Mi dicevano che ero troppo sensibile
by Federica Bosco
(*)(*)(*)(*)( )(88)
In un mondo che urla, l'ipersensibilità è un dono sottovalutato. Questo libro vi insegna a scoprirlo. «Ho sempre saputo di essere troppo sensibile. Fin da quando ero piccola mi accorgevo di non percepire le cose come gli altri bambini, ma di sentirle in maniera molto più profonda, intensa, lacerante, da qualche parte fra il cuore e la pancia. Però non riuscivo a esprimerle in nessun modo...» È così che Federica Bosco ci introduce tra i chiaroscuri di un universo ancora sconosciuto, spesso trascurato persino dalla psicologia e dai tanti specialisti che dovrebbero occuparsi delle mille sfumature dell'animo umano. Un universo popolato da creature particolarmente ‘frangibili', dotate di antenne che percepiscono con la potenza di radar le gioie e il dolore altrui, che si sentono diverse dai più, e spesso a disagio, che temono i rumori e qualunque stimolo violento, che si definiscono certamente 'difficili', ma anche creative, generose ed empatiche. Insomma, creature ipersensibili. Ed è nel loro mondo segreto, tra le sfumature di personalità complesse e affascinanti, tra idiosincrasie e virtù, che ci porta per mano una delle scrittrici italiane più amate, firmando un libro che è insieme un manuale e un'intima confessione, capace di dare a chi fino a oggi si è sentito solo e incompreso il coraggio, l'autostima e la forza per alzare la testa. Mettere le ali. E scoprire che quello che credevano un handicap in realtà può essere uno straordinario superpotere.

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Il giardino dei pensieriIl giardino dei pensieri added a quotation
[Pag. 61] Così, finiamo per mollare tutto, rimpiangendo mancate carriere o anche solo la gioia di un hobby creativo che avrebbe potuto darci grande soddisfazione; cambiamo lavoro o corso di studi perché pensiamo di non essere all'altezza e di non bastare. E ci diamo da soli la zappa sui piedi, votandoci a vite frustranti e deluse. [Pag. 62] Tante cose belle succedono proprio quando smettiamo di provare a controllarle e cominciamo a viverle. [Pag. 87] Il nostro scopo in questa vita è riuscire d'ora in poi a tornare il meno possibile in quella maledetta botola. [Pag. 69] Ritrovare il nostro centro significa rincontrare noi stessi, liberi da influenze esterne, riconoscere la nostra voce nel caos del mondo, riabbracciare le nostre abitudini e i nostri spazi, ritrovare le nostre idee e i nostri gusti. [Pag. 102] Il nostro tratto non ci consente di avere un forte e radicato senso del sé, e se ci proiettiamo troppo verso l'esterno, cadiamo nell'errore di metterci al posto dell'altro dimenticando dove siamo e chi siamo. [Pag. 106] Cambiando i nostri pensieri possiamo cambiare il nostro destino. [Pag. 107] Rispondiamo a tono al «Protettore Persecutore», che entra in azione in automatico, come un parente sgradito. Ci vorrà anche proteggere, ma così non ci permette di vivere. [Pag. 122] Più facciamo pace con noi stessi, più accettiamo quello che siamo oggi come prodotto della nostra vita, prendendoci le responsabilità di quello che possiamo cambiare, e non certo di ciò che abbiamo subito e ci è stato inflitto nell'infanzia, più faremo amicizia con noi stessi e col mondo. [Pag. 123] Liberarsi dai vampiri affettivi, smettere con gli atteggiamenti autolesionisti, imparare a reggersi con le proprie gambe, apprezzare quello che facciamo senza imbarazzo, accettare i complimenti, esprimere le emozioni nel momento in cui le proviamo, dire dei no, questi sono i passi giusti da compiere verso la vita che vogliamo davvero. [Pag. 152] Non attacchiamoci alle cose, alle parole, alle persone, lasciamo che tutto fluisca naturalmente nelle nostre vite, prendendo il buono e imparando le lezioni importanti.
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[Pag. 61] Così, finiamo per mollare tutto, rimpiangendo mancate carriere o anche solo la gioia di un hobby creativo che avrebbe potuto darci grande soddisfazione; cambiamo lavoro o corso di studi perché pensiamo di non essere all'altezza e di non bastare. E ci diamo da soli la zappa sui piedi, votandoci a vite frustranti e deluse. [Pag. 62] Tante cose belle succedono proprio quando smettiamo di provare a controllarle e cominciamo a viverle. [Pag. 87] Il nostro scopo in questa vita è riuscire d'ora in poi a tornare il meno possibile in quella maledetta botola. [Pag. 69] Ritrovare il nostro centro significa rincontrare noi stessi, liberi da influenze esterne, riconoscere la nostra voce nel caos del mondo, riabbracciare le nostre abitudini e i nostri spazi, ritrovare le nostre idee e i nostri gusti. [Pag. 102] Il nostro tratto non ci consente di avere un forte e radicato senso del sé, e se ci proiettiamo troppo verso l'esterno, cadiamo nell'errore di metterci al posto dell'altro dimenticando dove siamo e chi siamo. [Pag. 106] Cambiando i nostri pensieri possiamo cambiare il nostro destino. [Pag. 107] Rispondiamo a tono al «Protettore Persecutore», che entra in azione in automatico, come un parente sgradito. Ci vorrà anche proteggere, ma così non ci permette di vivere. [Pag. 122] Più facciamo pace con noi stessi, più accettiamo quello che siamo oggi come prodotto della nostra vita, prendendoci le responsabilità di quello che possiamo cambiare, e non certo di ciò che abbiamo subito e ci è stato inflitto nell'infanzia, più faremo amicizia con noi stessi e col mondo. [Pag. 123] Liberarsi dai vampiri affettivi, smettere con gli atteggiamenti autolesionisti, imparare a reggersi con le proprie gambe, apprezzare quello che facciamo senza imbarazzo, accettare i complimenti, esprimere le emozioni nel momento in cui le proviamo, dire dei no, questi sono i passi giusti da compiere verso la vita che vogliamo davvero. [Pag. 152] Non attacchiamoci alle cose, alle parole, alle persone, lasciamo che tutto fluisca naturalmente nelle nostre vite, prendendo il buono e imparando le lezioni importanti.
lollobrigidalollobrigida added a quotation
In un modo o nell’altro non siamo quasi mai nel ritmo. È tutto un controtempo, siamo una nota infilata nel momento sbagliato, che stona nell’insieme. Non riusciamo mai a capire quando è il nostro momento, come il comico che sbaglia l’entrata. E allora da che eravamo troppo avanti ci mettiamo in coda, lasciamo fare gli altri, ancora loro, quelli giusti, quelli che sanno tutto, quelli da imitare. Diventiamo ai loro occhi i pigri, gli indolenti, gli svogliati, i ribelli, i reietti. Ma ora conosciamo il nostro potere, conosciamo il nostro potenziale, sappiamo che i nostri tempi sono altri, a volte più rapidi, a volte più lenti, ma se ci soffermiamo a pensare a quante volte siamo stati indispensabili perché abbiamo intuito una situazione o salvato una circostanza o capito al volo qual era la strategia da prendere in considerazione, ecco che tutto riprende la sua giusta forma, il suo posto nell’universo. Non ci ascolteranno sempre, ci ascolteranno dopo, pazienza, non è sempre un problema nostro, c’è il libero arbitrio, chi ci vuole bene davvero ci ascolterà.
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In un modo o nell’altro non siamo quasi mai nel ritmo. È tutto un controtempo, siamo una nota infilata nel momento sbagliato, che stona nell’insieme. Non riusciamo mai a capire quando è il nostro momento, come il comico che sbaglia l’entrata. E allora da che eravamo troppo avanti ci mettiamo in coda, lasciamo fare gli altri, ancora loro, quelli giusti, quelli che sanno tutto, quelli da imitare. Diventiamo ai loro occhi i pigri, gli indolenti, gli svogliati, i ribelli, i reietti. Ma ora conosciamo il nostro potere, conosciamo il nostro potenziale, sappiamo che i nostri tempi sono altri, a volte più rapidi, a volte più lenti, ma se ci soffermiamo a pensare a quante volte siamo stati indispensabili perché abbiamo intuito una situazione o salvato una circostanza o capito al volo qual era la strategia da prendere in considerazione, ecco che tutto riprende la sua giusta forma, il suo posto nell’universo. Non ci ascolteranno sempre, ci ascolteranno dopo, pazienza, non è sempre un problema nostro, c’è il libero arbitrio, chi ci vuole bene davvero ci ascolterà.
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Piano piano impareremo a lasciare andare, a non fare nostra ogni battaglia, a non voler correggere tutte le virgole del mondo e soprattutto capiremo che quando gli altri parlano, parlano di se stessi, e quindi non prenderemo più tutto in maniera personale, ma sapremo affrancarci e lasciare il campo vincendo la partita.
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Piano piano impareremo a lasciare andare, a non fare nostra ogni battaglia, a non voler correggere tutte le virgole del mondo e soprattutto capiremo che quando gli altri parlano, parlano di se stessi, e quindi non prenderemo più tutto in maniera personale, ma sapremo affrancarci e lasciare il campo vincendo la partita.
Moon of DustMoon of Dust added a quotation
Il problema con i nostri limiti è che non siamo in grado di riconoscerli se non quando è troppo tardi.
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