comunque la pensiate in fatto di musica, forse i dischi che più amate non ci sarebbero stati, o sarebbero stati diversi senza questo adorabile figlio di puttana (ho assimilato il suo eloquio), sempre che non ascoltiate solo musica classica o il jazz delle origini. Se vi piace il blues ricordatevi che questo genere è stato rivitalizzato in maniera decisiva dagli Stones, senza di loro molti dei maestri del genere sarebbero probabilmente rimasti nel dimenticatoio. Questa autobiografia è stata scritta con l’aiuto del giornalista e scrittore inglese James Fox, forse è questo che a tratti la rende, per così dire, più realista del re, ossia suona fin troppo come Keith Richards, come ti aspetti che lui si esprima. Il buon Keef ha avuto sicuramente una vita degna di essere raccontata, una vita che non ha più avuto molto di “normale” da quando le ragazzine hanno iniziato ad assediare i Rolling Stones, a svenire sotto al palcoscenico o a lanciarci sopra le mutandine bagnate. Può permettersi di raccontare con la più estrema naturalezza i suoi leggendari eccessi, trovano conferma alcuni dei più assurdi aneddoti sul suo conto, il fatto che pur di terminare la registrazione di una canzone sia rimasto sveglio per nove giorni di seguito, per poi perdere di colpo i sensi e svegliarsi dopo circa 24 ore impiastricciato di sangue, o che abbia dato una sniffata alle ceneri di suo padre, dopo averne però sepolto la maggior parte in un prato in cui ha poi piantato una quercia. E’ senz’altro molto bravo a raccontare e a raccontarsela in maniera da uscire pulito, moralmente se non fisicamente, dalle situazioni più controverse ed estreme, dagli scazzi, le gelosie, i tradimenti con l’eterno amico/rivale Mick Jagger e soprattutto col povero Brian Jones. A dire il vero dopo qualche centinaio di pagine a base di retate della polizia, fughe all’estero, disintossicazioni e ricadute nella dipendenza, ho cominciato vagamente a tediarmi, ma l’impressione è che l’ironia e l’intelligenza che emergono, oltre ad una dose esagerata di fortuna, abbiano aiutato Keef a sopravvivere cavalcando il personaggio, in parte creato e in parte subito, del fuorilegge e divertendosi anche un sacco. E’ soprattutto quando scrive di musica che il nostro sa volare alto, ad esempio impiega una dozzina di bellissime ed ispiratissime pagine solo per raccontare quali mondi gli si siano aperti quando ha scoperto l’accordatura in open G, che rende così caratteristici molti dei memorabili riff che ha scolpito, è un chitarrista che, anche senza avere particolare orecchio, si riconosce dopo un solo accordo. Non so se avete mai notato che ha le dita a martelletto, o gli sono venute così a forza di tenerle sul manico della chitarra oppure madre natura lo ha dotato della caratteristica adatta suonare lo strumento che lo ha reso immortale. La musica e l’amore viscerale per la musica sono stati gli strumenti attraverso i quali ha stretto collaborazioni e solidi rapporti di amicizia con altri artisti, Keef è fermamente convinto del valore della relazione e dell’amicizia, nell’arte come nella vita, lui è stato quello che più di tutti si è adoperato per tenere viva ed unita la band, senza le smanie da prima donna di Jagger. Il calore ed il cameratismo che sprigiona il suo racconto mi hanno rievocato quell’idea molto adolescenziale che il tuo idolo sia grande anche come persona, che potreste essere amici, che sarebbe fantastico un giorno poterlo incontrare e farsi una birra ed una chiacchierata assieme, credo infatti di aver sognato una cosa del genere poche notti fa, ma non me lo ricordo bene…
Keith Richards, per quasi un decennio in cima ad un a discutibile classifica delle rockstar la cui morte veniva data per imminente, è al momento un arzillo vecchietto che, dopo l’operazione al cervello, ha smesso definitivamente anche con la coca, adora la sua famiglia, i cani, i libri di storia, le salsicce col purè e naturalmente la musica, per lui vivere equivale a suonare e comporre e non vuol neanche sentir nominare la parola pensione.