Una pistola in vendita
by Graham Greene
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Raven è un assassino privo di sentimenti di pietà, con un passato da dimenticare, marchiato da un viso sfigurato; non si può fidare di nessuno all’infuori di se stesso. Assoldato per eliminare il ministro della Guerra cecoslovacco e concluso con successo l’incarico, Raven torna in Inghilterra e si ritrova nei guai, costretto a scappare perché l’intermediario tra lui e i mandanti dell’omicidio l’ha pagato con banconote rubate che mettono la polizia sulle sue tracce. Presentazione di Giancarlo De Cataldo.

Samuele's Review

SamueleSamuele wrote a review
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Pubblicato nel 1936, "Una pistola in vendita" di Graham Greene racconta di Raven, sicario assoldato per uccidere un ministro della Guerra dell'Europa dell'Est, che viene incastrato dai committenti e si trova braccato dalla polizia inglese, il tutto mentre l'Europa è sull'orlo di una nuova guerra scatenata dal suo omicidio. Se sia veramente profetica - soprattutto quando nel finale si dice che la pace è stata rimandata soltanto di qualche anno e si dà per scontato che lo scoppio di una guerra non è una questione di se, ma soltanto di quando - non lo so e sinceramente non importa. Perché la guerra e il suo scoppio, nel romanzo di Greene, sono conseguenze di una tensione che serpeggia attraverso tutta la società e le nazioni. Quello che cattura Greene è, prima di tutto, lo scontro fra un noi e un loro, dove però i confini non sono ben definiti, ma anzi, ci si sbaglia continuamente sulle parti. "Una pistola in vendita" è piena di tradimenti e di errori nel leggere il comportamento dell'altro: nessuno capisce cosa pensa l'altro, ognuno è così disperatamente chiuso in se stesso, nella propria esistenza, avida o disperata che sia, da non riuscire a comprendere l'altro. Non a caso, Raven, la pistola in vendita del titolo, in una delle primissime pagine si sorprende di come la ragazza che sta minacciando sia una persona, proprio come lui.
Comunque, andiamo un attimino con ordine.
"Una pistola in vendita", almeno dal punto di vista letterario, e soprattutto almeno dal punto di vista mio, quindi completamente a sentimento, si pone a metà strada fra "Il treno per Istanbul" e i capolavori successivi come "Il console onorario". Qua sono ancora presenti il melodramma e l'artificiosità del Treno, è un Greene che, soprattutto nella storia dell'ispettore Mather e di Anne risulta ancora un po' legnoso, i suoi personaggi, per quanto scritti benissimo, risultano molto costruiti e privi di quella scintilla che si ritroveranno in quelli dei romanzi successivi, anche nei personaggi secondari. Oh, sia chiaro, non è che sia un brutto romanzo, tutt'altro, solo che al confronto con gli altri due pubblicati da Sellerio, "Console onorario" e "Il fattore umano", risulta evidente come sia un Graham Greene in divenire, in una fase intermedia, dall'acerbissimo "Il treno per Istanbul" alle vette umane dei romanzi successivi. Ma al suo interno, "Una pistola in vendita" riesce già a delineare la grandezza umana che ritroveremo successivamente, con il personaggio di Raven.
Raven è un sicario, metaforicamente e letteralmente segnato dal labbro leporino. Il volto sfigurato lo fa sentire e lo fa essere, di fatto, uno che vive ai margini della società. Un reietto umano a cui egli stesso si è ormai abituato. L'infanzia costellata di traumi e violenza, Raven non prova alcun rimorso nell'uccidere. La cosa sorprendente è come Graham Greene riesca a farci provare empatia per Raven fin dalle prime pagine, nonostante la prima cosa che gli vediamo fare è letteralmente uccidere un ministro definito una buona persona e la sua segretaria. L'empatia, che proviamo pur contro tutta la nostra volontà, nasce dal fatto che Greene ci mostra Raven prima di tutto come un essere umano, in tutta la sua perdizione, ma anche fragilità. Comunque. "Una pistola in vendita" sullo sfondo di accuse pesantissime agli armatori e agli industriali, è un racconto intimissimo su Raven, su un uomo che ha chiuso fuori tutto il mondo e che improvvisamente entra in contatto con Anne e sente il gelo del suo cuore iniziare dolorosamente a sciogliersi. C'è una scena, straziante, in cui Raven e Anne sono al buio in una capanna, dove stanno quasi congelando, e Raven finalmente si mostra per chi è veramente, è pieno di dubbi e terrore, Greene imposta tutta la scena calibrando meticolosamente gli spazi, facendo muovere i suoi personaggi nel buio angusto della capanna, fra mani che si sfiorano, mani che si allontanano e angoli bui quanto l'animo umano. Ciò che cerca Raven, una volta che entra in contatto col mondo, è quello che in fondo cercano tutti i protagonisti di Greene: la redenzione che è indistinguibile dall'accettazione, dall'essere visti, dall'essere amati. C'è un che di religioso in tutto questo, è una "voce portata dal vento per molte nebbiose miglia, sopra i lunghi campi ondulati delle contee di cacciatori, sopra le periferie residenziali che assediavano le città, gli avesse parlato". Come se, in fondo, pure la più terribile delle anime meritasse un tentativo per redimersi. Ma la redenzione è atroce.
C'è un pessimismo straziante che permane le pagine di "Una pistola in vendita" ed è quello che impedisce qualsiasi forma di unione o solidarietà. Nessuno sembra agire per motivi che non siano il calcolo personale, la bramosia, o il rancore. E' un'umanità infida, squarciata da forme disperate di amore come tentativi di aggrapparsi all'altro per non impazzire. Quando, nel finale, sembra finalmente che l'amore, l'unione, la pace abbia vinto, in realtà non si gioisce, anzi, si ha l'impressione che sia l'ennesima forma di sopruso, che peggio; siano possibili soltanto attraverso quel sopruso e quel tradimento finale e definitivo.
E' proprio qua che sta la matrice profondamente politica di "Una pistola in vendita". La società inglese degli anni '30 è una società che si basa proprio sulla prevaricazione, ogni rapporto sociale è un rapporto di forza ai danni di qualcun'altro, preferibilmente più in basso nella scala economica e sociale. Ecco, allora che Raven, che sta letteralmente al di fuori di quella scala, diventa il martire perfetto da tradire due volte, prima per la guerra e poi per la pace.
SamueleSamuele wrote a review
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Pubblicato nel 1936, "Una pistola in vendita" di Graham Greene racconta di Raven, sicario assoldato per uccidere un ministro della Guerra dell'Europa dell'Est, che viene incastrato dai committenti e si trova braccato dalla polizia inglese, il tutto mentre l'Europa è sull'orlo di una nuova guerra scatenata dal suo omicidio. Se sia veramente profetica - soprattutto quando nel finale si dice che la pace è stata rimandata soltanto di qualche anno e si dà per scontato che lo scoppio di una guerra non è una questione di se, ma soltanto di quando - non lo so e sinceramente non importa. Perché la guerra e il suo scoppio, nel romanzo di Greene, sono conseguenze di una tensione che serpeggia attraverso tutta la società e le nazioni. Quello che cattura Greene è, prima di tutto, lo scontro fra un noi e un loro, dove però i confini non sono ben definiti, ma anzi, ci si sbaglia continuamente sulle parti. "Una pistola in vendita" è piena di tradimenti e di errori nel leggere il comportamento dell'altro: nessuno capisce cosa pensa l'altro, ognuno è così disperatamente chiuso in se stesso, nella propria esistenza, avida o disperata che sia, da non riuscire a comprendere l'altro. Non a caso, Raven, la pistola in vendita del titolo, in una delle primissime pagine si sorprende di come la ragazza che sta minacciando sia una persona, proprio come lui.
Comunque, andiamo un attimino con ordine.
"Una pistola in vendita", almeno dal punto di vista letterario, e soprattutto almeno dal punto di vista mio, quindi completamente a sentimento, si pone a metà strada fra "Il treno per Istanbul" e i capolavori successivi come "Il console onorario". Qua sono ancora presenti il melodramma e l'artificiosità del Treno, è un Greene che, soprattutto nella storia dell'ispettore Mather e di Anne risulta ancora un po' legnoso, i suoi personaggi, per quanto scritti benissimo, risultano molto costruiti e privi di quella scintilla che si ritroveranno in quelli dei romanzi successivi, anche nei personaggi secondari. Oh, sia chiaro, non è che sia un brutto romanzo, tutt'altro, solo che al confronto con gli altri due pubblicati da Sellerio, "Console onorario" e "Il fattore umano", risulta evidente come sia un Graham Greene in divenire, in una fase intermedia, dall'acerbissimo "Il treno per Istanbul" alle vette umane dei romanzi successivi. Ma al suo interno, "Una pistola in vendita" riesce già a delineare la grandezza umana che ritroveremo successivamente, con il personaggio di Raven.
Raven è un sicario, metaforicamente e letteralmente segnato dal labbro leporino. Il volto sfigurato lo fa sentire e lo fa essere, di fatto, uno che vive ai margini della società. Un reietto umano a cui egli stesso si è ormai abituato. L'infanzia costellata di traumi e violenza, Raven non prova alcun rimorso nell'uccidere. La cosa sorprendente è come Graham Greene riesca a farci provare empatia per Raven fin dalle prime pagine, nonostante la prima cosa che gli vediamo fare è letteralmente uccidere un ministro definito una buona persona e la sua segretaria. L'empatia, che proviamo pur contro tutta la nostra volontà, nasce dal fatto che Greene ci mostra Raven prima di tutto come un essere umano, in tutta la sua perdizione, ma anche fragilità. Comunque. "Una pistola in vendita" sullo sfondo di accuse pesantissime agli armatori e agli industriali, è un racconto intimissimo su Raven, su un uomo che ha chiuso fuori tutto il mondo e che improvvisamente entra in contatto con Anne e sente il gelo del suo cuore iniziare dolorosamente a sciogliersi. C'è una scena, straziante, in cui Raven e Anne sono al buio in una capanna, dove stanno quasi congelando, e Raven finalmente si mostra per chi è veramente, è pieno di dubbi e terrore, Greene imposta tutta la scena calibrando meticolosamente gli spazi, facendo muovere i suoi personaggi nel buio angusto della capanna, fra mani che si sfiorano, mani che si allontanano e angoli bui quanto l'animo umano. Ciò che cerca Raven, una volta che entra in contatto col mondo, è quello che in fondo cercano tutti i protagonisti di Greene: la redenzione che è indistinguibile dall'accettazione, dall'essere visti, dall'essere amati. C'è un che di religioso in tutto questo, è una "voce portata dal vento per molte nebbiose miglia, sopra i lunghi campi ondulati delle contee di cacciatori, sopra le periferie residenziali che assediavano le città, gli avesse parlato". Come se, in fondo, pure la più terribile delle anime meritasse un tentativo per redimersi. Ma la redenzione è atroce.
C'è un pessimismo straziante che permane le pagine di "Una pistola in vendita" ed è quello che impedisce qualsiasi forma di unione o solidarietà. Nessuno sembra agire per motivi che non siano il calcolo personale, la bramosia, o il rancore. E' un'umanità infida, squarciata da forme disperate di amore come tentativi di aggrapparsi all'altro per non impazzire. Quando, nel finale, sembra finalmente che l'amore, l'unione, la pace abbia vinto, in realtà non si gioisce, anzi, si ha l'impressione che sia l'ennesima forma di sopruso, che peggio; siano possibili soltanto attraverso quel sopruso e quel tradimento finale e definitivo.
E' proprio qua che sta la matrice profondamente politica di "Una pistola in vendita". La società inglese degli anni '30 è una società che si basa proprio sulla prevaricazione, ogni rapporto sociale è un rapporto di forza ai danni di qualcun'altro, preferibilmente più in basso nella scala economica e sociale. Ecco, allora che Raven, che sta letteralmente al di fuori di quella scala, diventa il martire perfetto da tradire due volte, prima per la guerra e poi per la pace.