Una vita come tante
by Hanya Yanagihara
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Una storia epica e magistrale sull’amicizia e sull’amore nel XXI secolo. Caso editoriale del 2015, forse il più importante romanzo letterario dell’anno, opera di rara potenza e originalità, 'Una vita come tante' è doloroso e spiazzante, scioccante e magnetico. Vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, emotivo e realistico, ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa, capace di creare un mondo di profonda, coinvolgente verità.

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Enzo GenoveseEnzo Genovese added a quotation
«Chi non ama la matematica accusa sempre i matematici di fare di tutto per renderla complicata» ha detto il Dr Li. «Ma chiunque ami la matematica sa che è esattamente il contrario: la matematica premia la semplicità, e i matematici la apprezzano più di ogni altra cosa. Pertanto, non c’è da stupirsi che l’assioma preferito di Walter fosse anche il più semplice nel campo della matematica: l’assioma dell’insieme vuoto. «L’assioma dell’insieme vuoto è l’assioma associato allo zero. Presuppone che ci sia il concetto di niente, il concetto di zero: zero valori, zero elementi. La matematica ipotizza che esista un concetto di niente, ma è dimostrato? No. Però deve esistere. «E volendo fare i filosofi – e oggi lo siamo – possiamo dire che la vita stessa è l’assioma dell’insieme vuoto. Inizia da zero e finisce con zero. Sappiamo che entrambi gli stati esistono, ma non saremo mai coscienti né dell’una né dell’altra esperienza: tali stati sono parti essenziali della vita, anche se non possono essere percepiti come vita. Noi presumiamo il concetto di niente, ma non possiamo dimostrarlo. Eppure, deve esistere. Pertanto, preferisco pensare che Walter non sia morto, ma che sia riuscito a dimostrare l’assioma dell’insieme vuoto, il concetto di “il concetto di zero. So che nulla lo avrebbe reso più felice. Una mente elegante aspira a una fine elegante. È così che voglio dirgli addio, augurandogli di aver trovato la risposta all’assioma che tanto amava”
Enzo GenoveseEnzo Genovese added a quotation
«Chi non ama la matematica accusa sempre i matematici di fare di tutto per renderla complicata» ha detto il Dr Li. «Ma chiunque ami la matematica sa che è esattamente il contrario: la matematica premia la semplicità, e i matematici la apprezzano più di ogni altra cosa. Pertanto, non c’è da stupirsi che l’assioma preferito di Walter fosse anche il più semplice nel campo della matematica: l’assioma dell’insieme vuoto. «L’assioma dell’insieme vuoto è l’assioma associato allo zero. Presuppone che ci sia il concetto di niente, il concetto di zero: zero valori, zero elementi. La matematica ipotizza che esista un concetto di niente, ma è dimostrato? No. Però deve esistere. «E volendo fare i filosofi – e oggi lo siamo – possiamo dire che la vita stessa è l’assioma dell’insieme vuoto. Inizia da zero e finisce con zero. Sappiamo che entrambi gli stati esistono, ma non saremo mai coscienti né dell’una né dell’altra esperienza: tali stati sono parti essenziali della vita, anche se non possono essere percepiti come vita. Noi presumiamo il concetto di niente, ma non possiamo dimostrarlo. Eppure, deve esistere. Pertanto, preferisco pensare che Walter non sia morto, ma che sia riuscito a dimostrare l’assioma dell’insieme vuoto, il concetto di “il concetto di zero. So che nulla lo avrebbe reso più felice. Una mente elegante aspira a una fine elegante. È così che voglio dirgli addio, augurandogli di aver trovato la risposta all’assioma che tanto amava”
mimimimi added a quotation
"...l'unico segreto dell'amicizia, credo, è trovare persone migliori di te - non più furbe o più vincenti, ma più gentili, più generose, e più comprensive -, apprezzarle per ciò che possono insegnarti, cercare di ascoltarle quando ti dicono qualcosa su di te, bella o brutta che sia, e fidarti di loro, che è la parte più difficile di tutte. Ma anche la più importante".
mimimimi added a quotation
"...l'unico segreto dell'amicizia, credo, è trovare persone migliori di te - non più furbe o più vincenti, ma più gentili, più generose, e più comprensive -, apprezzarle per ciò che possono insegnarti, cercare di ascoltarle quando ti dicono qualcosa su di te, bella o brutta che sia, e fidarti di loro, che è la parte più difficile di tutte. Ma anche la più importante".
IcepinkIcepink added a quotation
Non riusciva a concepire l'idea di una vita senza di lui, perché era stato Willem a definire cosa fosse la sua vita, e che cosa potesse diventare.
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Non riusciva a concepire l'idea di una vita senza di lui, perché era stato Willem a definire cosa fosse la sua vita, e che cosa potesse diventare.
IcepinkIcepink added a quotation
Ma avrebbero insistito perché si fidavano, e perché l'altro era l'unica persona per la quale valesse la pena impegnarsi tanto, affrontando difficoltà, insicurezze, pudori.
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Ma avrebbero insistito perché si fidavano, e perché l'altro era l'unica persona per la quale valesse la pena impegnarsi tanto, affrontando difficoltà, insicurezze, pudori.
ElenaElena added a quotation
Gli piaceva avere amici, non faceva del male a nessuno, perciò a chi importava se dipendesse o meno dagli altri? E comunque, si era forse più dipendenti in un rapporto d'amicizia che in una relazione? Perché l'amicizia era considerata ammirevole se avevi ventisette anni e inquietante se ne avevi trentasette? Perché era vista in modo meno positivo rispetto a una relazione? Chi poteva dire che non fosse addirittura migliore? Era il rapporto tra due persone che rimanevano vicine, giorno dopo giorno, unite non dal sesso, dalla attrazione fisica, dai soldi, dai figli o dalle proprietà, ma solo dalla comune decisione di andare avanti, dalla dedizione di entrambi a un legame che non sarebbe mai stato codificato. Amicizia significava assistere al lento e inesorabile susseguirsi di tribolazioni, ai lunghi periodi di noia e agli occasionali trionfi. Significava sentirsi onorati del privilegio di essere vicini a un'altra persona nei momenti più cupi e, in cambio, sapere di poter condividere i propri.
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Gli piaceva avere amici, non faceva del male a nessuno, perciò a chi importava se dipendesse o meno dagli altri? E comunque, si era forse più dipendenti in un rapporto d'amicizia che in una relazione? Perché l'amicizia era considerata ammirevole se avevi ventisette anni e inquietante se ne avevi trentasette? Perché era vista in modo meno positivo rispetto a una relazione? Chi poteva dire che non fosse addirittura migliore? Era il rapporto tra due persone che rimanevano vicine, giorno dopo giorno, unite non dal sesso, dalla attrazione fisica, dai soldi, dai figli o dalle proprietà, ma solo dalla comune decisione di andare avanti, dalla dedizione di entrambi a un legame che non sarebbe mai stato codificato. Amicizia significava assistere al lento e inesorabile susseguirsi di tribolazioni, ai lunghi periodi di noia e agli occasionali trionfi. Significava sentirsi onorati del privilegio di essere vicini a un'altra persona nei momenti più cupi e, in cambio, sapere di poter condividere i propri.
JolietBluesJolietBlues added a quotation
"Sometimes it's because I feel so awful, or ashamed, and I need to make physical what I feel. [...] And sometimes it's because I feel so many things and I need to feel nothing at all -- it helps clear thm away. And sometimes it's because I feel happy, and I have to remind myself that I shouldn't."
JolietBluesJolietBlues added a quotation
"Sometimes it's because I feel so awful, or ashamed, and I need to make physical what I feel. [...] And sometimes it's because I feel so many things and I need to feel nothing at all -- it helps clear thm away. And sometimes it's because I feel happy, and I have to remind myself that I shouldn't."
Veidt1Veidt1 added a quotation
E benché non si fosse preso la briga di stabilire se la sua vita fosse degna di essere vissuta, si era sempre chiesto perché lui, e tanti altri, continuassero a vivere; a volte gli era riuscito molto difficile trovare una risposta, eppure c’erano milioni, anzi, miliardi di persone che vivevano in condizioni di miseria indicibili, tra privazioni e malattie a dir poco oscene, e continuavano a tirare avanti, ogni giorno. Possibile che la determinazione di continuare a vivere non fosse tanto una scelta, quanto una necessità evolutiva? C’era forse qualcosa nella mente stessa, una costellazione di neuroni induriti come tendini, che impediva agli esseri umani di fare ciò che la logica suggeriva? Eppure quell’istinto non era infallibile: gli era successo già una volta, di soffocarlo. Che cosa ne era stato, negli ultimi tempi? Si era indebolito o era diventato più resistente? Aveva ancora la possibilità di decidere se continuare a vivere o meno? Aveva sempre saputo, fin da quei giorni trascorsi in ospedale, che era impossibile convincere una persona a vivere per se stessa, e aveva pensato che la cura più efficace consistesse nel far sentire alla gente la necessità di continuare a vivere per gli altri: con lui, almeno, era sempre stato quello, l’argomento più persuasivo. Era in debito con Harold. Era in debito con Willem. E se Harold e Willem volevano che restasse vivo, non gli restava che farlo. Sul momento, mentre affrontava con infinita fatica il susseguirsi dei giorni, le sue motivazioni gli erano apparse confuse, ma ora riusciva a riconoscere che lo aveva fatto per loro, e quel raro esempio di altruismo era un qualcosa del quale, in fondo, poteva sentirsi fiero. Non aveva capito perché volessero costringerlo a vivere, ma così stavano le cose, e lo aveva accettato. Alla fine, aveva imparato come riscoprire la soddisfazione di sé, addirittura la gioia. Ma non era stato così, nei primi tempi. E adesso la vita è tornata a essere sempre più difficile, e ogni giorno più complicato da affrontare del precedente. Al centro delle sue giornate c’è un albero nero e spoglio, con un unico ramo proteso sulla destra, come una protesi da spaventapasseri, ed è a quel ramo che rimane appeso. Continua a cadere una pioggerellina che rende la sua presa sempre più scivolosa. Ma non molla, per quanto stanco possa sentirsi, perché soo di lui si apre una voragine così profonda che non riesce a vederne la fine. È terrorizzato all’idea di lasciarsi andare, perché è certo di cadere drio nel buco, ma sa che prima o poi accadrà, e che è inevitabile: la stanchezza finirà per prevalere. Ogni settimana, la presa si indebolisce. Perciò è con dispiacere e sentendosi colpevole, ma anche con un senso di ineluttabilità, che comincia a ingannare Harold, e a disaendere le sue promesse. Mente, quando dice a Harold che lo mandano a Giakarta per lavoro, e che non potrà passare il Giorno del Ringraziamento insieme a lui. Mente quando si fa crescere la barba, nella speranza che nasconda la magrezza del suo viso. Mente quando dice a Sanjay che sta bene, e ha solo una leggera influenza intestinale. Mente quando dice alla sua segretaria che non deve prendergli il pranzo, perché ha provveduto di persona mentre veniva in ufficio. Mente quando cancella gli appuntamenti del mese successivo con Richard, JB e Andy, dicendo a tutti e tre che ha troppo lavoro. Mente quando lascia che la vocina dentro di lui sussurri, senza che nessuno l’abbia invitata: Manca poco, ormai. Non si illude certo di poter digiunare fino alla morte, ma pensa che arriverà un giorno – ormai vicino come non lo è mai stato – nel quale sarà così debole che inciamperà e cadrà, fratturandosi il cranio sul pavimento dell’atrio di Greene Street, o contrarrà un virus e non avrà più le risorse per combatterlo.
Veidt1Veidt1 added a quotation
E benché non si fosse preso la briga di stabilire se la sua vita fosse degna di essere vissuta, si era sempre chiesto perché lui, e tanti altri, continuassero a vivere; a volte gli era riuscito molto difficile trovare una risposta, eppure c’erano milioni, anzi, miliardi di persone che vivevano in condizioni di miseria indicibili, tra privazioni e malattie a dir poco oscene, e continuavano a tirare avanti, ogni giorno. Possibile che la determinazione di continuare a vivere non fosse tanto una scelta, quanto una necessità evolutiva? C’era forse qualcosa nella mente stessa, una costellazione di neuroni induriti come tendini, che impediva agli esseri umani di fare ciò che la logica suggeriva? Eppure quell’istinto non era infallibile: gli era successo già una volta, di soffocarlo. Che cosa ne era stato, negli ultimi tempi? Si era indebolito o era diventato più resistente? Aveva ancora la possibilità di decidere se continuare a vivere o meno? Aveva sempre saputo, fin da quei giorni trascorsi in ospedale, che era impossibile convincere una persona a vivere per se stessa, e aveva pensato che la cura più efficace consistesse nel far sentire alla gente la necessità di continuare a vivere per gli altri: con lui, almeno, era sempre stato quello, l’argomento più persuasivo. Era in debito con Harold. Era in debito con Willem. E se Harold e Willem volevano che restasse vivo, non gli restava che farlo. Sul momento, mentre affrontava con infinita fatica il susseguirsi dei giorni, le sue motivazioni gli erano apparse confuse, ma ora riusciva a riconoscere che lo aveva fatto per loro, e quel raro esempio di altruismo era un qualcosa del quale, in fondo, poteva sentirsi fiero. Non aveva capito perché volessero costringerlo a vivere, ma così stavano le cose, e lo aveva accettato. Alla fine, aveva imparato come riscoprire la soddisfazione di sé, addirittura la gioia. Ma non era stato così, nei primi tempi. E adesso la vita è tornata a essere sempre più difficile, e ogni giorno più complicato da affrontare del precedente. Al centro delle sue giornate c’è un albero nero e spoglio, con un unico ramo proteso sulla destra, come una protesi da spaventapasseri, ed è a quel ramo che rimane appeso. Continua a cadere una pioggerellina che rende la sua presa sempre più scivolosa. Ma non molla, per quanto stanco possa sentirsi, perché soo di lui si apre una voragine così profonda che non riesce a vederne la fine. È terrorizzato all’idea di lasciarsi andare, perché è certo di cadere drio nel buco, ma sa che prima o poi accadrà, e che è inevitabile: la stanchezza finirà per prevalere. Ogni settimana, la presa si indebolisce. Perciò è con dispiacere e sentendosi colpevole, ma anche con un senso di ineluttabilità, che comincia a ingannare Harold, e a disaendere le sue promesse. Mente, quando dice a Harold che lo mandano a Giakarta per lavoro, e che non potrà passare il Giorno del Ringraziamento insieme a lui. Mente quando si fa crescere la barba, nella speranza che nasconda la magrezza del suo viso. Mente quando dice a Sanjay che sta bene, e ha solo una leggera influenza intestinale. Mente quando dice alla sua segretaria che non deve prendergli il pranzo, perché ha provveduto di persona mentre veniva in ufficio. Mente quando cancella gli appuntamenti del mese successivo con Richard, JB e Andy, dicendo a tutti e tre che ha troppo lavoro. Mente quando lascia che la vocina dentro di lui sussurri, senza che nessuno l’abbia invitata: Manca poco, ormai. Non si illude certo di poter digiunare fino alla morte, ma pensa che arriverà un giorno – ormai vicino come non lo è mai stato – nel quale sarà così debole che inciamperà e cadrà, fratturandosi il cranio sul pavimento dell’atrio di Greene Street, o contrarrà un virus e non avrà più le risorse per combatterlo.
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Ma nessuno aveva mai pensato che, di tante persone, proprio Willem se ne sarebbe andato prima di lui. Non c’era stata alcuna possibilità di prevedere quell’ipotesi, o di includerla nel novero delle probabilità. In caso contrario, e se non l’avesse considerato un concetto tanto assurdo, avrebbe provato a fare le scorte. Avrebbe registrato la voce di Willem, mentre parlavano. Gli avrebbe scaato più foto. Avrebbe tentato di distillare la chimica stessa di Willem. Al risveglio lo avrebbe portato dal profumiere di Firenze e gli avrebbe deo: «Ecco. Lo sente quest’odore? Voglio che lo catturi, e lo metta in una delle sue boccette». Una volta Jane gli aveva raccontato che, da ragazza, aveva sempre avuto una paura terribile che suo padre morisse: perciò, lo aveva registrato mentre dettava le sue ricette (anche suo padre era un doore) e aveva salvato i file su una serie di pennette. E poi, quando il padre era morto davvero, quattro anni prima, aveva riscoperto le registrazioni e si era seduta in una stanza ad ascoltare quella voce calma e paziente che propinava le proprie diagnosi e cure. Aveva provato una grande invidia, per Jane: avrebbe tanto voluto aver fatto altrettanto.
Veidt1Veidt1 added a quotation
Ma nessuno aveva mai pensato che, di tante persone, proprio Willem se ne sarebbe andato prima di lui. Non c’era stata alcuna possibilità di prevedere quell’ipotesi, o di includerla nel novero delle probabilità. In caso contrario, e se non l’avesse considerato un concetto tanto assurdo, avrebbe provato a fare le scorte. Avrebbe registrato la voce di Willem, mentre parlavano. Gli avrebbe scaato più foto. Avrebbe tentato di distillare la chimica stessa di Willem. Al risveglio lo avrebbe portato dal profumiere di Firenze e gli avrebbe deo: «Ecco. Lo sente quest’odore? Voglio che lo catturi, e lo metta in una delle sue boccette». Una volta Jane gli aveva raccontato che, da ragazza, aveva sempre avuto una paura terribile che suo padre morisse: perciò, lo aveva registrato mentre dettava le sue ricette (anche suo padre era un doore) e aveva salvato i file su una serie di pennette. E poi, quando il padre era morto davvero, quattro anni prima, aveva riscoperto le registrazioni e si era seduta in una stanza ad ascoltare quella voce calma e paziente che propinava le proprie diagnosi e cure. Aveva provato una grande invidia, per Jane: avrebbe tanto voluto aver fatto altrettanto.
Veidt1Veidt1 added a quotation
Ma d’altro canto, c’era forse una cosa sola nella sua vita – e in quella di Jude – che non si potesse considerare una sorta di miracolo? Willem sarebbe dovuto restare nel Wyoming, e lavorare in un ranch. Jude sarebbe dovuto finire… dove? In prigione, in un ospedale, o addirittura all’obitorio. Ma le cose erano andate diversamente. Non era forse un miracolo che una persona ordinaria come lui potesse vivere una vita in cui guadagnava milioni di dollari fingendo di essere qualcun altro, volando da una città all’altra, vedendo soddisfatta ogni sua esigenza e lavorando in contesti del tutto artificiali, nei quali era trattato come un maggiorente di un piccolo stato corrotto? Non era un miracolo essere adottati a trent’anni, trovare delle persone che ti amavano al punto da reclamarti per sé? Non era un miracolo essere sopravvissuti nelle condizioni più estreme e disperate? E non era un miracolo in sé l’amicizia, il fatto di trovare un’altra persona che desse sollievo alla tua solitudine? Non erano un miracolo quella casa, la bellezza, gli agi, la vita tutta? E allora perché biasimarlo se sperava in un ultimo miracolo e si augurava che, a dispetto della biologia e dello scorrere inesorabile del tempo, a Jude non accadesse quello che succedeva a tutte le persone con danni fisici come i suoi, e superasse indenne anche questo scoglio, dopo tutti quelli che aveva già dovuto affrontare.
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Ma d’altro canto, c’era forse una cosa sola nella sua vita – e in quella di Jude – che non si potesse considerare una sorta di miracolo? Willem sarebbe dovuto restare nel Wyoming, e lavorare in un ranch. Jude sarebbe dovuto finire… dove? In prigione, in un ospedale, o addirittura all’obitorio. Ma le cose erano andate diversamente. Non era forse un miracolo che una persona ordinaria come lui potesse vivere una vita in cui guadagnava milioni di dollari fingendo di essere qualcun altro, volando da una città all’altra, vedendo soddisfatta ogni sua esigenza e lavorando in contesti del tutto artificiali, nei quali era trattato come un maggiorente di un piccolo stato corrotto? Non era un miracolo essere adottati a trent’anni, trovare delle persone che ti amavano al punto da reclamarti per sé? Non era un miracolo essere sopravvissuti nelle condizioni più estreme e disperate? E non era un miracolo in sé l’amicizia, il fatto di trovare un’altra persona che desse sollievo alla tua solitudine? Non erano un miracolo quella casa, la bellezza, gli agi, la vita tutta? E allora perché biasimarlo se sperava in un ultimo miracolo e si augurava che, a dispetto della biologia e dello scorrere inesorabile del tempo, a Jude non accadesse quello che succedeva a tutte le persone con danni fisici come i suoi, e superasse indenne anche questo scoglio, dopo tutti quelli che aveva già dovuto affrontare.
Veidt1Veidt1 added a quotation
«Ti ricordi quando mi hai detto che temevi di trasformarti in una serie di brutte sorprese?» gli chiede Willem, e Jude annuisce appena. «Be’, non è mai successo» prosegue. «Ma stare con te è come trovarsi in un luogo che ha qualcosa di irreale. Credi che sia una foresta, ma tutto d’un tratto cambia e si trasforma in un prato, o in una giungla, o in un ghiacciaio. Sono tutti luoghi bellissimi, ma anche insoliti; per giunta non hai una mappa e non capisci come hai fatto a passare da un paesaggio all’altro con tanta rapidità. Non sai neanche quando ci sarà la prossima transizione, e non sei equipaggiato per affrontarla. Così continui nel tuo cammino, cercando di aggiustare il tiro man mano che vai avanti, ma in realtà non hai la minima idea di quello che stai facendo, e ti capita spesso di commeere degli errori, anche gravi. Ecco, a volte è proprio questa, la sensazione che provo». «In pratica» ribatte Jude dopo un istante, «mi stai dicendo che sono la Nuova Zelanda». Gli ci vuole qualche secondo per accorgersi che Jude sta scherzando, ma quando se ne rende conto Willem scoppia in una risata sgangherata, piena di sollievo e di tristezza. Poi costringe Jude a voltarsi, e lo bacia. «Sì» dice. «Sei la Nuova Zelanda».
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«Ti ricordi quando mi hai detto che temevi di trasformarti in una serie di brutte sorprese?» gli chiede Willem, e Jude annuisce appena. «Be’, non è mai successo» prosegue. «Ma stare con te è come trovarsi in un luogo che ha qualcosa di irreale. Credi che sia una foresta, ma tutto d’un tratto cambia e si trasforma in un prato, o in una giungla, o in un ghiacciaio. Sono tutti luoghi bellissimi, ma anche insoliti; per giunta non hai una mappa e non capisci come hai fatto a passare da un paesaggio all’altro con tanta rapidità. Non sai neanche quando ci sarà la prossima transizione, e non sei equipaggiato per affrontarla. Così continui nel tuo cammino, cercando di aggiustare il tiro man mano che vai avanti, ma in realtà non hai la minima idea di quello che stai facendo, e ti capita spesso di commeere degli errori, anche gravi. Ecco, a volte è proprio questa, la sensazione che provo». «In pratica» ribatte Jude dopo un istante, «mi stai dicendo che sono la Nuova Zelanda». Gli ci vuole qualche secondo per accorgersi che Jude sta scherzando, ma quando se ne rende conto Willem scoppia in una risata sgangherata, piena di sollievo e di tristezza. Poi costringe Jude a voltarsi, e lo bacia. «Sì» dice. «Sei la Nuova Zelanda».