Nella quarta dimensione
by Liu Cixin
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A mezzo secolo dall'Ultima Battaglia sembra essersi creato un equilibrio tra terrestri e Trisolariani: i primi beneficiano della conoscenza degli invasori spaziali e stanno compiendo grandi progressi tecnologici, mentre gli alieni stanno assimilando la cultura terrestre. Pare che le due civiltà siano pronte per iniziare una convivenza pacifica, tra eguali, senza l'assurda minaccia della reciproca distruzione. Tutto cambia quando Cheng Xin, ingegnere aerospaziale ibernata all'inizio del XXI secolo, si risveglia. La donna porta con sé il ricordo di un programma ormai dimenticato, risalente agli albori dell'Epoca della Crisi, e la sua sola presenza potrebbe alterare il fragile equilibrio instauratosi tra terrestri e alieni. L'umanità riuscirà a raggiungere le stelle, o morirà nella sua culla?

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Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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UNA MAESTOSA E COMPLESSA TRILOGIA
Superati gli anni della cosiddetta fantascienza classica, due erano per me le saghe più affascinanti per complessità, originalità e fantasia creativa: il ciclo della “Torre Nera” (1982-2012) di Stephen King e “I Canti di Hyperion” (1989-1997) di Dan Simmons. Ora che ho completato la lettura del terzo volume della saga di Liu Cixin, penso che a questi cicli si possa più che degnamente accostare la trilogia dei “Tre corpi”, composta da “Il problema dei tre corpi” (2017), “La materia del cosmo” (2108) e “Nella quarta dimensione” (2018), tre romanzi autoconclusivi pur strettamente collegati tra loro e in logica successione cronologica. Poiché ogni volume pare concludere la storia, non escluderei che il ciclo possa continuare. Questi tre romanzi contengono al loro interno talmente tante idee che se ne sarebbero potute trarne decine di romanzi. Sono al contempo un ritorno alla fantascienza classica, in quanto pongono di nuovo speculazioni scientifiche al loro centro, ma anche innovativi per i temi trattati e il diverso approccio. Liu Cixin (Yangquan, 1963) gioca soprattutto con la fisica, come si può capire dai titoli, in una girandola di trovate che si succedono senza posa l’una dopo l’altra. Se nel primo volume è centrale il complesso sviluppo di una civiltà su un mondo con tre soli (Alpha Centauri), con enormi e imprevedibili variazioni climatiche, nel secondo mi pare abbia un particolare peso il concetto che non abbiamo mai incontrato alieni perché ogni civiltà teme le altre e se ne sta nascosta: appena si fa scoprire viene distrutta. Il terzo romanzo “Nella quarta dimensione” ci parla di universi a quattro, due e dieci dimensioni e alla possibilità di passare dall’uno all’altro e di usare queste trasformazioni dimensionali come armi micidiali. Dire che i tre romanzi parlano di questo, però sarebbe fare loro un grosso torto, perché sono molto di più. Se i riferimenti storici de “Il problema dei tre corpi” sono ben più recenti, “Nella quarta dimensione” comincia a Costantinopoli nel 1453, durante la caduta dell’Impero Bizantino, con Costantino XI Paleologo, una Maga e una coppa d’oro. La scena si sposta però ben presto nel futuro, esplorando secoli sempre più distanti. Si riprende, infatti, presto là dove ci aveva lasciato “La materia del cosmo”, con i tentativi dell’umanità di difendersi dall’aggressione dei trisolariani con il potere affidato agli Asceti Impenetrabili e con la repressione dei tentativi di “Escapismo” (abbandonare la Terra). Troviamo quindi un’umanità il cui sviluppo scientifico e tecnologico è vincolato e bloccato dal potere trisolariano, che impedisce loro di sviluppare viaggi spaziali con strumenti migliori dei primitivi razzi chimici. Gli umani sono controllati dai trisolariani mediante i sofoni (intelligenze artificiali subatomiche create mediante il dispiegamento di un protone multidimensionale su due dimensioni e il suo successivo “rimpacchettamento”) che conoscono ogni loro iniziativa e dunque i terrestri non possono sfruttare alcun effetto sorpresa per combatterli. Il primo tentativo degli umani per contrastare i trisolariani, la cui tecnologia pare molto superiore, è un’ingegnosa sonda che usa la propulsione di varie bombe nucleari fatte deflagrare lungo il suo percorso. Ne raccoglie l’energia con un’immensa vela solare. Suo scopo è portare un cervello umano (un uomo intero peserebbe troppo) su Alpha Centauri per creare una trappola ai Trisolariani. Umani e trisolariani, infatti, pur essendo in guerra tra loro, non si sono mai incontrati “fisicamente”. Il tentativo apre la porta per interessanti considerazioni su crioconservazione e viaggi spaziali, per i quali l’autore offre sviluppi innovativi. Il cervello che sarà spedito nello spazio è quello di Tianming, che avevamo già conosciuto per aver regalato una stella alla protagonista Cheng Xin. Stella che avrà un suo ruolo nel romanzo. Questo progetto, detto “Risalita” sarà solo il primo dei fallimenti dell’umanità in questo romanzo e andrà ad aggiungersi ai precedenti della saga. Un’ idea che caratterizza questo romanzo è quella di futuro regressivo, proprio il contrario dell’ottimismo utopistico della fantascienza classica. Non solo l’intera trilogia è un progressivo decadere attraverso apocalissi successive sempre più gravi, ma Liu Cixin sembra volerci dire che prende questo suo pessimismo cosmico dalla Storia, in cui le dinastie cinesi sono andate decadendo nel loro succedersi. Una visione della Storia che definirei Postmoderna ma quanto mai attuale e quanto mai in sintonia con mie opere come “Apocalissi fiorentine” e l’ancora inedito “Quel che resta di Firenze”. Ecco poi il fallimento della nave “L’età del Bronzo” fuggita nello spazio profondo, il cui equipaggio sopravvive grazie al cannibalismo e i cui superstiti sono condannati per questo al loro ritorno. Ecco poi un’era di decadenza, in cui l’umanità diviene effemminata, difendendosi dalla guerra grazie alla minaccia della Deterrenza (una sorta di Guerra Fredda che i recenti eventi fanno sembrare non più così remota), restando in stallo, in quanto minacciano di rivelare l’uno l’esistenza dell’altro mondo ad altre razze: si è ormai appreso che appena un mondo mostra di essere abitato da esseri intelligenti è distrutto da qualche altra civiltà, che teme di subire analoga sorte. La protagonista Cheng Xin, che attraversa le ere grazie alla crioconservazione nota come non ci siano più uomini veri. Non è la sola a farsi ibernare. La insegue attraverso il tempo, per ucciderla, Thomas Wade. Fallisce e Cheng Xin diviene Tiranno della Spada, colei cioè che può decidere la distruzione della Terra, per non farla cadere in mani aliene. Decide di non esercitare il suo potere condannando l’umanità a un’ancora peggiore decadenza. L’umanità riceve dai trisolariani moltissime nuove conoscenze scientifiche, ma molte si rivelano un inganno e portano i terrestri a seguire studi senza uscita. In cambio i trisolariani ricevono il modello sociale, le arti e la cultura del nostro mondo. Sarà l’accesso a bolle quadridimensionali a permettere all’umanità di sconfiggere i trisolariani le cui armi principali, le “gocce” si avvalgono di analoghi principi “dimensionali”. Il pericolo però ora viene da altri nemici alieni, che distruggono Trsisolaris, la cui posizione è stata rivelata dalla Terra. Essendo il nostro mondo molto vicino è solo questione di tempo prima che altri alieni ci scoprano e distruggano. Occorre trovare un modo per dimostrare alla galassia che i terrestri sono inoffensivi. Tra le trovate più sorprendenti c’è il tentativo di ridurre la velocità della luce per renderci invisibili. Ricompare Tianming, cui i trisolariani hanno ridato un corpo, che rivela a Cheng Xin come difendersi mediante tre fiabe in cui cela quanto ha appreso dai trisolariani, che, sebbene, il loro mondo sia stato distrutto mantengono il controllo sulla Terra mediante i sofoni. Va detto che anche queste fiabe, di fatto un’unica storia, hanno la loro autonoma capacità narrativa. Parte un piano per nascondere grandi astronavi dietro i giganti gassosi del Sistema Solare, in modo da proteggerle dalla deflagrazione quando gli alieni disintegreranno il Sole. Peccato che l’arma usata contro la Terra non sarà la stessa che ha distrutto Alpha Centauri, cogliendo di sorpresa i terrestri. Si torna, infatti, a parlare di universi a più dimensioni e della possibilità di trasformare uno a tre dimensioni in uno a quattro o due dimensioni. Questo si rivela essere un’arma più potente di quelle sinora note. Mentre il Sistema Solare si appiattisce in due dimensioni, si cerca un modo per preservare almeno la memoria dell’umanità. Ecco poi popoli alieni che cercano di far annichilire l’universo per tornare a un nuovo Big Bang e ricreare uno spazio multidimensionale. Ecco la protagonista che sopravvive in una sorta cubo (Universo 647) che segue strane regole dimensionali, dal quale può tornare sul mondo della stella che gli ha donato il suo amico Tiamming. In un modo o nell’altro, dunque Cheng Xin attraversa tutte le ere inventata Liu Cixin: Era Comune (fino alla scoperta della civiltà trisolariana), Era della Crisi, Era della Deterrenza, Era Post Deterrenza, Era della Trasmissione, Era del Bunker, Era Galattica. Le basi “scientifiche” di questo volume sono dunque soprattutto legate ai concetti di universi con diversi numeri di dimensioni, ma non mancano altre trovate come la sonda che viaggia con esplosioni nucleari o le comunicazioni mediante onde gravitazionali. Una delle prime riflessioni che questo romanzo induce a fare è su come la Vita influisca sulla morfologia e la geologia dei pianeti. Il tema degli universi con diverse dimensioni fa pensare a “Flatlandia” (1884) di Edwin Abbott Abbott ma anche a “Le cosmicomiche” (1963) e “Ti con zero” (1967) di Italo Calvino o al più recente “Stormachine” (2018) di Franci Conforti. Quello che rende dunque affascinante questa trilogia non è solo la ricchezza e varietà di situazioni descritte, ma anche l’intelligenza e abbondanza di riflessioni su tematiche scientifiche, che aprono nuovi orizzonti narrativi per la fantascienza.  
First197First197 wrote a review
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Spoiler Alert
Bello ma non ci vivrei
Bravo, ma basta. Questo avrebbero dovuto dire al buon Liu nel momento in cui la trama poteva tranquillamente concludersi, almeno duecento pagine prima della quarta di copertina. Ho avuto la sensazione che l'editor abbia tirato i remi in barca nel momento in cui viene lanciato il Foglietto di Carta, perché da lì in poi ho creduto che il tempo avesse smesso di scorrere, che più pagine leggevo più me ne mancavano. Ma soprattutto che quel che c'era da sapere grossomodo me l'aveva già detto. Tutto ciò che avviene dopo l'epoca del Bunker, narrativamente parlando, è inutile e avrebbe potuto essere ridotto in sette o otto pagine, magari con un finale meno deludente. In questa parte finale Cheng Xin alla lunga diventa odiosa nel suo piangersi addosso. Per essere la protagonista il suo è un personaggio vuoto, e sono rari i casi in cui si riesce a provare empatia, a differenza dei personaggi maschili dei precedenti libri. Le ultime strazianti cento pagine, l'incontro con il superstite della Gravity (?!?), il mancato appuntamento con l'amato cervello sparato nel cosmo, i 18mila anni perduti senza senso, la vita sul mini universo eccetera, sono tutti elementi che hanno rovinato il climax dell'intera trilogia, a mio parere.
OmarOmar wrote a review
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Atto finale della trilogia di fantascienza di Cixin Liu. Come già avvenuto nel passaggio tra il secondo e il terzo volume, anche questo si spinge oltre i temi del precedente. Si assiste in questo caso al passaggio tra un'opera di fantascienza che, per quanto originale, si attiene ai canoni classici (battaglie spaziali, rapporti con civiltà aliene, evoluzione della società), ad un'opera, questa, che trascende i temi tradizionali, abbracciando una visione universale e assoluta dello spazio e del tempo, sfiorando la metafisica. In realtà questo accade nella parte finale del volume. Infatti l'opera, parecchio voluminosa, pecca forse di un'eccessiva prolissità, e per quanto riguarda i tempi trattati potrebbe forse essere suddivisa in due o tre parti, di cui le prime due sono prosecuzione diretta del volume precedente. Sotto molti punti di vista, la parte più controversa è proprio quella finale. Essa opera una cesura rispetto a quanto letto in precedenza, assumendo toni apocalittici e di ampio respiro, certamente carichi di fascino, ma a tratti forse eccessivi. Si ha quasi l'impressione che l'autore travalichi i canoni del romanzo, giungendo a raccontare una storia diversa da quella che si era iniziato a leggere nel primo volume, dando al lettore (o almeno a me) l'impressione di essere in qualche modo ingannato. In quest'ultima parte emergono più forti che nel resto della trilogia concetti della (non) filosofia orientale: primo fra tutti la ricerca di un'armonia perduta e le azioni dovute a intelletto e passioni come delle perturbazioni. Quasi che la vita sia un male per l'armonia cosmica e non una parte del tutto. Forse il fastidio è dovuto all'estraneità con tale visione, forse alla mia personale mancanza di condivisione. L'opera resta comunque nella totalità dei tre libri una delle migliori nella fantascienza degli ultimi anni: originale, mai ripetitiva, riesce a sfruttare le tematiche classiche in modi innovativi, e a introdurne di nuove senza dissonanze.
publicLVpublicLV wrote a review
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Un passato fuori dal tempo
L'Era Comune. L'Epoca della Crisi. L'Epoca della Deterrenza. L'Epoca della Trasmissione. L'Epoca del Bunker. L'Epoca Galattica. Forse mancherà il rigore della storia a queste che la protagonista definisce memorie, anzi una cornice che forse un giorno sarà più semplice da riempire con tutti i particolari. Ma certamente di particolari qui ce ne sono a bizzeffe, chapeau! alla ricchezza ed alla capacità descrittiva dell'autore. Una visione estesa che di più non si può, una summa della storia della specie umana e anche del nostro Universo. Una specie di bibbia, da consultare ogni volta che occorre, per sapere com'era andata, come andrà.... Da leggere in parallelo, secondo me, ad Asimov: insieme, sembrano uno più informato dell'altro, altro che visionari.
Irma DragoIrma Drago wrote a review
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Da leggere
Probabilmente il meno bello della trilogia perché nella seconda metà inserisce troppe cose e perde un poco il tono della narrazione ispirata del primo tomo Sicuramente però fantascienza al suo massimo livello, con rimandi filosofici per chi vuole riflettere degni di un grande intellettuale
RosencruntzRosencruntz wrote a review
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Dopo tanti anni ho rifatto un tuffo nella mia amata fantascienza e ne sono stato felice. Una trilogia molto bella svolta in un lunghissimo lasso di tempo e di spazio. Un'opera che conquista la mente e il cuore. Personaggi irripetibili e ben descritti...paesaggi immensi. E poi la storia, i trisolariani, gli Asceti Impenetrabili, il Tiranno della Spada...i nomi di alcune astronavi mi ricordano i nomi che Banks ha dato nell'universo della Cultura. Consigliatissimo a chi ama una fantascienza non facile ma profonda e con molto 'sense of wonder'
Andrea F.Andrea F. wrote a review
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Ottima fantascienza, scarsa letteratura
Ho voluto leggere, caparbiamente, tutte le 1500 pagine della trilogia, perché quella di Cixin Liu è fantascienza vera. Verosimile, profonda, scientificamente solida e capace di aprire la mente ai grandi quesiti fondamentali. Poche altre volte come in questa monumentale opera ho percepito la vastità del cosmo e la piccolezza dell'uomo. Questo, da solo, vale le tre stelle. Purtroppo i meriti del contenuto si fermano dove comincia la forma. C'è stata innanzitutto una difficoltà di ordine culturale: non avevo mai letto niente di scrittori cinesi, e ho trovato piuttosto difficile "sentire" questo modo di raccontare le emozioni e soprattutto le relazioni fra le persone. Ma anche al netto di questo, la scrittura di Cixin Liu è lenta, descrittiva, spesso retorica. I tempi sono estremamente dilatati, e più di una volta ho avuto la tentazione di interrompere la lettura. Salvo poi, nel finale, accelerare in un modo che a quel punto diventa disturbante: accadono più eventi nelle ultime cento pagine che nelle prime mille. In definitiva, prova molto interessante dal punto di vista fantascientifico, ma deludente da quello letterario.
SUN50SUN50 wrote a review
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Magnificent end to a magnificent trilogy! (con TRADUZIONE)
Death’s End by Cixin Liu is a magnificent end to a magnificent trilogy. And it’s long, much longer than the other two books, but it does not drag and caps the tale with a ending that is unexpected and ultimately satisfying. In place of a western mad-dash of action and heroism. Death’s End is contemplative, thoughtful and exciting in it’s own quite way. The book starts off with a most unconventional love story; but don’t let that fool you, Death’s End is, as with the other books, packed full of bad-ass science and twisting waves of crisis and joy. The Dark Forest hangs heavy over the Earth and forces humanity to make hard choices. Things go wrong, thing go right, but as time goes by, the possibility of a Dark Forest attack grows. The people of earth make sacrifices, and more often than not, sacrifice the wrong things. Victories come and go, but as with the defeats, they are short lived and death lurks in the darkened depths of the universe. For all our history and power and brains, the people of earth are but babes in the woods, flailing and making to much noise, unaware of the monsters that live among the distant trees. Cixin Liu is a excellent story teller. And this book, much as the other books, has politics and philosophy at its heart; and like the other books, Mr. Liu leaves the answers up for debate. It is also about responsibility. Responsibility, to ones self, to ones fellow man and to the universe at large. But most of all, the book is about love. And that was the most unexpected passage of all. Behind all the science and aliens and disasters, love flows through the pages. In some cases, it was a love that killed, and by killing saved others. In some cases, it was a love that saved, but ended up destroying. In some cases, it was a love that denied the consequences of its action and paid the price. But most of all, for me at least, it was the love for life and its fragility that struck home. TRADUZIONE Death's End di Cixin Liu è la magnifica fine di una magnifica trilogia. Ed è lungo, molto più lungo degli altri due libri, ma non trascina il racconto con un finale inaspettato e soddisfacente. Al posto di una folle corsa occidentale piena di azione ed eroismo. Death's End è contemplativo, meditativo ed emozionante a suo modo. Il libro inizia con una storia d'amore non convenzionale; ma non fatevi ingannare, Death's End è, come per gli altri libri, pieno di scienza e ondate di crisi e di gioia. La Foresta Oscura pende pesantemente sulla Terra e costringe l'umanità a fare scelte difficili. Le cose vanno male, le cose vanno bene, ma col passare del tempo cresce la possibilità di un attacco della Foresta Oscura. Il popolo della terra fa sacrifici e, il più delle volte, sacrifica le cose sbagliate. Le vittorie vanno e vengono, ma come per le sconfitte, sono di breve durata e la morte si annida nelle oscure profondità dell'universo. Nonostante tutta la nostra storia, il nostro potere e il nostro cervello, gli abitanti della terra non sono che bambini nei boschi, che si agitano e fanno molto rumore, ignari dei mostri che vivono tra gli alberi lontani. Cixin Liu è un eccellente narratore. E questo libro, come gli altri libri, ha al centro la politica e la filosofia; e come gli altri libri, Liu lascia le risposte aperte alla discussione. Si tratta anche di responsabilità. Responsabilità, verso se stessi, verso il prossimo e verso l'universo in generale. Ma soprattutto, il libro parla d'amore. E questa è stat oil passaggio più inaspettato di tutti. Dietro tutta la scienza e gli alieni e i disastri, l'amore scorre attraverso le pagine. In alcuni casi, è stato un amore che ha ucciso, e uccidendo ne ha salvati altri. In alcuni casi, è stato un amore che ha salvato, ma ha finito per distruggere. In alcuni casi, è stato un amore che ha negato le conseguenze della sua azione e ne ha pagato il prezzo. Ma soprattutto, almeno per me, è stata l’amore per la vita e la sua fragilità che ha colpito nel segno.
pinnegiallepinnegialle wrote a review
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Death's End
"Death's End" (2010) conclude la trilogia "Passato della Terra" di Cixin Liu. Dopo la crisi scoppiata sulla Terra all'indomani della scoperta dell'esistenza dei trisolariani, le vicende che riguardano il nostro pianeta e la nostra specie subiscono una accelerata e un susseguirsi di eventi che appaiono inevitabili secondo la logica richiamata nel secondo romanzo, quella secondo la quale lo spazio sia una specie di foresta dove dei cacciatori, una specie di cecchini, sono sempre in agguato e pronti a distruggere qualsiasi altra manifestazione di esistenza da parte di altre specie aliene. In verità il romanzo introduce una serie di elementi ulteriori che in quasi settecento pagine trascinano il lettore in una serie di avventure che prendono una piega di carattere differente da quella dei due precedenti romanzi e dominante all'interno della serie e finiscono con il somigliare a sviluppi tipo quelli di un film come "Interstellar" e con il quale ci sono effettivamente alcune analogie o comunque nell'affrontare implicazioni che vadano al di là della narrativa science-fiction e che lasciano spazio a ulteriori riflessioni che non sono necessariamente scientifiche, ma che hanno un carattere di tipo filosofico. La storia qui si concentra su un personaggio in particolare, qui sta anche una grande innovazione, cioè nel fatto che la protagonista del terzo romanzo è una "eroina", cioè è una donna e questo è comunque un elemento non tipico della narrazione fantascientifica. Così come la storia era cominciata con una donna, in Cina durante gli anni della rivoluzione culturale, allo stesso modo è una donna qui, lo scienziato aerospaziale Cheng Xin, a dominare la scena e diventare prima il principale punto di riferimento dell'intero genere umano e una specie di "madonna" caritatevole e le cui scelte, personali e di riflesso dell'intera umanità, sono dettate da una forma di amore nel senso più puro del termine; allo stesso tempo è il personaggio che guiderà il lettore dall'inizio alla fine (in tutti i sensi possibili) della storia. Effettivamente la storia dell'umanità, dopo l'incontro con i trisolariani, affronta divese "epoche", quella della "Crisi", quella della "Deterrenza", quella della "Post-Deterrenza", quella della "Trasmissione", quella del "Bunker", quella "Galattica"... Passeranno diciassette miliardi di anni dopo l'inizio del tempo, quando poi tutto finisce per ricominciare daccapo, ma i ricordi della storia dell'umanità e delle altre specie rimarranno sparsi nell'universo. Nel nuovo universo. Ci sono dieci dimensioni, un tema già trattato in altri testi di fantascienza come quello di John Sanford e Ctein. Il romanzo è dedicato alla quarta dimensione, una vera e propria "bolla" all'interno dello spazio che ha una natura densa, quasi come essere immersi dentro una specie di liquido. Ma la quarta dimensione contiene a suo tempo la terza e contiene la seconda... Che al contrario pare avere la forza di "assorbire" gradualmente tutto l'universo, fino a restringerlo dentro quello che ci appare come un quadro. Un foglio di carta. A questo si "restringe" tutto in una maniera forse spaventosa quanto inquietante. È un buon romanzo, non delude se vogliamo chi aveva le giuste aspettative dopo la bellezza dei primi due, ma secondo me non li eguaglia per quello che riguarda i contenuti. Voglio dire, è veramente "troppo". Cixin Liu si spinge effettivamente oltre i limiti della narrazione fantascientifica convenzionale, ma inevitabilmente questo diventa troppo per qualsiasi lettore. Non tanto per i contenuti difficili, ma perché ce ne sono semplicemente troppi. Bello comunque, può forse essere letto anche senza gli altri due, ma come ultimo capitolo della trilogia, la conclude comunque e la completa in maniera definitiva e persino "testamentale".
Xander LavelleXander Lavelle wrote a review
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Il più bello e drammatico della trilogia. I salti tecnologici possono far storcene il naso, ma considerando che l'autore è cinese e la Cina ha compiuto un balzo da civiltà contadina a leader mondiale dell'alta tecnologia, forse sono comprensibili. Il gigantismo delle vicende e la loro drammaticità commuovono fino alle lacrime. I personaggi sono a tutto tondo e non deludono mai per tutte le pagine. Bellissimo il finale.