Un paese troppo lungo
by Giorgio Ruffolo
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L'unità nazionale del nostro paese è sempre stata malsicura, minacciata, mai veramente attuata. E non si può certo dire che in questi anni, cosi vicini al 150° anniversario dell'Unità, il problema si stia risolvendo; anzi, sono sempre più forti quelle spinte che, in forme storiche sempre diverse, hanno puntato a una dissoluzione dello stato unitario. Se ci fu un momento in cui avrebbe potuto essere il Sud, unificato dai Normanni e dagli Svevi, a costituire il nucleo e il motore dell'unità italiana, quell'occasione sfumò e ciò che non riuscì a Federico II dovette aspettare l'Ottocento per essere compiuto. Da subito il grande movimento del Risorgimento rischiò di invischiarsi nella palude dell'anti-risorgimento, ma se i pericoli per l'unità italiana furono nei secoli scorsi il nazionalismo violento e oppressivo del fascismo, o il potere temporale della Chiesa cattolica, non si può dire che oggi manchino le minacce, da una forma di populismo privatistico antagonista del sentimento patriottico, a una decomposizione del tessuto nazionale, presente al Nord in forme provocatorie ma tutto sommato pacifiche, e incombente al Sud nella secessione criminale delle mafie. Eppure, secondo Ruffolo, una speranza c'è. "Realizzare attorno a un progetto nuovo di unità nazionale una vasta rete di solidarietà sarebbe il segno che la "gente", oggi abbandonata all'autoritratto sterile dei sondaggi, può ancora trasformarsi, impegnandosi nella costruzione del suo futuro, in "popolo"."

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AlibiAlibi wrote a review
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Talvolta troppo discorsivo, tal altra superficiale, sfiora il fiabesco per il Medioevo e il "sentito dire" per il Risorgimento e l'Unità d'Italia. Da un saggio di poche pagine non mi aspettavo certo una rivoluzione critica, ma qualcosina di nuovo sì. E quello manca del tutto.
UlisseUlisse wrote a review
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Abbiamo fatto l'Italia, ma ancora dobbiamo fare gli italiani. Sta per ricorrere il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia, e mai come in questo decennio si ha il sentore di una società divisa e contrapposta. Questa insana rincorsa al federalismo, voluta insistentemente dalla destra e dalla sinistra, propugnata da un manipolo di politici che non superano il dieci per cento di consensi, e che la maggior parte degli italiani non ha ancora ben capito cosa sia e a cosa serva, sta caratterizzando un clima di disgregazione ed il timore di balcanizzazione del nostro stato. Esistono sicuramente delle divergenze culturali tra nord e sud, concetti diversi della funzione dello stato, addirittura una concezione diversa della vita, ma sicuramente il federalismo, lo scissionismo, l'ipotesi di creare due maxi regioni autonome, come analizza questo libro, non è la panacea che risolve tutti i mali. C'è chi ama la polenta e chi preferisce i maccheroni: personalmente preferisco stare con chi non ha da mangiare, da qualsiasi parte d'Italia o del mondo provenga, perchè ci si sente utili, solidali e realizzati.
GiulioGiulio wrote a review
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Un pò pamphlet, un pò saggio storico e sociologico. Per qualche parte, contiene un'analisi molto attenta, per altre parti procede un pò troppo a "sciabolate". La parte più interessante è quella che dedica all'esame del Mezzogiorno nel periodo successivo alla unificazione. Poi il tema centrale, quello del dualismo tra nord e sud, ovvero quello di un paese che è rimasto "troppo lungo" e nel quale l'unificazione non è ancora compiuta, finisce con il disperdersi in un insieme di considerazioni, intelligenti e condivisibili, ma di scarsa organicità. Comunque, a mio avviso, un libro che vale la pena leggere.
Fred GleickFred Gleick wrote a review
Ho letto il libro con grande interesse ma con crescente perplessità, cresciuta a dismisura arrivato alla conclusione. Il paese troppo lungo è, ovviamente, l'Italia ed il nodo centrale affrontato dall'A. è la sua disomogeneità sociale, economica e politica, di cui il segno manifesto è la frattura Nord-Sud. Quanto fragile è l'unità delle genti italiane, ci si chiede, e quali previsioni possono essere azzardate in un passaggio critico come l'attuale tra egoismi settentrionali e risentimenti meridionali? Del libro ho apprezzato la facilità di lettura, la capacità di ripercorrere sinteticamente ma con chiarezza e spirito critico alcuni periodi cruciali nella storia del Paese, la volontà di chiarire le ambiguità del Risorgimento e della lotta al brigantaggio. Anche il richiamare le vicende, assai lontane, della nascita della prima repubblica marinara (Amalfi) e dei primi regni meridionali (Arabi e Normanni) mi è servito come utile e chiarificatore "ripasso" di quanto studiato e regolrmente dimenticato ai tempi remoti del liceo, sebbene non sia affatto convinto dell'utilità di trattare l'argomento in relazione allo scopo del libro: d'accordo che nord e sud hanno avuto storie diverse ma questo può essere detto per molti altri paesi europei e ciò non ha impedito il costituirsi di stati assai più solidi dell'Italia. Ma, come detto, è la conclusione che ritengo inaccettabile e mi ha dato l'impressione di essere posticcia e forzata, incongrua con tutto il contenuto del libro. Strutturare la nazione in due stati federati (Centro-Nord e Meridione), di cui quello meridionale si concentri sul compito di rifondare politicamente, eticamente ed economicamente la società civile non capisco in che modo sia fattibile e possa credibilmente risolvere il problema meridionale. Quindi un libro agile, pieno di informazioni e di richiami interessanti quanto utili ma il cui senso complessivo non convince e la cui conclusione sembra espressa più per dovere che per convinzione.
VeronicaVeronica wrote a review
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Interessante in relazione all'anniversario x i 150 anni dell'unità d'Italia. Chiaro, sintetico con riferimenti attuali. Lettura comunque impegnativa che richiede una certa attenzione e critica.
aldaalda wrote a review
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Un paese troppo lungo può essere un bene (gli arabi non riuscirono per questo ad estendere il loro dominio su tutta la penisola) ma, più probabilmente, per l'Italia è stato, ed è ancora, un problema. Questo paese troppo lungo ha ancora irrisolta l'annosa "questione meridionale", e soffre di una unità incompiuta. Da questa considerazione parte Ruffolo per analizzare, attraverso una bellissima ricostruzione storica (la descrizione degli anni risorgimentali vale più di molte lezioni impartite negli anni scolastici), i motivi per cui l'Italia è un paese non ancora unito, non amministrativamente certo, ma dal punto di vista politico e "di popolo". Senza risparmiare critiche al ruolo mai del tutto assolto da parte della sinistra italiana, che con Gramsci pose la questione meridionale come questione nazionale e imprescindibile. Una lettura utile, in tempi di rinnovate pulsioni secessionistiche e di leghismo imperante.
Corrado TruffiCorrado Truffi wrote a review
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Interessante e preoccupato
Un approccio interessante e preoccupato al problema dell'unità d'Italia, con qualche parte un po' troppo "a volo d'uccello" e qualche interpretazione storica non proprio convincente, come quella sulla Resistenza come guerra di minoranza. Molto bella l'analisi dell'Italia post unitaria e della repressione del brigantaggio. La tesi del libro è, temo, molto ragionevole: siamo a rischio di sfaldamento dell'unità d'Italia per il combinato disposto del leghismo nordista, che sogna il nord come "Belgio grasso", e della trasformazione del sud nel regno incontrastato delle mafie. Ruffolo, essendo pur sempre anche un politico, propone i lineamenti di una soluzione, molto utopistica ma da prendere molto sul serio, a mio giudizio.
PignattaPignatta wrote a review
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"polverizzazione della società in granelli di sabbia esposti al vento"
primi capitoli bellissimi in cui ci è offerta una panoramica limpida di due momenti topici dell'Italia (la fine del Medioevo e il Risorgimento) raccontati con una sapienza sintetica che non ricordo di aver mai incontrato in tanti anni di studi. L'ultima parte, incentrata sull'attualità è ricca di purtroppo amare riflessioni. L'analisi di Ruffolo mi sembra condivisibile; a un certo punto, parlando della preparazione alla guerra dell'apparato fascista, parla di un "male italiano che sembra incurabile: la superficialità e il pressapochismo dell'organizzazione e la corruzione che la minava". Cronache quotidiane? Insomma gli anni passano e noi non si impara mai dagli errori; ecco perchè nell'ultimo capitolo (seppur intitolato "Senza conclusioni") il tentativo di abbozzare una soluzione a questa situazione di progressiva e inarrestabile decomposizione civica e territoriale, vagheggiando un rinnovo totale e radicale della classe dirigente e politica del paese, mi sembra tanto tanto tanto naif. Caro signor Ruffolo, anche se non la conosco, sento il bisogno di abbracciarla.
Arcady28 Arcady28 wrote a review
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Lavoro interessante che fa riflettere. Discorsivo quanto basta da poter essere letto da tutti. Da prendere in considerazione le proposte nella parte finale. Molta amarezza per il mancato compito storico della sinistra italiana.
carlocantorecarlocantore wrote a review
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Libro accattivante. Come al solito, la ricostruzione 'immaginifica' che della storia fa Ruffolo è incantevole. Bellissime, soprattutto, le pagine su Amalfi. Il libro si conclude con una riflessione, forse amara, sulla situazione attuale italiana, che non dev'essere sottovalutata. Merita.