Non ti riconosco
by Marco Revelli
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Un viaggio in Italia, da Torino a Lampedusa, sulle tracce di città e territori conosciuti, amati, e poi, a volte, perduti. Di luoghi dell'esperienza e della memoria che mutano nel tempo e nelle stagioni fino a "non riconoscerli più", ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Di paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere. Così Torino, prima tappa del viaggio, è un luogo in cui può succedere di perdersi. Ci si può perdere non tanto nel centro, fissato dai recenti restauri in cartolina da consumare con i piedi e con lo sguardo più che da abitare, ma già nella prima periferia dove i negozi chiudono e le vetrine cambiano volto: la gastronomia diventa un hard discount e la piccola gioielleria di quartiere inalbera la pacchiana bandiera del "compro oro". E ci si può perdere nella seconda periferia dove la scomparsa della grande fabbrica e la trasformazione della vecchia metropoli di produzione ha "sciolto" il paesaggio mutandone anima e corpo. Ma oggi Torino è anche Arduino: una "piattaforma hardware low cost programmabile" che sa innaffiare i fiori alle ore stabilite, guidare un drone in spazi chiusi, gestire un appartamento con il comando vocale. Una risorsa eccezionale open source messa a disposizione di tutti. Un simbolo del futuro. Il viaggio continua, attraversando la nostra penisola, percorrendo autostrade deserte o mescolandosi alla folla, incrociando le storie dei suoi abitanti e ascoltandone ricordi e sogni...

Massimo's Review

MassimoMassimo wrote a review
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Un viaggio tutt’altro che erotico nell’Italia che cambia
Ho modificato il sottotitolo del libro (“Un viaggio eretico nell’Italia che cambia”) per stigmatizzare oltremodo la denuncia di Marco Revelli a proposito di un Belpaese che non si stanca d’offrire il peggio a chi vi si accosta senza concedere troppo alla vulgata delle inesauribili bellezze.
Il viaggio prende piede da Torino, città ormai “ex” di tutto un poco. I quartieri periferici sorti all’inizio degli anni Sessanta, costruiti per accogliere la manodopera Fiat proveniente quasi in toto dal Sud, si distinguevano per la riproduzione degli spazi gerarchici esistenti all’interno della fabbrica: nei condomini-torre gli operai, nelle casette basse gli impiegati.
Interessantissimo l’accenno alle “Scuole moderne” degli inizi del Novecento, fondate un po’ ovunque, anche a Torino, sull’onda anarchica proveniente dalla monarchica Spagna. Gli operai erano formati a tutto tondo, assegnando loro gli strumenti culturali atti a sollevarli dal buco nero delle officine.
Poi vennero, sempre a Torino, i tempi (aprile 1945) dove si era alla vigilia della Liberazione, ma protestando a viso aperto, in fabbrica, voleva dire essere assassinati, per strada, dalle Brigate Nere.
Torino: grandi architetti. Torino: quartieri-ghetto. La speranza rotola, facilitata dal piano inclinato sociale originario.
Da Torino, poi, ai “fantasmi della Brianza”, al “Grande Nordest”. Macerie, e umane macerie. Quindi a Prato: macerie, umane macerie. La “Grande Bellezza” di Taranto. Con macerie, umane macerie. Per concludere, Lampedusa: notevoli le parole con le quali Erri De Luca è chiamato ad avviare il capitolo.
Un monolite oscura il sole. Lui, il sole, però, è sempre là.
Consiglio questo libro, non propriamente entusiasmante (e per gli argomenti, e per un Marco Revelli in tono "narrativo" a mio parere minore), soprattutto per la gran quantità di nozioni storiche e di attualità altrimenti difficilmente reperibili.

MassimoMassimo wrote a review
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Un viaggio tutt’altro che erotico nell’Italia che cambia
Ho modificato il sottotitolo del libro (“Un viaggio eretico nell’Italia che cambia”) per stigmatizzare oltremodo la denuncia di Marco Revelli a proposito di un Belpaese che non si stanca d’offrire il peggio a chi vi si accosta senza concedere troppo alla vulgata delle inesauribili bellezze.
Il viaggio prende piede da Torino, città ormai “ex” di tutto un poco. I quartieri periferici sorti all’inizio degli anni Sessanta, costruiti per accogliere la manodopera Fiat proveniente quasi in toto dal Sud, si distinguevano per la riproduzione degli spazi gerarchici esistenti all’interno della fabbrica: nei condomini-torre gli operai, nelle casette basse gli impiegati.
Interessantissimo l’accenno alle “Scuole moderne” degli inizi del Novecento, fondate un po’ ovunque, anche a Torino, sull’onda anarchica proveniente dalla monarchica Spagna. Gli operai erano formati a tutto tondo, assegnando loro gli strumenti culturali atti a sollevarli dal buco nero delle officine.
Poi vennero, sempre a Torino, i tempi (aprile 1945) dove si era alla vigilia della Liberazione, ma protestando a viso aperto, in fabbrica, voleva dire essere assassinati, per strada, dalle Brigate Nere.
Torino: grandi architetti. Torino: quartieri-ghetto. La speranza rotola, facilitata dal piano inclinato sociale originario.
Da Torino, poi, ai “fantasmi della Brianza”, al “Grande Nordest”. Macerie, e umane macerie. Quindi a Prato: macerie, umane macerie. La “Grande Bellezza” di Taranto. Con macerie, umane macerie. Per concludere, Lampedusa: notevoli le parole con le quali Erri De Luca è chiamato ad avviare il capitolo.
Un monolite oscura il sole. Lui, il sole, però, è sempre là.
Consiglio questo libro, non propriamente entusiasmante (e per gli argomenti, e per un Marco Revelli in tono "narrativo" a mio parere minore), soprattutto per la gran quantità di nozioni storiche e di attualità altrimenti difficilmente reperibili.

Comments

Lo vedi, che a recensire, si fa del bene? Grazie. Metto in Wish.
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Ecco ero già lì che mi guardava questo libro e tu mi hai dato un'ulteriore "spintarella"...
Ecco ero già lì che mi guardava questo libro e tu mi hai dato un'ulteriore "spintarella"...