Narciso e Boccadoro
by Hermann Hesse
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Un'amicizia incrollabile che lega due nature antitetiche. Un fantastico affresco storico, una ricerca spirituale dal valore eterno.

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"Ad altri la morte poteva apparire come un guerriero, un giudice o un carnefice, come un padre severo: per lui la morte era anche una madre e un’amante, il suo appello era un richiamo d’amore, il suo contatto un brivido d’amore."
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"Ad altri la morte poteva apparire come un guerriero, un giudice o un carnefice, come un padre severo: per lui la morte era anche una madre e un’amante, il suo appello era un richiamo d’amore, il suo contatto un brivido d’amore."
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"... la radice d’ogni arte, e fors’anche d’ogni spirito, è la paura della morte. Noi la temiamo, abbiamo orrore della caducità, vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo. Se dunque come artisti creiamo figure o come pensatori cerchiamo leggi e formuliamo pensieri, lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra, per stabilire qualche cosa che abbia una durata più lunga di noi stessi."
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"... la radice d’ogni arte, e fors’anche d’ogni spirito, è la paura della morte. Noi la temiamo, abbiamo orrore della caducità, vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo. Se dunque come artisti creiamo figure o come pensatori cerchiamo leggi e formuliamo pensieri, lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra, per stabilire qualche cosa che abbia una durata più lunga di noi stessi."
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"... ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine creata dall'artista rimane sempre immutabilmente la stessa."
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"... ogni uomo corre senza posa e si trasforma e infine si dissolve, mentre la sua immagine creata dall'artista rimane sempre immutabilmente la stessa."
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La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, la mia qualità, le mie doti trovino il terreno migliore, il più largo campo d'azione. Non c'è altra meta.
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La meta è questa: mettermi sempre là dove io possa servir meglio, dove la mia indole, la mia qualità, le mie doti trovino il terreno migliore, il più largo campo d'azione. Non c'è altra meta.
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Forse, pensò, la radice d'ogni arte, e fors'anche d'ogni spirito, è la paura della morte. Noi la temiamo, abbiamo orrore della caducità, vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo. Se dunque come artisti creiamo figure o come pensatori cerchiamo leggi e formuliamo pensieri, lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra, per stabilire qualche cosa che abbia una durata più lunga di noi stessi.
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Forse, pensò, la radice d'ogni arte, e fors'anche d'ogni spirito, è la paura della morte. Noi la temiamo, abbiamo orrore della caducità, vediamo con tristezza i fiori appassire e le foglie cadere e sentiamo nel nostro cuore la certezza che anche noi siamo caduchi e presto avvizziremo. Se dunque come artisti creiamo figure o come pensatori cerchiamo leggi e formuliamo pensieri, lo facciamo per salvare qualche cosa della grande danza macabra, per stabilire qualche cosa che abbia una durata più lunga di noi stessi.
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Ma ci fosse o non ci fosse un'eternità, egli non la desiderava, egli non voleva altro che questa vita incerta, fugace, questo respiro, questo sentirsi bene nella propria pelle, non voleva altro che vivere.
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Ma ci fosse o non ci fosse un'eternità, egli non la desiderava, egli non voleva altro che questa vita incerta, fugace, questo respiro, questo sentirsi bene nella propria pelle, non voleva altro che vivere.
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E dalle sue proprie mani doveva prender congedo, dai suoi propri occhi, dalla fame e dalla sete, da cibo e bevanda, dall'amore, dal suono del suo liuto, dal sonno e dalla veglia, da tutto. L'indomani un uccello volava per l'aria e Boccadoro non lo vedeva più, una fanciulla cantava alla finestra ed egli non l'udiva più, il fiume continuava a scorrere e i pesci scuri a guizzar dentro, muti, soffiava il vento spazzando le foglie gialle sul terreno, brillava il sole, il cielo stellato, i giovani andavano a ballare, un primo spruzzo di neve imbiancava le montagne lontane... e tutto andava avanti, tutti gli alberi proietta-vano la loro ombra, tutti gli uomini guardavano con occhi lieti o tristi, e i cani abbaiavano, e le mucche muggivano nelle stalle dei villaggi; e tutto senza di lui, nulla gli apparteneva più, egli era strappato da tutto.
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E dalle sue proprie mani doveva prender congedo, dai suoi propri occhi, dalla fame e dalla sete, da cibo e bevanda, dall'amore, dal suono del suo liuto, dal sonno e dalla veglia, da tutto. L'indomani un uccello volava per l'aria e Boccadoro non lo vedeva più, una fanciulla cantava alla finestra ed egli non l'udiva più, il fiume continuava a scorrere e i pesci scuri a guizzar dentro, muti, soffiava il vento spazzando le foglie gialle sul terreno, brillava il sole, il cielo stellato, i giovani andavano a ballare, un primo spruzzo di neve imbiancava le montagne lontane... e tutto andava avanti, tutti gli alberi proietta-vano la loro ombra, tutti gli uomini guardavano con occhi lieti o tristi, e i cani abbaiavano, e le mucche muggivano nelle stalle dei villaggi; e tutto senza di lui, nulla gli apparteneva più, egli era strappato da tutto.
OrianaOriana added a quotation
Il giorno dopo Boccadoro non seppe decidersi ad andare all'officina. Come già in tante altre giornate di cattivo umore, camminò a zonzo per la città. Vide le donne e le ragazze che andavano al mercato, sostò specialmente presso la fontana, osservando i mercanti di pesce e le loro donne vigorose, mentre offrivano in vendita e decantavano la loro merce, mentre estraevano dai loro tini i pesci freddi e argentei, alcuni dei quali s'arrendevano quieti alla morte, con la bocca dolorosamente aperta e gli occhi d'oro fissi in un'espressione d'angoscia, altri invece si ribellavano furenti e disperati. Come già tante volte, lo prendeva una viva compassione per quelle bestie e una triste indignazione contro gli uomini; perché questi erano così ottusi e rozzi e inconcepibilmente stolti e miopi, perché tutti quanti non vedevano nulla, né i pescatori né le pescivendole né i compratori che tiravan sul prezzo; perché non vedevano quelle bocche, quegli occhi spaventati a morte e quelle code che si dibattevano violentemente, non vedevano quella tremenda lotta disperata e vana, quell'insopportabile trasformazione dei misteriosi animali così meravigliosamente belli che rabbrividivano nell'ultimo lieve tremito sulla pelle morente e poi giacevano morti e spenti, lunghi e tirati, miseri pezzi di carne per la tavola del ghiottone soddisfatto? Nulla vedevano questi uomini, nulla sapevano e osservavano, nulla parlava loro! Che importava se un povero grazioso animale s'irrigidiva sotto i loro occhi, o se un maestro rendeva visibile in un volto santo la speranza, tutta la nobiltà, tutto il dolore e tutta la cupa, stringente angoscia della vita umana, fino a darne il brivido?... Nulla vedevano, nulla li commoveva! Tutti erano soddisfatti o affaccendati, avevano interesse, avevano fretta, gridavano, ridevano, si ruttavano in faccia, facevan chiasso, facevan dello spirito, urlavano per due soldi, e tutti stavano bene, tutti erano in regola, soddisfattissimi di sé e del mondo.
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Il giorno dopo Boccadoro non seppe decidersi ad andare all'officina. Come già in tante altre giornate di cattivo umore, camminò a zonzo per la città. Vide le donne e le ragazze che andavano al mercato, sostò specialmente presso la fontana, osservando i mercanti di pesce e le loro donne vigorose, mentre offrivano in vendita e decantavano la loro merce, mentre estraevano dai loro tini i pesci freddi e argentei, alcuni dei quali s'arrendevano quieti alla morte, con la bocca dolorosamente aperta e gli occhi d'oro fissi in un'espressione d'angoscia, altri invece si ribellavano furenti e disperati. Come già tante volte, lo prendeva una viva compassione per quelle bestie e una triste indignazione contro gli uomini; perché questi erano così ottusi e rozzi e inconcepibilmente stolti e miopi, perché tutti quanti non vedevano nulla, né i pescatori né le pescivendole né i compratori che tiravan sul prezzo; perché non vedevano quelle bocche, quegli occhi spaventati a morte e quelle code che si dibattevano violentemente, non vedevano quella tremenda lotta disperata e vana, quell'insopportabile trasformazione dei misteriosi animali così meravigliosamente belli che rabbrividivano nell'ultimo lieve tremito sulla pelle morente e poi giacevano morti e spenti, lunghi e tirati, miseri pezzi di carne per la tavola del ghiottone soddisfatto? Nulla vedevano questi uomini, nulla sapevano e osservavano, nulla parlava loro! Che importava se un povero grazioso animale s'irrigidiva sotto i loro occhi, o se un maestro rendeva visibile in un volto santo la speranza, tutta la nobiltà, tutto il dolore e tutta la cupa, stringente angoscia della vita umana, fino a darne il brivido?... Nulla vedevano, nulla li commoveva! Tutti erano soddisfatti o affaccendati, avevano interesse, avevano fretta, gridavano, ridevano, si ruttavano in faccia, facevan chiasso, facevan dello spirito, urlavano per due soldi, e tutti stavano bene, tutti erano in regola, soddisfattissimi di sé e del mondo.
_chiarapanda__chiarapanda_ added a quotation
[...] Noi pensatori cerchiamo di avvicinarci a Dio staccando il mondo da lui. Tu ti avvicini a lui amando e ricreando la sua creazione. Sono entrambe opere umane e inadeguate, ma l'arte è la più innocente.
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[...] Noi pensatori cerchiamo di avvicinarci a Dio staccando il mondo da lui. Tu ti avvicini a lui amando e ricreando la sua creazione. Sono entrambe opere umane e inadeguate, ma l'arte è la più innocente.
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[...] Ma c'era una scissione nella sua creazione, sia che questa fosse mal riuscita e imperfetta, sia che Dio lasciando nell'esistenza umana tale lacuna e tale aspirazione insoddisfatta avesse intenzioni sue particolari, sia che ciò fosse il seme del nemico, il peccato originale. Ma perché quest'aspirazione insoddisfatta doveva esser peccato? Non nasceva da essa tutto ciò che di bello e di santo l'uomo aveva creato e reso a Dio come un'offerta di gratitudine?
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[...] Ma c'era una scissione nella sua creazione, sia che questa fosse mal riuscita e imperfetta, sia che Dio lasciando nell'esistenza umana tale lacuna e tale aspirazione insoddisfatta avesse intenzioni sue particolari, sia che ciò fosse il seme del nemico, il peccato originale. Ma perché quest'aspirazione insoddisfatta doveva esser peccato? Non nasceva da essa tutto ciò che di bello e di santo l'uomo aveva creato e reso a Dio come un'offerta di gratitudine?