Storia della letteratura americana
(*)(*)(*)(*)( )(50)
"Il nostro sarà un percorso fra pagine che amiamo: sarà un modo di interrogarle e di interrogarci nuovamente, di cercare di capire che cosa significhino, per noi e per chi è venuto prima di noi." La storia della letteratura americana è il racconto del cammino ricco, accidentato e contraddittorio che ha portato alla costruzione di una nazione dalle mille voci e dalle mille etnie. In questo volume, quattro fra i massimi americanisti italiani - Guido Fink, Mario Maffi, Franco Minganti, Bianca Tarozzi ripercorrono con chiarezza e competenza l'intenso sviluppo della cultura statunitense: dalla nascita di una letteratura nazionale agli intrecci tra Nuovo e Vecchio Mondo, dal realismo del primo Novecento alla generazione beat, gli autori descrivono l'unicità di grandi scrittori come Twain, Hemingway, Salinger e Philip Roth, e allo stesso tempo narrano le trasformazioni e il fascino di quel tessuto magmatico e polifonico che ancora oggi continua a rinnovare gli orizzonti culturali di tutto il mondo.

Germana's Review

GermanaGermana wrote a review
(*)(*)(*)( )( )
Leggendo la storia della letteratura americana si ha l’impressione di un lavoro frettoloso e poco omogeneo.
Molto curata la parte iniziale dai canti dei pellerossa fino all’affermazione del romanzo in America.
Alcuni scrittori sono trattati in maniera più approfondita: è, ad esempio, il caso di Poe, Hawthorne, Melville e non mancano aneddoti divertenti e poco conosciuti come la rivalità tra Twain e James, chiamato “Enrichetta” dal perfido Twain.
I racconti fondamentali della letteratura americana citati nel saggio sono tutti contenuti in “Storie di solitari americani”.
Dagli inizi del novecento l’analisi perde di efficacia, soprattutto sui grandi e sulle opere più o meno importanti, ordinate secondo preferenze del tutto personali.
Discutibili le opinioni su Hemingway, che detesto, e anche quelle su Faulkner, che amo, di cui L’urlo e il furore e Luce d’agosto vengono considerati tra le cose più alte di tutto il ‘900 (io includerei anche Mentre Morivo).
Di Faulkner viene evidenziato l’aspetto più snob, riportando una gustosissima lettera all’editore Cowley, e l’aspetto retrogrado, sostenendo che trattava malissimo neri e donne nei suoi libri, affermazione contestabile in quanto era la società a farlo.
Molto schematica e discutibile è anche la differenza tra scrittori ebrei che si rivolgevano ad un pubblico indifferenziato (N. West e D. Parker) e quelli che invece si rivolgevano ad un pubblico specifico fino a quando il romanzo americano finisce per “ebraizzarsi” con Bellow, Malamud, Roth.
Molto accurato sulla poesia, per la quale vengono citati quasi tutti i premi Pulitzer e analizzati poeti anche minori, il saggio è dettagliato anche sul teatro e i suoi autori, tra cui spiccano Thornton Wilder e Edna Ferber, non menzionati però come romanzieri e vincitori di Pulitzer (ben tre Pulitzer e un National book award per Wilder e un Pulitzer per la Ferber).
Se la letteratura delle minoranze, soprattutto quelle asiatico-americana e indiana, è spiegata con dovizia di particolari, sono completamente dimenticati molti autori di racconti e short novel come Dubus o la Stafford ( quest’ultima vincitrice di un Pulitzer e prima moglie del poeta Lowell, ampiamente ricordato nel saggio).
Infine, e questo trovo sia il limite più grosso del lavoro, nel saggio sono citati distrattamente anche scrittori grandi o di libri leggendari come James Agee e Mary McCarthy.
GermanaGermana wrote a review
(*)(*)(*)( )( )
Leggendo la storia della letteratura americana si ha l’impressione di un lavoro frettoloso e poco omogeneo.
Molto curata la parte iniziale dai canti dei pellerossa fino all’affermazione del romanzo in America.
Alcuni scrittori sono trattati in maniera più approfondita: è, ad esempio, il caso di Poe, Hawthorne, Melville e non mancano aneddoti divertenti e poco conosciuti come la rivalità tra Twain e James, chiamato “Enrichetta” dal perfido Twain.
I racconti fondamentali della letteratura americana citati nel saggio sono tutti contenuti in “Storie di solitari americani”.
Dagli inizi del novecento l’analisi perde di efficacia, soprattutto sui grandi e sulle opere più o meno importanti, ordinate secondo preferenze del tutto personali.
Discutibili le opinioni su Hemingway, che detesto, e anche quelle su Faulkner, che amo, di cui L’urlo e il furore e Luce d’agosto vengono considerati tra le cose più alte di tutto il ‘900 (io includerei anche Mentre Morivo).
Di Faulkner viene evidenziato l’aspetto più snob, riportando una gustosissima lettera all’editore Cowley, e l’aspetto retrogrado, sostenendo che trattava malissimo neri e donne nei suoi libri, affermazione contestabile in quanto era la società a farlo.
Molto schematica e discutibile è anche la differenza tra scrittori ebrei che si rivolgevano ad un pubblico indifferenziato (N. West e D. Parker) e quelli che invece si rivolgevano ad un pubblico specifico fino a quando il romanzo americano finisce per “ebraizzarsi” con Bellow, Malamud, Roth.
Molto accurato sulla poesia, per la quale vengono citati quasi tutti i premi Pulitzer e analizzati poeti anche minori, il saggio è dettagliato anche sul teatro e i suoi autori, tra cui spiccano Thornton Wilder e Edna Ferber, non menzionati però come romanzieri e vincitori di Pulitzer (ben tre Pulitzer e un National book award per Wilder e un Pulitzer per la Ferber).
Se la letteratura delle minoranze, soprattutto quelle asiatico-americana e indiana, è spiegata con dovizia di particolari, sono completamente dimenticati molti autori di racconti e short novel come Dubus o la Stafford ( quest’ultima vincitrice di un Pulitzer e prima moglie del poeta Lowell, ampiamente ricordato nel saggio).
Infine, e questo trovo sia il limite più grosso del lavoro, nel saggio sono citati distrattamente anche scrittori grandi o di libri leggendari come James Agee e Mary McCarthy.

Comments

Bella analisi. Lo stavo per leggere ma non ne sono piu' cosi convinto...a prescindere dalle citazioni distratte a Agee e Mary McCarthy :)
Bella analisi. Lo stavo per leggere ma non ne sono piu' cosi convinto...a prescindere dalle citazioni distratte a Agee e Mary McCarthy :)
Eri ferrata sugli americani già prima della lettura, chissà ora.. C’era una riga in cui mi sembrava di aver letto che detestavi Hemingway… avrò letto male.. (lasciamelo credere.. e continua pure a detestarlo)
Eri ferrata sugli americani già prima della lettura, chissà ora.. C’era una riga in cui mi sembrava di aver letto che detestavi Hemingway… avrò letto male.. (lasciamelo credere.. e continua pure a detestarlo)
..non osavo proporlo..ma includiamo tranquillamente "Mentre morivo" se lo dici tu :)
..non osavo proporlo..ma includiamo tranquillamente "Mentre morivo" se lo dici tu :)
Grazie per l'analisi puntuale!
Grazie per l'analisi puntuale!
Commento mostruosamente puntuale (si vede che lavori nel settore ;-) Anche se ......ti sei scordata di Assalonne Assalonne.
Commento mostruosamente puntuale (si vede che lavori nel settore ;-) Anche se ......ti sei scordata di Assalonne Assalonne.
Sono già stupita che si parli approfonditamente di Hawthorne, è uno dei Grandi Dimenticati della letteratura americana (mi colpisce meno la sistematica sottovalutazione della McCarthy: purtroppo non è una novità). Forse però è impossibile dare un quadro oggettivo di una letteratura così ricca e variegata come quella americana, non trovi?
Sono già stupita che si parli approfonditamente di Hawthorne, è uno dei Grandi Dimenticati della letteratura americana (mi colpisce meno la sistematica sottovalutazione della McCarthy: purtroppo non è una novità). Forse però è impossibile dare un quadro oggettivo di una letteratura così ricca e variegata come quella americana, non trovi?
Grazie a te, ho scoperto la faccenda dell'"Enrichetta"!:-) In effetti, James (che adoro) me lo immagino proprio, anche da giovane, come una zietta nubile anzianotta e manierata.
Grazie a te, ho scoperto la faccenda dell'"Enrichetta"!:-) In effetti, James (che adoro) me lo immagino proprio, anche da giovane, come una zietta nubile anzianotta e manierata.
Detto che "Enrichetta" è da 10 e lode, io aggiungerei pure "Assalonne, Assalonne" fra i capolavori anche se, devo ammetterlo, fino ad oggi non mi ancora capitato di leggere un Faulkner sotto la soglia del capolavoro. Nella tua recensione non compare Walt Whitman, voglio sperare che nel libro ci sia, altrimenti gli hai dato 3 stelle di troppo! :)
Detto che "Enrichetta" è da 10 e lode, io aggiungerei pure "Assalonne, Assalonne" fra i capolavori anche se, devo ammetterlo, fino ad oggi non mi ancora capitato di leggere un Faulkner sotto la soglia del capolavoro. Nella tua recensione non compare Walt Whitman, voglio sperare che nel libro ci sia, altrimenti gli hai dato 3 stelle di troppo! :)
Account deletedAnonymous
La distrazione sulla McCarthy non mi sorprende, e per quanto riguarda Agee..beh peggio per loro. Tu brava come sempre.
Account deletedAnonymous
La distrazione sulla McCarthy non mi sorprende, e per quanto riguarda Agee..beh peggio per loro. Tu brava come sempre.
allora scarto questo come avevo scartato quest'altro http://www.anobii.com/books/La_letteratura_americana_dal_1900_a_oggi/9788806208660/01e4851ac7ca14402f/E' così difficile trovare un volume ben fatto? Uff
allora scarto questo come avevo scartato quest'altro http://www.anobii.com/books/La_letteratura_americana_dal_1900_a_oggi/9788806208660/01e4851ac7ca14402f/E' così difficile trovare un volume ben fatto? Uff