Sapiens
by Yuval Noah Harari
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Centomila anni fa almeno sei specie di umani abitavano la Terra. Erano animali insignificanti, il cui impatto sul pianeta non era superiore a quello di gorilla, lucciole o meduse. Oggi sulla terra c'è una sola specie di umani. Noi: Homo sapiens. E siamo i signori del pianeta. Il segreto del nostro successo è l'immaginazione. Siamo gli unici animali capaci di parlare di cose che esistono solo nelle nostre fantasie: come le divinità, le nazioni, le leggi e i soldi. "Sapiens. Da animali a dèi" spiega come ci siamo associati per creare città, regni e imperi; come abbiamo costruito la fiducia nei soldi, nei libri e nelle leggi; come ci siamo ritrovati schiavi della burocrazia, del consumismo e della ricerca della felicità.

All Reviews

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LorenzoLorenzo wrote a review
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Illuminante
Libro geniale e appassionante, offre moltissimi spunti di riflessione. Le prime 50 pagine sono una bomba, il finale gira invece verso il fantascientifico distopico. L'autore evidentemente si è già purtroppo sbagliato quando dice che siamo in periodo tranquillo dal punto di vista del pericolo di guerre nel mondo occidentale, magari si sbaglia anche su altro...
Nicola FlaminioNicola Flaminio wrote a review
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Oddio: interessantissimo, per carità; buona bibliografia. Ma scrivere dell'umanità con confusione, supponenza e, se non basta, scriverne male, mi ammoscia le papille intellettive e del gusto. Prodotto commerciale al limite dell'accettabile, sia nella forma, sia nei contenuti. Peccato. Mi è stato consigliato da una cara amica: Francesca. Scusa Francesca se, nel complesso, lo trovo mediocre.
Lorenzo il RussoLorenzo il Russo wrote a review
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Un libro veramente interessante
Poi la soddisfazione di averlo proposto a mio figlio sedicenne e di aver ( finalmente !!) incontrato il suo gusto non ha prezzo... Certo c'è chi taccia l'autore di fare dei bignamini di parecchi argomenti, però lo fa molto bene: [sul denaro]: pag. 234 Per migliaia di anni, filosofi, pensatori e profeti hanno vituperato il denaro e l'hanno definito come l'origine di tutti i mali. Sia come sia, il denaro è anche l'apogeo della tolleranza umana. Il denaro ha, per così dire,mentalità più aperta rispetto alla lingua,a lle leggi dello stato, ai codici culturali, alle fedi religiose,ai costumi sociali. Il denaro è il solo sistema di fiducia creato dagli umani che sia stato capace di scavalcare quasi ogni divario culturale e che non faccia discriminazioni in termini di religione, genere,razza,età e orientamento sessuale. Grazie al denaro,anche le persone che non si conoscono e che non hanno altri motivi di fidarsi l'una dell'altra possono, nonostante tutto, cooperare concretamente la fiducia universale: con il denaro come tramite, due persone qualsiasi possono cooperare in qualunque progetto. Tali principi hanno consentito a milioni di estranei di cooperare con efficacia nelle attività del commercio e dell'industria. Ma questi principi apparentemente benigni hanno un lato oscuro. Quando si può convertire ogni cosa, e quando la fiducia dipende da anonime monete o conchiglie di ciprea, diventa possible corrodere le tradizioni locali, le relazioni intime e i valori umani, rimpiazzando tutto con le fredde leggi della domanda e dell'offerta. [ sulla religione] Oggi la religione è spesso considerata una fonte di discriminazione, contrasto e disunione. In realtà essa è stata il terzo grande elemento di unificatore dell'umanità insieme al denaro e agli imperi. In quanto prodotto dell'immaginazione, tutti gli ordini e le gerarchie sociali sono fragili, e quanto più è estesa la società,tanto più incerto è il suo fondamento. Il ruolo storico cruciale della religione è stato quello di conferire una legittimazione oltreumana a queste fragili strutture. Le religioni asseriscono che le nostre leggi non sono il risultato del capriccio umano, ma sono decretate da un'autorità assoluta e suprema. Ciò permette di rendere indiscutibili almeno alcune leggi fondamentali, garantendo così la stabilità sociale. La religione può così essere definita come un sistema di norme e valori umani che si fonda sulla fede in un ordine oltreumano. Sulla felicità [illusioni collettive prevalenti]: Dunque, forse la felicità sta nel sincronizzare le proprie illusioni personali sul senso della vita con le illusioni collettive prevalenti. Fino a quando la mia narrazione personale è in linea con quella di chi mi circonda, posso convincermi del fatto che la mia vita sia significativa, e trovare la felicità in questa convinzione. Il che è piuttosto sconsolante. La felicità dipende quindi solo da un autoinganno?
Luca MazzeiLuca Mazzei wrote a review
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Brillante saggio sulle nostre origini. Stupefacente ed appassionante la prima metà del libro, meno la seconda.
MatteoMatteo wrote a review
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Fantastica scoperta
L’ho preso, titubante, su consiglio del libraio che me lo ha indicato come primo libro della trilogia. Mi ha appassionato, coinvolto e rattristito quando sono giunto alla fine. Consigliato a tutti, libro bellissimo!! E ora sotto con gli altri due!
RosarioRosario wrote a review
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Must have
Libro da avere nella propria biblioteca. Analisi lucida, verosimile e credibile dell'evoluzione e della sociologia dell'essere umano. Temi leggibili separatamente, con concetti riproposti che facilitano l'apprendimento e la memorizzazione. Non avevo mai letto niente su questo genere, ciò nonostante mi sono appassionato dopo poche pagine, l'ho consigliato a molti amici e continuerò nella lettura del seguito.
KerenhaKerenha wrote a review
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"Grande saggio ma..."
Lo reputo un bellissimo saggio, molto interessante ed esaustivo. Harari ha una grande competenza e capacità comunicativa che nel saggio si percepisce. Il mio unico MA è sull'attinenza storico/scientifica di alcuni passaggi che da alcuni addetti ai lavori sono criticati. Quindi: promosso, ma mi riservo di sentire altri esperti in antropologia per approfondire.
FeniksoFenikso wrote a review
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Secondo me, se non leggete questo libro vi perdete davvero qualcosa. È un saggio storico che ricostruisce la storia di homo sapiens dagli albori ad oggi e lo fa in una chiave assolutamente accattivante e per certi aspetti provocatoria. Ma come dice giustamente l'autore, a cosa serve studiare la storia? "La storia non è un mezzo per fare previsioni accurate, noi studiamo la storia non per conoscere il futuro ma per ampliare i nostri orizzonti, per capire che la nostra situazione presente non deriva da una legge naturale e non è inevitabile, e che di conseguenza abbiamo di fronte a noi molte più possibilità di quante immaginiamo".
tomaso.cardia@gmail.comtomaso.cardia@gmail.com wrote a review
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leggere di un mondo cui non ho mai fatto caso.
Arthur LeeArthur Lee wrote a review
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A metà fra saggio storico e trattato filosofico, un libro spassoso e angosciante che si fa divorare (nonostante la mole e la densità) riuscendo ad affrontare i temi più complessi dell’esistenza con brio irresistibile e miracolosa lievità.