Sembrava il paradiso
by John Cheever
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"Sembrava il paradiso" è l'ultimo romanzo di John Cheever, apparso solamente quattro mesi prima della sua morte. Il protagonista, Lemuel Lears, è un vecchio gentiluomo che vive in un paesino incantato, dove non è ancora arrivato un fast-food e neppure la ristrutturazione delle grandi ville per farne case di riposo per anziani alla fine del loro ciclo vitale. Il paradiso di Lears è rappresentato da un laghetto, il laghetto dei Beasley, dove ama pattinare d'inverno, un posto incantevole destinato però a scomparire a causa della speculazione edilizia e dell'inquinamento. Si sviluppa così un'intricata vicenda incentrata sul crudo ritratto della vita sessuale e sentimentale di Lears: vedovo gaudente, impegnato a non diventare anch'egli una discarica, si divide tra ricordi, incontri con una bella e capricciosa signora, istantanee follie omosessuali con il ragazzo dell'ascensore e la consolazione emotiva con un suo coetaneo. Perché in fin dei conti il suo problema, la sua vera paura, era proprio quella: la fine dell'amore. Già pubblicato nel 2007 con il titolo "Sembra proprio di stare in paradiso".

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La donna mancinaLa donna mancina wrote a review
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È la storia, tragicomica, di come un laghetto fu salvato grazie al vecchio Sears, a un ambientalista dal cuore puro e a una giovane donna agguerrita. Ma, soprattutto, è la storia di Sears: politicamente scorretto, sessualmente indeciso, ingenuo, esilarante, salace, poetico. Acuto e irriverente.
Alessia ScuratiAlessia Scurati wrote a review
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Spoiler Alert
Premessa: adoro questo autore. Lo considero forse anche meglio di Carver come scrittore di racconti. Premessa 2: questa specie di romanzo non è all'altezza dei suoi racconti migliori. Specie di romanzo perché a tratti sembra un racconto che scappa di mano all'autore allungandosi troppo. A tratti è troppo descrittivo, a tratti troppo deciso nel ridurre la narrazione allo stretto indispensabile. Il finale, per i miei gusti personali, è un po' affrettato. È di grandissimo impatto lo stile narrativo, così come l'ironia che sbuca dai pori di alcuni personaggi. Romanzo apparso quattro mesi prima della morte dell'autore, quindi nel 1982: vicenda che parte dall'avvelenamento delle acque di un lago da parte di una famiglia di origine italiana (quel tipo di famiglia) che gestisce un business di smaltimento rifiuti, anche tossici. E pensare che per noi questi temi sono colonne portanti della narrativa (e della saggistica) contemporanea nonché attuale!
RobertoRoberto wrote a review
Bello e noioso come stare in Paradiso
Un protagonista che si divide tra ricordi, incontri con una signora passionale e prestazioni omosessuali col primo che capita, un "paradiso" che è un lago che sta per diventare una discarica, dialoghi folgoranti composti senza un'apparente logica, una generalizzata sensazione di decadenza della civiltà. Un romanzo con spunti narrativi originali, scritto con momenti di pura e intensa poesia (alternati a momenti abbastanza tediosi) ma che però non si capisce bene dove voglia andare a parare. "Quasi tutto ciò che sapeva sull'amore gli era stato rivelato mentre ascoltava il rumore della pioggia." "La desiderava, come è facile intuire, da amante e sapeva che una profonda e gratificante consumazione erotica è un solo battere di ciglia verso un'altra anima immortale proprio nel momento in cui l'anima immortale si palesa." "Era la più potente sensazione del nostro sentirci vivi sul pianeta. Era il più potente senso di quanto sia singolare, nella vastità della creazione, la ricchezza delle nostre opportunità. La sensazione che quel momento fosse un privilegio esclusivo, il grande privilegio di vivere lì e di rinnovarsi nell'amore. Sembrava proprio di stare in paradiso!" Il romanzo parla di tante cose e di nulla in particolare, la narrazione si sviluppa in molte direzioni senza sbocciare chiaramente in nessuna di esse. Al termine di questo libro, scritto peraltro meravigliosamente bene, il messaggio, l'obiettivo, rimane ben celato, soprattutto se non se non si cercano significati al di fuori del libro stesso. Forse dovrei gioire della sola musicalità delle parole; ma, ahimè, non ci riesco. Mi limito quindi a non valutarlo.
Luca LeoneLuca Leone wrote a review
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Giaceva tra le sue braccia, odorava del profumo della notte precedente e della mortalità del proprio ieri.
GraziaGrazia wrote a review
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Per comprendere un'opera letteraria o artistica, è necessario conoscere la vita e le ossessioni dell'autore?
Romanzo bizzarro questo. Leggerlo è stato come stare in macchina con alla guida un autista che non ha chiaro quale sia la destinazione. E la guida quindi si compone di brusche virate, di inversioni a U, di repentine deviazioni. Un romanzo che ha al suo interno tante contraddizioni (come la vita dell'autore?) e puntate di lirismo veramente notevoli. "Vorrei che la storia che sto raccontando iniziasse immersa nella fragranza della menta che cresce lungo il letto del corso d’acqua accanto a cui sono sdraiato, nascosto con il mio fucile in attesa di assassinare un impostore che dovrebbe venir qui per pescare trote. Quel poco di cielo che vedo è azzurro. L’odore di menta è intenso e avverto la musicalità dell’acqua." Lirismo che peraltro si conclude, nella sequenza che ho riportato, in modo veramente trucido e turpe. Veniamo ai temi. La chimerica e irraggiungibile felicità che si specchia in un incantevole laghetto dove il protagonista si reca a pattinare fintanto che non viene distrutto dall'uomo che ne ricava una discarica. Il tema dell'inquinamento ambientale che metaforicamente può essere letto come l'inquinamento della vita dalle pulsioni e dai lati oscuri dell'uomo, dai lati di sé che si fatica ad accettare che impedisce di essere felici. Il tema della solitudine angosciante e irresolubile. Il tema dell'orientamento sessuale. Ma si passa dall'uno all'altro senza soluzione di continuità, con passaggi arditi, scarsamente amalgamati e poco approfonditi (d'altra parte il romanzo è proprio breve). Inoltre troviamo dei pezzi che son veramente poco plausibili. Esemplifico con episodio emblematico. Avete una amante. La frequentate da un po' di tempo. Ecco che un giorno vi recate da lei, che di solito vi attende compiacente e discinta, ma questa volta vi accoglie completamente vestita e vi dice che vuol uscire a cena. E voi che fate? Uscite e, con la speranza di rimanere solo con lei, le comprate due mazzi di rose gialle. Tornate dopo un' ora e vi stupite e vi disperate perché non la ritrovate più in casa!!! Mah! “Tu non capisci nulla delle donne” Ripete quasi salmodiante l'amante al protagonista in più occasioni. Beh direi che più che non capire nulla delle donne, proprio non capisce nulla punto. Se non avessi letto qualcosa sull'autore dubito mi ci sarei raccappezzata.Di qui la domanda: ma un'opera letteraria o artistica non dovrebbe essere autoconsistente? In effetti Cheever è famoso e premiato per i racconti non per i romanzi.
LapaladiniLapaladini wrote a review
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dove vanno le parole?
Perché le parole di Cheever vanno sempre in una direzione non tanto inaspettata – la sua scrittura non crea aspettative – quanto sconosciuta. Eppure non suscita stupore il fatto di seguirlo in luoghi sconosciuti. Ché non sono sconosciuti i luoghi che descrive, né le situazioni che mette in scena; sconosciuta, come senza appigli, come se fosse cosa nuova, non paragonabile, è la scrittura con i suoi continui scarti. Come quando al cuore salta un battito. Quasi non sembrano sodali tra loro le sue parole, non paiono creare una comunità, non entrano in intimità. Sono vicine, si aiutano senza coinvolgimento, ma restano sostanzialmente sole. Tutte orgogliose, regali e sole. Come eterogenea è la gente che partecipa alle riunioni che frequenta Renée, la donna del racconto. Sono persone che perseguono uno stesso scopo, ma possiedono nature diverse. Scrive Cheever “Sera dopo sera, i partecipanti avevano l’aria di una folla messa lì da un temporale al termine di un giorno di festa in un qualsiasi parco dell’Occidente”. Ecco, a me sembrano così le sue parole. Non ti permette di orientarti, a ogni frase non sai dove punta l’ago della bussola, non sai da dove il personaggio di cui sta scrivendo tirerà fuori la sua porzione di storia privata per darsi una forma che non è mai definitiva. L’autore aggruppa i fatti e i pensieri attorno al personaggio che invece di concretarsi si sperde sempre più. Alla fine del racconto, chi può dire di conoscere Lemuel Sears? youtube.com/watch?v=7kGPhpvqtOc
IltiroIltiro wrote a review
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inutile.
Account deletedAnonymous wrote a review
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In Cheever il vero obiettivo, il vero tema centrale, rimane sempre nascosto, sviato da altri argomenti che sembrano non meno importanti, ma che in realtà costituiscono solo una minimo interesse dell'autore. E così la narrativa scorre fluida accogliendo dentro di sè grossi eventi, le trasformazioni, quasi con naturalezza. Il colpo che esplode dentro il romanzo si confonde con i rumori quotidiani del nostro vivere.
GabriluGabrilu wrote a review
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Stabilito che Cheever scrive meravigliosamente bene (ne sono ormai definitivamente convinta),questo racconto lungo (o romanzo breve, ultima sua opera pubblicata tre mesi prima della sua morte l'ho trovato discontinuo e con notevoli alti e bassiqualitativi. Sono d'accordo con chi ha scritto che vi si trovano pagine di autentica poesia unita a guizzi di ironia (la vita privata e le peripezie sessuali del protagonista) e pagine abbastanza noiose (quelle che si riferiscono, con anche troppa dovizia di particolari, al tema ambientalistico). Per questo, "solo" tre stelline.
AlfioAlfio wrote a review
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C'è tanta roba in così poche pagine, a volte sembra troppo retorico, anche un po' moralista, comunque è un buon libro, particolare, non ce ne sono tanti in giro di romanzi brevi così ben confezionati e integri e ricchi. la quinta stella non l'ho data per un particolare volgare di cui non c'era bisogno assolutamente.