Perché non sei venuta prima della guerra?
by Lizzie Doron
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"E ogni anno, al momento di cantare 'Uno è il nostro Dio', Helena sospirava e in una sorta di controcanto chiedeva: "Perché non due? Perché non due?", e poi spiegava il significato di quella domanda: "Perché quello che abbiamo ha sbagliato, e non c'era un altro Dio che correggesse lo sbaglio". E in una tremenda afflizione aggiungeva: "Peccato, peccato che ce n'è uno solo e non di più". Un libro sulla Shoah, di cui non si parla mai espressamente ma che affiora oscura e devastante solo attraverso le ferite e i fantasmi che ossessionano Helena. Una figura di donna che, indomita, riesce a trasformare l'esperienza del dolore in una visione del mondo libera da ogni sovrastruttura e condizionamento. Come se riuscisse a fissare l'essenza del bene e del male senza bruciarsi gli occhi e l'anima.

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Helena si ammalo’… Ma a tutti quelli che entravano nel reparto e avevano una capigliatura nera diceva: “solo i biondi vivono”, e a me raccomando’ con forza: “sii bionda per tutta la vita, Elizabeth, i biondi non li uccidono”. Anche nella malattia chiese che i suoi capelli divenuti bianchi fossero fatti tornare biondi, perche’ i farmaci e la fisioterapia, cosi’ credeva, erano buoni per la cura, ma i capelli biondi, quelli erano la condizione necessaria per continuare a vivere.
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Helena si ammalo’… Ma a tutti quelli che entravano nel reparto e avevano una capigliatura nera diceva: “solo i biondi vivono”, e a me raccomando’ con forza: “sii bionda per tutta la vita, Elizabeth, i biondi non li uccidono”. Anche nella malattia chiese che i suoi capelli divenuti bianchi fossero fatti tornare biondi, perche’ i farmaci e la fisioterapia, cosi’ credeva, erano buoni per la cura, ma i capelli biondi, quelli erano la condizione necessaria per continuare a vivere.
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Giorno e notte lavorava per conservare la propria dignita’, nascondere la propria poverta’ e celare ogni debolezza, sia che riguardasse il corpo, sia che riguardasse il portafoglio. Quando aveva il raffreddore, diceva di essere allergica alla polvere, quanod aveva la febbre sosteneva che il suo corpo non era abitauto al clima “asiatico”; ogni infiammazione era diagnosticata come una ”malattia dei ricordi”, l’influenza era espressione della nostalgia, e il mal di testa, secondo le sue teorie, era causato dal fatto di dover parlare ebraico. … C’era chi le diceva che avrebbe potuto fare anche diversamente, se solo avesse accettato i risarcimenti del goverso tedesco. Helena diventava furiosa, chiarendo che dal sangue non si fanno guadagni, e che lei doveva a se stessa una vita dignitosa, senza favori e soprattutto senza i risarcimenti dei tedeschi.
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Giorno e notte lavorava per conservare la propria dignita’, nascondere la propria poverta’ e celare ogni debolezza, sia che riguardasse il corpo, sia che riguardasse il portafoglio. Quando aveva il raffreddore, diceva di essere allergica alla polvere, quanod aveva la febbre sosteneva che il suo corpo non era abitauto al clima “asiatico”; ogni infiammazione era diagnosticata come una ”malattia dei ricordi”, l’influenza era espressione della nostalgia, e il mal di testa, secondo le sue teorie, era causato dal fatto di dover parlare ebraico. … C’era chi le diceva che avrebbe potuto fare anche diversamente, se solo avesse accettato i risarcimenti del goverso tedesco. Helena diventava furiosa, chiarendo che dal sangue non si fanno guadagni, e che lei doveva a se stessa una vita dignitosa, senza favori e soprattutto senza i risarcimenti dei tedeschi.
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Anche quando crebbi, Helena continuo’ a leggere ogni sera. “Mi sono abituata, “ si giustificava con me “senza non mi addormento”. E quando il medico le consiglio’ un sonnifero, gli rispose: “Grazie, non serve, risolvo tutto con una favola”. Nelle notti in cui la favola, a quanto pare, non veniva assorbita completamente dal suo corpo, Helena si svegliava dal sonno con un grido improvviso che saliva e scendeva come una sirena. Si alzava dal letto, girovagava per le stanze senza trovare pace. Alla domanda”Che cosa e’ successo?” rispondeva: “ho fatto un sogno con streghe, spiriti, mostrie persone cattive, come quelli che si trovano nelle favole”, e aggiungeva: “certe volte si trovano anche nella vita”.
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Anche quando crebbi, Helena continuo’ a leggere ogni sera. “Mi sono abituata, “ si giustificava con me “senza non mi addormento”. E quando il medico le consiglio’ un sonnifero, gli rispose: “Grazie, non serve, risolvo tutto con una favola”. Nelle notti in cui la favola, a quanto pare, non veniva assorbita completamente dal suo corpo, Helena si svegliava dal sonno con un grido improvviso che saliva e scendeva come una sirena. Si alzava dal letto, girovagava per le stanze senza trovare pace. Alla domanda”Che cosa e’ successo?” rispondeva: “ho fatto un sogno con streghe, spiriti, mostrie persone cattive, come quelli che si trovano nelle favole”, e aggiungeva: “certe volte si trovano anche nella vita”.
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La sera della festa io e Helena eravamo sedute sull’erba del cortile della famiglia Komem. Sull’erba erano sparse persone scarmigliate, con i sandali ai piedi, tutti con vestiti color cachi, come delle divise, senza differenza tra maschi e femmine. Di mano in mano passava un grosso bollitore per distribuire il caffe’, e l’aria era pregna dellodore di falafel, di humus e tchina, e del pane che li’ chiamavano pita.
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La sera della festa io e Helena eravamo sedute sull’erba del cortile della famiglia Komem. Sull’erba erano sparse persone scarmigliate, con i sandali ai piedi, tutti con vestiti color cachi, come delle divise, senza differenza tra maschi e femmine. Di mano in mano passava un grosso bollitore per distribuire il caffe’, e l’aria era pregna dellodore di falafel, di humus e tchina, e del pane che li’ chiamavano pita.
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E ogni anno, al momento di cantare “Uno e’ il nostro Dio”, Helena sospirava e in una sorta di controcanto chiedeva: “Perche’ non due? Perche’ non due?”, e poi spiegava il significato di quella domanda: “Perche’ quello che abbiamo ha sbagliato, e non c’era un altro Dio che correggesse lo sbaglio”. E in una tremenda afflizione aggiungeva: “Peccato, peccato che ce n’e’ uno solo e non di piu’”.
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E ogni anno, al momento di cantare “Uno e’ il nostro Dio”, Helena sospirava e in una sorta di controcanto chiedeva: “Perche’ non due? Perche’ non due?”, e poi spiegava il significato di quella domanda: “Perche’ quello che abbiamo ha sbagliato, e non c’era un altro Dio che correggesse lo sbaglio”. E in una tremenda afflizione aggiungeva: “Peccato, peccato che ce n’e’ uno solo e non di piu’”.
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Al quartetto delle regolari si aggiungevano poi altre donne che capitavano di tanto in tanto. Me le ricordo tutte solo con i numeri. I nomi, che Dio ci aiuti, erano dei veri scioglilingua e i numeri che avevano sul braccio erano per me molto piu’ facili da ricordare e da pronunciare. “Arriva 546772!” oppure “94826 e’ per strada!”.
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Al quartetto delle regolari si aggiungevano poi altre donne che capitavano di tanto in tanto. Me le ricordo tutte solo con i numeri. I nomi, che Dio ci aiuti, erano dei veri scioglilingua e i numeri che avevano sul braccio erano per me molto piu’ facili da ricordare e da pronunciare. “Arriva 546772!” oppure “94826 e’ per strada!”.
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Le donne di LA’ si incontravano per il caffe’ delle cinque da Helena, QUA. “Ogni vestito di Itta e’ un giardino” dicevano sorridendo gli abitanti del quartiere; e quando le chiedevano: “Itta, perche’ hai cosi’ tanti fiori e tanti colori sui tuoi vestiti?” lei rispondeva: “Sui miei vestiti c’e’ piu’ vita che nella mia anima”.
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Le donne di LA’ si incontravano per il caffe’ delle cinque da Helena, QUA. “Ogni vestito di Itta e’ un giardino” dicevano sorridendo gli abitanti del quartiere; e quando le chiedevano: “Itta, perche’ hai cosi’ tanti fiori e tanti colori sui tuoi vestiti?” lei rispondeva: “Sui miei vestiti c’e’ piu’ vita che nella mia anima”.
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Ma da allora, ogni volta che a casa si presentava uno sconosciuto – un tecnico, il postino, chiunque – Helena si preoccupava di sistemare il rasoio in un punto ben in vista, in modo da far credere alla gente che in quella casa non ci abitavano una donna vedova e una bambina orfana.
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Ma da allora, ogni volta che a casa si presentava uno sconosciuto – un tecnico, il postino, chiunque – Helena si preoccupava di sistemare il rasoio in un punto ben in vista, in modo da far credere alla gente che in quella casa non ci abitavano una donna vedova e una bambina orfana.