Maddalena e le apocalissi
by Luigi Bernardi
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"Solo il mare", "Il gioco di M.", "Fuoco sui miei passi": Tre storie di amore e di fine del mondo, tre immaginari singolari e morbosi, tre voci per raccontare l'apocalisse prossima ventura.

Cri Pasqua 's Review

Cri Pasqua Cri Pasqua wrote a review
Maddalena e le apocalissi

Racconti taglienti, incisivi, mozzafiato scritti con un ritmo incalzante che spezza il respiro. Maddalena, trait d’union dei tre deliri dello scrittore Luigi Bernardi, rappresenta, in questa eccellente prova di scrittura l’immaginario femminino, un deus ex machina, colei che tira i fili dei tre protagonisti, ridotti quasi a pedine mosse sapientemente sulla scacchiera del caso. Maddalena che nei Vangeli è ricordata come una delle poche donne che ha assistito alla crocefissione e, successivamente, alla Resurrezione guadagnandosi l’appellativo di ‘apostolo tra gli apostoli’. Ed infatti è lei che annuncia, o si fa parte attiva nell’annunciare, l’imminente fine del mondo o la sua prossima devastazione. Da Lovecraft a Ballard passando per Dick e Bradbury queste insuperabili pagine spalancano le porte a un futuro oscuro, che fa paura. Perché potrebbe essere domani.

Solo il mare: tra Ovidio e Lovecraft

(…) Solo quell’abito mi attaccava al presente, (…) Non potevo sapere che sarebbe stato l’ultimo vestito che avrei indossato, né che mi avrebbe tenuto caldo solo per poche ore.

Luigi Bernardi, Maddalena e le apocalissi, Solo il mare

L’essere affiorò con un solo risucchio: vasto ciclopico e disgustoso verso l’obelisco come un meraviglioso mostro d’incubo, poi abbracciò la stele con le enormi braccia scagliose e piegò la testa, emettendo una serie di suoni misurati. (…) Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti. E stringeranno negli artigli immensi i resti dell’umanità insignificante, logorata dalle guerre… il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell’oceano salirà in superficie, nel pandemonio universale.
H.P. Lovecraft, Tutti i racconti 1897-1922, Dagon (luglio 1917)

La guerra è spietata, e non solo per le vittime che miete. Annienta il quotidiano, minandolo dall’interno, sforbiciando i confini di tutto quello che un tempo – un giorno, un mese prima – era certo, riconoscibile. Il protagonista cerca prepotentemente di restare attaccato alla vita grazie a Maddalena. La donna è il suo unico scopo, la possibilità di uscire dal grigiore della quotidianità e riappropriarsi del futuro scrollandosi di dosso l’angoscia che pervade ormai anche le notti, i sogni: la terra che si squassa per un metaforico terremoto. E l’unico modo per ‘rassicurarsi’, per andare avanti è pensare a lei, incontrata per caso davanti a un supermercato, la guerra di nuovo, ma per conquistare un carrello stavolta. E proprio la guerra è il tema di questo straziante racconto di metamorfosi. La guerra che arriva perfino ad annullare il corpo, la certezza del proprio corpo, ma non perché dilaniato dalle bombe. Si è minati interiormente al punto di non riuscire più a rintracciare neanche l’ovvietà di mani piedi gambe braccia. Minati al punto di soffocare a ogni singolo respiro, incapaci di compiere anche il più semplice e comune movimento. Paralizzati dalla guerra. Paura quando ce l’hai si ripete incessantemente il protagonista forse per esorcizzarla, per non cedere e lasciarsi andare, per provare a sopravvivere. La metamorfosi ineluttabile si compie: nel tubo, l’uomo-pesce cerca di ri-trovare i confini del proprio corpo, di modulare la respirazione, di abituarsi – che brutta parola – all’orrore che lo circonda. Neanche il ritorno all’acqua, elemento primigenio, gli riserva però una fine diversa. Perché la guerra è ovunque, e fa paura. Paura quando ce l’hai. Non resta che lasciarsi andare, a quel ritmo malato, farne parte, e con esso morire, lasciarsi morire, nella speranza, forse l’unica, che quella, di morte, non sia vana.
Maddalena, amore e thanatos, rappresenta la morte stessa, la fine dell’incertezza, la scelta forzata, un ponte, il passaggio dalla vita alla non vita.
La metamorfosi in pesce rimanda agli infelici amori raccontati ne Le metamorfosi di Ovidio o ad alcune delle migliori pagine di Lovecraft. Basti ricordare Dagon che contiene in fieri l’intelaiatura del ciclo di Cthulhu. Ma vale la pena anche ricordare il finale di Terrore dallo spazio profondo, remake di Philip Kaufman del celeberrimo L’invasione degli ultracorpi di don Siegel. Nella città distrutta, l’incontro di Elizabeth Driscoll con Metthew Bennel sembra l’approdo a una possibilità di salvezza. Altro non è che un grido cattivo, inarticolato, rumore bianco che fa da contrappunto alla fine.
Raccontare la guerra ‘usando’ sapientemente l’orrore e la fantascienza. Un espediente, il ricorso al genere che altro non è che il modo migliore per traslare una realtà troppo crudele per essere raccontata. Perché gli orrori della guerra impediscono, come all’uomo pesce, la possibilità di riconoscersi, di respirare, di continuare a vivere.

Il gioco di M., ovvero l’enigma dello stupore
Mi perseguitava, la storia dei regali. Nessuno sapeva mai cosa scegliere per me. (…)
M., no M. sapeva sempre cosa scegliere. E ogni volta mi stupiva con oggetti che mai mi sarebbe passato per la mente di desiderare. (…) Non era da lei domandare, di sicuro voleva giocare, come spesso le succedeva.
Luigi Bernardi, Maddalena e le apocalissi, il gioco di M.

Il gioco di M. è ricerca dello stupore nel gioco, nella sua accezione di rappresentazione e follia alla base delle origini del teatro moderno. ‘To play’ in inglese ha la doppia accezione di ‘giocare’ e ‘recitare’. In entrambi i casi ci sono regole da rispettare, si deve necessariamente entrare nel personaggio, essere folli, come un tempo venivano appellati gli attori. Ed è la follia di M., la sua voglia di giocare, che la spinge a mettere in scena una rappresentazione di morte, un 11 settembre appunto, per esaudire il desiderio del suo amante che, dal canto suo, aveva “deciso di stare al gioco”. Un delirio di scatole cinesi perché è proprio un gioco, quello del calcio, che M. elegge quale luogo deputato per la scenografia della sua rappresentazione, del suo di gioco. In occasione del derby Roma/Lazio del 24 febbraio, M. realizza non solo il desiderio del suo amante, ma anche la sua follia, il suo dichiarato nichilismo, perché a M. e a quelli della sua generazione, i nati nella seconda metà degli anni settanta, hanno “fatto capire che niente e nessuno poteva mettersi in testa di cambiare” il mondo. Per M. l’unica possibilità è “quella di accelerare l’agonia, farla finita nel minor tempo possibile”. Nonostante la stretta sorveglianza, M. riesce, in un colpo solo, a eliminare tutti i dirigenti delle segreterie politiche dei partiti di maggioranza e opposizione, dei sindacati, delle associazioni di categoria, dell’ordine costituito. Muoiono 30.000 persone. Ecco il suo gioco di morte. Di amore e morte. Di nuovo, come in Solo in mare, Eros e Thanatos si compenetrano in un unico corpo, quello martoriato dalla fiamme di M., vittima dei suoi tempi e al tempo stesso carnefice. Tutto il racconto si regge proprio su quella data, l’11/9, sinonimo di distruzione, di morte, di sicurezze infrante, di effetto sorpresa, stupore appunto. L’11 settembre era il nostro mito (…) per questo le avevo chiesto in regalo un 11 settembre, perché entrambi lo aspettavamo un altro giorno così. Ed è proprio quella data che M., la folle, l’attrice, mima con le dita davanti alle telecamere. Ora, dopo 97 giorni di solitudine e attesa, il protagonista dovrà calarsi a suo volta nel ruolo di distruttore e regalare a M., per stupirla ancora, il suo canto di amore e morte, il suo 24 febbraio.

Fuoco sui miei passi
Le prendo la mano, camminiamo lentamente come due innamorati. Niente di strano: siamo due innamorati. Semmai quello che non torna è lo scenario intorno, coì poco romantico da trafiggere l’anima anche al poeta più incallito.
Luigi Bernardi, Maddalena e le Apocalissi, Fuoco sui miei passi

Il pompiere protagonista di Fuoco sui miei passi nasce proprio l’11 settembre e, in occasione di tale ricorrenza, inaugura la sua stagione di fiamme. Suo compito, orfano di padre e colpevole di matricidio, è quello di appiccare incendi anziché spegnerli. Lo scenario: la devastazione dalla guerra in un “Paese delle ultime cose” che, per descrizioni e intensità supera gli scenari evocati da Paul Auster.
L’autore con la sapienza, propria al genio di Philip K. Dick ne “L’uomo nell’alto castello” aka “La svastica sul sole”, immagina possibili scenari futuri, stravolgendo equilibri internazionali consolidati. In un paese dove ormai tutto è possibile, dove si seviziano bambini e uccidono eserciti di pakistani con il napalm, si consuma l’amore e la sete di vendetta del protagonista. Le pire di cadaveri, l’odore della carne bruciata rimanda alle ceneri dei libri di Bradbury, odore più sopportabil quello, qui si è andati oltre, si è passato il limite. E non c’è più ritorno. Nell’imminente fine, che neanche Ginepro, la massima autorità del caos, riesce ad allontanare con vaghe promesse di un futuro più confortevole nei palazzi dei quartieri alti, si consuma l’amore viscerale con Maddalena. Nelle spoglie camerate di un ospedale adibito a caserma, il protagonista s’infiamma tra le braccia della donna che rappresenta l’unica possibilità di futuro, ma che è anche, suo malgrado, portatrice di morte. E sarà proprio lei, il pilota, lei che guida, pur se inconsciamente le azioni del protagonista, a far decollare l’elicottero. I due si libreranno nell’aria poco prima della grande, ultima esplosione che vedrà la città come un enorme lisca di pesce, prima di sparire ingoiata da implacabili nubi di polvere. “E se il cielo dovesse riempirsi di gabbiani, un sogno (…) gli (…) ha suggerito la risposta”.
Cri Pasqua Cri Pasqua wrote a review
Maddalena e le apocalissi

Racconti taglienti, incisivi, mozzafiato scritti con un ritmo incalzante che spezza il respiro. Maddalena, trait d’union dei tre deliri dello scrittore Luigi Bernardi, rappresenta, in questa eccellente prova di scrittura l’immaginario femminino, un deus ex machina, colei che tira i fili dei tre protagonisti, ridotti quasi a pedine mosse sapientemente sulla scacchiera del caso. Maddalena che nei Vangeli è ricordata come una delle poche donne che ha assistito alla crocefissione e, successivamente, alla Resurrezione guadagnandosi l’appellativo di ‘apostolo tra gli apostoli’. Ed infatti è lei che annuncia, o si fa parte attiva nell’annunciare, l’imminente fine del mondo o la sua prossima devastazione. Da Lovecraft a Ballard passando per Dick e Bradbury queste insuperabili pagine spalancano le porte a un futuro oscuro, che fa paura. Perché potrebbe essere domani.

Solo il mare: tra Ovidio e Lovecraft

(…) Solo quell’abito mi attaccava al presente, (…) Non potevo sapere che sarebbe stato l’ultimo vestito che avrei indossato, né che mi avrebbe tenuto caldo solo per poche ore.

Luigi Bernardi, Maddalena e le apocalissi, Solo il mare

L’essere affiorò con un solo risucchio: vasto ciclopico e disgustoso verso l’obelisco come un meraviglioso mostro d’incubo, poi abbracciò la stele con le enormi braccia scagliose e piegò la testa, emettendo una serie di suoni misurati. (…) Sogno il giorno in cui usciranno dai flutti. E stringeranno negli artigli immensi i resti dell’umanità insignificante, logorata dalle guerre… il giorno in cui le terre sprofonderanno e il fondo oscuro dell’oceano salirà in superficie, nel pandemonio universale.
H.P. Lovecraft, Tutti i racconti 1897-1922, Dagon (luglio 1917)

La guerra è spietata, e non solo per le vittime che miete. Annienta il quotidiano, minandolo dall’interno, sforbiciando i confini di tutto quello che un tempo – un giorno, un mese prima – era certo, riconoscibile. Il protagonista cerca prepotentemente di restare attaccato alla vita grazie a Maddalena. La donna è il suo unico scopo, la possibilità di uscire dal grigiore della quotidianità e riappropriarsi del futuro scrollandosi di dosso l’angoscia che pervade ormai anche le notti, i sogni: la terra che si squassa per un metaforico terremoto. E l’unico modo per ‘rassicurarsi’, per andare avanti è pensare a lei, incontrata per caso davanti a un supermercato, la guerra di nuovo, ma per conquistare un carrello stavolta. E proprio la guerra è il tema di questo straziante racconto di metamorfosi. La guerra che arriva perfino ad annullare il corpo, la certezza del proprio corpo, ma non perché dilaniato dalle bombe. Si è minati interiormente al punto di non riuscire più a rintracciare neanche l’ovvietà di mani piedi gambe braccia. Minati al punto di soffocare a ogni singolo respiro, incapaci di compiere anche il più semplice e comune movimento. Paralizzati dalla guerra. Paura quando ce l’hai si ripete incessantemente il protagonista forse per esorcizzarla, per non cedere e lasciarsi andare, per provare a sopravvivere. La metamorfosi ineluttabile si compie: nel tubo, l’uomo-pesce cerca di ri-trovare i confini del proprio corpo, di modulare la respirazione, di abituarsi – che brutta parola – all’orrore che lo circonda. Neanche il ritorno all’acqua, elemento primigenio, gli riserva però una fine diversa. Perché la guerra è ovunque, e fa paura. Paura quando ce l’hai. Non resta che lasciarsi andare, a quel ritmo malato, farne parte, e con esso morire, lasciarsi morire, nella speranza, forse l’unica, che quella, di morte, non sia vana.
Maddalena, amore e thanatos, rappresenta la morte stessa, la fine dell’incertezza, la scelta forzata, un ponte, il passaggio dalla vita alla non vita.
La metamorfosi in pesce rimanda agli infelici amori raccontati ne Le metamorfosi di Ovidio o ad alcune delle migliori pagine di Lovecraft. Basti ricordare Dagon che contiene in fieri l’intelaiatura del ciclo di Cthulhu. Ma vale la pena anche ricordare il finale di Terrore dallo spazio profondo, remake di Philip Kaufman del celeberrimo L’invasione degli ultracorpi di don Siegel. Nella città distrutta, l’incontro di Elizabeth Driscoll con Metthew Bennel sembra l’approdo a una possibilità di salvezza. Altro non è che un grido cattivo, inarticolato, rumore bianco che fa da contrappunto alla fine.
Raccontare la guerra ‘usando’ sapientemente l’orrore e la fantascienza. Un espediente, il ricorso al genere che altro non è che il modo migliore per traslare una realtà troppo crudele per essere raccontata. Perché gli orrori della guerra impediscono, come all’uomo pesce, la possibilità di riconoscersi, di respirare, di continuare a vivere.

Il gioco di M., ovvero l’enigma dello stupore
Mi perseguitava, la storia dei regali. Nessuno sapeva mai cosa scegliere per me. (…)
M., no M. sapeva sempre cosa scegliere. E ogni volta mi stupiva con oggetti che mai mi sarebbe passato per la mente di desiderare. (…) Non era da lei domandare, di sicuro voleva giocare, come spesso le succedeva.
Luigi Bernardi, Maddalena e le apocalissi, il gioco di M.

Il gioco di M. è ricerca dello stupore nel gioco, nella sua accezione di rappresentazione e follia alla base delle origini del teatro moderno. ‘To play’ in inglese ha la doppia accezione di ‘giocare’ e ‘recitare’. In entrambi i casi ci sono regole da rispettare, si deve necessariamente entrare nel personaggio, essere folli, come un tempo venivano appellati gli attori. Ed è la follia di M., la sua voglia di giocare, che la spinge a mettere in scena una rappresentazione di morte, un 11 settembre appunto, per esaudire il desiderio del suo amante che, dal canto suo, aveva “deciso di stare al gioco”. Un delirio di scatole cinesi perché è proprio un gioco, quello del calcio, che M. elegge quale luogo deputato per la scenografia della sua rappresentazione, del suo di gioco. In occasione del derby Roma/Lazio del 24 febbraio, M. realizza non solo il desiderio del suo amante, ma anche la sua follia, il suo dichiarato nichilismo, perché a M. e a quelli della sua generazione, i nati nella seconda metà degli anni settanta, hanno “fatto capire che niente e nessuno poteva mettersi in testa di cambiare” il mondo. Per M. l’unica possibilità è “quella di accelerare l’agonia, farla finita nel minor tempo possibile”. Nonostante la stretta sorveglianza, M. riesce, in un colpo solo, a eliminare tutti i dirigenti delle segreterie politiche dei partiti di maggioranza e opposizione, dei sindacati, delle associazioni di categoria, dell’ordine costituito. Muoiono 30.000 persone. Ecco il suo gioco di morte. Di amore e morte. Di nuovo, come in Solo in mare, Eros e Thanatos si compenetrano in un unico corpo, quello martoriato dalla fiamme di M., vittima dei suoi tempi e al tempo stesso carnefice. Tutto il racconto si regge proprio su quella data, l’11/9, sinonimo di distruzione, di morte, di sicurezze infrante, di effetto sorpresa, stupore appunto. L’11 settembre era il nostro mito (…) per questo le avevo chiesto in regalo un 11 settembre, perché entrambi lo aspettavamo un altro giorno così. Ed è proprio quella data che M., la folle, l’attrice, mima con le dita davanti alle telecamere. Ora, dopo 97 giorni di solitudine e attesa, il protagonista dovrà calarsi a suo volta nel ruolo di distruttore e regalare a M., per stupirla ancora, il suo canto di amore e morte, il suo 24 febbraio.

Fuoco sui miei passi
Le prendo la mano, camminiamo lentamente come due innamorati. Niente di strano: siamo due innamorati. Semmai quello che non torna è lo scenario intorno, coì poco romantico da trafiggere l’anima anche al poeta più incallito.
Luigi Bernardi, Maddalena e le Apocalissi, Fuoco sui miei passi

Il pompiere protagonista di Fuoco sui miei passi nasce proprio l’11 settembre e, in occasione di tale ricorrenza, inaugura la sua stagione di fiamme. Suo compito, orfano di padre e colpevole di matricidio, è quello di appiccare incendi anziché spegnerli. Lo scenario: la devastazione dalla guerra in un “Paese delle ultime cose” che, per descrizioni e intensità supera gli scenari evocati da Paul Auster.
L’autore con la sapienza, propria al genio di Philip K. Dick ne “L’uomo nell’alto castello” aka “La svastica sul sole”, immagina possibili scenari futuri, stravolgendo equilibri internazionali consolidati. In un paese dove ormai tutto è possibile, dove si seviziano bambini e uccidono eserciti di pakistani con il napalm, si consuma l’amore e la sete di vendetta del protagonista. Le pire di cadaveri, l’odore della carne bruciata rimanda alle ceneri dei libri di Bradbury, odore più sopportabil quello, qui si è andati oltre, si è passato il limite. E non c’è più ritorno. Nell’imminente fine, che neanche Ginepro, la massima autorità del caos, riesce ad allontanare con vaghe promesse di un futuro più confortevole nei palazzi dei quartieri alti, si consuma l’amore viscerale con Maddalena. Nelle spoglie camerate di un ospedale adibito a caserma, il protagonista s’infiamma tra le braccia della donna che rappresenta l’unica possibilità di futuro, ma che è anche, suo malgrado, portatrice di morte. E sarà proprio lei, il pilota, lei che guida, pur se inconsciamente le azioni del protagonista, a far decollare l’elicottero. I due si libreranno nell’aria poco prima della grande, ultima esplosione che vedrà la città come un enorme lisca di pesce, prima di sparire ingoiata da implacabili nubi di polvere. “E se il cielo dovesse riempirsi di gabbiani, un sogno (…) gli (…) ha suggerito la risposta”.