Mentre la città bruciava
by Shulim Vogelmann
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Tra cronaca e diario, il libro fa conoscere Israele attraverso gli occhi di un giovane ebreo italiano alla ricerca delle proprie radici. Con l'onestà e la curiosità dei vent'anni, l'autore racconta la quotidianità di un gruppo di ragazzi che vivono tra dubbi e domande a cui è difficile dare risposta. Ne emerge uno spaccato della realtà israeliana, in cui le contraddizioni vengono vissute nella loro drammaticità, senza cercare mai di tirarsi indietro di fronte alla fatica dell'interrogarsi. Un libro che affronta senza paura i vari aspetti dell'identità ebraica.

All Reviews

8
lordthunalordthuna wrote a review
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Dopo molti romanzi di David Grossman, Amos Oz, Abraham B. Yehoshua e altri, e aver letto descrizioni di molte regioni e città israeliane e dei loro abitanti, ecco un punto di vista diverso, sempre ebraico, ma che viene da fuori per conoscere e toccare con mano quella che sempre di più considererà la terra dei Padri, quella delle antiche radici anche della sua famiglia. Per me una guida ideale, perché anche lui è un fiorentino ed è più giovane di me di meno di una generazione, quindi con riferimenti che ci sono molto vicini. Arrivato in fondo mi resta il rimpianto di essermi interessato troppo tardi all’ebraismo, la religione della nonna da parte di mamma e quindi di non poter più fare l’esperienza di Vogelmann, se non quella, ben diversa, del turista.
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Mi è piaciuto, davvero molto, sia per la freschezza e la vitalità con cui è scritto, sia perché affronta una tematica spinosa in modo diretto e semplice. Un ragazzo ebreo italiano, Shulim, va in Israele dopo la maturità, per imparare l’ebraico e riflettere su cosa significhi essere ebrei oggi. Sarà che Shulim è nato due anni prima di me, in Italia come me, ma io, che non sono ebrea, mentre leggevo mi sono trovata a riflettere con lui sull’ebraismo, su Israele, sulla Palestina e su tutta una serie di questioni talmente intricate, spinose e dolorose che tendiamo a non affrontare mai…a torto. Mi è piaciuto Mentre la città bruciava: è un viaggio durante il quale l’autore ti prende per mano e ti fa conoscere Israele. Diciamo che avere una persona così vicina per età e nazionalità che spiega in modo emotivo perché Israele deve esistere è un’opportunità da non perdere. E anche le domande più faticose, che rimangono molto faticose e a cui è impossibile rispondere, assumono una forma più lieve quando sono espresse da uno simile a te, e che come te, non si accontenta delle prime facili risposte. Qui qualche foto di Isreale unalettrice.org/2015/04/10/libri-di-marzo-2015
cristy (ebook)cristy (ebook) wrote a review
per ora lo trovo abbastanza debole, sto continuando sperando che migliori.
PantofolaPantofola wrote a review
Sarà che su questo libro l'autore mi ha scritto una splendida dedica... sarà che mi è stato suggerito da Erika de La Giuntina nei giorni del Salone del Libro 2011... sarà che mi piacciono proprio i libri della Guintina... sarà, ma questo libro è davvero speciale. Più intimo di un dario, più diretto di un film, toccante e limpido, vivace e triste, come solo una storia vera raccontata col cuore sa essere. Splendido.
MariangelafanzMariangelafanz wrote a review
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Un occhio giovane, fresco e acuto sull'identità ebraica e su Israele. Bello.
MaricaMarica wrote a review
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Un giovane alla fine del liceo decide di frequentare l’università in Israele, la terra dei padri. Il passaggio è netto, non conosce la lingua e la vita quotidiana di un paese affascinante e difficile. Affascinante perché recente e multiculturale e in continuo mutamento. Difficile perché il dibattito continuo sui problemi interni e di relazione con i paesi e i cittadini arabi, le sperimentazioni ardite e lo stato di allerta permanente sono stimolanti e logoranti. Il protagonista socializza coi compagni di studio, vive a Gerusalemme in periferia con vista sulla campagna del medio oriente, mi sembra di vederla, oliveti ed erba ingiallita dal sole, si chiede cosa vuole fare della sua vita, dove vuole stare e in che direzione dovrebbe andare Israele. Poiché esser giovane e l’aver scelto volontariamente di andare in questo paese aiutano, il protagonista decide di rimanere in Israele, accettando la cittadinanza e il servizio militare. Ho ammirato molto la capacità dell’autore di trasmettere al lettore il suo essere diciottenne fiorentino e poi studente fuorisede in un paese col quale si hanno legami culturali ma tutto è diverso e un po’irreale, lingua, minoranze in guerra, problemi di coscienza. Un argomento ambizioso e secondo me perfettamente riuscito.
mirtillomirtillo wrote a review
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L'avventura di un ragazzo di 18 anni che va in Israele per studiare l'ebraico e decide di rimanere a vivere lì. Per circostanze del tutto casuali (ovverosia l'aver appena vissuto, in piccolo, un'esperienza del genere), sto apprezzando tantissimo questo libro: la scrittura è frizzante e veloce, la storia mai banale. Un piccolo tesoro! E bravo Shulim!
Tiziana MarengoTiziana Marengo wrote a review
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Un caso...l'inzio del libro "agosto 1997"...un ricordo..la mia prima visita in Israele proprio nell'agosto 1997! Un libro davvero bello, scritto con passione, con l'intento di vedere e capire una realtà spesso raccontataci solo da episodi truci da prima pagina, laddove invece esiste un mondo favoloso, ingegnoso, accogliente, "particolare" Condivido la scelta del protagonista, avrei fatto altrettanto e forse anche se gli anni di militare fossero stati tre..(ma da italiana sento di aver perso un connazionale..sigh!) E' vero che sentiamo l'appartenenza al nostro paese solo se questo è in pericolo, solo se questo è minacciato di sparizione..in italia essere patrioti è demode', è visto come un qualcosa di retrogrado o da estrema destra..ma se ci soffermiamo sul concetto..è che, in italia, ce lo possiamo permettere..possiamo permetterci di essere "non patrioti"..che rischiamo? Nel libro si affrontano molti temi, non sempre facili e soprattutto con gli occhi di chi vive in Israele, dilaniato tra la paura di attentati, che porta a richiudersi in se', e la nausea di fronte agli episodi di violenza dell'esercito o di odio tra palestinesi ed ebrei. Grandi spunti di riflessione su un Paese che non ha mezze misure, neppure in chi sta fuori di esso..o lo si ama o lo si detesta..e io lo amo alla follia