Non ti riconosco
by Marco Revelli
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Un viaggio in Italia, da Torino a Lampedusa, sulle tracce di città e territori conosciuti, amati, e poi, a volte, perduti. Di luoghi dell'esperienza e della memoria che mutano nel tempo e nelle stagioni fino a "non riconoscerli più", ma di cui non puoi, comunque, fare a meno. Di paesaggi familiari che giorno dopo giorno stupiscono, disorientano, promettono nuove frontiere. Così Torino, prima tappa del viaggio, è un luogo in cui può succedere di perdersi. Ci si può perdere non tanto nel centro, fissato dai recenti restauri in cartolina da consumare con i piedi e con lo sguardo più che da abitare, ma già nella prima periferia dove i negozi chiudono e le vetrine cambiano volto: la gastronomia diventa un hard discount e la piccola gioielleria di quartiere inalbera la pacchiana bandiera del "compro oro". E ci si può perdere nella seconda periferia dove la scomparsa della grande fabbrica e la trasformazione della vecchia metropoli di produzione ha "sciolto" il paesaggio mutandone anima e corpo. Ma oggi Torino è anche Arduino: una "piattaforma hardware low cost programmabile" che sa innaffiare i fiori alle ore stabilite, guidare un drone in spazi chiusi, gestire un appartamento con il comando vocale. Una risorsa eccezionale open source messa a disposizione di tutti. Un simbolo del futuro. Il viaggio continua, attraversando la nostra penisola, percorrendo autostrade deserte o mescolandosi alla folla, incrociando le storie dei suoi abitanti e ascoltandone ricordi e sogni...

MoscO non abita più qui (provate su goodreads)'s Review

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(8/10), a causa del primo capitolo.
partito zoppicando, troppi incisi, parentesi, trattini, con un discorso spezzettato e, per me, fastidioso*, prende il volo col secondo capitolo, cambia ritmo e cambia stile, accompagnandomi da ovest a est e da nord a sud attraverso questa Italia violentata, disingannata, rapinata, impoverita, inquinata, cementificata, ammalata, razzista e incolta, avida, strozzata dalle mafie e dalle collusioni con il potere, dalla globalizzazione, dagli sprechi enormi.
Ma anche resistente e coraggiosa, innovativa, generosa e accogliente (il capitolo su Lampedusa è struggente), quasi sempre lasciata sola da chi la governa e non sa quanto costa un litro di latte o un mutuo in banca.

Sembra che scrivendo, parlando con la gente, abbia ritrovato ritmo e passione: ne è uscito un libro documentato e desolante, con pochi sprazzi di speranza, che mi ha tenuta sveglia fino alle 3 di mattina per finirlo. Sveglia e indignata. COme faccia il nostro paese a galleggiare ancora non mi è chiaro.

Adesso però, dopo aver letto "Addio" sulla desolazione del Sulcis e "non ti riconosco", bè avrei bisogno di librini allegri e leggeri, di Topolino, Tex Willer... no Vitali no. O di andarmene, non so.

* esempio: Una «non città», dunque. Sede, appunto, della dis-locazione, intesa nel suo significato piú letterale di «separazione dal luogo» (dal proprio «esser luogo»). Distanziamento (di ognuno da ogni altro e in buona misura da sé), come ha intuito Jean-Luc Nancy nel suo La ville au loin: lontana dallo sguardo dei propri abitanti, «introvabile», come ambito di «con-vivenza», dove «l’uomo abita en passant»… Duppalle intellettual-sinistrose, non trovate?.

PS: per non causare fraintendimenti, sono collocata a sinistra anch'io, ma non scrivo così.
Ultimo PS: Marco Revelli è figlio del grande Nuto Revelli.
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(8/10), a causa del primo capitolo.
partito zoppicando, troppi incisi, parentesi, trattini, con un discorso spezzettato e, per me, fastidioso*, prende il volo col secondo capitolo, cambia ritmo e cambia stile, accompagnandomi da ovest a est e da nord a sud attraverso questa Italia violentata, disingannata, rapinata, impoverita, inquinata, cementificata, ammalata, razzista e incolta, avida, strozzata dalle mafie e dalle collusioni con il potere, dalla globalizzazione, dagli sprechi enormi.
Ma anche resistente e coraggiosa, innovativa, generosa e accogliente (il capitolo su Lampedusa è struggente), quasi sempre lasciata sola da chi la governa e non sa quanto costa un litro di latte o un mutuo in banca.

Sembra che scrivendo, parlando con la gente, abbia ritrovato ritmo e passione: ne è uscito un libro documentato e desolante, con pochi sprazzi di speranza, che mi ha tenuta sveglia fino alle 3 di mattina per finirlo. Sveglia e indignata. COme faccia il nostro paese a galleggiare ancora non mi è chiaro.

Adesso però, dopo aver letto "Addio" sulla desolazione del Sulcis e "non ti riconosco", bè avrei bisogno di librini allegri e leggeri, di Topolino, Tex Willer... no Vitali no. O di andarmene, non so.

* esempio: Una «non città», dunque. Sede, appunto, della dis-locazione, intesa nel suo significato piú letterale di «separazione dal luogo» (dal proprio «esser luogo»). Distanziamento (di ognuno da ogni altro e in buona misura da sé), come ha intuito Jean-Luc Nancy nel suo La ville au loin: lontana dallo sguardo dei propri abitanti, «introvabile», come ambito di «con-vivenza», dove «l’uomo abita en passant»… Duppalle intellettual-sinistrose, non trovate?.

PS: per non causare fraintendimenti, sono collocata a sinistra anch'io, ma non scrivo così.
Ultimo PS: Marco Revelli è figlio del grande Nuto Revelli.

Comments

Duppalle è l'espressione adatta per brani simili.
Duppalle è l'espressione adatta per brani simili.
Account deletedAnonymous
Non ho letto niente di Marco Revelli, ma quest'anno ho letto "L'anello forte", il mio primo Nuto Revelli, e già so che preferisco il padre :)
Account deletedAnonymous
Non ho letto niente di Marco Revelli, ma quest'anno ho letto "L'anello forte", il mio primo Nuto Revelli, e già so che preferisco il padre :)
MoscO, sei tremenda! :D Prendo nota del titolo. :)
MoscO, sei tremenda! :D Prendo nota del titolo. :)
@Pat, Orchessa a pieno diritto, dici? ;-D @amapola, non scrive SEMPRE come nell'esempio, ma confermo: il padre è meglio. perché mai, @ettore, stephen hawkin si fa capire parlando di buchi neri, e questi non si fan capire parlando di niente? peraltro mica era un saggio universitario di antropologia urbanistica (non so nemmeno se esite :-D). Vabbè, comunque son contenta di averlo letto. Mo passo a Topolino.
@Pat, Orchessa a pieno diritto, dici? ;-D @amapola, non scrive SEMPRE come nell'esempio, ma confermo: il padre è meglio. perché mai, @ettore, stephen hawkin si fa capire parlando di buchi neri, e questi non si fan capire parlando di niente? peraltro mica era un saggio universitario di antropologia urbanistica (non so nemmeno se esite :-D). Vabbè, comunque son contenta di averlo letto. Mo passo a Topolino.
Capisco il tuo bisogno di prendere fiato con una lettura più leggera o magari di andare via per un po': e sto finendo solamente Addio......
Capisco il tuo bisogno di prendere fiato con una lettura più leggera o magari di andare via per un po': e sto finendo solamente Addio......