Sébastien Roch
by Octave Mirbeau
(*)(*)(*)(*)(*)(14)
Cosa tiene insieme una società? Il linciaggio rituale, l'ombra del capro espiatorio, affermava R. Girard in un celebre saggio del 1972. Anticipando di circa un secolo questa inquietante constatazione, con "Sébastien Roch", Octave Mirbeau firma una feroce requisitoria contro i colpevoli istituzionali di tale violenza primigenia - Famiglia, Chiesa, Scuola, innanzitutto - che al tempo stesso è un'accorata apologia della vittima innocente. Il romanzo, infatti, narra la triste storia di Sébastien, bambino ribelle e ipersensibile che in un collegio dei gesuiti subisce violenza sessuale da parte di uno dei sacerdoti-istruttori. Per salvare il nome della scuola è Sébastien a essere espulso con l'accusa di pratiche omosessuali con i suoi coetanei.

onelulu's Review

oneluluonelulu wrote a review
(*)(*)(*)(*)(*)
Spoiler Alert
I dolori del giovane Sébastien
Da ragazzetto allo stato di natura (l'educazione naturale di rousseauniana memoria) Sèbastien si ritrova, poco più che bambino, incasellato in una rigida gerarchia educativa e sociale, che lo identifica come feccia da schernire (bullizzare diremmo noi oggi) e usare a proprio piacimento (attualissima questione della pedofilia nella chiesa cattolica). I gesuiti del romanzo esercitano il potere dei padri sui bambini e ragazzini, vegliando che le origini, l'autorità e il prestigio delle rispettive famiglie non vengano mai confusi, negati, mescolati. Sèbastien è finanziariamente benestante, tuttavia appartiene a quella piccola borghesia ottusa e invidiosa che non è in grado di scrollarsi di dosso la sensazione fangosa di inferiorità. Questo di Mirbeau è un romanzo estrememante attuale, tocca questioni che tutt'ora appaiono più evidenti che mai. La classe sociale di appartenenza (guardatevi il recente film inglese "Posh"), la violenza e sopraffazione dei più deboli (gli attuali migranti?), l'esercizio del potere (la politica sempre più incastrata negli interessi di grandi corporazioni e mafie), la guerra (e la ribellione pacifista dell'autore), ma soprattutto l'uso violento e prevaricatore dell'educazione dei fanciulli.
Il primo livello di lettura, appunto, racconta tutto questo. Ma poi sorge il dubbio che ci sia altro. Come se Mirbeau si ribellasse visceralmente all'uso strumentale della cultura e dell'educazione per "programmare" le menti delle generazioni. All'epoca non esistevano i computer e i software, tuttavia in un passo bellissimo e triste del romanzo Sèbastien quasi "deride" sconsolato i numeri attaccati sulle giacchette di giovani poveri e ignoranti spediti a morire in una guerra senza senso, voluta dai potenti e dalle classi sociali superiori. Numeri, nient'altro, questo sono e cantano e ridono. Il protagonista subisce quasi senza ribellarsi quel lavaggio del cervello che per tre anni dovrà sopportare in collegio. Ne pagherà le conseguenze, si ribellerà non del tutto, senza infatti mai arrivare ad una reale coscienza di classe, ad una reale ribellione esistenziale. Subirà fino alla fine, pur convincendosi e dicendo che lui mai ucciderà qualcuno.

E' un libro a tratti entusiasmante. Dal romanzo educativo, passa al "manifesto" anticlericale, per affrontare il pacifisimo e forse pure l'anarchia. Le descrizioni dei paesaggi squallidi e tristi della Bretagna rimangono in mente, i personaggi stessi sono tridimensionali e portatori di ansie e frustrazioni di non poco conto. Marguerite rappresenta l'essenza stessa della vita e del desiderio, Bolorec è tanto vivo quanto ottuso e misterioso.

Lo stupro non è descritto, ma si partecipa emotivamente al dramma consumato con una intensità difficile da scordare. Non stupisce che il libro sia stato praticamente censurato per quasi un secolo.
Per fortuna l'ottima traduzione di Ida Porfido ci permette di riscoprirlo, complice l'apparato critico e di note che aiutano nella comprensione del quadro storico e culturale dell'epoca.

E' un romanzo stimolante, che tuttavia lascia l'amaro in bocca e il vestito rigido di fango scuro.
oneluluonelulu wrote a review
(*)(*)(*)(*)(*)
Spoiler Alert
I dolori del giovane Sébastien
Da ragazzetto allo stato di natura (l'educazione naturale di rousseauniana memoria) Sèbastien si ritrova, poco più che bambino, incasellato in una rigida gerarchia educativa e sociale, che lo identifica come feccia da schernire (bullizzare diremmo noi oggi) e usare a proprio piacimento (attualissima questione della pedofilia nella chiesa cattolica). I gesuiti del romanzo esercitano il potere dei padri sui bambini e ragazzini, vegliando che le origini, l'autorità e il prestigio delle rispettive famiglie non vengano mai confusi, negati, mescolati. Sèbastien è finanziariamente benestante, tuttavia appartiene a quella piccola borghesia ottusa e invidiosa che non è in grado di scrollarsi di dosso la sensazione fangosa di inferiorità. Questo di Mirbeau è un romanzo estrememante attuale, tocca questioni che tutt'ora appaiono più evidenti che mai. La classe sociale di appartenenza (guardatevi il recente film inglese "Posh"), la violenza e sopraffazione dei più deboli (gli attuali migranti?), l'esercizio del potere (la politica sempre più incastrata negli interessi di grandi corporazioni e mafie), la guerra (e la ribellione pacifista dell'autore), ma soprattutto l'uso violento e prevaricatore dell'educazione dei fanciulli.
Il primo livello di lettura, appunto, racconta tutto questo. Ma poi sorge il dubbio che ci sia altro. Come se Mirbeau si ribellasse visceralmente all'uso strumentale della cultura e dell'educazione per "programmare" le menti delle generazioni. All'epoca non esistevano i computer e i software, tuttavia in un passo bellissimo e triste del romanzo Sèbastien quasi "deride" sconsolato i numeri attaccati sulle giacchette di giovani poveri e ignoranti spediti a morire in una guerra senza senso, voluta dai potenti e dalle classi sociali superiori. Numeri, nient'altro, questo sono e cantano e ridono. Il protagonista subisce quasi senza ribellarsi quel lavaggio del cervello che per tre anni dovrà sopportare in collegio. Ne pagherà le conseguenze, si ribellerà non del tutto, senza infatti mai arrivare ad una reale coscienza di classe, ad una reale ribellione esistenziale. Subirà fino alla fine, pur convincendosi e dicendo che lui mai ucciderà qualcuno.

E' un libro a tratti entusiasmante. Dal romanzo educativo, passa al "manifesto" anticlericale, per affrontare il pacifisimo e forse pure l'anarchia. Le descrizioni dei paesaggi squallidi e tristi della Bretagna rimangono in mente, i personaggi stessi sono tridimensionali e portatori di ansie e frustrazioni di non poco conto. Marguerite rappresenta l'essenza stessa della vita e del desiderio, Bolorec è tanto vivo quanto ottuso e misterioso.

Lo stupro non è descritto, ma si partecipa emotivamente al dramma consumato con una intensità difficile da scordare. Non stupisce che il libro sia stato praticamente censurato per quasi un secolo.
Per fortuna l'ottima traduzione di Ida Porfido ci permette di riscoprirlo, complice l'apparato critico e di note che aiutano nella comprensione del quadro storico e culturale dell'epoca.

E' un romanzo stimolante, che tuttavia lascia l'amaro in bocca e il vestito rigido di fango scuro.