Mia sorella la vita
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Boris Pasternak (1890-1960), poeta, traduttore e scrittore di fama mondiale, è stato un punto di riferimento e di certezza per intere generazioni in URSS. Le sue opere, invise al regime, circolavano nel samizdat, l'autoeditoria clandestina, arrivando perfino nei lager dove - come afferma Salamov - "i suoi versi venivano letti come preghiere". Al centro di tutto il cammino esistenziale e artistico di Pasternak sta un unico grande tema, la vita, concepita non come l'oggetto, bensì come l'interlocutore del pensiero. La vita vissuta come continuo miracolo, attraversata da una presenza amorosa più evidente perfino della luce del sole. La statura dell'uomo è il suo sguardo, che nella sua semplicità originale, libera dai pregiudizi, abbraccia la vita nel suo continuo, prodigioso ricrearsi. Nelle opere dello scrittore la vita è spesso paragonata a un fiume, che sfocia nella dimensione dell'eternità. La vita, infatti, nel suo ininterrotto contrapporsi alla morte e alla condizione mortale, nella dura prova che queste le infliggono, è l'esperienza di attraversare la morte, superarla come una resurrezione dai morti. L'esperienza del vivere è quindi un tutt'uno con la gioiosa dimensione pasquale, in qualsiasi circostanza, positiva o negativa. Di qui la percezione della santità di tutto ciò che esiste, innanzitutto di sé. È questa la certezza che Pasternak - così come il personaggio del suo romanzo più conosciuto, Zivago testimonia nelle contraddizioni, nelle cadute, nelle apparenti sconfitte...

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