Non ti riconosco
by Marco Revelli
(*)(*)(*)(*)( )(24)
Un viaggio in Italia, da Torino a Lampedusa, sulle tracce di città e territori conosciuti, amati, e poi, a volte, perduti. Di luoghi dell'esperienza e della memoria che mutano nel tempo e nelle stagioni fino a "non riconoscerli più", ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Di paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere. Così Torino, prima tappa del viaggio, è un luogo in cui può succedere di perdersi. Ci si può perdere non tanto nel centro, fissato dai recenti restauri in cartolina da consumare con i piedi e con lo sguardo più che da abitare, ma già nella prima periferia dove i negozi chiudono e le vetrine cambiano volto: la gastronomia diventa un hard discount e la piccola gioielleria di quartiere inalbera la pacchiana bandiera del "compro oro". E ci si può perdere nella seconda periferia dove la scomparsa della grande fabbrica e la trasformazione della vecchia metropoli di produzione ha "sciolto" il paesaggio mutandone anima e corpo. Ma oggi Torino è anche Arduino: una "piattaforma hardware low cost programmabile" che sa innaffiare i fiori alle ore stabilite, guidare un drone in spazi chiusi, gestire un appartamento con il comando vocale. Una risorsa eccezionale open source messa a disposizione di tutti. Un simbolo del futuro. Il viaggio continua, attraversando la nostra penisola, percorrendo autostrade deserte o mescolandosi alla folla, incrociando le storie dei suoi abitanti e ascoltandone ricordi e sogni...

l'affabulatore's Review

l'affabulatorel'affabulatore wrote a review
(*)(*)(*)(*)( )
Da maggio volevo leggere questo libro: dopo averlo dimenticato e rimandato, una circostanza - più o meno fortuita - mi ha portato a comprarlo (in società).
Mi interessava leggerlo per scoprire i motivi che, secondo Revelli, determinano una situazione che - come lui - giudico deprimente: il presente dell'Italia. In questo viaggio, non certo esauriente ma significativo, la risposta viene cercata in tutta quella serie di trasformazioni economiche - quindi politiche e sociali - che l'Italia ha vissuto negli ultimi 20-30 anni. L'autore ha il merito di non fare la Cassandra e nemmeno l'ingenuo, ma di riportare oggettivamente fatti e situazioni partendo dall'attualità. E, dopo 230 pagine, si rimane stupiti e disgustati dall'apprendere che le cause di quello che tutti ogni giorno giudichiamo negativo sono dentro di noi. Stanno nelle logiche egoiste e ciniche che nascondiamo dietro a un pilatesco "Ma io cosa ci posso fare?". Dimenticando sempre che - braccati finché si vuole dalle situazioni esteriori - le scelte spettano sempre a noi singolarmente, a ognuno di noi. E che si può scegliere di essere agiti, inventandosi capri espiatori come nelle descrizioni delle rabbiose proteste anti-immigrati di Torino e Treviso; oppure di agire, come i ragazzi del Fablab di Torino o tutti i lampedusani che - sindaco in testa - non voltano ipocritamente la faccia davanti al dolore dei migranti.
Da questa scelta dipende il nostro riconoscerci negli altri, sostiene l'autore: causa e effetto, allo stesso tempo, del sentimento che chiamiamo amore e che ci spinge a fare gratuitamente il bene per gli altri.
l'affabulatorel'affabulatore wrote a review
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Da maggio volevo leggere questo libro: dopo averlo dimenticato e rimandato, una circostanza - più o meno fortuita - mi ha portato a comprarlo (in società).
Mi interessava leggerlo per scoprire i motivi che, secondo Revelli, determinano una situazione che - come lui - giudico deprimente: il presente dell'Italia. In questo viaggio, non certo esauriente ma significativo, la risposta viene cercata in tutta quella serie di trasformazioni economiche - quindi politiche e sociali - che l'Italia ha vissuto negli ultimi 20-30 anni. L'autore ha il merito di non fare la Cassandra e nemmeno l'ingenuo, ma di riportare oggettivamente fatti e situazioni partendo dall'attualità. E, dopo 230 pagine, si rimane stupiti e disgustati dall'apprendere che le cause di quello che tutti ogni giorno giudichiamo negativo sono dentro di noi. Stanno nelle logiche egoiste e ciniche che nascondiamo dietro a un pilatesco "Ma io cosa ci posso fare?". Dimenticando sempre che - braccati finché si vuole dalle situazioni esteriori - le scelte spettano sempre a noi singolarmente, a ognuno di noi. E che si può scegliere di essere agiti, inventandosi capri espiatori come nelle descrizioni delle rabbiose proteste anti-immigrati di Torino e Treviso; oppure di agire, come i ragazzi del Fablab di Torino o tutti i lampedusani che - sindaco in testa - non voltano ipocritamente la faccia davanti al dolore dei migranti.
Da questa scelta dipende il nostro riconoscerci negli altri, sostiene l'autore: causa e effetto, allo stesso tempo, del sentimento che chiamiamo amore e che ci spinge a fare gratuitamente il bene per gli altri.